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Studio della Torre di Guardia per la settimana del 25-31 gennaio 2027

Studio della Torre di Guardia per la settimana del 25-31 gennaio 2027

Come coltivare buone amicizie

1, 2. Cosa trovano difficile molti?

Risposta 1: Molti fanno fatica a stringere vere amicizie e a mantenerle. E questo può succedere anche nella congregazione. Il paragrafo ci ricorda che avere buoni amici significa molto più che conoscere delle persone: significa contare sul loro amore e sul loro sostegno sia quando le cose vanno bene sia quando sorgono difficoltà. Riconoscere che abbiamo bisogno di questo tipo di amicizia può spingerci a dedicare tempo e impegno a coltivarla.

Salmi 119:63 — Sono amico di tutti quelli che ti temono e di quelli che osservano i tuoi ordini.

Risposta 2: Questo salmo mette in risalto una base molto importante per scegliere gli amici: che amino Geova e desiderino ubbidirgli. Anche se a volte facciamo fatica a stringere un’amicizia profonda, nella congregazione possiamo trovare persone con questo stesso atteggiamento. La loro compagnia non solo ci farà sentire amati, ma ci aiuterà anche a rimanere forti spiritualmente ed emotivamente. Per questo vale la pena conoscere meglio i nostri fratelli.

Risposta 3: Può darsi che ci risulti difficile mantenere un’amicizia, non solo iniziarla. L’articolo sottolinea che i veri amici si sostengono nei momenti belli e in quelli difficili. Questo ci aiuta a vedere l’amicizia come una relazione che richiede costante attenzione, non come qualcosa che si conserva da sola. Invece di limitarci a desiderare che qualcuno ci stia vicino, possiamo chiederci in che modo noi stiamo stando vicino ai nostri amici.

Risposta 4: Un pensiero piacevole del paragrafo è che l’amicizia ci rende felici non solo per quello che riceviamo, ma anche per quello che diamo. Anche se fare amicizia ci costa fatica, mostrare amore e sostenere gli altri ci dà gioia. Quindi possiamo cambiare prospettiva: oltre a pensare a quanto abbiamo bisogno di un buon amico, pensiamo a quanto possiamo far stare bene un fratello se ci comportiamo noi per primi da veri amici.

3. Se vogliamo stringere buone amicizie, quale atteggiamento dobbiamo evitare, e cosa dobbiamo fare?

Risposta 1: Dobbiamo evitare di concentrarci troppo su noi stessi. Se diamo sempre la priorità ai nostri gusti, problemi o desideri, sarà difficile che gli altri si sentano a proprio agio con noi. Per stringere buone amicizie dobbiamo interessarci sinceramente del benessere dei fratelli. Questo significa che la nostra attenzione non deve essere rivolta solo a ciò che un’amicizia può darci, ma anche a come possiamo fare del bene all’altra persona.

Filippesi 2:3-4 — Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma, con umiltà, considerate gli altri superiori a voi; non cercate solamente il vostro interesse, ma anche quello degli altri.

Risposta 2: Paolo ci aiuta a trovare l’equilibrio. Non si tratta di ignorare i nostri bisogni, ma di tenere presenti anche quelli degli altri. L’umiltà ci permette di riconoscere che i loro interessi meritano attenzione. Quando applichiamo questo consiglio, smettiamo di far ruotare tutto intorno a noi e dimostriamo il sincero interesse che rende possibile un’amicizia.

Risposta 3: Nel mondo l’atteggiamento egoistico è molto diffuso, ma non vogliamo permettere che influenzi le nostre amicizie. Il paragrafo ci invita a esaminare il nostro atteggiamento, invece di pensare solo a quello che gli altri dovrebbero fare per noi. Una domanda utile potrebbe essere: mi interessa davvero sapere come stanno i miei fratelli? Questo interesse deve essere sincero, perché non cerchiamo semplicemente compagnia, ma desideriamo contribuire al loro benessere.

Risposta 4: Dobbiamo imparare a interessarci degli altri. La parola “imparare” è incoraggiante, perché indica che possiamo migliorare anche se ora facciamo fatica a uscire dalle nostre preoccupazioni. Per esempio, durante una conversazione possiamo lasciare a un fratello lo spazio per raccontarci come si sente e ascoltare la sua risposta. In questo modo mettiamo in pratica il pensiero del paragrafo: smettere di concentrarci esclusivamente su noi stessi e dimostrare che anche il benessere dell’altro ci sta a cuore.

4. Perché non dovremmo isolarci? (2 Giovanni 12; vedi anche le immagini)

Risposta 1: Non dobbiamo isolarci perché passare troppo tempo da soli può indebolirci emotivamente e spiritualmente. Inoltre, potremmo iniziare a sentirci a disagio o ansiosi quando siamo con altre persone, e questo renderebbe ancora più difficile relazionarci con loro. Il paragrafo non dice che non dovremmo mai stare da soli, ma che dobbiamo fare attenzione alle abitudini che ci allontanano dagli altri. Cercare occasioni per parlare di persona ci aiuta a non cadere nell’isolamento.

Ebrei 10:24-25 — E interessiamoci gli uni degli altri per spronarci all’amore e alle opere eccellenti, non trascurando di riunirci insieme, come invece alcuni fanno abitualmente, ma incoraggiandoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno.

