Mantieni “lo sguardo fisso sulle cose che non si vedono”
1, 2. Perché i cristiani del primo secolo dovevano tenere lo sguardo fisso su cose che non potevano vedere? (2 Corinti 4:18).
2 Corinti 4:18 — mentre rivolgiamo lo sguardo non alle cose che si vedono, ma alle cose che non si vedono, perché le cose che si vedono sono temporanee, ma le cose che non si vedono sono eterne.
Risposta 1: Perché stavano affrontando molte difficoltà e avevano bisogno di ricordare che non sarebbero durate per sempre. Paolo li aiutò a confrontare i loro problemi temporanei con la speranza eterna che avevano. Concentrarsi su quella speranza non significava ignorare ciò che soffrivano, ma vederlo in modo equilibrato. Così potevano andare avanti senza permettere alle avversità di occupare tutta la loro attenzione.
Risposta 2: Quei cristiani avevano bisogno di forza per sopportare l’opposizione. Il paragrafo menziona che erano perplessi, oppressi e perseguitati. Se avessero pensato solo a quelle circostanze, avrebbero potuto scoraggiarsi molto. Perciò Paolo li incoraggiò a concentrarsi sulle promesse di Geova. La loro speranza dava loro un motivo per perseverare, anche se i problemi non scomparivano subito. Anche noi possiamo ricordare ciò che Geova promette quando una difficoltà sembra occupare tutti i nostri pensieri.
Risposta 3: Tenere lo sguardo fisso sulla loro speranza li aiutava anche a prendere buone decisioni. Quando si è sotto pressione, si può essere portati a decidere pensando solo al sollievo immediato. Ma quei cristiani dovevano agire in un modo che dimostrasse fiducia in Geova. Tenendo presenti le sue promesse, potevano guardare oltre il problema del momento. Così la loro fede si sarebbe riflessa non solo in ciò che speravano, ma anche in ciò che facevano.
Risposta 4: Anche se non potevano ancora vedere realizzata la loro speranza, avevano solide ragioni per confidare in essa. Non si trattava di distogliere la mente dalla realtà, ma di ricordare che i problemi presenti non erano tutta la realtà. C’erano anche le promesse di Geova. Tenerle bene a mente permetteva loro di sopportare meglio e di orientare le proprie decisioni. Lo stesso punto di vista ci aiuta a non valutare il nostro futuro solo in base a quanto è difficile la giornata di oggi.
3. Perché è così importante tenere lo sguardo fisso sul nuovo mondo?
Salmi 37:10-11 — Ancora un po’ e i malvagi non ci saranno più; guarderai verso il luogo in cui erano, e non li troverai. Ma i mansueti erediteranno la terra e proveranno immensa gioia nell’abbondanza di pace. [zàin]
Risposta 1: Perché Geova promette un futuro molto diverso dalle difficoltà che vediamo oggi. Questo salmo ci aiuta a pensare alla pace di cui godranno i mansueti, non solo ai problemi attuali. Se teniamo presente questa promessa, ricorderemo che la sofferenza ha un limite. Questo ci permette di affrontare ogni giorno con speranza, anche se stiamo ancora vivendo circostanze dolorose.
Risposta 2: È importante perché i problemi quotidiani possono assorbire tutta la nostra attenzione. A volte non è una sola difficoltà, ma l’accumularsi di molte difficoltà, a sfinirci. Pensare al nuovo mondo ci aiuta a recuperare una prospettiva equilibrata: ciò che soffriamo ora è reale, ma non sarà permanente. Geova ha promesso qualcosa di migliore. Ricordarlo evita che finiamo per vedere la nostra vita solo attraverso le preoccupazioni che abbiamo in questo momento.
Risposta 3: Tenere lo sguardo fisso sul nuovo mondo ci ricorda che le nostre difficoltà sono temporanee, per quanto dure possano essere. Questo non ne riduce l’importanza né significa che non ci facciano soffrire. Piuttosto, ci permette di confrontarle con tutto ciò che Geova promette per il futuro. Quando una prova sembra interminabile, possiamo fermarci a pensare a quella speranza. In questo modo impediamo che la sofferenza presente ci faccia perdere di vista la vita che ci attende.
Risposta 4: La nostra situazione assomiglia a quella dei cristiani del primo secolo: anche noi viviamo in tempi difficili e dobbiamo fare attenzione a ciò su cui concentriamo la mente. I problemi si presentano da soli, ma mantenere viva la speranza richiede che pensiamo a essa. Perciò è utile tornare più volte alle promesse di Geova. Non possiamo evitare tutte le preoccupazioni, ma possiamo fare in modo che non spostino dalla nostra mente il nuovo mondo.
4. Quale esempio ci aiuta a capire come la fede influisce sulle decisioni che prendiamo ora?
Risposta 1: L’esempio è quello di una donna incinta che aspetta di avere un bambino sano. Pensa alla gioia di diventare madre, ma prende anche decisioni per proteggere la propria salute e quella del bambino. In modo simile, la nostra speranza di vivere nel nuovo mondo non dovrebbe limitarsi a immaginare un futuro felice. Se confidiamo davvero nelle promesse di Geova, questa fiducia influirà sul modo in cui usiamo la nostra vita ora.
Risposta 2: Una futura madre non aspetta che nasca il bambino per cominciare a prendersene cura. L’attesa di averlo influenza già le sue decisioni presenti. Questo particolare aiuta a capire come funziona la fede: anche se il nuovo mondo non è ancora arrivato, la nostra fiducia in esso può guidare ciò che facciamo oggi. Non dobbiamo vedere adempiute le promesse per agire in armonia con esse. Possiamo dimostrare fin d’ora che quel futuro è reale per noi.
