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Studio biblico di congregazione per la settimana dal 21 al 27 dicembre 2026

Studio biblico di congregazione per la settimana dal 21 al 27 dicembre 2026

Capitolo 22: Ebbe bisogno di coraggio per rimanere leale

In quali modi Gionatan dimostrò coraggio?

Commento 1: Gionatan dimostrò coraggio quando attaccò un avamposto filisteo accompagnato soltanto dal suo scudiero. Dovevano salire su un terreno roccioso e ripido per affrontare soldati nemici. Ma non si concentrò solo sulla differenza numerica. Era convinto che Geova potesse salvare il suo popolo con molti uomini o con pochi. Con l’aiuto di Geova sconfissero circa venti soldati. Il suo coraggio non si basava semplicemente sulla sua abilità di guerriero, ma sulla sua fiducia in Dio.

Commento 2: Fu coraggioso anche quando difese Davide davanti a Sàul. Non contraddiceva una persona qualunque, ma suo padre, che inoltre era il re e un potente guerriero. Tuttavia spiegò che Davide era innocente e aveva fatto molto bene a Israele. In un’altra occasione Sàul cercò perfino di ucciderlo con una lancia. Gionatan non permise che quel pericolo lo spingesse ad abbandonare il suo amico. Per lui fare ciò che era giusto davanti a Geova era più importante che evitare la disapprovazione di suo padre.

Commento 3: Una forma di coraggio meno evidente fu accettare che il re successivo sarebbe stato Davide e non lui. Essendo figlio di Sàul, Gionatan avrebbe potuto considerare Davide un rivale. Inoltre suo padre cercò di convincerlo che Davide minacciava il suo futuro. Gionatan invece sostenne l’uomo scelto da Geova. Questo mostra che il coraggio serve anche per rinunciare a un vantaggio personale e mantenere una decisione giusta quando qualcuno a noi vicino ci fa pressione perché la pensiamo diversamente.

Commento 4: Gionatan prese l’iniziativa di andare da Davide quando viveva nascosto a causa di Sàul. Non si limitò a volergli bene da lontano. Andò a trovarlo e lo aiutò a rafforzare la sua fiducia in Geova, ricordandogli che sarebbe diventato re, proprio come Dio aveva stabilito. Questo mi insegna che essere coraggiosi non significa sempre affrontare qualcuno. A volte significa avvicinarsi a una persona che sta vivendo una situazione difficile e darle l’aiuto spirituale di cui ha bisogno.

1. Chi erano i filistei? (w95 1/2 31).

Amos 9:7 — Voi, popolo d’Israele, non siete per me come i figli dei cusciti?’, dichiara Geova. ‘Non feci uscire Israele dal paese d’Egitto, i filistei da Creta e la Siria da Chir?’

Commento 1: Amos collega l’origine dei filistei a Creta. Erano un antico popolo che si stabilì sulla costa sudoccidentale di Canaan, in una regione che venne chiamata Filistea. Quindi, quando leggiamo di loro, non abbiamo a che fare con un gruppo immaginario né con una minaccia priva di una precisa collocazione. Avevano il loro territorio e le loro città. Conoscere questo contesto ci aiuta a capire perché compaiano così spesso nei racconti d’Israele e in particolare nella storia di Gionatan.

Commento 2: I filistei furono avversari del popolo di Dio per molto tempo. Lo scontro tra Davide e Golia è un esempio noto, ma la loro influenza non si limitò a quell’episodio. Ai giorni di Sàul controllavano la lavorazione dei metalli, tanto che gli israeliti dipendevano da loro per affilare gli attrezzi. Di conseguenza molti israeliti erano privi di spade e lance. Questo particolare ci permette di comprendere meglio la situazione svantaggiata in cui agì Gionatan e la fiducia che dovette avere in Geova.

Commento 3: Tra le loro città importanti c’erano Gaza, Ascalon, Asdod, Gat ed Ècron. Rimasero una presenza potente per secoli, ma con il tempo scomparvero come popolo. È anche utile distinguere gli antichi filistei dai palestinesi dei nostri giorni. La somiglianza tra alcuni nomi non significa che dobbiamo identificare i due popoli.

