Caricamento…

8%

Studio biblico di congregazione per la settimana dall’11 al 17 gennaio 2027

Studio biblico di congregazione per la settimana dall’11 al 17 gennaio 2027

Ezechiele

1, 2. Cosa ci insegna il libro di Ezechiele sul nome di Geova?

Commento 1: Il libro mette in risalto che il nome di Geova rappresenta la sua reputazione e che la cosa più importante è purificarlo da tutte le menzogne. Per questo Ezechiele usa circa sessanta volte espressioni che indicano che le persone dovranno riconoscere chi è Geova. Non si tratta solo di conoscere il suo nome, ma di ammettere che lui è il Sovrano.

Commento 2: Una cosa che mi colpisce è che conoscere Geova implica anche riconoscere che mantiene sempre la sua parola. Gli ebrei disubbidienti lo constatarono quando ricevettero la disciplina. Le nazioni dovranno riconoscerlo come Giudice. Invece, quelli che lo adorano come desidera lui potranno conoscerlo sempre meglio vedendo l’adempimento delle sue promesse e godendo della pace.

Commento 3: La santificazione del nome di Geova è strettamente legata al benessere di quelli che lo adorano. Il libro non presenta la purificazione della sua reputazione come qualcosa di lontano da noi. Quando Geova agirà a favore del suo nome, i suoi servitori riceveranno benedizioni. Questo ci aiuta a dare la priorità alla sua reputazione, certi che anche lui si interessa della nostra felicità.

3. Cosa dice il libro di Ezechiele riguardo al Messia promesso?

Commento 1: Ezechiele annunciò che il trono di Davide non sarebbe rimasto vuoto per sempre. Anche se sarebbero passati moltissimi anni, Geova lo avrebbe dato al Messia, che avrebbe avuto il diritto di occuparlo. Gesù, che era un discendente di Davide, adempì questa profezia. Questo rafforza la nostra fiducia in Geova: il passare del tempo non fa sì che dimentichi le sue promesse o cambi il suo proposito.

Commento 2: Il Messia non sarebbe stato soltanto un governante. Geova lo presentò anche come un pastore che si sarebbe preso cura delle sue pecore. Il riferimento al suo servitore Davide si adempì in Gesù, discendente di quel re. Questo paragone ci permette di capire che tipo di cura avrebbe ricevuto il popolo di Dio: quella di un pastore che si interessa delle sue pecore e le nutre.

Giovanni 10:11 — Io sono il pastore eccellente. Il pastore eccellente cede la vita per le pecore.

Commento 3: In Giovanni 10:11 Gesù si identifica come il pastore che cede la vita per le pecore. Questo è in armonia con la promessa di Ezechiele secondo cui Geova avrebbe posto un pastore sul suo popolo. Sapere che Gesù fu disposto a sacrificarsi per noi ci aiuta a confidare nella sua guida. La sua autorità è accompagnata da profondo amore per quelli di cui si prende cura.

4. Cosa sappiamo della parte celeste dell’organizzazione di Geova grazie alle visioni di Ezechiele?

Commento 1: La visione del carro celeste mostra che la parte celeste dell’organizzazione di Geova è imponente e molto ben organizzata. Non viene presentata come qualcosa di disordinato o privo di direzione. Questa visione ci aiuta ad ampliare la nostra prospettiva: anche se vediamo solo una piccola parte di ciò che accade, Geova dispone di un’organizzazione celeste che compie la sua volontà.

Commento 2: Ezechiele poté osservare anche l’attività degli angeli, in particolare dei cherubini. Quindi queste visioni non mostrano soltanto la grandezza dell’organizzazione celeste; ci permettono anche di conoscere qualcosa del servizio svolto dai suoi componenti. Geova volle che i suoi servitori sulla terra sapessero di questa realtà, anche se normalmente non possono vederla con i propri occhi.

Commento 3: Trovo significativo che Geova abbia permesso a Ezechiele di contemplare queste cose mentre era esiliato a Babilonia. La sua situazione sulla terra non gli impedì di ricevere una visione della grandezza dell’organizzazione celeste. Leggendola, anche noi possiamo ricordare che le circostanze difficili non cambiano chi è Geova né diminuiscono la sua capacità di guidare i suoi servitori.

5. Cosa ci insegna il libro di Ezechiele riguardo a Geova?

Commento 1: Ci insegna che Geova è benigno e misericordioso. Anche se gli ebrei gli avevano disubbidito più volte, non li punì senza avvertirli. Spiegò loro le conseguenze della loro condotta e offrì il perdono se si fossero pentiti. Questo dimostra che i suoi avvertimenti non erano una mancanza d’amore. Al contrario, davano loro l’opportunità di cambiare.

Commento 2: Geova permise che il suo popolo andasse in esilio, ma non smise di prendersene cura. Anzi, annunciò che avrebbe punito le nazioni che lo maltrattavano. Questo ci aiuta a distinguere tra disciplinare e abbandonare. Gli ebrei avevano bisogno di correzione, ma Geova continuava a interessarsi di loro. La sua disciplina non autorizzava altre nazioni a trattarli con crudeltà.

Commento 3: Oltre a correggere il suo popolo, Geova gli diede speranza. Promise che gli esiliati sarebbero tornati a Gerusalemme e avrebbero ricevuto benedizioni. Non voleva che pensassero che la loro situazione sarebbe stata irreversibile. Questo equilibrio tra giustizia e misericordia ci avvicina a lui: prende sul serio il peccato, ma offre anche un futuro a chi si pente e torna ad adorarlo come desidera lui.