Risposta 3: L’esempio della donna incinta mette in risalto la differenza tra desiderare qualcosa e agire in armonia con quel desiderio. Lei non pensa soltanto a quanto sarà felice; si prende anche cura della propria salute e di quella del bambino. Possiamo chiederci se la nostra speranza produce un effetto simile. Dalle nostre decisioni si nota che desideriamo vivere nel nuovo mondo? Una fede forte si manifesta nelle azioni, non solo nei sentimenti che proviamo pensando al futuro.
Risposta 4: Trovo utile che l’esempio colleghi una speranza futura alle decisioni della vita quotidiana. La donna incinta ha un motivo molto concreto per prendersi cura di sé: pensa al suo bambino. Anche noi abbiamo un motivo potente per scegliere bene come usare la nostra vita: speriamo di vivere per sempre nel nuovo mondo. Questa speranza non ci consola solo quando sorgono problemi. Ci aiuta anche a decidere cosa merita la nostra attenzione e quale posto dovrebbero occupare le diverse attività.
5, 6. a) Cosa promise Geova ad Abraamo?
Genesi 12:2 — Farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome, e tu sarai una benedizione.
Risposta 1: Geova gli promise che da lui sarebbe venuta una grande nazione. Era una promessa straordinaria perché Abraamo e Sara erano avanti negli anni e non avevano figli. Per confidare nel suo adempimento, dovevano guardare oltre le loro circostanze. La loro speranza non si basava su ciò che sembrava possibile dal punto di vista umano, ma sulla fiducia che riponevano in Geova.
Risposta 2: La promessa includeva che Abraamo avrebbe avuto moltissimi discendenti e che da lui sarebbero venute nazioni e re. Geova gli stava parlando di un futuro che Abraamo non poteva ancora vedere. In quel momento non aveva nemmeno un figlio da Sara, ma Dio gli descriveva una numerosa discendenza. Questo ci aiuta a capire perché aveva bisogno di una fede solida: doveva confidare nella parola di Geova più che in ciò che vedeva intorno a sé.
Risposta 3: Geova gli assicurò che sarebbe diventato una grande nazione, una promessa che avrebbe cambiato la sua vita. È significativo che l’età di Abraamo e Sara e il fatto che non avessero figli non impedirono loro di confidare in Dio. Per loro quelle circostanze non annullavano ciò che Geova aveva detto. Il loro esempio ci invita a ricordare chi fa la promessa quando ancora non vediamo come si adempirà.
Risposta 4: Oltre ad annunciargli una grande discendenza, Geova promise di benedirlo e di fare di lui una benedizione. Quindi la promessa non si limitava a soddisfare il suo desiderio di avere un figlio. Abraamo poteva confidare che Geova aveva uno scopo per lui e per i suoi discendenti. Anche se non conosceva tutti i dettagli, aveva ragioni per lasciare che quella promessa guidasse la sua vita.
5, 6. b) Come dimostrarono la loro fede Abraamo e Sara? (Genesi 17:1, 2, 6; vedi anche l’immagine).
Genesi 12:1 — E Geova disse ad Abramo: “Esci dal tuo paese e lascia i tuoi parenti e la casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò.
Risposta 1: Dimostrarono la loro fede ubbidendo al comando di Geova di lasciare il loro paese e trasferirsi nel luogo che lui avrebbe indicato. Non si limitarono a dire di confidare nella promessa; presero una decisione che cambiò la loro vita. La loro ubbidienza dimostrava che consideravano sicura la parola di Geova, anche se non potevano ancora vedere come si sarebbe adempiuta.
Risposta 2: Abraamo e Sara agirono prima di vedere adempiuta la promessa di avere una discendenza. Anche se erano avanti negli anni e non avevano figli, non aspettarono che le loro circostanze cambiassero per ubbidire. Questo dimostra che la loro fede non dipendeva dal ricevere prima ciò che era stato promesso. Possiamo imitarli ubbidendo a Geova ora, invece di pensare che lo faremo quando sarà più facile o quando comprenderemo tutti i dettagli del futuro.
Risposta 3: La loro fede si vide dal fatto che furono disposti a lasciare il paese e i parenti per seguire la guida di Geova. Era una decisione concreta, non solo un’espressione di buone intenzioni. Il paragrafo ci aiuta a capire che confidare in Dio può richiedere cambiamenti importanti. Abraamo e Sara accettarono di farli perché davano valore a ciò che lui aveva promesso. Il loro esempio ci incoraggia a permettere che la nostra speranza influisca sulle nostre decisioni.
Risposta 4: L’immagine di Abraamo e Sara accanto alla loro tenda ci aiuta a pensare alla vita che conducevano dopo aver ubbidito a Geova. Non avevano ancora visto tutto ciò che era stato promesso, ma avevano organizzato la loro vita intorno a quella speranza. In questo si vede la loro fede: non era un’idea separata dalla vita quotidiana. Anche noi dimostriamo fiducia nelle promesse di Dio quando le nostre decisioni attuali sono in armonia con esse.
7, 8. Perché Abraamo fu disposto a ubbidire al comando di sacrificare Isacco?
Ebrei 11:19 — Ma lui concluse che Dio era anche capace di risuscitare Isacco dai morti; e da lì lo riebbe, con un significato simbolico.
