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Studio della Torre di Guardia per la settimana dal 14 al 20 dicembre 2026

Studio della Torre di Guardia per la settimana dal 14 al 20 dicembre 2026

Valorizziamo il nostro ruolo nei miracoli di oggi

1, 2. a) Quali sono alcuni miracoli menzionati nella Bibbia?

Matteo 15:31 — Vedendo i muti parlare, gli storpi guarire, gli zoppi camminare e i ciechi vedere, la folla si meravigliò e glorificò l’Iddio d’Israele.

Risposta 1: Matteo 15:31 menziona guarigioni che permisero a molte persone di parlare, camminare e vedere. Non erano semplicemente avvenimenti emozionanti: chi li vide riconobbe che dietro c’era la potenza di Dio e gli diede gloria. Questo ci insegna a guardare oltre il beneficio prodotto da ogni miracolo e a pensare a ciò che rivelava riguardo a Geova.

Risposta 2: Uno dei miracoli fu quando Geova aprì il Mar Rosso affinché il suo popolo fuggisse dagli egiziani. È impressionante pensare a cosa avrebbe significato essere lì e vedere quella via d’uscita che solo Dio poteva provvedere. Ricordando quell’avvenimento, non pensiamo soltanto a qualcosa di straordinario del passato; apprezziamo anche la potenza che Geova ha di aiutare i suoi servitori.

Risposta 3: Gesù non solo guarì i malati, ma risuscitò anche i morti. L’articolo ci invita a immaginare quanto sarebbe stato emozionante assistere a quelle opere. Erano chiare dimostrazioni della potenza di Dio. Pensarci ci aiuta ad apprezzare che i miracoli biblici non erano racconti privi d’importanza per la nostra fede, ma prove di ciò che Geova può fare.

Risposta 4: L’apertura del Mar Rosso, le guarigioni e le risurrezioni sono alcuni esempi. Sebbene fossero miracoli diversi, avevano qualcosa in comune: una persona sincera poteva riconoscere che erano opere di Dio. Questo è importante, perché non basta ammirare lo straordinario di un avvenimento. Dobbiamo anche essere disposti a riconoscere l’intervento di Geova e attribuirgli il merito.

1, 2. b) Cos’è un miracolo, e quale ruolo possiamo avere? (1 Corinti 3:9)

1 Corinti 3:9 — Infatti siamo collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio.

Risposta 1: Un miracolo è un’opera straordinaria compiuta grazie alla potenza di Dio. 1 Corinti 3:9 ci aiuta a capire il nostro ruolo: Geova ci permette di collaborare con lui. Non forniamo noi la potenza per compiere quei miracoli, ma possiamo partecipare all’opera che sta svolgendo. Questo rende la nostra collaborazione un vero onore.

Risposta 2: I miracoli presentati dall’articolo sono opere impossibili senza il sostegno di Geova. Oggi vediamo questo sostegno nella crescita, nell’unità e nell’amore del suo popolo. Il nostro ruolo non consiste nel limitarci a osservarli con ammirazione. Possiamo collaborare predicando, contribuendo alla pace della congregazione e mostrando amore agli altri.

Risposta 3: Possiamo essere partecipanti, non semplici spettatori. Questa è una differenza incoraggiante tra immaginare di assistere a un miracolo del passato e pensare ai miracoli attuali. Geova ci permette di contribuire a ciò che fa mediante la nostra predicazione e il modo in cui trattiamo i fratelli. Così attività che forse ci sembrano abituali acquistano un valore speciale.

Risposta 4: Il nostro ruolo unisce responsabilità e umiltà. Abbiamo responsabilità perché possiamo collaborare attivamente con Geova, invece di lasciare tutto nelle mani di altri. E abbiamo bisogno di umiltà perché i risultati dipendono dalla sua potenza, non dalle nostre capacità. Capire entrambe le cose ci aiuta a impegnarci con gioia e a dare sempre a Geova il merito.

3. Perché possiamo dire che il popolo di Geova è diventato “una nazione potente”? (Isaia 60:22; vedi anche le immagini)

Isaia 60:22 — Il piccolo diverrà mille e l’insignificante una nazione potente. Io stesso, Geova, affretterò le cose a suo tempo”.