6. Quali importanti lezioni troviamo nel libro di Ezechiele?

Commento 1: Una lezione è che ognuno risponde davanti a Geova delle proprie azioni. Non possiamo lasciare la nostra relazione con lui nelle mani della famiglia né pensare che altri possano ubbidire al posto nostro. Questa responsabilità personale ci incoraggia a esaminare le nostre decisioni e a chiederci se riflettono davvero rispetto per Geova e per le sue norme.

Commento 2: Impariamo anche che le nostre azioni influiscono su Geova e sul suo nome. Ciò che facciamo non gli è indifferente. La condotta infedele degli israeliti gli causò dolore e danneggiò la sua reputazione tra le nazioni. Tenere presente questo ci dà una ragione molto profonda per ubbidire: non vogliamo rattristare Geova né indurre altri ad avere una cattiva impressione di lui.

Commento 3: Il libro mette in relazione la nostra vita con il rispetto per il nome di Geova e con il rendergli pura adorazione. Quindi non basta affermare di conoscerlo o di appartenere al suo popolo. Il nostro modo di vivere deve essere in armonia con ciò che lui richiede. Questo insegnamento ci incoraggia a esaminare sia la nostra adorazione sia le decisioni quotidiane che prendiamo.

7. Cosa sappiamo del profeta Ezechiele?

Commento 1: Ezechiele scrisse il libro che porta il suo nome, e il suo nome significa “Dio rafforza”. Suo padre era sacerdote e serviva a Gerusalemme. È possibile che Ezechiele sia nato intorno al 643 a.E.V. Questi dati ci aiutano a inquadrarlo: era una persona reale, con una famiglia legata al servizio a Gerusalemme, che in seguito dovette vivere in esilio.

Commento 2: Nel 617 a.E.V., quando Ioiachin si arrese a Nabucodonosor, Ezechiele fu portato a Babilonia. Doveva avere circa 26 anni. Quattro anni dopo, quando ne aveva circa 30, Geova lo nominò profeta. Quindi il suo servizio profetico iniziò mentre era in esilio. La sua esperienza ci ricorda che circostanze difficili non impediscono necessariamente di continuare a essere utili a Geova.

Commento 3: Ezechiele fu contemporaneo di Geremia, Daniele e Abdia. Geremia serviva in Giuda, mentre Daniele era a Babilonia, come Ezechiele. Saperlo ci aiuta a mettere in relazione i racconti biblici e a capire che Geova stava dando guida per mezzo di diversi profeti. I loro messaggi si completavano a vicenda e rispondevano ai bisogni del suo popolo in quegli anni difficili.

8. A chi erano rivolte le profezie di Ezechiele?

Commento 1: Erano rivolte agli ebrei esiliati a Babilonia. Alcuni, come Ezechiele, erano arrivati prima della distruzione di Gerusalemme, mentre altri vi arrivarono dopo. Questa differenza è importante per comprendere i suoi messaggi. Gli esiliati avevano bisogno di capire sia cosa sarebbe accaduto a Gerusalemme sia quale speranza Geova avrebbe offerto loro dopo la sua caduta.

Commento 2: Il riquadro 26-B aiuta a capire cosa vivevano coloro che ascoltavano Ezechiele. I babilonesi si prendevano gioco di loro, e tornare nella loro terra doveva sembrare impossibile, perché Babilonia non liberava i suoi prigionieri. Con questo contesto comprendiamo meglio quanto avessero bisogno della guida di Geova e perché le sue promesse di restaurazione potessero dare loro una speranza così preziosa.

Commento 3: Anche se erano in esilio, godevano di una certa libertà. I fedeli potevano riunirsi per leggere le Scritture, e alcuni avevano case e svolgevano attività commerciali. Geova aveva indicato loro di condurre lì una vita pacifica. Questo dimostra che potevano continuare ad adorarlo anche senza avere accesso al tempio. Il loro esempio ci incoraggia a sfruttare le opportunità di adorazione che abbiamo, anche quando le nostre circostanze non sono ideali.

9. Cosa voleva Geova che capissero gli ebrei che si trovavano a Babilonia?

Commento 1: Geova voleva che accettassero la sua disciplina e capissero perché erano in esilio. Non si trattava semplicemente di una disgrazia politica o militare. Le loro pratiche apostate avevano profanato il nome di Dio. Perciò dovevano riconoscere la propria responsabilità e capire che Geova meritava ubbidienza e un’adorazione conforme alle sue norme, non alle loro preferenze.

Commento 2: Il contenuto del messaggio cambiò quando Gerusalemme fu distrutta. Prima Ezechiele annunciò la condanna della città per le cose orribili che vi si facevano. Poi Geova gli trasmise parole piene di speranza. Questo cambiamento mostra che Geova non voleva soltanto che riconoscessero i loro errori; voleva anche aiutarli a guardare avanti e a confidare nella restaurazione che prometteva.

Commento 3: Non tutti reagirono allo stesso modo: alcuni si prendevano gioco di Ezechiele e altri gli credevano. Questo ci porta a riflettere sulla nostra reazione alla correzione. Non è importante solo ascoltare un consiglio, ma riconoscere se abbiamo bisogno di cambiare. Accettare la disciplina di Geova significa smettere di giustificarci e dimostrare con la nostra condotta che rispettiamo il suo modo di vedere le cose.