Risposta 2: Questi versetti mostrano che abbiamo bisogno del contatto con i nostri fratelli per incoraggiarci a vicenda. Stando insieme possiamo percepire i loro bisogni e spronarci a fare ciò che piace a Geova. Perciò evitare l’isolamento non fa bene solo a noi. Permette anche che la nostra presenza e il nostro interesse siano una fonte di incoraggiamento per altri.

Risposta 3: Le immagini mostrano che possiamo isolarci anche quando siamo circondati da persone. In una delle immagini la sorella è concentrata sul telefono durante un incontro sociale; nell’altra parla con i suoi amici. Il contrasto ci invita a esaminare il modo in cui usiamo il telefono. Non basta essere fisicamente presenti: per coltivare le amicizie dobbiamo prestare attenzione a chi abbiamo vicino e sfruttare le occasioni per stare insieme a loro.

Risposta 4: Avere molti contatti sui social network non significa necessariamente avere amici profondi. Il paragrafo ci incoraggia a non permettere che il tempo trascorso su internet sostituisca i rapporti personali. È vero che passare un po’ di tempo da soli può farci bene, ma abbiamo bisogno di equilibrio. Possiamo chiederci se le nostre abitudini ci avvicinano ai fratelli o se, poco alla volta, ci stanno lasciando con meno opportunità di trascorrere del tempo con loro.

5. Perché è importante esprimere i nostri sentimenti?

Risposta 1: È importante perché Geova ci ha creati con il bisogno di esprimere ciò che proviamo. Se non condividiamo mai i nostri pensieri e le nostre emozioni, sarà difficile che qualcuno arrivi a conoscerci bene e che si formi un’amicizia profonda. Al contrario, quando parliamo a un amico di ciò che abbiamo dentro, gli dimostriamo che ci fidiamo di lui. Può darsi che apprezzi molto questa fiducia e che il nostro rapporto si rafforzi conoscendoci meglio.

Giovanni 11:35 — Gesù cedette alle lacrime,

Risposta 2: Gesù non nascose sempre le sue emozioni davanti ai discepoli. Questo particolare ci insegna che esprimere tristezza non è incompatibile con l’avere una fede forte. Il suo esempio può aiutarci se facciamo fatica a far sapere a un amico come ci sentiamo. Non dobbiamo fingere che nulla ci tocchi. Condividere i nostri sentimenti con una persona di fiducia può avvicinarci a lei e darle l’opportunità di mostrarci affetto.

Risposta 3: Esprimere i nostri sentimenti non significa raccontare tutto a tutti. Il paragrafo chiarisce che la Bibbia insegna anche a essere prudenti e a riconoscere quando è il momento di parlare o di tacere. Quindi abbiamo bisogno di equilibrio: né rivelare senza cautela tutto ciò che pensiamo né chiudere completamente il nostro cuore. Possiamo confidare a un amico fidato ciò che ci preoccupa, senza sentirci obbligati a raccontargli ogni dettaglio della nostra vita.

Risposta 4: L’isolamento non consiste sempre nell’essere fisicamente soli. Potremmo anche stare con altri e tuttavia non permettere a nessuno di conoscere i nostri sentimenti. Il paragrafo ci aiuta a capire che la vicinanza emotiva richiede più che conversare di argomenti generali. Quando ci apriamo con un amico, gli dimostriamo che ci fidiamo di lui. Questa fiducia può rendere più stretto il nostro rapporto e far sentire entrambi più uniti.

6. Cosa possiamo fare se siamo timidi? (Vedi anche il riquadro “Come affrontare la timidezza”)

Risposta 1: Se siamo timidi, possiamo chiedere aiuto a Geova e poi agire in armonia con le nostre preghiere. Non è necessario iniziare con qualcosa di complicato. Il paragrafo suggerisce di sorridere e salutare qualcuno nella Sala del Regno che non conosciamo bene. Questo piccolo passo ci permette di mostrare affetto anche se ci sentiamo ancora nervosi. L’importante è non permettere alla timidezza di impedirci completamente di avvicinarci ai fratelli.

Filippesi 2:13 — Dio infatti è colui che, secondo il proprio volere, agisce in voi dandovi sia il desiderio che la forza di agire.

Risposta 2: Questo versetto ci dà un motivo per pregare con fiducia: Geova può aiutarci ad avere sia il desiderio sia la forza di agire. Se la timidezza ci frena, non dobbiamo fare affidamento solo sulla nostra forza di volontà. Possiamo chiedergli aiuto e fare un semplice passo per avvicinarci a qualcuno, confidando che sostiene i nostri sforzi per mostrare amore.

Risposta 3: Una cosa che può aiutarci è spostare il centro della nostra attenzione. Invece di pensare continuamente a ciò che gli altri penseranno di noi, possiamo ricordare perché vogliamo bene ai nostri fratelli. Allora la domanda non sarà più soltanto se faremo una buona impressione, ma come possiamo dimostrare loro affetto. Questo modo di vedere le cose ci dà un motivo prezioso per avvicinarci a loro, anche se la timidezza non scompare subito.

Risposta 4: Il paragrafo offre un modo molto semplice per rompere il ghiaccio: chiedere a qualcuno com’è andata la sua giornata e ascoltare con attenzione. Non dobbiamo preparare una conversazione brillante né parlare continuamente. Il sincero interesse si nota anche quando ascoltiamo. Questo suggerimento può tranquillizzarci se siamo timidi, perché ci permette di iniziare con una domanda semplice e di concentrarci sulla persona, invece di preoccuparci troppo di ciò che diremo dopo.