Risposta 1: Isaia annunciò una crescita straordinaria, e l’articolo mostra come si è adempiuta. Nel 1914 c’erano circa 5.000 persone che servivano Geova; oggi sono più di 9 milioni. Il contrasto ci aiuta a riconoscere che Geova ha sostenuto la crescita del suo popolo. Perciò ciò che conta non è ammirare il numero, ma apprezzare l’adempimento della sua parola.

Risposta 2: Possiamo dirlo sia per il numero dei servitori di Geova sia per la loro presenza in tutta la terra. Ci sono più di 130 paesi con meno abitanti del nostro popolo, e serviamo Geova in oltre 240 paesi e territori. Anche se siamo pochi rispetto ad altre religioni, questa crescita mondiale dimostra quanto sia stato significativo l’aumento.

Risposta 3: Le immagini rendono più facile apprezzare il cambiamento. Vediamo i fratelli del 1914 e poi una grande folla a un’assemblea internazionale. Compaiono anche la predicazione e il battesimo. Questo ci ricorda che dietro le cifre ci sono persone che hanno conosciuto e amato Geova. La crescita non è solo una statistica: rappresenta vite dedicate a servirlo.

4. Perché è notevole che siamo cresciuti così tanto?

Matteo 28:19-20 — Perciò andate e fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla conclusione del sistema di cose”.

Risposta 1: Gesù collegò il battesimo al fare discepoli e insegnare loro a osservare i suoi comandamenti. Per questo la nostra crescita è notevole: non consiste semplicemente nell’aggiungere persone. Chi diventa discepolo riceve insegnamento e fa cambiamenti per vivere secondo la Bibbia. Ogni nuovo discepolo rappresenta molto più di una cifra.

Risposta 2: È notevole perché le norme morali di Geova non sono state abbassate per attirare più persone. Prima di diventare proclamatori studiamo la Bibbia e mettiamo la nostra vita in armonia con i suoi insegnamenti. Per molti questo significa cambiare profondamente modo di pensare e di agire. La crescita avviene quindi senza smettere di rispettare ciò che Geova considera giusto.

Risposta 3: L’articolo sottolinea che non aumentiamo le cifre battezzando bambini. La dedicazione e il battesimo vengono dopo aver imparato ciò che Geova si aspetta da noi e aver fatto i cambiamenti necessari. La persona decide di promettergli che farà la sua volontà qualunque cosa accada. La crescita riflette quindi decisioni personali e consapevoli di servire Geova.

Risposta 4: Trovo significativo il processo descritto: prima studiamo e cambiamo condotta; poi soddisfiamo i requisiti per predicare e, col tempo, ci dedichiamo e ci battezziamo. Non cerchiamo il modo più facile per aumentare. Pensare a questo processo ci aiuta ad apprezzare gli sforzi di chi sta imparando e l’importanza del suo progresso spirituale.

5. Cosa disse Gesù che sarebbe successo ai suoi seguaci?

Matteo 16:24 — Quindi Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda il suo palo di tortura e mi segua di continuo.

Risposta 1: Gesù spiegò che seguirlo avrebbe richiesto rinunciare a sé stessi ed essere disposti a soffrire per la fede, perfino a morire. Non presentò il discepolato come una vita senza difficoltà. Ricordare il suo avvertimento ci aiuta a non sorprenderci dell’opposizione e a capire perché è così significativo che tante persone continuino a scegliere di servire Geova.

Risposta 2: Avvertì che sarebbero stati portati davanti a governatori e re. L’opposizione non si sarebbe quindi limitata a commenti spiacevoli; alcuni avrebbero dovuto difendere la loro fede davanti alle autorità. Gesù fu chiaro sulle difficoltà che i discepoli avrebbero affrontato. Ricordarlo ci aiuta a capire che subire opposizione non significa che Geova abbia smesso di sostenere il suo popolo.

Risposta 3: Li avvertì anche che avrebbero incontrato l’opposizione di influenti capi religiosi. Alcuni persecutori avrebbero perfino pensato di rendere sacro servizio a Dio. Questo mostra quanto intensa potesse diventare la persecuzione. Nonostante ciò, Gesù si aspettava che i suoi seguaci rimanessero fedeli. La crescita dei suoi discepoli non si può quindi spiegare pensando che avessero sempre condizioni favorevoli.

