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Studio della Torre di Guardia per la settimana dall’11 al 17 gennaio 2027

Studio della Torre di Guardia per la settimana dall’11 al 17 gennaio 2027

Pastori che pascolano davvero le pecore

1, 2. a) In che modo gli anziani ci aiutano?

Geremia 3:15 — Vi darò pastori graditi al mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e perspicacia.

Risposta 1: Gli anziani ci aiutano provvedendo il cibo spirituale di cui abbiamo bisogno. Come indica questo versetto, per farlo devono avere conoscenza e perspicacia. Non si limitano a dirci cosa fare, ma cercano di capire la nostra situazione e usano la Bibbia con amore. In questo modo possono guidarci quando ci stiamo allontanando, rafforzarci quando ci sentiamo deboli e aiutarci a rimanere vicini a Geova.

Risposta 2: Un aiuto molto prezioso è il consiglio dato al momento giusto. A volte un anziano si accorge che stiamo prendendo una direzione che potrebbe danneggiarci e si avvicina per ragionare con noi usando la Bibbia. Anche se non è sempre facile ricevere un consiglio, possiamo ricordare che questo interesse è una dimostrazione d’amore. Il suo desiderio è proteggere la nostra amicizia con Geova, non farci sentire male.

Risposta 3: Ci confortano anche in momenti particolarmente dolorosi, ad esempio quando perdiamo una persona cara. E se ci sentiamo indegni, possono ricordarci quanto Geova ci ama. Questa attenzione è molto preziosa, perché non tutte le difficoltà si vedono dall’esterno. Sapere che un anziano si interessa dei nostri sentimenti può aiutarci ad accettare il sostegno spirituale di cui abbiamo bisogno in quei momenti.

Risposta 4: L’esperienza di Maria mette in risalto che le visite pastorali permettono agli anziani di conoscerci meglio e di capire come aiutarci. Lei si rende conto che desiderano davvero comprenderla. Questo ci insegna che la cura pastorale non consiste solo nel trasmettere informazioni bibliche. Implica anche coltivare un rapporto di fiducia, così che il fratello si senta amato e possa esprimere serenamente ciò che lo preoccupa.

1, 2. b) Cosa ha fatto Geova perché ricevessimo il sostegno spirituale di cui abbiamo bisogno? (Vedi anche il riquadro “Il pastore nei tempi biblici”.)

Geremia 23:4 — Costituirò su di loro pastori che davvero le pasceranno. Non avranno più paura né proveranno terrore, e non ne mancherà nessuna”, dichiara Geova.

Risposta 1: Geova promise che il suo popolo avrebbe avuto pastori che si sarebbero presi davvero cura di lui. Questo dimostra che conosce i nostri bisogni e non è indifferente alle nostre paure. Il sostegno spirituale che riceviamo tramite gli anziani fa parte delle sue amorevoli cure. Perciò, quando ci offrono aiuto, possiamo considerarlo un’opportunità per beneficiare di un provvedimento che Geova ha fatto pensando a noi.

Risposta 2: Geova adempì la sua promessa nel modo migliore mandando Gesù sulla terra. Gesù mostrò come devono essere trattate le pecore di Dio: con amore, comprensione e spirito di sacrificio. Quindi Geova non si limitò a promettere sostegno, ma ci diede nel Figlio il modello perfetto di pastore. Gli anziani possono seguire questo modello quando si prendono cura di noi.

Risposta 3: In seguito Gesù incaricò degli anziani di pascere la congregazione cristiana. Così la cura delle pecore non finì quando lasciò la terra. Geova rese possibile che i suoi servitori continuassero a ricevere insegnamento, guida e conforto. Riflettere su questa continuità ci aiuta ad apprezzare l’opera dei fratelli che oggi dedicano tempo e impegno per prendersi cura spiritualmente della congregazione.

Risposta 4: Geova chiarì che tipo di pastori voleva per il suo popolo: uomini che agissero secondo la sua volontà e si prendessero cura delle pecore con conoscenza e perspicacia. Quindi non basta avere una responsabilità. L’importante è occuparsi dei fratelli nel modo in cui Geova desidera. Questa amorevole intenzione alla base della cura pastorale ci dà la fiducia necessaria per avvicinarci agli anziani quando abbiamo bisogno di sostegno.