2. In che modo la parola “pim”, che compare in 1 Samuele 13:21, dimostra che la Bibbia è accurata e degna di fiducia? (w05 15/3 29). A

1 Samuele 13:21 — Farsi affilare vomeri, zappe, tridenti e scuri o farsi aggiustare i pungoli per i buoi costava un pim.

Commento 1: Il versetto usa la parola pim indicando quanto i filistei facevano pagare per affilare certi attrezzi. Per molto tempo non si sapeva che cosa significasse. Nel 1907, però, a Ghezer fu trovato un peso recante quella parola. Si poté così stabilire che il pim era una misura di peso di circa 7,82 grammi, cioè circa due terzi di siclo. Il ritrovamento confermò che il racconto conservava un particolare reale della vita di quell’epoca, anche se i lettori posteriori avevano smesso di comprenderlo.

Commento 2: È interessante che il pim fosse scomparso ed entrato nell’oblio molto tempo prima del periodo in cui alcuni critici sostengono che questi racconti siano stati inventati. Perciò la sua presenza nel Primo libro di Samuele sostiene l’autenticità storica del testo. Non si tratta di una descrizione vaga del passato, ma di una misura concreta usata in una transazione quotidiana. Un piccolo particolare può fornire informazioni importanti sull’accuratezza di un racconto, e questo è un buon esempio.

Commento 3: Questo mi insegna a non confondere un dato che ancora non capisco con un errore della Bibbia. La parola pim era nel testo prima che venisse trovato il peso che permise di comprenderla. Questo mi incoraggia a fare ricerche con pazienza quando un’espressione biblica mi sembra difficile. Non significa che l’archeologia abbia spiegato ogni particolare, ma che la mancanza di informazioni può essere risolta col tempo. In questo caso la scoperta rafforzò la fiducia nell’accuratezza del racconto.

3. Perché per Gionatan potrebbe essere stato difficile attraversare la gola di Micmas, e cosa dovette aiutarlo a farlo? (it “Micmás, Micmash” par. 4). B

Commento 1: Il terreno era un grande ostacolo. Se quella gola corrisponde al Wadi Suweinit, c’erano rocce quasi verticali e pendii rocciosi molto ripidi. Per chi non conosceva la zona, trovare un passaggio tra tanti rilievi e massi sarebbe stato molto difficile. Gionatan non doveva solo affrontare il nemico; prima doveva superare una salita estenuante.

Commento 2: Dovette aiutarlo conoscere bene la regione. Gionatan era cresciuto nel territorio di Beniamino e aveva avuto l’opportunità di familiarizzarsi con i dintorni di Micmas e Gheba. La sua fiducia in Geova quindi non escludeva l’uso delle conoscenze che aveva del terreno. Questo particolare è pratico: confidare in Dio non significa disprezzare la preparazione o l’esperienza. Quando abbiamo una responsabilità difficile, possiamo fare affidamento su Geova e allo stesso tempo usare con attenzione le conoscenze e le risorse a nostra disposizione.

1 Samuele 14:1-7 — Un giorno Gionatan, il figlio di Sàul, disse al servitore che gli portava le armi: “Vieni, andiamo verso l’avamposto filisteo che sta dall’altra parte”. Ma a suo padre non disse nulla. Sàul stava ai confini di Ghibèa, sotto il melograno che si trova a Migròn, e con lui c’erano circa 600 uomini. (A portare l’efod era Ahìa, figlio di Ahitùb, fratello di Icabòd, figlio di Fìneas, figlio di Eli, sacerdote di Geova a Silo.) E i soldati non sapevano che Gionatan era andato via. Ora uno dei passaggi attraverso i quali Gionatan cercava di raggiungere l’avamposto filisteo aveva una roccia appuntita da una parte e una dall’altra, chiamate Bozèz e Sene. Una era rivolta a nord, verso Mìcmas, mentre l’altra a sud, verso Gheba. Gionatan disse dunque al suo scudiero: “Vieni, andiamo verso l’avamposto di questi incirconcisi. Forse Geova interverrà in nostro favore, perché niente può impedire a Geova di salvare, con molti o con pochi”. Lo scudiero gli rispose: “Fa’ ciò che ritieni giusto nel tuo cuore. Va’ dove desideri. Ovunque deciderai di andare, io verrò con te”.