7. Come potremmo sentirci a volte, e cosa è bene fare?

Risposta 1: A volte gli impegni quotidiani ci lasciano emotivamente esausti e sentiamo di non avere né le forze né il tempo per coltivare le amicizie. Il paragrafo riconosce che abbiamo bisogno di riposare, ma ci ricorda anche che abbiamo bisogno di amici. Per questo è bene cercare di mantenere un equilibrio. Anche se in qualche occasione non abbiamo molta voglia di stare con gli altri, dedicare del tempo ai fratelli può aiutarci a stringere amicizie che in seguito ci daranno incoraggiamento e sostegno.

Proverbi 11:25 — La persona generosa prospererà, e chi ristora altri sarà lui stesso ristorato.

Risposta 2: Questo proverbio ci aiuta a capire che incoraggiare gli altri non ci lascia necessariamente con meno energie; può anche darci ristoro. Quando siamo stanchi, forse pensiamo solo allo sforzo che richiede stare con gli altri. Ma il tempo che dedichiamo a un amico può essere utile a entrambi. Perciò è bene ricordare non solo quanto ci costa avvicinarci agli altri, ma anche il bene che può farci.

Risposta 3: Avere bisogno di un po’ di riposo non significa che stiamo facendo qualcosa di sbagliato. Il paragrafo riconosce questa necessità ed evita di presentare l’amicizia come un altro obbligo estenuante. Allo stesso tempo, ci aiuta a non pensare che stare da soli sia sempre l’unico modo per recuperare le energie. Una buona amicizia può rafforzarci anche dal punto di vista emotivo e spirituale. L’importante è non trascurare abitualmente i rapporti con gli altri a causa della stanchezza.

Risposta 4: È bene ricordare che le amicizie richiedono tempo. Se aspettiamo di sentirci completamente riposati e liberi dagli impegni, forse ci sarà difficile trovare un’occasione per coltivarle. Il paragrafo ci incoraggia a fare qualche sforzo anche quando non abbiamo molta voglia di stare in compagnia. Non si tratta di ignorare i nostri limiti, ma di riconoscere che trascorrere del tempo con buoni amici può aiutarci a ritrovare l’entusiasmo di cui abbiamo bisogno.

8. a) Perché è bene avere amici molto diversi tra loro?

Risposta 1: Avere amici molto diversi arricchisce la nostra vita e può aiutarci a crescere come cristiani. Se cerchiamo solo persone della nostra età, cultura o con i nostri stessi gusti, limitiamo le opportunità di stringere buone amicizie. Il paragrafo paragona questa limitazione a un vaso troppo piccolo per una pianta. Ampliare la nostra cerchia ci permette di scoprire che possiamo apprezzare l’amicizia di fratelli che all’inizio ci sembrano molto diversi.

Filippesi 2:19-22 — Spero nel Signore Gesù di mandarvi presto Timòteo, così da avere vostre notizie ed esserne incoraggiato. Non ho nessun altro che abbia la sua stessa disposizione d’animo e si preoccupi sinceramente di voi. Tutti gli altri infatti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. Ma voi sapete quale prova lui ha dato di sé: come un figlio con il padre, ha servito insieme a me per diffondere la buona notizia.

Risposta 2: Paolo apprezzava le qualità spirituali di Timoteo. La loro amicizia dimostra che le differenze non impediscono di essere molto uniti quando condividiamo l’amore per Geova.

Risposta 3: Avere amici diversi ci aiuta a non confondere l’affinità con l’uguaglianza. Forse nella congregazione non c’è nessuno della nostra età o con i nostri stessi interessi, ma questo non significa che non possiamo stringere buone amicizie. L’esempio di Paolo e Timoteo ci incoraggia a guardare oltre queste differenze. Possiamo concentrarci sull’amore che i fratelli provano per Geova e sulle qualità che li rendono preziosi come amici.

8. b) Cosa ci insegna quello che l’apostolo Paolo disse di Timoteo? (Filippesi 2:19-22)

Risposta 1: Ci insegna che le qualità spirituali possono unire profondamente due persone, anche se sono diverse. Paolo apprezzava soprattutto il fatto che Timoteo si interessasse sinceramente dei fratelli. Non lo valutava solo in base a ciò che avevano in comune sul piano personale. Anche noi, quando scegliamo gli amici, possiamo dare più importanza al loro interesse per gli altri e al loro amore per Geova che all’età o ai gusti.

Risposta 2: Paolo spiegò che Timoteo aveva dimostrato il suo valore servendo al suo fianco nella diffusione della buona notizia. Questo ci aiuta a capire perché lo apprezzasse tanto: conosceva la sua disposizione e aveva visto come agiva. Possiamo applicare questa idea dando ai fratelli l’opportunità di farci conoscere le loro qualità. Se ci fermiamo unicamente alle differenze che notiamo all’inizio, potremmo lasciarci sfuggire un buon amico.

Risposta 3: Mi colpisce l’affetto con cui Paolo descrisse la sua collaborazione con Timoteo, paragonandola a quella di un figlio con il padre. Il loro rapporto dimostra che essere diversi non impedisce di godere di un’amicizia molto stretta. Quindi non dobbiamo cercare una persona che sia uguale a noi. Possiamo ampliare la nostra cerchia e apprezzare coloro che condividono il desiderio di servire Geova e mostrano sincero interesse per i fratelli.