10. Come è organizzato il libro di Ezechiele?

Commento 1: Il libro segue per la maggior parte un ordine cronologico, ma è organizzato anche per argomenti. Dopo la nomina di Ezechiele, presenta tre grandi gruppi di profezie: la distruzione di Gerusalemme, la condanna delle nazioni vicine e la restaurazione d’Israele. Tenere presente questo schema ci aiuta a collocare ogni visione e a comprenderne meglio lo scopo.

Commento 2: Ezechiele indicò l’anno, il mese e il giorno di molte delle sue profezie. Per contare gli anni prese come punto di partenza l’esilio del re Ioiachin, nel 617 a.E.V. Questi dettagli permettono di collegare i messaggi a eventi concreti. Non sono profezie presentate senza contesto; possiamo vedere quando le ricevette e cosa stava succedendo.

Commento 3: La linea del tempo del riquadro 26-C permette di notare che Geova avvertì riguardo a Gerusalemme molto prima dell’assedio. Ezechiele iniziò a profetizzare nel 613, e l’assedio iniziò nel 609 a.E.V. In seguito ci furono messaggi contro le nazioni e parole di speranza. Questa sequenza mette in risalto sia la pazienza di Geova nell’avvertire sia il suo interesse nel confortare il suo popolo.

11. Cosa chiese Geova a Ezechiele di fare, e perché?

Commento 1: Geova gli chiese di rappresentare alcuni messaggi profetici. Per esempio, dovette stare sdraiato su un fianco con un mattone davanti, radersi la testa e la barba, preparare il bagaglio e portarlo fuori dalla città, e prendere due bastoni. Anche se erano azioni insolite, avevano uno scopo: suscitare l’interesse degli esiliati, così che volessero capire il messaggio che Geova stava dando loro.

Ezechiele 4:1-3 — “Figlio dell’uomo, prendi un mattone, mettilo davanti a te e incidi su di esso una città, Gerusalemme. Poni l’assedio contro di essa: costruisci un muro d’assedio, innalza una rampa d’assedio, schiera accampamenti e circondala di arieti. Prendi una piastra di ferro e mettila come un muro di ferro fra te e la città. Quindi rivolgi la faccia contro la città, che sarà sotto assedio; la devi assediare. Questo è un segno per la casa d’Israele.

Commento 2: In Ezechiele 4:1-3 vediamo quanto fosse concreta una di queste rappresentazioni. Il mattone rappresentava Gerusalemme, e gli elementi disposti intorno rappresentavano un assedio. Non era un’azione strana priva di spiegazione, ma un segno per Israele. Geova stava comunicando in modo visibile ciò che sarebbe accaduto, affinché gli osservatori prestassero attenzione all’avvertimento.

Commento 3: La disponibilità di Ezechiele a ubbidire ci insegna inoltre qualcosa. Il suo compito non consisteva solo nel parlare; a volte doveva fare cose difficili o insolite perché Geova glielo chiedeva. Non dobbiamo imitare quelle rappresentazioni, ma possiamo imitare la sua umiltà. Quando insegniamo, l’importante è comunicare chiaramente il messaggio di Dio, non attirare l’attenzione su noi stessi.

12. Cosa vede Ezechiele prima che Geova lo nomini profeta?

Commento 1: Nel 613 a.E.V. Ezechiele ricevette un’impressionante visione dei cieli. Vide creature viventi che in seguito furono identificate come cherubini, un carro celeste e una luce brillante collegata alla gloria di Geova. Prima di ricevere il suo incarico, poté contemplare quella manifestazione della grandezza del Dio che avrebbe rappresentato.

Commento 2: È interessante notare che il racconto in seguito identifica quelle creature viventi come cherubini. Questo ci ricorda l’importanza di lasciare che sia la Bibbia stessa a spiegare le sue visioni. Invece di attribuire loro significati che il testo non offre, possiamo confrontare i passi correlati. In questo modo comprendiamo meglio ciò che Geova voleva rivelare ed evitiamo di aggiungere idee personali.

Commento 3: Dopo la visione, Geova nominò Ezechiele profeta e sentinella. Avrebbe dovuto trasmettere un avvertimento, che lo ascoltassero o no. Questa sequenza ci aiuta a capire la serietà del suo incarico: il messaggio veniva dal Dio della cui gloria aveva appena avuto una visione. Ezechiele doveva essere fedele a quella responsabilità, senza permettere che la reazione della gente decidesse se avrebbe parlato o meno.

13. Quali profezie mette in scena Ezechiele?

Commento 1: Ezechiele rappresentò l’assedio che avrebbe subìto Gerusalemme e la carestia che ci sarebbe stata nella città. Queste scene rendevano visibile l’avvertimento di Geova. Non si trattava di annunciare difficoltà in modo vago; gli abitanti di Gerusalemme avrebbero subìto conseguenze concrete per la loro ribellione. La rappresentazione aiutava gli esiliati a capire la gravità di ciò che si stava avvicinando.