Risposta 1: Perché era convinto che Geova avrebbe mantenuto la sua promessa tramite Isacco, anche se per farlo fosse stato necessario risuscitarlo. Abraamo non sapeva esattamente come si sarebbe risolta quella situazione, ma confidava nella potenza di Dio. Il suo ragionamento dimostra che aveva una fede molto forte: non permise che la difficoltà di quel comando lo facesse dubitare di ciò che Geova gli aveva già assicurato.
Risposta 2: Abraamo ricordava bene che Geova aveva indicato Isacco come il figlio tramite il quale sarebbe venuta la sua discendenza. Anche se Isacco non aveva ancora figli, Abraamo era certo che quella promessa non sarebbe venuta meno. Per questo fu disposto a ubbidire. La sua fiducia non dipendeva dal capire in anticipo tutti i passaggi. Questo ci insegna a ricordare ciò che sappiamo di Geova e delle sue promesse quando una situazione ci risulta difficile da comprendere.
Risposta 3: La cosa straordinaria è che Abraamo credesse nella possibilità di una risurrezione quando non c’era nessuna prova che qualcuno fosse tornato in vita. La sua fede non si basava sull’aver visto prima un caso simile. Confidava che Geova avesse il potere di mantenere la sua parola. Questo ci aiuta a capire quanto fosse profonda la sua fede: l’assenza di un precedente non lo portò a porre limiti a ciò che Dio poteva fare.
Risposta 4: Fu disposto a ubbidire perché per lui la promessa di Geova era così certa che era come se potesse già vedere i futuri discendenti di Isacco. La sua attenzione non era rivolta soltanto a ciò che stava accadendo in quel momento, ma a ciò che Dio aveva garantito per il futuro. Quella fiducia guidò il suo comportamento. La lezione per noi è che una speranza ben radicata può darci la forza di ubbidire anche in circostanze molto difficili.
Risposta 5: La sua disponibilità a ubbidire dimostrò che confidava pienamente in Geova. Dio lo fermò prima che sacrificasse Isacco, quindi Abraamo non arrivò a togliergli la vita. Tuttavia, con le sue azioni aveva già dimostrato fino a che punto confidasse nella promessa divina. Il racconto mette in evidenza che la sua fede non rimase a parole. Anche per noi è importante che la fiducia in Geova si rifletta nell’ubbidienza, e non solo in ciò che diciamo di credere.
9. a) Com’era la vita degli israeliti quando Mosè era giovane?
Genesi 13:15 — perché tutto il paese che vedi lo darò su base permanente a te e alla tua discendenza.
Risposta 1: Gli israeliti erano schiavi in Egitto, anche se Geova aveva promesso di dare loro il paese di Canaan. C’era un grande contrasto tra ciò che vivevano e ciò che Dio aveva annunciato. Questo contrasto aiuta a capire perché la fede fosse necessaria: la loro situazione presente non mostrava ancora l’adempimento della promessa, ma ciò non significava che Geova l’avesse dimenticata.
Risposta 2: La vita degli israeliti era molto dura perché erano sottoposti alla schiavitù. L’immagine mostra gli egiziani che li colpiscono e Mosè che soffre vedendo quel trattamento. Quindi non si trattava semplicemente di vivere lontano da Canaan; stavano subendo maltrattamenti. Tenere presente quella sofferenza ci aiuta ad apprezzare la decisione che Mosè avrebbe preso in seguito schierandosi dalla parte del popolo di Dio.
Risposta 3: Mentre Mosè conduceva una vita comoda, gli israeliti vivevano come schiavi. Questo contrasto è importante per capire il racconto: identificarsi con loro non avrebbe offerto a Mosè una vita più facile. Tuttavia, la loro situazione difficile non cambiava il fatto che fossero il popolo di Dio. Il suo esempio ci ricorda che i vantaggi materiali non sono la misura di ciò che ha veramente valore.
Risposta 4: Gli israeliti si trovavano in Egitto come schiavi, senza godere del paese che Geova aveva promesso alla discendenza di Abraamo. Dal punto di vista della loro situazione immediata, poteva sembrare difficile capire come quella promessa si sarebbe adempiuta. Il paragrafo prepara così il contrasto tra ciò che si vedeva e ciò che Geova aveva detto. Mosè doveva guardare oltre quelle circostanze per prendere una decisione basata sulla fede.
9. b) E com’era la vita di Mosè?
Atti 7:22 — Così Mosè fu istruito in tutta la sapienza degli egiziani, e diventò potente in parole e in opere.
Risposta 1: Mosè aveva ricevuto un’istruzione eccellente in Egitto e conduceva una vita comoda. La figlia del faraone lo aveva adottato quando era ancora un neonato, perciò le sue circostanze erano molto diverse da quelle degli israeliti schiavizzati. Tuttavia, quei vantaggi non gli fecero smettere di apprezzare la promessa di Geova. Il suo esempio mostra che la comodità non deve necessariamente determinare le nostre priorità.
Risposta 2: A differenza degli altri israeliti, Mosè era cresciuto come figlio adottivo della figlia del faraone. Conduceva una vita comoda ed era stato istruito nella sapienza degli egiziani. Per questo la sua successiva decisione di schierarsi dalla parte del popolo di Dio fu significativa. Non stava cercando di sfuggire a una vita di schiavitù; stava scegliendo ciò che considerava più prezioso dei vantaggi dell’Egitto.
Risposta 3: Mosè godeva di vantaggi che gli israeliti schiavizzati non avevano, ma teneva lo sguardo fisso sulla promessa di Geova. Il paragrafo dice che probabilmente i suoi genitori gliene avevano parlato. È bene mantenere questa sfumatura, perché non viene presentata come una certezza. Ciò che il racconto mette in risalto è che la sua vita comoda e la sua istruzione egiziana non soppiantarono la fiducia che riponeva in ciò che Dio aveva promesso.