9. Cosa dobbiamo fare per avere amici?

Risposta 1: Per avere amici, prima di tutto dobbiamo comportarci da amici. Questo richiede impegno da parte nostra, non solo aspettare che qualcuno prenda l’iniziativa. Il paragrafo presenta cinque qualità che ci aiuteranno: lealtà, gratitudine, affetto, disponibilità a perdonare e generosità. Possiamo riflettere su quale di queste qualità dobbiamo sviluppare maggiormente e iniziare a metterla in pratica con i fratelli che già conosciamo.

Risposta 2: Dobbiamo impegnarci sia a iniziare le amicizie sia a conservarle. Non basta andare d’accordo con qualcuno all’inizio; dobbiamo continuare a trattarlo con lealtà, gratitudine e affetto. Inoltre, dovremo perdonare ed essere generosi. Questi suggerimenti ci aiutano a capire che un’amicizia forte dipende da come trattiamo abitualmente la persona, non solo da un momento piacevole che abbiamo condiviso.

Risposta 3: Il paragrafo ci invita a concentrarci su ciò che possiamo fare noi. Invece di chiederci soltanto perché non abbiamo più amici, possiamo esaminarci e riflettere sul tipo di amico che siamo. Siamo leali e riconoscenti? Esprimiamo affetto? Siamo disposti a perdonare e a condividere? Questo approccio trasforma il desiderio di avere amici in azioni concrete che contribuiscono a creare e mantenere buoni rapporti.

10. Perché dobbiamo essere leali con i nostri amici, e come possiamo farlo?

Michea 6:8 — Egli ti ha spiegato, o uomo, ciò che è bene. E che cosa richiede da te Geova, se non di praticare la giustizia, di amare la lealtà e di camminare con modestia insieme al tuo Dio?

Risposta 1: Dobbiamo essere leali perché Geova apprezza questa qualità e vuole che la amiamo. Lui stesso ci dà l’esempio non abbandonando i suoi amici perché sono imperfetti. Lo imitiamo quando restiamo al fianco dei nostri amici sia nei momenti belli che nelle difficoltà. In questo modo la nostra lealtà non dipende solo dal fatto che il rapporto sia facile o piacevole.

Risposta 2: Un modo importante per essere leali è proteggere la reputazione dei nostri amici. Il paragrafo dice che parliamo bene di loro, perciò la lealtà si dimostra anche quando non sono presenti. Possiamo chiederci se le nostre parole contribuiscono a farli rispettare dagli altri o se potrebbero danneggiarli. Fare attenzione a come parliamo di loro è un modo per dimostrare che la loro amicizia ci sta a cuore e che possono fidarsi di noi.

Risposta 3: Essere leali significa stare accanto ai nostri amici in circostanze diverse. Non siamo presenti solo per condividere una gioia; vogliamo anche stare al loro fianco quando soffrono. A volte potremo rallegrarci con loro e altre volte dovremo ascoltarli e condividere la loro tristezza. Questa costanza riflette l’esempio di Geova. Inoltre, aiuta i nostri amici a capire che non devono attraversare un momento positivo per poter contare sul nostro affetto.

Risposta 4: La lealtà può rafforzare molto la fiducia tra amici. Il paragrafo ricorda che Prisca e Aquila furono disposti a mettere in pericolo la loro vita per Paolo, mostrando fino a che punto può arrivare il sostegno di buoni amici. Questo non significa esigere dagli altri sacrifici di quel tipo. Piuttosto, ci incoraggia a coltivare noi stessi un’amicizia salda, dimostrando con le nostre azioni che non abbandoniamo le persone a cui vogliamo bene quando hanno bisogno di aiuto.

11. a) Perché dovremmo essere riconoscenti verso i nostri amici?

Risposta 1: Dobbiamo essere riconoscenti perché la gratitudine rafforza l’affetto tra amici, mentre la sua assenza può indebolire molto il rapporto. Quando qualcuno fa qualcosa di buono per noi, non vogliamo trattarlo come se fosse obbligato a farlo. Ringraziarlo dimostra che abbiamo notato la sua bontà e che la apprezziamo. Questa semplice risposta contribuisce a evitare che la nostra amicizia diventi un rapporto in cui ci aspettiamo solo di ricevere.

Colossesi 3:15 — La pace del Cristo regni nel vostro cuore, perché a questa pace siete stati chiamati in un solo corpo; e siate riconoscenti.

Risposta 2: Paolo include la gratitudine tra le qualità che dobbiamo dimostrare. Quindi non basta provare apprezzamento dentro di noi; è bene esprimerlo. Nelle nostre amicizie possiamo applicare questo consiglio evitando di dare per scontato ciò che gli altri fanno per noi. Quando li ringraziamo per il loro aiuto, contribuiamo a far crescere l’affetto e la vicinanza tra noi.

Risposta 3: La gratitudine ci protegge dal rischio di abituarci così tanto alla bontà di un amico da smettere di apprezzarla. Forse qualcuno ci ha aiutato molte volte, ma questo non rende meno importante ciò che continua a fare per noi. Il paragrafo ci incoraggia a essere sempre riconoscenti. Perciò è bene continuare ad abituarci a ringraziare, anche i nostri amici più stretti, invece di pensare che sappiano già quanto apprezziamo il loro aiuto.