Risposta 4: Gesù disse che in alcuni casi gli stessi familiari si sarebbero opposti ai suoi seguaci. Questa può essere una prova particolarmente dolorosa, perché viene da persone molto vicine. Lui non nascose questa possibilità, ma preparò i discepoli ad affrontarla. Le sue parole ci aiutano a capire ciò che alcuni fratelli sopportano e ad apprezzare la fede che dimostrano continuando a servire Geova.

6. Perché l’opposizione non riuscì a fermare l’opera dei cristiani del primo secolo?

Atti 1:8 — ma riceverete potenza quando lo spirito santo sarà arrivato su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa, e fino alla più distante parte della terra”.

Risposta 1: L’opera continuò perché Geova diede loro potenza mediante il suo spirito santo, proprio come Gesù aveva promesso. I discepoli non dipendevano soltanto dal proprio coraggio per affrontare la persecuzione. Avevano l’aiuto divino per continuare a dare testimonianza. Questo spiega perché l’opposizione non riuscì a fermarli e ci ricorda da dove viene la forza di perseverare.

Risposta 2: Gamaliele indicò la questione fondamentale: se quell’opera avesse avuto origine umana, sarebbe fallita; ma se veniva da Dio, gli oppositori non avrebbero potuto fermarla. Ciò che accadde dopo confermò questo ragionamento. Nonostante la persecuzione, i discepoli continuarono ad aumentare. La spiegazione era che Geova sosteneva l’opera.

Risposta 3: L’opposizione non fallì perché i capi religiosi smisero di perseguitare i cristiani. Il paragrafo spiega che continuarono anche dopo aver liberato gli apostoli. Tuttavia Geova aiutò i suoi servitori a sopportare e a continuare a predicare. Il suo sostegno non elimina sempre la prova; può vedersi anche nella capacità di rimanere fedeli mentre la affrontiamo.

Risposta 4: Il risultato dimostra che Geova era con loro: il numero dei discepoli continuò a crescere. Arresti e minacce non impedirono ad altri di accettare la fede. Leggendo questo racconto, quindi, non dobbiamo concentrarci solo sulla forza dei persecutori, ma anche su ciò che Geova rese possibile nonostante quella pressione.

Risposta 5: Geova aiutò il suo popolo in due modi: a sopportare e a crescere. Non solo permise ai cristiani di conservare la fede sotto pressione, ma sostenne anche la diffusione del messaggio. L’opposizione era reale e molto seria, ma non poteva annullare il proposito di Dio né fermare l’opera che dirigeva.

7. In che modo oggi i discepoli di Gesù imitano l’esempio dei cristiani del primo secolo? (Vedi anche il riquadro “Crescita nonostante la persecuzione”)

Salmi 27:10 — Anche se mio padre e mia madre mi abbandonassero, Geova stesso mi accoglierebbe.

Risposta 1: Li imitano continuando a servire Geova anche quando i familiari li respingono. Salmo 27:10 esprime la fiducia che possono avere nella cura di Dio persino in una situazione così dolorosa. Il rifiuto continua a fare male, ma non sono soli. Questa sicurezza permette loro di rimanere fedeli, come i primi cristiani.

Risposta 2: Oggi molti accettano la verità pur sapendo che potrebbero essere respinti da familiari, colleghi o altri. Come i cristiani del primo secolo, non permettono all’opposizione di decidere per loro. L’amore per Geova pesa più del desiderio di evitare difficoltà. Questa disposizione dimostra che la loro fede non dipende da una vita comoda.

Risposta 3: Imitano i primi cristiani confidando nella potenza di Geova, non solo nelle proprie forze. Dio dà loro la forza necessaria per sopportare difficoltà che da soli forse non riuscirebbero a sostenere. Questo ci aiuta a non pensare che solo le persone forti possano essere fedeli. Ciò che conta è amare Geova e confidare nel suo aiuto.

Risposta 4: Il loro esempio assomiglia a quello dei primi discepoli perché vanno avanti per amore e fiducia. Amano Geova e sono convinti che manterrà la promessa di prendersi cura di loro. Non cercano la sofferenza, ma non abbandonano la fede per evitare l’opposizione. Questo spiega perché l’articolo presenta tale crescita come un miracolo.

8. Come collaboriamo al miracolo della crescita del popolo di Dio?

Matteo 28:20 — insegnando loro a osservare tutte le cose che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla conclusione del sistema di cose”.