Commento 2: Un’altra rappresentazione consisté nel radersi la testa e la barba e nel fare con i capelli ciò che Geova gli avrebbe indicato. Questo mostrava ciò che sarebbe accaduto agli abitanti quando Gerusalemme fosse stata distrutta. Ezechiele non sceglieva autonomamente né i simboli né il loro significato. La sua responsabilità era seguire le istruzioni di Geova e comunicare fedelmente il messaggio.

Commento 3: Il contesto spiega perché venivano annunciati quei giudizi: gli israeliti praticavano l’idolatria. Perciò le scene dell’assedio e della distruzione non devono essere separate dal problema spirituale che vi era dietro. Per noi, la lezione è prendere sul serio la pura adorazione. Geova non considera una cosa di poco conto che coloro che portano il suo nome si allontanino da lui.

14, 15. Cosa predice Geova riguardo a Gerusalemme?

Commento 1: Geova predisse che avrebbe punito Gerusalemme per le cose detestabili che vi si facevano. Nella visione, un uomo segnava quelli che si lamentavano per quella situazione, mentre quelli che non avevano il segno venivano giustiziati. Questo mostra che Geova vedeva le differenze tra le persone. Non gli era indifferente che qualcuno rifiutasse sinceramente la malvagità che lo circondava.

Commento 2: Sebbene la distruzione di Gerusalemme fosse certa, Geova annunciò anche che alcuni esiliati sarebbero tornati. Quindi il messaggio includeva il giudizio, ma non eliminava ogni speranza. Questo ci aiuta a conoscere l’equilibrio di Geova: non passa sopra alla ribellione e, allo stesso tempo, può assicurare un futuro a chi torna ad adorarlo nel modo che approva.

Commento 3: Ezechiele dovette rappresentare l’esilio e profetizzare contro i falsi profeti. Inoltre spiegò agli anziani che nulla avrebbe impedito la distruzione di Gerusalemme. Questo ci ricorda che un messaggio rassicurante non è sempre vero. Gli ebrei dovevano accettare l’avvertimento di Geova, anche se era doloroso, invece di confidare in parole che permettessero loro di continuare senza cambiare.

16-18. Quali paragoni usa Geova?

Commento 1: Geova paragonò Gerusalemme a una vite inutile che serviva solo come legna da ardere e a una moglie amata che era diventata infedele. I due paragoni mettevano in risalto aspetti diversi del problema: la città non adempiva il suo scopo e aveva tradito la sua relazione con Geova. In questo modo si capiva che la sua condanna non era arbitraria, ma la conseguenza di una condotta persistente.

Commento 2: Paragonò anche il re Sedechia a una vite che si sarebbe seccata. E presentò Samaria e Gerusalemme come due sorelle che si erano prostituite, chiamate Oola e Ooliba. Samaria era già stata distrutta, ma Gerusalemme non aveva imparato da quell’esempio. Questi paragoni ci incoraggiano a prendere sul serio gli avvertimenti e a non ripetere errori le cui conseguenze già conosciamo.

Commento 3: Quando cominciò l’attacco contro Gerusalemme, Geova la paragonò a una pentola arrugginita che doveva essere messa sul fuoco. Questa immagine sottolineava quanto fosse profondamente radicata la sua corruzione. Tuttavia, in mezzo a quei messaggi, Geova assicurò che avrebbe giudicato ogni persona in base alle proprie azioni. La condanna della città non significava che avesse smesso di distinguere i giusti.

19, 20. Quali nazioni condanna Geova, e perché?

Commento 1: Geova condannò Ammon, Moab, Edom e Filistea, e in seguito annunciò giudizi contro Tiro, Sidone ed Egitto. Questi messaggi compaiono nella parte del libro che tratta delle nazioni che si rallegrarono per la caduta di Gerusalemme. Anche se Geova stava disciplinando il suo popolo, non approvava l’atteggiamento di chi godeva della sua sofferenza.

Commento 2: Tra il 607 e il 606 a.E.V., Ezechiele annunciò la distruzione di Tiro e Sidone e ricevette l’ordine di cantare un canto di lutto per Tiro. Questo mostra che i messaggi di giudizio non riguardavano solo Gerusalemme. Anche le nazioni vicine dovevano rispondere davanti a Geova della loro condotta e del modo in cui trattavano il suo popolo.

Commento 3: I capitoli da 29 a 32 contengono messaggi contro l’Egitto ricevuti tra il 607 e il 591 a.E.V. Geova annunciò che Babilonia avrebbe invaso quel paese. Una lezione che ricaviamo dall’insieme di queste profezie è che non dovremmo rallegrarci delle disgrazie altrui. Il fatto che qualcuno stia subendo le conseguenze dei propri errori non ci dà motivo di trattarlo con disprezzo.

21, 22. Quali cose positive profetizzò Ezechiele per gli israeliti?

Commento 1: Geova promise di prendersi cura delle sue pecore e di mettere su di loro un solo pastore. Questo era in netto contrasto con la condotta dei falsi pastori d’Israele, contro i quali era molto adirato. Gli esiliati potevano capire che il trattamento ricevuto non rifletteva il modo di essere di Geova. Lui si interessava del loro benessere e assicurava loro una cura molto diversa.

Commento 2: Ezechiele annunciò che gli ebrei sarebbero tornati nel loro paese. La visione di una pianura piena di ossa che tornavano in vita illustrava in modo molto significativo la speranza della restaurazione. Anche se la distruzione di Gerusalemme poteva far sembrare che tutto fosse perduto, Geova poteva cambiare la situazione. Le sue promesse davano agli esiliati ragioni per guardare al futuro con fiducia.