Risposta 4: L’immagine della sorella anziana mostra una bella applicazione. Dopo aver ricevuto la visita e l’aiuto della coppia, prepara un biglietto per ringraziarli di ciò che hanno fatto. La gratitudine non viene presentata come qualcosa di complicato, ma come un’espressione di apprezzamento. Anche noi possiamo cercare un modo semplice e sincero per ringraziare i nostri amici del loro aiuto. In questo modo facciamo loro sapere che la loro bontà non è passata inosservata.

11. b) In che modo Gesù insegnò che è importante essere riconoscenti? (Luca 17:11-18; vedi anche le immagini).

Risposta 1: Gesù lo insegnò mettendo in evidenza la reazione del lebbroso che tornò per ringraziarlo. Aveva guarito dieci persone, ma solo una tornò a esprimere la sua gratitudine e a dare gloria a Dio. Gesù fece notare questa differenza. In questo modo mostrò che ricevere qualcosa di buono non è la stessa cosa che essere riconoscenti. Possiamo applicare la lezione facendo in modo che il sollievo o la gioia di ricevere aiuto non ci facciano dimenticare chi ci ha aiutato.

Risposta 2: Il racconto di Luca mostra che Gesù notò la gratitudine e anche la sua assenza. Non considerò la risposta dell’uomo che era tornato un dettaglio insignificante. Questo ci insegna che esprimere gratitudine ha valore. In un’amicizia non dovremmo pensare che basti essere contenti del favore ricevuto. Possiamo fermarci e dire alla persona quanto apprezziamo la sua bontà, seguendo l’atteggiamento dell’uomo che tornò.

Risposta 3: Gesù indicò che l’uomo tornato aveva dato gloria a Dio. In questo modo collegò la sua gratitudine a qualcosa di più profondo di una semplice formalità. L’uomo riconobbe il bene ricevuto e lo espresse. Per noi questo significa apprezzare di cuore la bontà che gli altri ci mostrano. Ringraziandoli per il loro aiuto, dimostriamo di non considerare i loro sforzi qualcosa di automatico, ma un’espressione d’affetto che apprezziamo.

Risposta 4: Le immagini ci aiutano ad applicare alla nostra vita la lezione di Gesù. Il lebbroso ringraziò per la guarigione, mentre la sorella anziana ringrazia per l’aiuto pratico e la compagnia ricevuti. Le situazioni sono diverse, ma in entrambi i casi viene espresso apprezzamento per qualcosa di buono. Impariamo così che non dobbiamo aspettare di ricevere un aiuto straordinario per ringraziare. Anche i gesti quotidiani dei nostri amici meritano una sincera risposta di gratitudine.

12. Cosa impariamo dall’esempio di Geova e Gesù? (Giovanni 11:3, 5, 33-36; 13:1).

Luca 3:22 — e lo spirito santo scese su di lui in forma corporea, come una colomba, e dal cielo venne una voce: “Tu sei mio Figlio, il mio amato Figlio. Io ti ho approvato”.

Risposta 1: Geova espresse chiaramente l’affetto che provava per Gesù. Anche se suo Figlio sapeva già di essere amato, sentire quelle parole d’amore ebbe grande valore. Impariamo che non dovremmo dare per scontato che i nostri amici sappiano quanto vogliamo loro bene. Dirglielo può rafforzare il nostro rapporto e farli sentire amati, anche quando siamo amici da molto tempo.

Risposta 2: Gesù ci insegna che l’amore si dimostra anche condividendo il dolore dei nostri amici. Il racconto di Lazzaro mostra quanto volesse bene a quella famiglia e quanto fosse commosso dalla loro sofferenza. Non mantenne una distanza emotiva. Possiamo imitare il suo esempio interessandoci sinceramente a ciò che provano i nostri amici e mostrando loro affetto quando sono tristi. A volte la nostra compagnia e la nostra sensibilità esprimeranno molto di ciò che sentiamo.

Risposta 3: Dall’esempio di Gesù impariamo che l’affetto deve essere costante. Il paragrafo sottolinea che continuò ad amare i suoi discepoli fino alla fine della sua vita sulla terra. Il suo amore non fu un’emozione passeggera né si limitò alle parole. Questo ci incoraggia a continuare a dimostrare affetto ai nostri amici nel corso del tempo, invece di permettere che la confidenza o l’abitudine facciano scomparire le nostre espressioni d’affetto.

Risposta 4: L’amore espresso da Geova e Gesù spinge i loro amici a ricambiare. Il paragrafo spiega che le manifestazioni d’affetto di Geova fanno sì che lo amiamo ancora di più, e ricorda che anche Pietro espresse il suo affetto per Gesù. Questo ci insegna che dimostrare amore può rafforzare l’affetto reciproco. Non dobbiamo sempre aspettare che sia l’altro a parlare per primo; possiamo prendere l’iniziativa e contribuire così a un’amicizia più stretta.

13. In quali modi dimostriamo ai nostri amici che vogliamo loro bene?

Risposta 1: Possiamo dimostrare ai nostri amici che vogliamo loro bene dicendoglielo e lodando le loro buone qualità. A volte proviamo grande affetto per un amico, ma quasi non lo esprimiamo mai. Il paragrafo ci incoraggia a non vergognarci di mostrare affetto. Possiamo pensare a una qualità che apprezziamo davvero in lui e farglielo sapere. In questo modo le nostre parole non saranno una formula, ma un’espressione sincera di ciò che vediamo e apprezziamo in quella persona.