Commento 3: Oltre a conoscere il terreno, Gionatan aveva una ferma fiducia nella potenza di Geova. Il racconto menziona le due rocce che rendevano difficile il passaggio, ma riporta anche la convinzione di Gionatan che Dio non dipendesse dal numero dei combattenti per salvare. Il suo scudiero fu disposto ad accompagnarlo. Vediamo così insieme gli ostacoli e ciò che lo aiutò ad andare avanti: la fede in Geova e il sostegno di un compagno deciso. Non era semplicemente un uomo che confidava nella propria forza.

4. In che modo Davide mantenne la promessa di prendersi cura della famiglia di Gionatan? (it “Mefibòset” n. 2 par. 1).

Commento 1: Davide prese l’iniziativa di informarsi se fosse rimasto qualche familiare di Gionatan al quale mostrare amore leale. Quando seppe che Mefibòset era vivo e risiedeva a Lo-Debàr, mandò a cercarlo. Mi colpisce che non aspettò che il figlio del suo amico venisse a chiedergli aiuto. Ricordò il suo impegno e cercò il modo di mantenerlo. Il suo esempio mostra che una promessa sincera non dovrebbe rimanere solo un bel ricordo; ci spinge ad agire quando arriva il momento di fare ciò che abbiamo detto.

2 Samuele 4:4 — Gionatan, figlio di Sàul, aveva un figlio con una menomazione ai piedi. Questi aveva cinque anni quando da Izreèl era giunta la notizia della morte di Sàul e Gionatan; la sua balia lo aveva preso in braccio ed era fuggita ma, mentre correva presa dal panico, il bambino era caduto ed era rimasto menomato. Il suo nome era Mefibòset.

Commento 2: Questo passo spiega che Mefibòset aveva una menomazione a entrambi i piedi da quando aveva cinque anni, lo stesso giorno in cui era giunta la notizia della morte di suo padre e di suo nonno. Davide mostrò bontà a una persona che aveva sofferto fin da piccola. Non smise di mantenere la promessa perché Gionatan non era più vivo per ricordargliela. Fece portare Mefibòset a Gerusalemme e si prese cura di lui. Questo ci aiuta a vedere che il suo amore leale includeva un sincero interesse per le circostanze della famiglia del suo amico.

Commento 3: L’aiuto di Davide fu concreto e duraturo. Restituì a Mefibòset i terreni di Sàul, dispose che Ziba e quelli della sua casa lo servissero e gli permise di mangiare continuamente alla tavola del re. Non fu un dono isolato per considerare concluso un obbligo. Mefibòset andò a vivere a Gerusalemme e ricevette attenzione da quel momento in poi. Questo mi insegna che prendersi cura di qualcuno significa pensare sia ai suoi bisogni materiali sia al trattamento dignitoso e alla compagnia che possiamo offrirgli.

Gionatan era leale a suo padre, ma mise al di sopra di tutto la sua lealtà a Geova. In quali situazioni simili potrebbe essere messa alla prova la nostra lealtà a Geova? C

Commento 1: Una situazione potrebbe verificarsi quando un familiare si aspetta che partecipiamo a una pratica religiosa che non è in armonia con l’adorazione di Geova. L’illustrazione presenta una sorella il cui marito si trova davanti a un altare buddista. Lei può amare e rispettare suo marito senza partecipare alla sua adorazione. Anche Gionatan dovette distinguere tra l’affetto per suo padre e l’ubbidienza a Dio. Il suo esempio ci aiuta a mantenere una posizione ferma senza trasformare una differenza religiosa in mancanza di rispetto verso la famiglia.

Commento 2: La nostra lealtà potrebbe essere messa alla prova se una persona molto vicina volesse che sostenessimo il suo trattamento ingiusto verso qualcuno. Sàul si aspettava che Gionatan condividesse il suo rifiuto di Davide, ma Gionatan non adottò né la sua gelosia né il suo odio. Nemmeno noi dovremmo considerare qualcuno un nemico solo perché un familiare o un amico è arrabbiato con lui. Prima di schierarci, dobbiamo pensare a ciò che è giusto davanti a Geova. L’affetto per una persona non ci obbliga ad approvare tutto ciò che dice o fa.