Commento 3: Unendo due bastoni, Ezechiele rappresentò il fatto che il regno delle due tribù e quello delle dieci tribù sarebbero tornati a formare un’unica nazione. Quindi la restaurazione non sarebbe consistita semplicemente nel tornare in un territorio. Ci sarebbe stata anche unità tra il popolo di Dio. Questa promessa mette in risalto quanto Geova apprezzi che quelli che lo adorano siano uniti, invece di rimanere divisi.

23, 24. Cosa farà Geova quando Gog attaccherà il suo popolo, e quale visione ebbe Ezechiele?

Commento 1: Quando Gog attaccherà il suo popolo, Geova interverrà per difenderlo e porrà fine a Gog e al suo esercito. Il messaggio non lascia la liberazione nelle mani della capacità militare del popolo di Dio. Sarà Geova ad agire. Saperlo ci aiuta a riporre la nostra fiducia in lui e a ricordare che l’opposizione non può impedirgli di adempiere il suo proposito.

Commento 2: Nel 593 avanti la nostra era Ezechiele ricevette la visione di un enorme tempio. Un angelo ne misurava le varie parti, e la gloria di Geova riempiva il tempio. Ezechiele ricevette anche istruzioni riguardo a sacrifici, sacerdoti e divisione del paese. La visione metteva in risalto le giuste norme di Geova e assicurava che la pura adorazione sarebbe stata restaurata.

Commento 3: Altri particolari della visione erano il fiume che usciva dal tempio e la città il cui nome indicava che Geova era lì. Per gli esiliati, la cosa più importante della restaurazione non sarebbe stata semplicemente riavere un paese in cui vivere. Avrebbero recuperato la pura adorazione. Questo ci ricorda che avere l’approvazione di Geova vale più di qualsiasi comodità materiale.

a. Secondo Ezechiele 18:19-22, come decide Geova se una persona è buona o cattiva?

Ezechiele 18:19-22 — “‘Voi direte: “Perché il figlio non paga per i peccati del padre?” Il figlio di sicuro continuerà a vivere perché ha fatto ciò che è retto e giusto, ha osservato tutti i miei decreti e li ha messi in pratica. L’anima che pecca è quella che morirà. Il figlio non pagherà per i peccati del padre e il padre non pagherà per i peccati del figlio. La giustizia del giusto sarà attribuita a lui solo, e la malvagità del malvagio sarà attribuita a lui solo. “‘Se un malvagio abbandona tutti i peccati che commetteva e osserva tutti i miei decreti e fa ciò che è retto e giusto, di sicuro continuerà a vivere. Non morirà. Non gli sarà imputata nessuna delle trasgressioni che ha commesso. Continuerà a vivere perché ha fatto ciò che è giusto’.

Commento 1: Geova giudica ogni persona in base alla propria condotta. Questi versetti spiegano che un figlio non porta la colpa del peccato di suo padre, e nemmeno il padre quella del figlio. Questo dimostra quanto Geova sia giusto: non ci considera buoni o cattivi semplicemente per via della nostra famiglia. Ognuno può dimostrare, mediante le proprie decisioni e la propria ubbidienza, che tipo di persona vuole essere.

Commento 2: Il brano mostra anche che Geova tiene conto dei cambiamenti sinceri. Se qualcuno abbandona la sua condotta malvagia e comincia a fare ciò che è giusto, il suo passato non lo condanna per sempre. Geova non lo rinchiude in un’etichetta. Questo ci incoraggia a confidare nella sua misericordia e a non considerare perduto qualcuno che sta facendo sforzi reali per cambiare.

Commento 3: La valutazione di Geova si basa sui fatti, non solo su ciò che una persona dice di essere. Il testo parla di abbandonare i peccati, ubbidire e fare ciò che è giusto. Perciò il pentimento deve essere evidente nella condotta. Quando esaminiamo noi stessi, possiamo chiederci se i nostri cambiamenti sono solo parole o se le nostre decisioni quotidiane dimostrano che desideriamo piacere a Geova.

b. Nota come reagirà Geova quando Gog attaccherà il suo popolo (38:18, 19, 22). Cosa ti fa provare questo?

Ezechiele 38:18-19 — “‘In quel giorno, nel giorno in cui Gog invaderà il paese d’Israele’, dichiara il Sovrano Signore Geova, ‘il mio grande furore divamperà. Nel mio zelo, nel fuoco della mia ira, parlerò; e in quel giorno ci sarà un grande terremoto nel paese d’Israele.

Commento 1: La reazione di Geova ci dà sicurezza perché dimostra che non sarà indifferente all’attacco contro il suo popolo. Il brano descrive l’intensità della sua indignazione. Non stiamo parlando di un Dio distante che osserva senza agire. Sapere che si interessa così tanto dei suoi servitori ci aiuta a confidare nella sua protezione e a rafforzare fin da ora la nostra relazione con lui.

Commento 2: Proviamo anche gratitudine. Il popolo di Geova non dovrà affrontare Gog da solo; Geova ha promesso di difenderlo. Riflettere su questo ci aiuta a non valutare il futuro solo in base alla forza che i nemici sembrano avere. Ciò che sarà decisivo è quello che farà Geova. Questa fiducia non nasce dal sentirci forti, ma dal conoscere il Dio che serviamo.