Romani 12:10 — Con amore fraterno abbiate tenero affetto gli uni per gli altri. Prendete l’iniziativa nel mostrarvi onore a vicenda.

Risposta 2: Questo consiglio ci incoraggia a prendere l’iniziativa nel mostrare affetto e considerazione. Non dobbiamo aspettare che siano i nostri amici a esprimere per primi il loro affetto. Possiamo far sapere loro che li apprezziamo ed essere pronti ad aiutarli. In questo modo imitiamo l’esempio di Geova e Gesù, il cui amore si manifesta in modi che i loro amici possono percepire.

Risposta 3: Un altro modo per dimostrare amore è essere pronti ad aiutare. L’affetto non si limita a dire parole gentili; si nota anche nella nostra disponibilità a fare qualcosa per i nostri amici. Il paragrafo collega entrambe le cose: esprimere ciò che proviamo e offrire sostegno. Questo ci spinge a chiederci se i nostri amici possono vedere nelle nostre azioni l’amore che proviamo per loro, soprattutto quando hanno bisogno di attenzione o di aiuto pratico.

Risposta 4: Dimostriamo affetto anche dando un consiglio quando un amico ne ha bisogno. Questo può costarci più di un complimento, ma il paragrafo mostra che entrambe le cose fanno parte di un’amicizia sincera. Se ci sta davvero a cuore il suo benessere, non penseremo solo a evitare una conversazione difficile. Vorremo che il nostro consiglio rifletta amore e il desiderio di aiutarlo, perché prendersi cura di un’amicizia include anche interessarsi a ciò che gli fa bene.

14. Perché dovremmo essere pronti a perdonare?

Risposta 1: Dobbiamo essere pronti a perdonare perché i nostri amici sono imperfetti, proprio come noi. Anche qualcuno che ci vuole molto bene può dire o fare qualcosa che ci ferisce. Geova non si aspetta che siamo perfetti, quindi non sarebbe ragionevole esigerlo dai nostri amici. Ricordarlo ci aiuta a non giudicare un’intera amicizia in base a un errore e ad apprezzare lo sforzo che è stato necessario per coltivare quel rapporto.

Proverbi 17:9 — Chi perdona la trasgressione cerca amore, ma chi torna sempre sulla stessa questione divide i buoni amici.

Risposta 2: Questo proverbio mostra che la nostra reazione a un’offesa può avvicinarci o separarci. Se perdoniamo, contribuiamo a conservare l’amore. Ma se torniamo continuamente sull’errore, possiamo danneggiare l’amicizia. Perciò perdonare non significa solo dire che la questione è risolta; implica anche non usare più volte ciò che è successo per continuare a rinfacciarlo al nostro amico.

Risposta 3: Essere pronti a perdonare ci aiuta a cercare la pace. Quando un amico ci ferisce, potremmo concentrarci così tanto sull’offesa da dimenticare quanto è prezioso il nostro rapporto. Il paragrafo ci invita a pensare a ciò che potremmo perdere se non perdonassimo: un’amicizia che ci è costata tempo e impegno coltivare. Al contrario, cercare una soluzione pacifica e perdonare senza riserve può permetterci di continuare a godere di un rapporto profondo.

Risposta 4: Perdonare impedisce inoltre che il risentimento finisca per danneggiarci. Il paragrafo avverte che, se non siamo disposti a farlo, potremmo diventare arrabbiati, amareggiati e soli. Non si tratta di negare che qualcosa ci abbia ferito, ma di decidere come reagire. Ricordare la nostra imperfezione e l’esempio di Geova può aiutarci a smettere di alimentare la rabbia e a dare più importanza alla pace e all’amore.

15. Perché dovremmo essere generosi con i nostri amici?

Risposta 1: Perché la generosità ci aiuta ad avere amicizie strette. Il paragrafo chiarisce che condividere non significa solo dare cose materiali; include anche il nostro tempo e la nostra attenzione. Questo permette a tutti di dimostrare questa qualità. Anche se non abbiamo molte risorse, possiamo ascoltare con pazienza e dedicare del tempo a un amico. Queste azioni gli mostrano che gli vogliamo bene e che siamo disposti a fargli spazio nella nostra vita.

Proverbi 11:25 — La persona generosa prospererà, e chi ristora altri sarà lui stesso ristorato.

Risposta 2: Il proverbio mette in risalto che la generosità fa bene anche a chi la dimostra. Quando dedichiamo tempo e attenzione ai nostri amici, contribuiamo a creare una relazione in cui entrambi possiamo ricevere incoraggiamento. Non diamo per esigere qualcosa in cambio, ma perché ci interessa il loro benessere. Questa disponibilità a confortare gli altri è un’ottima base per coltivare amicizie strette e durature.

Risposta 3: Dobbiamo essere generosi perché anche i piccoli gesti possono rafforzare un’amicizia. Il paragrafo menziona invitare qualcuno a mangiare, offrire un passaggio o ascoltare con pazienza. Non tutti potremo fare le stesse cose, ma possiamo cercare un modo per condividere quello che abbiamo. Questo ci aiuta a non rimandare la generosità finché non saremo in grado di fare qualcosa di grande. Un gesto semplice può esprimere molto chiaramente che il nostro amico ci sta a cuore.