Risposta 1: Collaboriamo partecipando alla predicazione e aiutando altri a imparare ciò che Gesù insegnò. Matteo 28:20 ci assicura che abbiamo il suo sostegno costante. La nostra partecipazione non è quindi uno sforzo isolato. Pur riconoscendo i nostri limiti, possiamo predicare con fiducia, sapendo che Gesù sostiene l’opera che ci ha affidato.

Risposta 2: Il paragrafo dice che collaboriamo ogni volta che partecipiamo a qualche aspetto della predicazione. Questo ci aiuta ad apprezzare il nostro contributo senza confrontarlo con quello degli altri. L’importante è partecipare all’opera sostenuta da Geova e da Gesù. Un’attività frequente non dovrebbe mai sembrarci insignificante, perché fa parte di questa crescita straordinaria.

Risposta 3: Possiamo collaborare con fiducia perché, oltre al sostegno di Geova e di Gesù, abbiamo l’aiuto degli angeli. L’articolo collega questo aiuto alla proclamazione della buona notizia in tutta la terra. Pensarci ci ricorda che l’opera non dipende soltanto dalle risorse umane e ci incoraggia a partecipare con entusiasmo.

Risposta 4: Collaboriamo passando dall’ammirare la crescita al partecipare alla predicazione. Geova ci permette di aiutare altri a conoscerlo e a servirlo. Questo cambia il modo di vedere il ministero: non è semplicemente un’attività da svolgere, ma un’opportunità di lavorare con Geova e Gesù. Ricordare questo privilegio può aiutarci a mantenere la gioia nel predicare.

9, 10. Come si sta adempiendo Michea 2:12?

Michea 2:12 — Di sicuro ti raccoglierò tutto quanto, o Giacobbe; radunerò certamente quelli che rimangono d’Israele. Li riunirò come pecore nel recinto, come un gregge nel suo pascolo; ci sarà un gran rumore di gente’.

Risposta 1: Michea annunciò che Geova avrebbe radunato il suo popolo nell’unità. Oggi vediamo questo adempimento in persone di culture e personalità molto diverse che lo adorano in armonia. Non siamo uniti perché abbiamo tutti la stessa origine. È Geova a radunarci, e i suoi insegnamenti ci permettono di formare una famiglia unita nonostante le differenze.

Risposta 2: Un modo concreto in cui si adempie è che riceviamo lo stesso nutrimento spirituale alle adunanze e alle assemblee, ovunque viviamo. Questo insegnamento comune contribuisce a farci pensare e agire allo stesso modo. Non siamo gruppi separati con insegnamenti diversi, ma un popolo che ascolta Geova. Perciò dovremmo apprezzare molto il nutrimento spirituale che riceviamo.

Risposta 3: La profezia si adempie anche quando fratelli di origini e nazionalità diverse lavorano insieme nelle filiali e nei progetti di costruzione. La loro unità non rimane a parole; si dimostra mentre collaborano nella stessa opera. È bello pensare che le differenze culturali non impediscono la cooperazione quando tutti desiderano servire Geova e applicare ciò che insegna.

Risposta 4: Si adempie nell’aiuto che possiamo trovare dai fratelli in qualunque parte del mondo. Sono disposti a sostenerci sia spiritualmente che materialmente. Così l’unità è qualcosa che possiamo sperimentare personalmente, non solo un’idea. Apparteniamo a una famiglia mondiale in cui l’affetto non dipende dalla nazionalità o dalla situazione economica.

Risposta 5: Lo vediamo nel fatto che i fattori che dividono molte persone non separano il popolo di Geova. Cultura, situazione economica e idee politiche non impediscono di adorare insieme in pace. Non dobbiamo nemmeno avere personalità identiche. L’armonia che godiamo dimostra il valore di lasciarci insegnare da Geova e ci incoraggia a non trasformare le differenze in barriere.

11. Perché la nostra unità è un miracolo?

1 Giovanni 5:19 — Noi sappiamo che abbiamo origine da Dio, ma tutto il mondo è in potere del Malvagio.

Risposta 1: 1 Giovanni 5:19 ci aiuta a capire l’ambiente in cui viviamo: il mondo è sotto l’influenza di Satana. Tuttavia noi servitori di Geova continuiamo ad adorarlo in unità. La nostra armonia non può quindi essere data per scontata. Il contrasto con ciò che ci circonda ci aiuta a riconoscere e ringraziare Geova per il sostegno che dà al suo popolo.