Commento 3: Allo stesso tempo, questa profezia suscita un profondo rispetto per Geova. Il suo amore per il popolo non significa che tollererà indefinitamente l’aggressione contro di esso. Arriverà il momento di agire con giustizia. Invece di alimentare paura o speculazioni sui particolari, possiamo concentrarci su ciò che la profezia rende chiaro: Geova difenderà il suo popolo e manterrà la sua parola.

c. Geova promette al suo popolo “una pioggia di benedizioni” (34:26). Come si sono adempiute queste parole nella tua vita?

Ezechiele 34:26 — Farò di loro e dei dintorni del mio colle una benedizione, e farò scendere la pioggia al tempo opportuno. Ci sarà una pioggia di benedizioni.

Commento 1: Una benedizione che possiamo apprezzare è conoscere meglio Geova tramite la sua Parola. Il libro stesso di Ezechiele ci insegna che lui è giusto, misericordioso e fedele alle sue promesse. Riflettendo su come questa conoscenza influisce sulle nostre decisioni e ci dà speranza, possiamo individuare benedizioni concrete. Non tutto ciò che riceviamo di prezioso da Geova si misura in cose materiali.

Commento 2: Un’altra benedizione che possiamo riconoscere è l’opportunità di riunirci per adorare Geova e ascoltare le Scritture. Gli esiliati fedeli apprezzavano questa possibilità anche lontano dal tempio. Il loro esempio ci aiuta a pensare alle nostre adunanze: ciò che impariamo, l’incoraggiamento che riceviamo e l’aiuto per rimanere fedeli. Sono buone ragioni per esprimere gratitudine a Geova.

Commento 3: Possiamo anche meditare sulla speranza che Geova ci ha dato. Gli esiliati avevano bisogno di sapere che la loro situazione non sarebbe durata per sempre, e le sue promesse li aiutavano a guardare oltre il presente. In modo simile, conoscere il proposito di Geova può aiutarci ad affrontare le nostre difficoltà. Quando prepariamo una risposta personale, possiamo menzionare in che modo questa speranza ci sta davvero aiutando.

a. Perché Ezechiele viene chiamato “figlio dell’uomo”? (3:17; glossario nwt). Chi altro viene chiamato così nella Bibbia? (Mt 20:28).

Ezechiele 3:17 — “Figlio dell’uomo, ti ho nominato sentinella per la casa d’Israele. Quando senti una parola dalla mia bocca, devi avvertirli da parte mia.

Commento 1: L’espressione applicata a Ezechiele mette in risalto che era un essere umano. Anche se Geova gli aveva affidato una responsabilità molto importante come sentinella, il messaggio non aveva origine in lui. Doveva ascoltare Geova e avvertire da parte sua. Questo ci aiuta a mantenere il giusto punto di vista: ciò che dava autorità alle sue parole non era la sua grandezza personale, ma Dio, che lo aveva mandato.

Matteo 20:28 — Proprio come il Figlio dell’uomo è venuto non per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come riscatto in cambio di molti”.

Commento 2: In Matteo 20:28, Gesù usa la stessa espressione per riferirsi a sé stesso. Il versetto spiega che venne per servire e dare la sua vita come riscatto. Quindi, nel rispondere, possiamo identificare Gesù e mettere in risalto ciò che disse riguardo alla sua missione. Il suo esempio ci insegna che la vera grandezza si dimostra servendo, non aspettando che siano gli altri a occuparsi di noi.

Commento 3: Anche se l’espressione compare in entrambi i casi, le responsabilità menzionate sono diverse. Ezechiele doveva trasmettere gli avvertimenti di Geova; Gesù venne per servire e dare la sua vita come riscatto. Confrontare i passi ci aiuta a prestare attenzione al contesto, invece di supporre che la stessa espressione renda uguali le loro funzioni. Ogni testo mette in risalto un compito specifico che dobbiamo rispettare quando lo spieghiamo.

b. Come si adempì Ezechiele 17:16? (Ger 52:11).

Ezechiele 17:16 — “‘“Com’è vero che io vivo”, dichiara il Sovrano Signore Geova, “lui morirà a Babilonia, là dove vive il re che lo ha messo sul trono, del quale ha disprezzato il giuramento e infranto il patto.

Commento 1: Ezechiele annunciò che Sedechia sarebbe morto a Babilonia. La profezia collegava quell’esito al fatto che aveva disprezzato un giuramento e infranto un patto. Non era un avvertimento generico riguardo a possibili difficoltà: indicava dove sarebbe finita la sua vita. Il successivo racconto di Geremia conferma che Sedechia fu portato proprio a Babilonia e vi rimase prigioniero fino alla morte.

Geremia 52:11 — Poi accecò Sedechìa, lo legò con catene di rame, lo portò a Babilonia e lo tenne in prigione fino al giorno della sua morte.

Commento 2: Geremia 52:11 racconta che il re di Babilonia accecò Sedechia, lo legò con catene e lo portò in cattività. Il particolare che conferma direttamente la profezia è che rimase prigioniero fino alla morte. Confrontando i due racconti, vediamo come un libro annunci il risultato e l’altro ne registri l’adempimento. Questa concordanza rafforza la nostra fiducia nella parola di Geova.