Commento 3: Può anche essere difficile rimanere leali quando temiamo di perdere l’approvazione di qualcuno a cui vogliamo molto bene. Sàul fece sentire a Gionatan che sostenere Davide era andare contro la sua famiglia e il suo stesso futuro. Nonostante ciò, Gionatan non cambiò posizione. Se ci troviamo davanti a una pressione simile, il suo esempio ci ricorda che possiamo continuare a mostrare affetto senza cedere nella nostra ubbidienza a Geova. La fermezza non significa che l’affetto sia scomparso; significa che abbiamo chiaro quale lealtà deve occupare il primo posto.

… l’amicizia?

Commento 1: L’amicizia tra Gionatan e Davide dimostra che una grande differenza d’età non impedisce a due persone di volersi profondamente bene. Gionatan aveva circa cinquant’anni e Davide era circa trent’anni più giovane. Tuttavia riconobbero ciò che avevano in comune e formarono un’amicizia molto forte. Questo mi incoraggia a non cercare amici solo tra quelli della mia età. Nella congregazione posso trovare fratelli più grandi o più giovani il cui amore per Geova mi aiuti molto e ai quali anch’io possa dare incoraggiamento.

Commento 2: Un buon amico ci aiuta ad avere più fiducia in Geova. Quando Gionatan visitò Davide mentre era nascosto, non si limitò a fargli compagnia. Lo incoraggiò ricordandogli il futuro che Geova aveva stabilito per lui. Questo è un buon criterio per esaminare le nostre amicizie e anche il tipo di amico che siamo. Possiamo ascoltare con affetto chi è preoccupato e aiutarlo a ricordare i motivi per confidare in Dio. Così il nostro sostegno non si limita ad alleviare per un momento la sua tristezza.

Commento 3: La vera amicizia non considera il successo dell’altro una minaccia. Quando Davide sconfisse Golia, Gionatan non reagì con gelosia, ma gli regalò la sua armatura e il suo arco. In seguito continuò a sostenerlo anche sapendo che Davide sarebbe diventato re. Questo mi fa pensare a come reagisco quando un amico riceve una responsabilità o fa qualcosa molto bene. Se lo congratulo di cuore e lo aiuto, dimostro che mi importa del suo benessere. Un’amicizia sana lascia spazio alla gioia per le cose belle che accadono all’altro.

… l’umiltà?

Commento 1: Gionatan fu umile perché accettò che Geova avesse scelto Davide come re successivo. Non pensò che essere figlio di Sàul gli desse il diritto di opporsi a quella decisione. Espresse persino la disponibilità a occupare un posto dopo Davide. Il suo atteggiamento ci insegna che l’umiltà si vede soprattutto quando i nostri desideri non coincidono con la responsabilità che riceviamo. Possiamo riconoscere il bene che fanno altri e sostenerli, senza pensare che il loro incarico o la loro capacità diminuiscano il nostro valore come servitori di Geova.

Commento 2: Fu umile anche nel riconoscere le qualità di una persona molto più giovane. Gionatan aveva già esperienza come guerriero quando Davide sconfisse Golia. Eppure non lo disprezzò per la sua età né sentì il bisogno di dimostrare di essere più importante. Questo atteggiamento può aiutarci quando un fratello giovane ha buone capacità o riceve una responsabilità. Invece di confrontarci, possiamo apprezzare la sua fede e offrirgli sostegno. L’esperienza è più utile quando la mettiamo al servizio degli altri e non quando la usiamo per sentirci superiori.

Commento 3: Gionatan non attribuì una possibile vittoria sui filistei esclusivamente alla propria abilità. Riconobbe che Geova poteva salvare con molti o con pochi. Pur essendo un guerriero coraggioso, sapeva da chi dipendeva. Questo mi insegna che possiamo agire con decisione e nello stesso tempo essere umili. Avere capacità non elimina il bisogno di confidare in Geova.

… la lealtà?