Risposta 2: È un miracolo perché la nostra unità esiste in mezzo a un mondo profondamente diviso. Le notizie mostrano continuamente conflitti, disordini e guerre. Viviamo nello stesso mondo, ma rimaniamo uniti nell’adorazione di Geova. Non abbiamo un ambiente privo di problemi; Geova ci aiuta a mantenere rapporti pacifici nonostante l’ambiente.

Risposta 3: La Bibbia predisse atteggiamenti che rendono difficile vivere in pace, come slealtà, orgoglio e mancanza di disponibilità a trovare un accordo. Li vediamo intorno a noi, ma nel popolo di Geova impariamo un modo diverso di trattare gli altri. Il contrasto ci aiuta ad apprezzare che la nostra unità non è comune né un risultato puramente umano.

Risposta 4: Lo straordinario non è semplicemente che molte persone siano riunite, ma che continuino ad adorare Geova in armonia pur vivendo in un ambiente che favorisce la divisione. L’articolo dirige l’attenzione sulla potenza di Geova, non su una presunta superiorità personale. Questo ci aiuta a essere umili e a proteggere l’unità.

12. Come possiamo contribuire all’unità del popolo di Geova?

Efesini 4:2 — con ogni umiltà e mitezza, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore,

Risposta 1: Efesini 4:2 mostra che contribuiamo coltivando umiltà, mitezza e pazienza. Queste qualità servono quando i difetti di qualcuno ci infastidiscono. Invece di reagire duramente, possiamo trattarlo con amore e dargli tempo di migliorare. Così applichiamo ciò che Geova insegna e aiutiamo a proteggere la pace della congregazione.

Risposta 2: Contribuiamo ascoltando con attenzione ciò che Geova insegna e mettendolo in pratica. Sapere di dover essere pazienti o gentili non basta; l’unità si rafforza quando queste qualità si vedono nei rapporti quotidiani. Possiamo chiederci come applicare ciò che impariamo in una relazione difficile. Ogni sforzo è un modo di collaborare con Geova.

Risposta 3: Un modo concreto è resistere alla tentazione di raccontare pettegolezzi. Può sembrare una decisione piccola, ma le nostre parole possono influire sui rapporti tra fratelli. Evitando di diffondere commenti dannosi, proteggiamo l’unità. Collaborare a questo miracolo significa anche sapere quando non ripetere qualcosa e come parlare degli altri.

Risposta 4: Contribuiamo anche passando sopra ai difetti dei fratelli e perdonando. L’unità non richiede che nessuno sbagli; richiede di applicare ciò che Geova insegna quando sorgono difficoltà. Perdonare invece di alimentare il risentimento o discutere è un reale contributo alla pace. Così riconosciamo il nostro ruolo personale.

13. In quali modi i cristiani del primo secolo mostrarono amore gli uni per gli altri? (Giovanni 13:35)

Giovanni 13:35 — Grazie a questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore fra voi”.

Risposta 1: I primi cristiani dimostrarono l’amore che avrebbe identificato i discepoli di Gesù con aiuti concreti. Condividevano i beni, si prendevano cura dei bisognosi e sostenevano chi subiva persecuzione. Il loro amore non consisteva solo nel dire di essere fratelli: li spingeva a interessarsi delle difficoltà altrui e ad agire.

Risposta 2: Condividevano ciò che avevano e distribuivano le risorse secondo i bisogni dei fratelli. Si prendevano cura anche degli orfani e delle vedove. Il loro aiuto rispondeva a necessità reali, non solo a ciò che era comodo offrire. Il loro esempio ci incoraggia a notare chi affronta difficoltà e a pensare a come sostenerlo.

Risposta 3: Mostravano amore sostenendo i cristiani perseguitati. Il caso di Pietro dimostra che questo sostegno includeva pregare intensamente per loro. Anche quando non potevano risolvere personalmente la situazione, non si disinteressavano dei fratelli. L’amore si esprime anche con interesse sincero e preghiere a favore di chi affronta prove.

Risposta 4: Persino i cristiani con poche risorse inviavano aiuti economici ai fratelli. La povertà non aveva spento la loro generosità né il desiderio di collaborare. L’amore non dipende dall’avere molto, ma dal voler condividere ciò che si può. Apprezziamo quindi sia l’aiuto dato sia l’affetto e il sacrificio che lo accompagnano.