Risposta 4: La sua vita era comoda, ma questo non significava che l’Egitto fosse la cosa più importante per lui. Mosè poteva confrontare i vantaggi che aveva davanti agli occhi con il futuro che Geova aveva promesso al suo popolo. Questa differenza tra le sue circostanze e le sue priorità è una lezione utile. Possiamo occuparci dei nostri bisogni e apprezzare ciò che abbiamo senza permettere che la comodità arrivi a pesare più della nostra relazione con Geova.
10. Quale decisione prese Mosè all’età di 40 anni, e perché? (Ebrei 11:24-26; vedi anche l’immagine).
Ebrei 11:24-26 — Per fede Mosè, quando fu adulto, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone e scelse di essere maltrattato con il popolo di Dio invece di godersi i piaceri momentanei del peccato, perché considerava il disonore del Cristo una ricchezza più grande dei tesori dell’Egitto; teneva infatti lo sguardo fisso sulla ricompensa.
Risposta 1: Mosè scelse di schierarsi dalla parte del popolo di Dio anche se questo significava soffrire. La ricompensa promessa da Geova aveva per lui più valore dei vantaggi dell’Egitto. La sua fede determinò le sue priorità.
Risposta 2: All’età di 40 anni Mosè decise di condividere i maltrattamenti subiti dal popolo di Dio invece di continuare a godere dei vantaggi dell’Egitto. Lo fece perché confidava che Geova avrebbe dato agli israeliti il paese di Canaan. Per lui partecipare all’adempimento di quella promessa valeva più della ricchezza o della gloria. La sua decisione mostra che la fede può portarci a scegliere ciò che è giusto anche quando non è la scelta più comoda.
Risposta 3: Mosè non valutò le sue opzioni solo in base a ciò che avrebbe potuto ottenere in quel momento. Pensò alla ricompensa futura e decise di identificarsi con il popolo di Geova. L’immagine ci aiuta a capire che era consapevole di ciò che gli israeliti stavano soffrendo. Nonostante questo, non permise che quella realtà lo allontanasse da loro. Il suo esempio ci spinge a chiederci se le nostre decisioni danno più peso ai vantaggi immediati o a ciò che Geova promette.
Risposta 4: Scelse di stare con il popolo di Dio perché voleva avere parte nell’adempimento della promessa divina. In seguito Geova gli affidò il compito di far uscire gli israeliti dall’Egitto. L’ordine degli avvenimenti è interessante: Mosè aveva già dimostrato la sua fede prendendo quella decisione. Non aspettò di ricevere quell’incarico per dimostrare quali fossero le sue priorità. Anche noi possiamo scegliere ora ciò che piace a Geova, senza sapere ancora quali opportunità di servizio avremo.
11. In che modo altri uomini e donne fedeli del passato dimostrarono che le promesse di Dio erano reali per loro? (Ebrei 11:39, 40).
Ebrei 11:39-40 — Eppure tutti questi, nonostante avessero avuto conferma dell’approvazione di Dio a motivo della loro fede, non ricevettero ciò che era stato loro promesso, perché Dio aveva previsto per noi qualcosa di migliore, affinché essi non fossero resi perfetti senza di noi.
Risposta 1: Lo dimostrarono rimanendo fedeli anche se durante la loro vita non arrivarono a ricevere tutto ciò che era stato promesso. Geova riconobbe la loro fede, e le loro decisioni mostrarono che confidavano in lui. Il loro esempio ci insegna che non dobbiamo vedere l’adempimento di tutte le promesse per ubbidire. Possiamo essere certi che si adempiranno e lasciare che guidino la nostra condotta già da ora.
Risposta 2: Quegli uomini e quelle donne presero decisioni che sostenevano il proposito di Geova. Per loro le promesse di Dio non erano una possibilità lontana senza relazione con la vita quotidiana. Erano così reali che influivano su ciò che erano disposti a fare. Questo ci permette di valutare la nostra fede: non basta dire che crediamo nel nuovo mondo. Vogliamo anche che quella speranza si rifletta nelle nostre priorità e nel modo in cui affrontiamo le difficoltà.
Risposta 3: Mantennero la loro fiducia anche se l’adempimento completo delle promesse sarebbe avvenuto nel futuro. Il paragrafo spiega che lo vedranno quando saranno risuscitati nel nuovo mondo. Quindi la loro fedeltà non dipendeva dal ricevere subito tutti i benefici. Questo particolare ci rafforza quando dobbiamo aspettare. Il ritardo dal nostro punto di vista non rende la promessa meno certa, e continuare a essere fedeli mentre aspettiamo dimostra che confidiamo veramente in Geova.
Risposta 4: Le loro azioni resero visibile la fede che avevano. Per esempio, tra i personaggi menzionati c’è Ràab, che accolse pacificamente le spie. Il capitolo ricorda anche molti altri servitori fedeli. Sebbene le loro circostanze fossero diverse, tutti lasciarono esempi che rafforzano la nostra fiducia in Geova. Leggendo questi racconti, possiamo notare come la fede influì sulle loro decisioni e pensare a cosa aiuterà noi a perseverare o ad agire con saggezza.
12. In che modo la fede nelle promesse di Geova ci aiuta a sopportare i colpi della vita?
Isaia 33:24 — E nessun abitante dirà: “Sono malato”. Al popolo che dimora nel paese sarà perdonato il suo peccato.