Commento 1: Il racconto insegna che la lealtà verso una persona non consiste nell’approvare tutto ciò che fa. Gionatan era leale a Sàul, ma non lo sostenne quando volle uccidere Davide. Capì che la sua lealtà a Geova doveva essere al di sopra di ogni altra. Questo ci aiuta a evitare un’idea sbagliata dell’amicizia o dell’affetto familiare. Possiamo voler molto bene a qualcuno e, proprio perché rispettiamo ciò che è giusto, rifiutarci di accompagnarlo in una decisione che dispiace a Dio.

Commento 2: La lealtà si dimostra quando mantenere una relazione non è più facile. Gionatan non abbandonò Davide quando Sàul iniziò a perseguitarlo, anche se difenderlo gli causò seri problemi. Lo avvertì del pericolo e continuò a interessarsi di lui. Questo mi fa pensare che non basta essere un buon amico quando tutto va bene. Se un fratello fedele attraversa difficoltà, la nostra lealtà si vedrà nel continuare a trattarlo con affetto e cercare come aiutarlo, invece di allontanarci perché la sua situazione ci mette a disagio.

Commento 3: Davide dimostrò che la lealtà può rimanere anche dopo la morte di un amico. Quando Gionatan morì, non dimenticò il patto che avevano fatto, ma cercò qualcuno della sua famiglia di cui prendersi cura. Mefibòset ricevette i benefici di quell’amicizia. Per me la lezione è che la nostra parola deve continuare ad avere valore anche quando cambiano le circostanze. Non manteniamo un impegno solo perché l’altra persona può esigerlo, ma perché vogliamo essere persone affidabili e mostrare amore leale in modo costante.

In quali altri modi puoi imitare il coraggio di Gionatan?

Commento 1: Posso imitarlo parlando con rispetto quando qualcuno viene trattato ingiustamente. Gionatan non si limitò a pensare che Davide fosse innocente; spiegò a Sàul perché non doveva fargli del male. In modo simile, se sento un commento ingiusto su un fratello, posso evitare di unirmi a quel discorso e, quando è opportuno, indicare con calma ciò che so essere vero. Ci vuole coraggio per non seguire l’opinione del gruppo. Ma Gionatan mostra che difendere ciò che è giusto si può fare con ragioni, non con insulti.

Commento 2: Un altro modo per imitarlo è prendere l’iniziativa di incoraggiare qualcuno. A volte sappiamo che un fratello sta affrontando una prova, ma ci è difficile avvicinarci perché non sappiamo cosa dire. Gionatan andò da Davide e lo aiutò a rafforzare la sua fiducia in Geova. Il suo esempio mi incoraggia a superare questa esitazione. Non devo risolvere tutti i problemi di mio fratello per essergli utile. Posso ascoltarlo con interesse e condividere un pensiero biblico che lo aiuti a continuare a confidare in Geova.

Commento 3: Posso imitare il suo coraggio quando devo fare ciò che è giusto senza avere l’approvazione di tutti. Gionatan aveva il sostegno del suo scudiero, ma per difendere Davide non poteva dipendere dal consenso di suo padre. Questo mi ricorda che la decisione di essere leale a Geova deve essere personale. Il sostegno degli altri è molto prezioso, ma non può essere l’unica ragione per cui ubbidisco a Dio. Devo rafforzare la mia convinzione prima di affrontare una situazione di pressione.

Cosa mi insegna questo racconto su Geova?

Commento 1: Mi insegna che la potenza di Geova non è limitata dalle risorse umane. Gionatan e il suo scudiero erano solo due uomini davanti a un avamposto di soldati nemici, eppure Geova li aiutò a vincere. Gionatan capiva che il numero dei combattenti non determinava ciò che Dio poteva fare. Questo rafforza la mia fiducia quando vedo i miei limiti. Non significa che debba correre rischi inutili o aspettarmi che tutto vada come desidero, ma che non devo misurare la potenza di Geova in base alle mie possibilità.

Commento 2: Il contrasto tra Sàul e Gionatan mi insegna che occupare una posizione importante non sostituisce l’ubbidienza a Geova. Sàul era ancora re, ma si era allontanato da Dio ed era arrivato a ricorrere allo spiritismo. Geova non era più con lui. Gionatan invece mise la sua lealtà a Dio al di sopra della pressione di suo padre. Per me la lezione è molto personale: ciò che conta non è la posizione che una persona occupa, ma la sua disposizione a ubbidire a Geova e rispettare le sue decisioni.