14. In quali modi oggi i servitori di Dio dimostrano amore? (Vedi anche le immagini)

1 Tessalonicesi 5:14 — D’altra parte, fratelli, vi esortiamo ad ammonire i disordinati, a confortare chi è depresso, a sostenere i deboli, a essere pazienti con tutti.

Risposta 1: 1 Tessalonicesi 5:14 insegna a occuparci dei bisogni altrui con pazienza. L’amore non consiste solo nel dare aiuto materiale; include anche consolare e rafforzare chi è scoraggiato o debole. Interessarci di come si sente un fratello e offrirgli sostegno spirituale o emotivo è quindi un modo prezioso di mostrare amore.

Risposta 2: Mostriamo amore a chi non è Testimone mediante la predicazione, come si vede nell’immagine della coppia che offre una rivista. Sosteniamo l’opera anche con donazioni volontarie. Nessuno ci impone una somma e non dobbiamo pagare la decima. Il tempo dedicato alla predicazione e le contribuzioni possono esprimere il desiderio sincero che altri conoscano Geova.

Risposta 3: Le immagini mostrano diversi modi di esprimere amore: predicare, fare contribuzioni e aiutare nei soccorsi. Il fratello che dà acqua a una sorella soddisfa un bisogno concreto. La famiglia mondiale è unita non solo da ciò in cui crede, ma anche dalla cura reciproca. Possiamo chiederci quale aiuto siamo in grado di offrire.

15. Perché il nostro amore è un miracolo?

Matteo 24:10,12 — E allora molti si allontaneranno dalla fede, e si tradiranno e si odieranno gli uni gli altri. e a causa dell’aumento della malvagità l’amore della maggioranza si raffredderà.

Risposta 1: Gesù predisse che sarebbero aumentati tradimento e odio e che l’amore di molti si sarebbe raffreddato. Tuttavia tra i servitori di Geova continua a esserci vero amore. L’articolo spiega che questo è possibile grazie alla potenza di Dio. Il contrasto ci spinge a ringraziare per il suo aiuto e a non lasciarci trascinare dalla freddezza dell’ambiente.

Risposta 2: È un miracolo perché viviamo in una società che favorisce l’egoismo. Molti danno la priorità a sé stessi, al denaro o ai piaceri, proprio come predisse la Bibbia. Geova invece ci insegna ad amarlo e a interessarci veramente degli altri. La presenza di questo amore in una famiglia mondiale dimostra l’effetto della sua potenza e del suo insegnamento.

Risposta 3: Il paragrafo osserva che persino l’affetto naturale nelle famiglie si è indebolito. In questo contesto i servitori di Geova continuano a mostrare amore ai fratelli. Lo straordinario è che, con l’aiuto di Geova, possiamo resistere alle influenze negative. Questo ci spinge a proteggere l’amore e a esprimerlo costantemente.

Risposta 4: Il nostro amore è un miracolo perché non si spiega semplicemente con le buone qualità individuali. L’articolo lo attribuisce alla potenza di Geova. Riconoscerlo ci mantiene umili: non ci consideriamo migliori, ma siamo grati per ciò che Dio ci insegna e ci aiuta a fare. Così gli diamo il merito e continuiamo a riflettere il suo insegnamento.

16. In quali modi ci dimostriamo amore?

Marco 9:50 — Il sale è buono ma, se perde il suo sapore, con che cosa glielo ridarete? Abbiate sale in voi stessi e mantenete la pace gli uni con gli altri”.

Risposta 1: Un modo è impegnarci a mantenere la pace, come consigliò Gesù in Marco 9:50. L’amore si dimostra nel modo in cui parliamo e agiamo, specialmente quando qualcosa potrebbe creare tensione. Se facciamo in modo che parole e decisioni favoriscano la pace, proteggiamo i rapporti con i fratelli e collaboriamo all’amore che Geova promuove.

Risposta 2: Possiamo mostrare amore ringraziando sinceramente per il buon esempio altrui. Non basta notare ciò che fanno bene; possiamo dirglielo con sincerità. Così ci concentriamo sulle loro qualità e sugli sforzi che fanno per servire Geova. È un modo semplice e personale per dimostrare che li apprezziamo.