Risposta 4: Ascoltare con pazienza è una forma di generosità che il paragrafo mette in risalto. A volte possiamo offrire a un amico qualcosa di cui ha molto bisogno: la nostra attenzione. A questo scopo non basta essere lì; dobbiamo essere disposti a dedicargli tempo e a interessarci di quello che dice. Se vogliamo avere amicizie profonde, non possiamo riservare tutta la nostra attenzione a noi stessi. Condividerla è un modo pratico per dimostrare affetto e rafforzare la relazione.

16. Perché i veri amici hanno così tanto valore?

Risposta 1: I veri amici hanno molto valore perché ci rendono più felici e ci aiutano a continuare a servire fedelmente Geova. Il loro valore non si limita ai momenti piacevoli che trascorriamo insieme. Possono anche rafforzarci quando siamo scoraggiati e starci vicino nei momenti difficili. Il paragrafo ci ricorda che abbiamo bisogno di questo tipo di sostegno. Perciò, prenderci cura delle nostre amicizie richiede tempo e attenzione, non solo quando abbiamo energie da vendere.

Proverbi 17:17 — Il vero amico ama in ogni circostanza e si dimostra un fratello nei momenti difficili.

Risposta 2: Questo proverbio mette in risalto la costanza del vero amico. Il suo affetto non scompare quando arrivano le difficoltà; proprio allora il suo sostegno è molto prezioso. Questo ci aiuta ad apprezzare chi rimane al nostro fianco quando non stiamo bene. Ci invita anche a essere quel tipo di amici: persone su cui gli altri possano contare, non solo compagni con cui passare momenti piacevoli.

Risposta 3: Il caso di Paolo mostra quanto bene possa fare la presenza di un amico. Secondo il racconto citato nel paragrafo, Paolo stava affrontando sofferenze e paure, e ricevette conforto quando arrivò Tito. Questo ci ricorda che la nostra compagnia può essere molto preziosa per qualcuno che è scoraggiato. Non dovremmo minimizzare il sostegno che possiamo dare semplicemente stando vicino a un fratello e mostrando sincero interesse per lui.

Risposta 4: Gli amici che amano Geova sono particolarmente preziosi perché il loro sostegno ci fa bene anche spiritualmente. Possono aiutarci ad andare avanti nel servizio che rendiamo a lui e confortarci quando attraversiamo una difficoltà. Quindi una buona amicizia non è solo qualcosa di piacevole che aggiungiamo alla nostra vita; soddisfa un bisogno. Tenere presente questo valore ci motiva a prenderci cura dei nostri amici e a essere riconoscenti per il bene che ci fanno.

17. Perché siamo sicuri di poter avere amicizie che durano per sempre? (Vedi il riquadro “Hanno stretto amicizie per tutta la vita”.)

Risposta 1: Siamo sicuri di poterlo fare perché Geova ci ha dato la capacità di stringere e mantenere amicizie, e chi lo ama può continuare a essere suo amico per sempre. Il paragrafo si conclude con questa prospettiva molto incoraggiante. Non presenta l’amicizia come qualcosa che dipenda solo dall’avere una personalità socievole. Con l’aiuto di Geova possiamo superare gli ostacoli, mettere in pratica i suoi consigli e prenderci cura di relazioni che possono durare per sempre.

Risposta 2: La nostra sicurezza è legata al fatto che continuiamo a impegnarci. Il paragrafo ci incoraggia a ricordare i suggerimenti pratici e a non arrenderci davanti a ciò che rende difficile fare amicizia. Se dobbiamo migliorare in lealtà, gratitudine, affetto, perdono o generosità, possiamo continuare a lavorarci. Geova ci ha dato la capacità di coltivare queste relazioni, e condividere l’amore per lui ci offre una preziosa base per mantenere amicizie durature.

Risposta 3: Mi piace che il paragrafo non si concentri solo sul fare nuove amicizie. Ci ricorda anche che dobbiamo prenderci cura delle amicizie che abbiamo già. Se desideriamo che una relazione duri, dobbiamo continuare a dedicarle attenzione e affetto. Pensare che chi ama Geova può essere amico per sempre ci dà un motivo in più per apprezzare queste amicizie fin da ora e non permettere che la trascuratezza le indebolisca.

Quali sono alcuni ostacoli che ci impediscono di fare amicizia, e come possiamo superarli?

Risposta 1: Un ostacolo è concentrarci troppo su noi stessi. Lo superiamo interessandoci sinceramente del benessere dei fratelli. Un altro ostacolo è l’isolamento, che può essere fisico o emotivo. Per questo dobbiamo cercare occasioni per stare insieme di persona e imparare a condividere i nostri sentimenti con qualcuno di fiducia. Non si tratta di raccontare tutto o di essere sempre in compagnia, ma di evitare abitudini che ci rendano chiusi all’amicizia.

Risposta 2: La timidezza può trattenerci, soprattutto se ci preoccupa molto quello che gli altri pensano di noi. Possiamo chiedere aiuto a Geova e fare passi semplici, come sorridere, salutare e ascoltare con attenzione. L’articolo ci incoraggia anche a concentrarci sull’amore che proviamo per i fratelli. Così, invece di preoccuparci solo del nostro disagio, penseremo a come far sentire a proprio agio la persona alla quale ci avviciniamo.