Risposta 1: La promessa che le malattie scompariranno ci dà una speranza concreta quando riceviamo una diagnosi grave. Forse all’inizio ci sentiremo distrutti, ma ricordare ciò che Geova farà può aiutarci a recuperare gradualmente un atteggiamento positivo. La fede non significa che la notizia smetta di farci soffrire; significa che continuiamo a vedere un futuro oltre la malattia.
Risposta 2: Ci aiuta perché sappiamo che le dolorose circostanze che viviamo ora non sono il futuro che Geova desidera per noi. Lui ha promesso un nuovo mondo in cui potremo vivere per sempre. Avere questa speranza ben radicata ci dà la forza di andare avanti quando arriva un colpo inaspettato. Come Abraamo, Sara e Mosè, possiamo essere così convinti delle promesse di Dio che queste influenzino il nostro modo di affrontare ciò che ancora ci fa soffrire.
Risposta 3: L’esempio di una malattia grave mostra che la fede può aiutarci gradualmente. Il paragrafo riconosce che all’inizio forse ci sentiremo distrutti e che recuperare un atteggiamento positivo può richiedere tempo. Questo è incoraggiante, perché essere tristi non significa necessariamente che ci manchi la fede. La cosa importante è continuare a ricordare la promessa di Geova. Questa fiducia può sostenerci mentre assimiliamo la situazione e impariamo a vivere con la difficoltà.
Risposta 4: La fede ci permette di dare più peso a ciò che Geova promette che all’impressione che la nostra sofferenza non avrà fine. I servitori fedeli del passato consideravano sicure le sue promesse, anche se non le vedevano ancora adempiersi. Noi possiamo coltivare la stessa fiducia. Quando soffriamo, pensare alla vita che Dio ci offre non significa semplicemente cercare di distrarci. Significa ricordare una ragione solida per mantenere la speranza e continuare a perseverare.
13. a) Perché è bene immaginarci nel Paradiso?
Ebrei 6:17-18 — Allo stesso modo, quando decise di dimostrare più chiaramente agli eredi della promessa che il suo proposito è immutabile, Dio lo garantì con un giuramento affinché, grazie a due cose immutabili nelle quali Dio non può assolutamente mentire, noi che abbiamo cercato rifugio in lui ricevessimo un grande incoraggiamento a tenere salda la speranza che ci è posta davanti.
Risposta 1: Immaginare il Paradiso rende più reale la nostra speranza. Questo brano le dà una base sicura: Geova non mente e non cambia il suo proposito. Pensiamo a un futuro che lui garantisce.
Risposta 2: È utile perché ci aiuta a mettere in relazione le promesse di Geova con la nostra vita. Possiamo pensare a cosa significherà godere di salute perfetta, vivere in vera pace o riabbracciare i nostri cari risuscitati. In questo modo il Paradiso smette di essere solo un’idea generale e occupa un posto più reale nei nostri pensieri. L’obiettivo non è inventare dettagli, ma meditare con affetto sulle benedizioni che Geova ha davvero promesso.
Risposta 3: Immaginarci lì può rafforzare il nostro desiderio di continuare ad aspettare Geova. Il paragrafo raccomanda di usare le immagini delle pubblicazioni e i video per pensare alle benedizioni del nuovo mondo. Questi strumenti possono indirizzare la nostra attenzione verso la salute, la pace e la risurrezione. Ma la cosa importante non è solo godersi una bella immagine. Vogliamo che ci spinga a meditare sulle promesse di Dio e a renderle più reali per noi.
13. b) Oltre a usare l’immaginazione, cosa dobbiamo fare se vogliamo avere una fede forte?
Risposta 1: Dobbiamo dare alla nostra fede una base biblica. Meditare sul fatto che Geova non può mentire e che il suo proposito non cambia ci convince che la nostra speranza è sicura.
Risposta 2: Dobbiamo dedicare tempo a pensare a racconti e profezie della Bibbia che rafforzino la nostra fiducia in Geova. Il paragrafo propone domande molto personali: quale racconto rafforza la mia fede e quali testi mi convincono che il proposito di Dio si adempirà? Non si tratta solo di conoscere le risposte che darebbero altri. Vogliamo individuare le nostre personali ragioni bibliche per avere fiducia. Meditare su di esse farà sì che la nostra speranza abbia una base sempre più solida.
Risposta 3: Oltre a immaginare le benedizioni del Paradiso, dobbiamo riflettere sulle prove che Geova adempirà le sue promesse. L’immaginazione ci aiuta ad apprezzare quel futuro, ma la fede ha bisogno di una base solida. Per questo è importante non limitarci a leggere un versetto e passare a quello successivo. Possiamo fermarci e chiederci cosa ci insegna su Geova e perché rafforza la nostra fiducia in lui. Questo tempo di meditazione rafforza la convinzione, non solo l’emozione.
14. Se abbiamo fede nelle promesse di Dio, quali decisioni prenderemo riguardo all’intrattenimento?
Salmi 11:5 — Geova esamina sia il giusto che il malvagio; egli odia chiunque ama la violenza.
Risposta 1: Eviteremo l’intrattenimento che alimenta il gusto per la violenza. Questo salmo mostra che per Geova non è una cosa insignificante: lui odia chi ama la violenza. Se speriamo di vivere in un mondo in cui questa non esisterà, vogliamo che i nostri gusti siano in armonia con tale speranza. Perciò, quando scegliamo un film, una canzone o un programma, terremo conto di come Geova considera il suo contenuto.