Commento 3: Questo adempimento ci ricorda anche che Geova prende sul serio la parola data. La profezia non presenta la rottura del giuramento come una questione di poca importanza. Anche se non ci troviamo nella situazione di Sedechia, possiamo imparare a essere persone affidabili e a non trattare i nostri impegni con leggerezza. Le decisioni hanno conseguenze, e gli avvertimenti di Geova meritano la nostra attenzione.

c. In che modo la genealogia di Matteo 1 dimostra che Gesù aveva “il diritto legale” di ricevere “la corona”? (21:26, 27).

Ezechiele 21:26-27 — Questo è ciò che il Sovrano Signore Geova dice: ‘Rimuovi il turbante e togli la corona. Le cose non saranno più come prima. Innalza chi è in basso e abbassa chi è in alto. Una rovina, una rovina, una rovina ne farò. E non apparterrà a nessuno finché non arrivi colui che ha il diritto legale, e a lui darò ciò che gli spetta’.

Commento 1: Ezechiele annunciò che la corona non sarebbe appartenuta a nessuno finché non fosse arrivato colui che aveva il diritto di riceverla. La genealogia di Matteo collega Gesù alla famiglia del re Davide, dalla quale doveva venire il Messia. Perciò ci aiuta a identificarlo come l’erede promesso. Il suo diritto non si basava su un’ambizione personale, ma sul proposito di Geova.

Commento 2: La genealogia ci aiuta a capire che la promessa fatta alla famiglia di Davide non andò perduta durante i molti anni in cui il suo trono rimase vuoto. Gesù apparteneva a quella famiglia. In questo modo, le informazioni di Matteo e la profezia di Ezechiele si completano a vicenda: una annuncia l’erede futuro, mentre l’altra aiuta a riconoscere il suo legame con la linea promessa.

Commento 3: Un particolare importante della profezia è che sarebbe stato Geova a consegnare la corona. La genealogia indica il legame di Gesù con Davide, ma la sua nomina a Re dipende da Geova. Questo ci aiuta a vedere il Regno come parte del proposito divino, non come un progetto umano. Ci assicura anche che Geova mantiene le sue promesse, anche se tra l’annuncio e l’adempimento passano molti anni.

a. In che modo ciò che dice Ezechiele 18:21, 22 può aiutarti se ti senti male per gli errori del passato?

Ezechiele 18:21-22 — “‘Se un malvagio abbandona tutti i peccati che commetteva e osserva tutti i miei decreti e fa ciò che è retto e giusto, di sicuro continuerà a vivere. Non morirà. Non gli sarà imputata nessuna delle trasgressioni che ha commesso. Continuerà a vivere perché ha fatto ciò che è giusto’.

Commento 1: Questi versetti ci assicurano che Geova non condanna per sempre chi si pente e cambia condotta. Se abbiamo abbandonato i nostri errori e ci sforziamo di ubbidirgli, possiamo confidare nella sua promessa di perdono. Questo non significa sminuire ciò che abbiamo fatto, ma dare importanza anche a ciò che Geova dice: permette a una persona pentita di avere un futuro.

Commento 2: Il brano ci aiuta a concentrarci su ciò che possiamo fare ora. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo abbandonare ciò che è sbagliato, ubbidire a Geova e praticare la giustizia. Questi cambiamenti sono importanti per lui. Invece di pensare che i nostri errori ci definiscano per sempre, possiamo continuare a costruire una relazione con Geova mediante decisioni che dimostrino sincero pentimento.

Commento 3: A volte continuare a provare tristezza per un errore potrebbe portarci a pensare che Geova non ci abbia perdonato. Ma questo brano dirige la nostra attenzione al suo modo di giudicare, non solo ai nostri sentimenti. Possiamo riconoscere il danno causato e, allo stesso tempo, accettare la sua misericordia. Confidare in Geova include anche credere che mantiene ciò che promette riguardo al perdono.

b. In che modo Ezechiele 3:18, 19 è in relazione con l’opera di predicazione?

Ezechiele 3:18-19 — Quando io dico a un malvagio: ‘Di sicuro morirai’, ma tu non lo avvisi e non parli per avvertirlo di abbandonare il suo comportamento malvagio così che rimanga in vita, lui morirà a motivo delle sue trasgressioni perché è malvagio, ma io richiederò il suo sangue da te. Se invece tu avverti un malvagio ma lui non abbandona la sua malvagità e il suo comportamento malvagio, lui morirà a motivo delle sue trasgressioni, ma tu di sicuro avrai salva la vita.

Commento 1: Ezechiele aveva la responsabilità di trasmettere l’avvertimento di Geova. Non poteva decidere di rimanere in silenzio perché il messaggio era difficile. Questo senso di responsabilità ci aiuta ad apprezzare l’opera di predicazione. Ciò che condividiamo può aiutare le persone a cambiare e ad avvicinarsi a Geova. Perciò cerchiamo di partecipare con serietà, senza trattare il messaggio come se fosse qualcosa di poca importanza.

Commento 2: Il testo distingue tra la responsabilità di avvertire e la decisione di chi ascolta. Ezechiele doveva parlare, ma non poteva obbligare nessuno a cambiare. Questo può aiutarci quando una persona non accetta il messaggio. Ci impegniamo a spiegarlo con chiarezza e rispetto, ma non misuriamo la nostra fedeltà unicamente dalla risposta che riceviamo. Ogni ascoltatore deve prendere la propria decisione.