Proverbi 11:25 — La persona generosa prospererà, e chi ristora altri sarà lui stesso ristorato.

Risposta 3: La stanchezza può farci sentire di non avere le energie per coltivare amicizie. Questo proverbio ci ricorda che incoraggiare altri può anche confortare noi. Abbiamo bisogno di riposare, ma non vogliamo dimenticare che i veri amici possono rafforzarci. Perciò è bene trovare un equilibrio tra il tempo da soli e lo stare con gli altri, invece di pensare che frequentare qualcuno ci lascerà sempre più stanchi.

Risposta 4: Può anche limitarci pensare di poter essere amici solo di persone della nostra stessa età, cultura o con i nostri stessi gusti. Superiamo questo ostacolo ampliando la nostra cerchia e dando più importanza alle qualità spirituali. Paolo e Timoteo erano diversi, ma ebbero un’amicizia stretta. Il loro esempio ci incoraggia a conoscere meglio i fratelli prima di concludere che abbiamo poco in comune o che non c’è nessuno con cui possiamo stringere amicizia.

Quali sono alcuni suggerimenti per fare e mantenere amicizie?

Risposta 1: L’articolo mette in risalto cinque suggerimenti: essere leali, essere riconoscenti, esprimere affetto, perdonare ed essere generosi. Tutti ci aiutano a comportarci come l’amico che vorremmo avere. Possiamo dimostrare lealtà essendo presenti nei momenti difficili; gratitudine, ringraziando per l’aiuto; e affetto, esprimendo ciò che apprezziamo della persona. Inoltre, dobbiamo perdonare i suoi errori e condividere con lei il nostro tempo e la nostra attenzione.

Proverbi 17:9 — Chi perdona la trasgressione cerca amore, ma chi torna sempre sulla stessa questione divide i buoni amici.

Risposta 2: Un suggerimento essenziale è perdonare. Questo proverbio spiega che tornare continuamente su un’offesa può dividere buoni amici. Dal momento che siamo tutti imperfetti, non possiamo aspettarci una relazione in cui non si commettano mai errori. Se diamo valore all’amicizia, cercheremo di promuovere la pace ed eviteremo che uno sbaglio continui a diventare motivo di rimprovero.

Risposta 3: Possiamo rafforzare le amicizie rendendo evidente il nostro apprezzamento. Questo include ringraziare, esprimere affetto ed elogiare le buone qualità dei nostri amici. Non vogliamo dare per scontato che, siccome ci conosciamo da tempo, non abbiano più bisogno di sentire queste parole. L’esempio di Geova e di Gesù ci insegna che esprimere amore ha grande valore. Le nostre sincere espressioni di gratitudine e affetto possono contribuire a far crescere l’amore tra noi.

Risposta 4: La lealtà e la generosità trasformano il nostro affetto in sostegno pratico. Siamo leali quando proteggiamo la reputazione dei nostri amici e rimaniamo al loro fianco nelle difficoltà. Siamo generosi quando condividiamo risorse, tempo e attenzione. Non serve sempre qualcosa di grande: offrire un passaggio, invitare qualcuno a mangiare o ascoltare con pazienza può rafforzare la relazione. L’importante è che i nostri amici percepiscano che il loro benessere ci sta davvero a cuore.

Come trattano Geova e Gesù i loro amici, e cosa ci insegna questo?

Risposta 1: Geova tratta i suoi amici con amore leale e non li abbandona perché sono imperfetti. Anche Gesù dimostrò un amore costante per i suoi discepoli. Questo ci insegna che l’amicizia non dovrebbe dipendere dal fatto che l’altra persona non sbagli mai o che tutto sia sempre facile. Possiamo imitarli rimanendo al fianco dei nostri amici, mostrando loro affetto ed essendo disposti a perdonare quando qualcosa ci ferisce.

Proverbi 17:17 — Il vero amico ama in ogni circostanza e si dimostra un fratello nei momenti difficili.

Risposta 2: L’amicizia costante descritta da questo proverbio è in armonia con l’esempio di Geova e Gesù. Loro mostrano amore e sostegno e non si disinteressano dei loro amici quando soffrono. Impariamo che anche noi dobbiamo essere presenti nelle difficoltà. Per prendersi cura di un’amicizia non basta divertirsi insieme; dobbiamo interessarci al dolore dell’altro e offrirgli conforto quando ne ha bisogno.

Risposta 3: Geova e Gesù esprimono il loro affetto, non lo tengono nascosto. Geova fece sapere a Gesù quanto lo amava, e Gesù dimostrò affetto e sensibilità verso i suoi amici. Questo ci insegna a non dare per scontato che gli altri sappiano già cosa proviamo. Possiamo dire loro che gli vogliamo bene, mettere in risalto le loro buone qualità e mostrare interesse per le loro emozioni. Queste espressioni sincere contribuiscono a rendere più forte l’amicizia.

Risposta 4: Geova si interessa dello stato d’animo dei suoi amici e dà loro conforto. L’articolo ricorda come Paolo fu confortato dalla presenza di Tito. Anche Gesù dimostrò sensibilità verso la sofferenza di coloro a cui voleva bene. Possiamo imitarli essendo disposti a dedicare tempo e attenzione ai nostri amici. A volte la nostra compagnia sarà un aiuto importante. In questo modo dimostriamo che il nostro affetto non si limita alle parole, ma ci spinge ad agire.

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