Risposta 2: Rifiuteremo l’intrattenimento che contiene violenza, immoralità sessuale o spiritismo. Il ragionamento del paragrafo è molto chiaro: queste cose non esisteranno nel nuovo mondo perché Geova le odia. Quindi non avrebbe senso desiderare quel futuro e, allo stesso tempo, divertirci con ciò che Dio eliminerà. La nostra fede ci aiuta a cercare coerenza tra ciò che speriamo e ciò che scegliamo di guardare o ascoltare nella vita quotidiana.
Risposta 3: Quando decidiamo come svagarci, non penseremo soltanto se qualcosa ci interessa. Ci chiederemo anche se riflette i valori del nuovo mondo che aspettiamo. Molti film, canzoni e programmi presentano cose che Geova disapprova. Tenere presenti le sue promesse ci aiuta a valutare queste opzioni secondo un criterio spirituale. In questo modo la nostra scelta non dipenderà solo da ciò che ci va in quel momento, ma dal tipo di vita che vogliamo condurre e dalla nostra amicizia con Geova.
Risposta 4: La fede ci spingerà a verificare se il nostro intrattenimento è in armonia con la nostra speranza. Possiamo chiederci se ci stiamo divertendo con qualcosa che sappiamo non avrà posto nel nuovo mondo. Questa domanda ci aiuta a vedere la decisione in modo personale, senza concentrarci su ciò che scelgono gli altri. La cosa importante è che i nostri gusti dimostrino che apprezziamo ciò che Geova ama e che desideriamo davvero vivere secondo le sue norme.
15. Cosa hanno deciso di fare alcuni fratelli nel tempo libero, e perché? (Vedi anche l’immagine.)
Risposta 1: Alcune famiglie hanno deciso di includere nel tempo libero attività che le avvicinano a Geova e alla sua organizzazione. Per esempio, alcuni genitori visitavano Sale del Regno e filiali durante i loro viaggi affinché le figlie apprezzassero la fratellanza mondiale. Non si trattava solo di conoscere luoghi, ma di aiutare le figlie ad apprezzare i loro fratelli. In questo modo usarono momenti piacevoli in famiglia per rafforzare anche la loro fede.
Risposta 2: Una coppia decise di dedicare parte del tempo libero a imparare sulla creazione insieme al figlio. Visitavano musei e acquari e invitavano altre famiglie ad accompagnarli. Queste attività permettevano loro di stare insieme e, nello stesso tempo, di imparare di più sulle opere di Geova. L’esempio mostra che il riposo e il rafforzamento della fede non devono necessariamente essere separati. Possiamo cercare attività piacevoli che ci aiutino anche ad apprezzare maggiormente il nostro Creatore.
Risposta 3: L’immagine mostra dei genitori e il loro figlio mentre visitano un museo a Betel. Illustra un modo di usare il tempo libero per avvicinarsi a Geova e alla sua organizzazione. Lo scopo del paragrafo non è imporre un’attività a tutte le famiglie, ma incoraggiarci a riflettere sull’effetto delle nostre scelte. Ogni cristiano decide come usare quel tempo, ma può cercare di fare in modo che alcune attività rendano la sua speranza più reale e preziosa.
Risposta 4: Questi fratelli hanno scelto attività che permettono loro di imparare dalla creazione e di conoscere meglio altri servitori di Geova. Ciò che accomuna gli esempi non è una destinazione precisa né un unico modo di trascorrere le vacanze, ma il desiderio di rafforzare la fede della famiglia. Questo ci offre un’applicazione pratica: quando programmiamo il nostro tempo libero, possiamo chiederci cosa ci aiuterà a stare bene insieme e, inoltre, ad avvicinarci di più a Geova.
16. Se abbiamo fede nelle promesse di Dio, quali decisioni prenderemo riguardo alle cose materiali? (1 Corinti 7:29-31; vedi anche l’immagine).
Matteo 6:33 — “Continuate dunque a cercare prima il Regno e la giustizia di Dio, e tutte queste altre cose vi saranno date in aggiunta.
Risposta 1: Daremo la priorità al Regno invece di fare della ricerca di cose materiali il centro della nostra vita. Gesù non trascurò i nostri bisogni, ma indicò cosa dovrebbe venire al primo posto. Se confidiamo nelle promesse di Geova, prenderemo decisioni organizzando la nostra vita intorno a questa priorità. Ci occuperemo del cibo, dei vestiti e di un’abitazione senza permettere che il desiderio di avere di più soppianti il nostro servizio a Dio.
Risposta 2: Avremo un punto di vista equilibrato sui possedimenti. Tutti abbiamo bisogno di cibo, vestiti e un posto in cui vivere, quindi l’articolo non dice che queste cose siano prive d’importanza. La questione è che posto diamo loro. Una fede forte ci aiuta a distinguere tra il soddisfare i bisogni e il fare dell’acquisto di beni il nostro obiettivo principale. Se per noi il nuovo mondo è reale, vorremo che le decisioni riguardanti le cose materiali lascino spazio agli interessi del Regno.
Risposta 3: Non investiremo tutta la nostra vita in un mondo che sta passando. Possiamo usare ciò che è necessario di questo sistema senza permettere che assorba tutti i nostri interessi. Questa è una conseguenza pratica del credere nelle promesse di Geova: diamo più valore al fare la sua volontà che all’accumulare cose temporanee. Prima di prendere una decisione riguardante le cose materiali, possiamo chiederci se ci aiuterà a mantenere le nostre priorità spirituali o se finirà per farle passare in secondo piano.