Commento 3: Imparo anche che Geova è un Dio di amore leale. Cercando un familiare di Gionatan da aiutare, Davide espresse il desiderio di dimostrare l’amore leale di Dio. Ciò che fece per Mefibòset ci permette di vedere un modo concreto per riflettere questa qualità divina. Non si trattò solo di provare compassione, ma di offrire aiuto e continuare a offrirlo. Questo mi incoraggia a pensare a come il mio modo di trattare gli altri possa riflettere meglio l’amore leale di Geova, soprattutto quando hanno bisogno di attenzioni continuative.

In che modo questo racconto si collega al proposito di Geova e al tema principale della Bibbia?

Commento 1: Il racconto mette in risalto il diritto di Geova di decidere chi avrebbe governato il suo popolo. Sàul voleva che suo figlio mantenesse la possibilità di regnare, ma Geova aveva scelto Davide. Gionatan rispettò quella scelta anche se riguardava direttamente il suo futuro. La sua storia ci aiuta a riflettere sulla sovranità di Geova: non basta riconoscere che Dio ha autorità; dobbiamo anche accettare le sue decisioni quando non coincidono con le nostre preferenze. Gionatan dimostrò con i fatti che la volontà di Geova era al di sopra dei suoi interessi personali.

Commento 2: Vediamo anche che l’opposizione di Sàul non impedì a Davide di diventare re. Per un certo periodo Davide dovette vivere da fuggiasco, e le circostanze potevano sembrare contrarie a ciò che Geova aveva stabilito. Gionatan però continuò a confidare nel fatto che il suo amico avrebbe regnato, e il capitolo mostra che alla fine arrivò al trono. Questo ci aiuta a distinguere tra una difficoltà temporanea e il risultato del proposito di Geova. L’opposizione umana può causare sofferenza, ma non rende inutile la fiducia in Dio.

Commento 3: La condotta di Gionatan mostra cosa significa sostenere l’autorità di Geova nella vita quotidiana. Non lo fece solo a parole: sostenne il re scelto da Dio e rifiutò la pressione di agire contro di lui. Il racconto collega così una questione importante come la sovranità di Geova a decisioni personali riguardanti famiglia, amicizia e futuro. Mi aiuta a capire che la mia lealtà a Dio si dimostra con scelte concrete, specialmente quando ubbidirgli significa rinunciare a qualcosa che potrebbe portarmi beneficio.

Cosa mi piacerebbe chiedere a Gionatan quando risusciterà?

Commento 1: Vorrei chiedergli come rafforzò la sua fiducia in Geova prima dello scontro con i filistei. Il racconto ci permette di vedere una fede molto forte quando parlò con il suo scudiero, ma sarebbe bello ascoltare da lui quali esperienze lo avevano aiutato a svilupparla. Non sappiamo quali particolari ci racconterebbe. Nel frattempo il suo esempio mi incoraggia a non aspettare una grande prova per coltivare la fiducia in Dio.

Commento 2: Gli chiederei come riuscì a continuare a trattare suo padre con lealtà senza cedere alla pressione di fare del male a Davide. Il racconto chiarisce che fu una situazione molto dolorosa e che Sàul tentò perfino di ucciderlo. Mi piacerebbe sapere come visse quei momenti e cosa lo aiutò a mantenere le sue priorità. Non per cercare una risposta che oggi la Bibbia non dà, ma per conoscere meglio un uomo che mostrò tanto coraggio in una situazione familiare particolarmente difficile.

Commento 3: Vorrei chiedergli quali ricordi della sua amicizia con Davide apprezza di più. Conosciamo i suoi doni, il patto che fecero e quella visita in cui rafforzò la fiducia del suo amico in Geova. Sarebbe però molto bello ascoltare come ricorda lui quei momenti. Vorrei anche parlare con lui delle cure che Davide prestò in seguito a Mefibòset. Pensare a queste conversazioni rende più vicina la speranza della risurrezione e mi incoraggia fin d’ora a dare valore alle amicizie basate sull’amore per Geova.

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