Risposta 3: Mostriamo amore facendone un’abitudine nel modo di parlare e agire. Non si tratta soltanto di compiere ogni tanto un gesto gentile. Il paragrafo ci incoraggia a fare in modo che l’affetto caratterizzi i nostri rapporti abituali. Così altri riconosceranno che siamo seguaci di Cristo e vedremo ogni giorno opportunità di collaborare a questo miracolo.

17. Cosa ti convince che Geova continua a compiere miracoli oggi?

Giovanni 13:34 — Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate gli uni gli altri; come vi ho amato io, amatevi gli uni gli altri anche voi.

Risposta 1: Mi convince vedere che i fratelli si impegnano ad amare come insegnò Gesù, pur vivendo in un mondo in cui questo amore scarseggia. Giovanni 13:34 mostra il modello che seguiamo: l’amore di Cristo. Quando questo amore si riflette in una famiglia mondiale, percepiamo l’effetto dell’insegnamento di Geova e abbiamo motivo di riconoscere che continua ad aiutare il suo popolo.

Risposta 2: Mi convince la crescita nonostante la persecuzione. Se tutto dipendesse da circostanze favorevoli, sarebbe difficile spiegare perché sempre più persone accettino la verità in mezzo all’opposizione. L’articolo ci aiuta a vedere dietro questa crescita il sostegno di Geova. Le difficoltà non mancano, ma egli permette alla sua opera di andare avanti.

Risposta 3: Per me è molto convincente il contrasto tra la divisione del mondo e l’unità della nostra organizzazione. Persone di molti paesi e culture adorano insieme Geova e si considerano fratelli. Questa armonia non dipende dalle stesse origini. Vedere ciò che l’insegnamento di Geova realizza rafforza la mia fiducia nel suo sostegno al popolo.

Risposta 4: Mi convince considerare insieme crescita, unità e amore. Non vediamo solo un aumento numerico, ma una famiglia che cresce, rimane unita e si prende cura dei suoi membri in circostanze difficili. Inoltre Geova ci permette di collaborare a tutto questo. Questa visione completa ci aiuta ad apprezzare ciò che fa e a non darlo per scontato.

18. Cosa proviamo pensando ai miracoli che Geova sta compiendo?

2 Pietro 3:13 — Ma secondo la sua promessa noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, e in questi regnerà la giustizia.

Risposta 1: Proviamo più fiducia nel fatto che Geova manterrà le sue promesse, inclusa quella di un nuovo mondo dove regnerà la giustizia. 2 Pietro 3:13 dirige la nostra attenzione verso questa speranza. Se Geova rende possibile oggi la crescita, l’unità e l’amore del suo popolo, abbiamo ancora più ragioni per confidare in ciò che ha promesso per il futuro.

Risposta 2: Proviamo ammirazione e gratitudine. In un mondo pieno di problemi, Geova ha reso possibile l’esistenza di un popolo che continua a crescere, rimane unito e mostra amore. Non vogliamo considerarlo normale o insignificante. Riflettere su questi miracoli ci aiuta ad apprezzare di più la nostra famiglia spirituale e la cura di Geova.

Risposta 3: Proviamo anche il desiderio di valorizzare maggiormente il nostro ruolo. Geova non ci permette solo di beneficiare di questi miracoli; ci concede l’onore di collaborare con lui. Questa gratitudine può spingerci a predicare con maggiore apprezzamento e a curare i rapporti con i fratelli. Così i nostri sentimenti diventano azioni che contribuiscono alla crescita, all’unità e all’amore.

COME POSSIAMO COLLABORARE AI SEGUENTI MIRACOLI: La crescita del popolo di Dio?

Risposta 1: Collaboriamo partecipando alla predicazione. Ogni volta che prendiamo parte a un aspetto di quest’opera lavoriamo con Geova e Gesù. Non dobbiamo aspettare di avere capacità speciali per apprezzare il nostro contributo. L’importante è partecipare fedelmente e ricordare che abbiamo sostegno divino per aiutare altri a conoscere Geova.

Efesini 4:2 — con ogni umiltà e mitezza, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore,

Risposta 2: Collaboriamo predicando e insegnando con le qualità che impariamo da Geova. Efesini 4:2 mette in risalto umiltà, mitezza e pazienza. Anche se l’articolo usa questo consiglio parlando dell’unità, possiamo applicarlo a chi sta imparando la verità. La partecipazione alla crescita deve essere accompagnata da interesse amorevole, non da impazienza per i risultati.