Risposta 4: L’immagine della coppia sposata accanto al carrello per la predicazione ci aiuta a riflettere sul posto che diamo al servizio a Geova. Il paragrafo spiega che dimostrare la nostra fede significa mettere al primo posto gli interessi del Regno. Questo non vuol dire trascurare i nostri bisogni, ma evitare che la ricerca di più possedimenti ci privi di ciò che è più importante. La nostra speranza diventa visibile quando le decisioni riguardanti le cose materiali ci permettono di continuare a dedicare tempo e attenzione a Geova.
17. Quali decisioni hanno preso alcuni fratelli che sono convinti delle promesse di Dio? (Vedi anche l’immagine).
1 Timoteo 6:6 — Certo, la devozione a Dio è fonte di grande guadagno, purché ci si sappia accontentare.
Risposta 1: Molti giovani hanno scelto una qualche forma di servizio a tempo pieno e hanno visto il valore di servire Geova accontentandosi di ciò che hanno. La loro decisione dimostra che considerano molto vicina la vita promessa da Dio. Non hanno riposto tutta la loro speranza in ciò che offre questo sistema. Hanno preferito orientare il loro futuro in modo da poter dedicare più tempo al servizio di Geova.
Risposta 2: Alcuni fratelli hanno deciso di dedicare la loro vita al servizio a tempo pieno perché sono convinti delle promesse di Geova. Pensando al loro futuro, non si sono limitati a chiedersi quali opportunità offra questo mondo. Hanno tenuto presente che a questo sistema rimane poco tempo. L’immagine del giovane che collabora a una costruzione ci aiuta a riflettere sui modi in cui usare le nostre forze e capacità al servizio di Geova e della sua organizzazione.
Risposta 3: Molti giovani hanno scelto il servizio a tempo pieno, ma il paragrafo ricorda anche che decisioni come sposarsi o avere figli sono personali. Ogni scelta presenta vantaggi e difficoltà, quindi non dovremmo trasformare la scelta di altri in una regola per tutti. La domanda fondamentale è se le nostre decisioni riflettono personalmente fiducia nelle promesse di Dio. Questo approccio ci aiuta a valutare il nostro futuro con fede e, nello stesso tempo, a rispettare le decisioni altrui.
Risposta 4: I giovani menzionati non si pentono di aver scelto il servizio a tempo pieno. Hanno constatato che la devozione a Geova, accompagnata dall’essere contenti, arricchisce molto la loro vita. Questo dimostra che tenere lo sguardo fisso sul futuro non significa rinunciare a ogni soddisfazione presente. La loro fede li ha aiutati a prendere decisioni che già recano loro beneficio. Anche noi possiamo riflettere su quali obiettivi rifletterebbero meglio la nostra fiducia nella vita promessa da Geova.
18. In che modo ci reca beneficio ora avere una fede forte nelle promesse di Geova?
Risposta 1: Ci beneficia in due modi principali: ci aiuta a sopportare le difficoltà e a prendere decisioni sagge. La speranza del nuovo mondo non avrà valore solo in futuro. Influisce già sul modo in cui affrontiamo una malattia, usiamo il tempo e decidiamo cosa mettere al primo posto nella nostra vita. Più reali saranno per noi le promesse di Geova, più potranno guidarci e sostenerci nelle circostanze che viviamo ora.
Risposta 2: Una fede forte ci aiuta a non farci assorbire dai problemi presenti. Sappiamo che sono temporanei e che Geova ha promesso un futuro senza queste difficoltà. Questa certezza non elimina automaticamente il dolore, ma ci dà un motivo per perseverare. Mentre attendiamo con vivo desiderio l’adempimento delle sue promesse, possiamo continuare a rafforzare la nostra fiducia in esse. Così la speranza diventa un aiuto per vivere ogni giorno, non solo un pensiero piacevole sul domani.
Risposta 3: Ci beneficia anche perché ci dà un criterio chiaro per decidere come vivere. Possiamo chiederci se le nostre scelte riguardo allo svago, al tempo libero, alle cose materiali e al futuro sono in armonia con ciò che ci aspettiamo da Geova. Questa prospettiva ci aiuta a mettere al primo posto le cose più importanti. Non vogliamo limitarci a desiderare l’arrivo del nuovo mondo; vogliamo che la nostra fiducia in esso si noti nel modo in cui usiamo la nostra vita ora.
In che modo alcuni uomini e donne fedeli del passato dimostrarono di tenere lo sguardo fisso sulle promesse di Geova?
Ebrei 11:39-40 — Eppure tutti questi, nonostante avessero avuto conferma dell’approvazione di Dio a motivo della loro fede, non ricevettero ciò che era stato loro promesso, perché Dio aveva previsto per noi qualcosa di migliore, affinché essi non fossero resi perfetti senza di noi.
Risposta 1: Dimostrarono la loro fede rimanendo fedeli anche se durante la loro vita non videro adempiute tutte le promesse. Le loro decisioni dimostrarono che confidavano in Geova e sostenevano il suo proposito. Il fatto che dovessero continuare ad aspettare non rese inutile la loro fedeltà. Il loro esempio ci incoraggia a ubbidire ora, certi che Geova adempirà ciò che ha promesso.
Risposta 2: Mosè lo dimostrò scegliendo di stare con il popolo di Dio invece di conservare i vantaggi che aveva in Egitto. A 40 anni prese una decisione che comportava sofferenze, ma lo fece perché dava valore alla ricompensa futura. Per lui la promessa di Geova contava più delle ricchezze e della gloria che avrebbe potuto avere. Il suo esempio riassume molto bene l’idea dello studio: la fede in qualcosa che ancora non vediamo può cambiare le nostre decisioni presenti.