Commento 3: L’avvertimento aveva uno scopo positivo: fare in modo che la persona abbandonasse la sua cattiva condotta e continuasse a vivere. Questo particolare ci aiuta a mantenere il motivo giusto quando predichiamo. Non cerchiamo di condannare né di vincere discussioni; desideriamo aiutare gli altri. Quando ricordiamo che il messaggio può essere utile a chi ci ascolta, è più facile trasmetterlo con sincero interesse e non in modo freddo o meccanico.

c. Cosa possono imparare gli anziani da Ezechiele 34:11-16? (1Pt 5:2).

Ezechiele 34:11-16 — “‘Questo è ciò che il Sovrano Signore Geova dice: “Eccomi! Io stesso ricercherò le mie pecore e ne avrò cura. Avrò cura delle mie pecore come fa un pastore che, trovate le sue pecore disperse, le pasce. Le libererò da tutti i luoghi nei quali furono disperse in un giorno di nuvole e di fitta oscurità. Le farò uscire dai popoli, le radunerò dai paesi, le ricondurrò alla loro terra e le pascerò sui monti d’Israele, lungo i corsi d’acqua e presso tutti i luoghi abitati del paese. Le pascerò in un buon pascolo, e la terra in cui brucheranno sarà quella degli alti monti d’Israele. Là riposeranno su una ricca distesa erbosa e pasceranno nei migliori pascoli dei monti d’Israele”. “‘“Io stesso pascerò le mie pecore, e io stesso le farò riposare”, dichiara il Sovrano Signore Geova. “Cercherò quella smarrita, ricondurrò quella dispersa, fascerò quella ferita e rafforzerò quella debole, ma annienterò quella grassa e quella forte. La pascerò con il giudizio”.

Commento 1: Geova si presenta come un pastore che cerca le sue pecore e si prende personalmente cura di loro. Gli anziani possono imitare questo interesse prendendo l’iniziativa per aiutare, invece di aspettare sempre che qualcuno glielo chieda. Il brano menziona pecore smarrite, disperse, ferite e deboli. Questo ci ricorda che i bisogni sono diversi e che le cure devono essere adattate a ogni persona.

Commento 2: Un’altra lezione riguarda l’importanza di nutrire il gregge. Geova non si limita a radunare le sue pecore; le conduce anche a buoni pascoli e dà loro riposo. Gli anziani possono riflettere questa cura usando la Parola di Dio per rafforzare i fratelli. La loro attenzione non dovrebbe limitarsi a correggere i problemi: dovrebbe anche aiutare ciascuno a essere ben nutrito spiritualmente.

1 Pietro 5:2 — pascete il gregge di Dio affidato alle vostre cure, prestando servizio come sorveglianti, non per forza, ma volentieri davanti a Dio, né per amore di guadagni disonesti, ma con entusiasmo,

Commento 3: 1 Pietro 5:2 mette in risalto l’atteggiamento con cui si deve avere cura del gregge: di propria volontà e con entusiasmo, non per obbligo né per interesse economico. Questo completa molto bene la descrizione di Ezechiele. Non basta svolgere determinati compiti; conta il motivo. Gli anziani imitano Geova quando considerano i fratelli pecore preziose che meritano attenzione, non un peso da sopportare.

4. QUALI ALTRE PERLE SPIRITUALI HAI TROVATO IN QUESTO LIBRO DELLA BIBBIA?

Commento 1: Trovo molto significativo che il riquadro sull’esilio mostri fedeli ebrei che si riunivano per leggere le Scritture anche senza poter offrire sacrifici nel tempio. Non permisero che la mancanza di condizioni ideali ponesse fine alla loro adorazione. Questo ci incoraggia a concentrarci su ciò che possiamo fare per rimanere vicini a Geova quando le nostre circostanze cambiano.

Commento 2: Un altro particolare è che la vita a Babilonia divenne relativamente pacifica e molti ebrei preferirono rimanere lì quando l’esilio terminò. Senza giudicare i motivi di ogni persona, questo dato ci invita a esaminare le nostre priorità. Possiamo chiederci se la comodità influisce troppo sulle nostre decisioni e se continuiamo a interessarci delle opportunità che abbiamo di sostenere la pura adorazione.

Commento 3: È anche significativo osservare quando Geova diede ciascun messaggio. Avvertì prima della distruzione e offrì speranza quando Gerusalemme era caduta. Non parlò sempre nello stesso modo, ma tenne conto della situazione del suo popolo. Possiamo imparare da questo equilibrio quando aiutiamo altri: a volte serve un chiaro avvertimento, mentre altre volte ciò di cui hanno più bisogno sono conforto e speranza.

★ Premium

Usa tutte le funzioni Premium

Prepara le adunanze più comodamente e usa tutti gli strumenti del sito.

  • Navigazione senza pubblicità
  • Il mio registratore e trascrizione dal vivo
  • Revisione degli incarichi
  • Accademia completa
  • Articoli audio e lente di lettura
  • Commenti salvati e sincronizzati
  • Sostieni il progetto e contribuisci a mantenerlo

Piano mensile

3 € al mese

Rinnovo mensile. Annulla quando vuoi.

Scegli mensile
2 mesi gratis

Piano annuale

30 € all’anno

Pagamento unico per 12 mesi. Nessun rinnovo automatico.

Scegli annuale

Lascia un commento

Scorrere fino a Top
Il mio registratore