Risposta 3: Possiamo collaborare confidando nel sostegno di Gesù. Egli assicurò che sarebbe stato con i discepoli mentre compivano l’opera di insegnare. Questo ci aiuta a non misurare le possibilità della predicazione solo in base alle nostre capacità o alle difficoltà. La nostra responsabilità è partecipare; la crescita ottenuta ci spinge a dare il merito a Geova.

Risposta 4: Collaboriamo aiutando altri a conoscere gli insegnamenti biblici e a mettere la loro vita in armonia con essi. L’obiettivo non è semplicemente aumentare una cifra, ma aiutare le persone ad amare Geova e decidere di servirlo. Ricordarlo ci aiuta ad apprezzare l’insegnamento e i cambiamenti di chi sta progredendo verso la dedicazione e il battesimo.

COME POSSIAMO COLLABORARE AI SEGUENTI MIRACOLI: L’unità del popolo di Dio?

Marco 9:50 — Il sale è buono ma, se perde il suo sapore, con che cosa glielo ridarete? Abbiate sale in voi stessi e mantenete la pace gli uni con gli altri”.

Risposta 1: Collaboriamo impegnandoci a mantenere la pace, come insegnò Gesù. Questo richiede di pensare all’effetto che parole e azioni hanno sugli altri. Scegliendo un modo gentile di trattare gli altri invece di alimentare una discussione, contribuiamo concretamente all’unità. La pace della congregazione dipende anche dalle decisioni personali di ciascuno.

Risposta 2: Un modo è ascoltare attentamente ciò che Geova insegna e applicarlo. Tutti riceviamo lo stesso nutrimento spirituale, ma perché contribuisca all’unità dobbiamo permettergli di influire sulla nostra condotta. Essere pazienti, gentili e pronti a perdonare dimostra che impariamo da Geova. Così aiutiamo a conservare l’unità.

Risposta 3: Proteggiamo l’unità rifiutandoci di diffondere pettegolezzi e di trasformare i difetti di un fratello in argomento di conversazione. Possiamo anche scegliere di passare sopra ai suoi errori invece di dar loro importanza eccessiva. Queste decisioni quotidiane hanno grande valore e possono essere un modo di collaborare a ciò che Geova sta facendo.

Risposta 4: Contribuiamo perdonando ed evitando che differenze personali o culturali diventino barriere. L’unità non significa avere tutti la stessa personalità, ma imparare a trattarci con amore. Invece di aspettarci che gli altri ci assomiglino, possiamo apprezzare ciò che condividiamo: l’adorazione di Geova e il desiderio di applicare i suoi insegnamenti.

COME POSSIAMO COLLABORARE AI SEGUENTI MIRACOLI: L’amore del popolo di Dio?

Giovanni 13:34 — Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate gli uni gli altri; come vi ho amato io, amatevi gli uni gli altri anche voi.

Risposta 1: Collaboriamo imitando l’amore di Gesù, non limitandoci a provare affetto per i fratelli. Giovanni 13:34 ci incoraggia a prendere il suo esempio come modello. Possiamo interessarci dei bisogni altrui e offrire aiuto materiale, spirituale o emotivo. Così il nostro amore diventa percepibile e dimostra che vogliamo seguire Cristo.

Risposta 2: Un modo semplice è ringraziare sinceramente per il buon esempio degli altri. Possiamo riconoscere le loro qualità e dire quanto le apprezziamo. L’articolo collega questi gesti all’amore che caratterizza i seguaci di Cristo. Non contano solo le grandi azioni; anche le nostre parole abituali possono mostrare sincero interesse per i fratelli.

Risposta 3: Collaboriamo prestando attenzione a chi ha bisogno di conforto o sostegno. Non tutti hanno le stesse necessità: alcuni hanno bisogno di aiuto materiale, altri di incoraggiamento spirituale o emotivo. L’amore ci spinge a notare la persona e a essere pazienti. Così la congregazione rimane una famiglia in cui i fratelli si sentono amati e accuditi.

Risposta 4: Mostriamo amore al prossimo anche mediante la predicazione e sostenendo volontariamente quest’opera con le nostre donazioni. Il nostro affetto non è limitato a chi fa già parte della congregazione. Vogliamo che altri conoscano Geova e traggano beneficio dai suoi insegnamenti. Predicare con questo desiderio esprime amore e apprezzamento per l’onore di collaborare con Dio.

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