Risposta 3: Uomini e donne come quelli menzionati in Ebrei dimostrarono la loro fede con le azioni. Raab, per esempio, accolse pacificamente le spie. Non tutti vissero le stesse circostanze né dovettero prendere la stessa decisione, ma la loro fiducia in Geova si manifestò in ciò che fecero. Esaminando i loro esempi, possiamo chiederci quali nostre decisioni dimostreranno la stessa fiducia. In questo modo trarremo beneficio dai racconti, non solo ammirando la loro fede, ma anche rafforzando la nostra.
Risposta 4: Quei servitori di Dio considerarono reali le sue promesse, anche se il loro pieno adempimento sarebbe avvenuto dopo la loro risurrezione. Non condizionarono l’ubbidienza al ricevere immediatamente tutti i benefìci. Le loro vite furono guidate dalla fiducia in Geova. Questo ci insegna a non giudicare il valore del servirlo solo in base a quanto il presente sia facile o difficile. Possiamo perseverare e prendere buone decisioni perché sappiamo che il futuro da lui promesso è sicuro.
In che modo avere una fede forte nelle promesse di Geova ci aiuta a sopportare le difficoltà?
2 Pietro 3:13 — Ma secondo la sua promessa noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, e in questi regnerà la giustizia.
Risposta 1: Ci aiuta a ricordare che Geova ha promesso un nuovo mondo in cui regnerà la giustizia. Pertanto le difficoltà attuali non rappresentano tutto ciò che ci attende. Questa prospettiva ci dà la forza di perseverare senza perdere la speranza. Anche se una prova continua, possiamo guardare oltre e ricordare che il nostro futuro è legato a una promessa di Dio, non ai limiti del mondo attuale.
Risposta 2: Di fronte a una grave malattia, la fede ci ricorda che Geova promette un futuro senza malattie. Forse all’inizio ci sentiremo molto abbattuti, ma questa speranza può aiutarci a recuperare gradualmente un atteggiamento positivo. Non ci si aspetta che smettiamo immediatamente di provare dolore. Ci sostiene la convinzione che la situazione non sarà permanente. Più reale sarà per noi questa promessa, più potrà aiutarci ad andare avanti.
Risposta 3: La fede ci aiuta a perseverare mantenendo vive nella nostra mente le benedizioni promesse da Geova. Possiamo pensare alla salute perfetta, alla vera pace e alla gioia di riaccogliere i nostri cari risuscitati. Questo ci permette di guardare oltre ciò che ora ci fa soffrire. Le immagini delle nostre pubblicazioni e i video possono aiutarci a meditare su queste promesse. Così la nostra speranza occupa un posto reale nella nostra vita, anche durante un periodo difficile.
Risposta 4: Una fede forte ci sostiene perché ha una base più solida dei nostri sentimenti del momento. Perciò dobbiamo meditare su racconti, profezie e passi biblici che ci convincano che Geova adempirà il suo proposito. Durante una prova forse ci sarà difficile sentirci incoraggiati, ma possiamo ricordare le ragioni che abbiamo per confidare in lui. Dedicare tempo a rafforzare questa convinzione ci prepara ad affrontare le difficoltà senza dipendere unicamente dal miglioramento delle circostanze.
Quali buone decisioni prenderemo se abbiamo una fede forte nelle promesse di Dio?
Matteo 6:33 — “Continuate dunque a cercare prima il Regno e la giustizia di Dio, e tutte queste altre cose vi saranno date in aggiunta.
Risposta 1: Metteremo gli interessi del Regno al primo posto. Questo include provvedere alle nostre necessità materiali senza fare dei beni la cosa più importante. Se crediamo davvero nel nuovo mondo, non dedicheremo tutta la nostra vita a ottenere ciò che questo sistema offre. La nostra fede ci aiuterà a usare le cose materiali con equilibrio e a riservare tempo ed energie per fare la volontà di Geova.
Risposta 2: Sceglieremo divertimenti che siano in armonia con le norme di Geova. Non vogliamo divertirci con la violenza, l’immoralità sessuale o lo spiritismo, perché sappiamo che queste cose non esisteranno nel nuovo mondo. La nostra speranza ci aiuta a essere coerenti: se desideriamo vivere in un mondo puro, pacifico e giusto, vogliamo che i nostri gusti riflettano questo desiderio già da ora. Così, le decisioni riguardo a ciò che guardiamo e ascoltiamo dimostreranno che manteniamo lo sguardo fisso sulle promesse di Dio.
Risposta 3: Useremo parte del nostro tempo libero per svolgere attività che ci avvicinino a Geova e ai nostri fratelli. Gli esempi dell’articolo includono visitare Sale del Regno e filiali, imparare qualcosa sulla creazione e condividere queste attività con altre famiglie. Ogni cristiano deve decidere come impiegare il proprio tempo; non si tratta di imporre a tutti la stessa scelta. L’importante è pensare ad attività che, oltre a essere piacevoli, ci aiutino a rafforzare la fede.
Risposta 4: Quando faremo progetti per il futuro, terremo conto del fatto che la vita promessa da Geova è vicina. Molti giovani hanno scelto il servizio a tempo pieno e sono contenti di questa decisione. Altre questioni, come sposarsi o avere figli, rimangono decisioni personali. La cosa fondamentale è esaminare se i nostri obiettivi dimostrano che confidiamo in Dio. Una fede forte ci aiuta a non decidere solo in base ai vantaggi immediati, ma anche in base a ciò che avrà più valore per la nostra relazione con Geova.
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