3. Perché Gesù poteva dire: “Io sono il pastore eccellente”? (Giovanni 10:11, 14)

Giovanni 10:11,14 — Io sono il pastore eccellente. Il pastore eccellente cede la vita per le pecore. Io sono il pastore eccellente. Conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me,

Risposta 1: Gesù poteva dirlo perché il suo amore per le pecore lo spinse a dare la vita per loro. Non si limitò a esprimere affetto: fu disposto a fare il più grande sacrificio. Questo ci aiuta a capire quanto valiamo per lui. Agli anziani insegna inoltre che la buona cura pastorale si dimostra con le azioni e con la disponibilità a mettere al primo posto i bisogni dei fratelli.

Risposta 2: Un’altra ragione è che Gesù conosceva i bisogni individuali delle sue pecore. Non considerava i discepoli semplicemente come un gruppo da istruire. Si interessava a ciascuno e sapeva come offrirgli sollievo. Questo è un aspetto importante del suo esempio: più gli anziani conoscono i fratelli, più sarà facile per loro dare un aiuto adatto alle loro circostanze.

Risposta 3: Gesù era un pastore eccellente perché il suo modo di trattare le persone dava loro sollievo. La sua indole mite e modesta permetteva a chi era oppresso di avvicinarsi a lui. Perciò un anziano che lo imita cerca di fare in modo che le sue conversazioni e i suoi consigli aiutino il fratello invece di aumentare il suo peso. È importante non solo ciò che dice, ma anche l’amore con cui lo dice.

Risposta 4: I discepoli arrivarono a conoscere Gesù e a fidarsi di lui. Questa fiducia era legata all’amore e all’attenzione che ricevevano da parte sua. Un buon pastore non deve solo conoscere le pecore; deve anche permettere loro di conoscerlo e di sentirsi a proprio agio con lui. Il suo esempio mostra che la vicinanza e il modo amorevole di trattare gli altri sono fondamentali per prendersene cura adeguatamente.

4, 5. a) Perché Marta e Maria potevano aspettarsi che Gesù le aiutasse?

Giovanni 11:5 — Gesù voleva bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.

Risposta 1: Potevano aspettarsi il suo aiuto perché Gesù le amava e loro avevano una stretta amicizia con lui. Il racconto mostra chiaramente che il suo affetto comprendeva tutti e tre i fratelli. Perciò, dopo la morte di Lazzaro, avevano motivo di aspettarsi il suo conforto. Questa relazione ci insegna che l’amore dimostrato in precedenza rende più facile accettare l’aiuto quando arriva un momento doloroso.

Risposta 2: Gesù era solito fermarsi a casa loro, quindi conosceva bene Marta, Maria e Lazzaro. Il loro rapporto non iniziò quando si presentò la tragedia; esistevano già vicinanza e amicizia. Qualcosa di simile avviene quando gli anziani si interessano regolarmente dei fratelli. Quando sorge una grave difficoltà, la fiducia sviluppata in precedenza può rendere più facile parlare dei propri sentimenti e ricevere il sostegno spirituale necessario.

Risposta 3: Anche se Marta e Maria erano deluse perché Gesù non aveva impedito la morte di Lazzaro, potevano continuare ad aspettarsi il suo conforto. Il loro dolore non cancellava l’amicizia che avevano con lui. Questo ci ricorda che una persona può essere molto triste ed esprimere la propria delusione, e allo stesso tempo avere bisogno e desiderare aiuto spirituale. Un buon pastore cerca di comprendere questi sentimenti e di avvicinarsi con amore.

Risposta 4: Sapevano che Gesù non era una persona distante, ma un amico che le conosceva e le amava. Il paragrafo applica questa idea agli anziani: quando sono buoni amici dei fratelli, possono aiutarli più facilmente. Perciò vale la pena coltivare l’amicizia nelle circostanze quotidiane. La fiducia che si sviluppa in questo modo è particolarmente preziosa quando qualcuno ha bisogno di conforto o di forza spirituale.

4, 5. b) Cosa fu disposto a fare Gesù per aiutarle?

Giovanni 11:8 — I discepoli replicarono: “Rabbi, da poco i giudei hanno cercato di lapidarti, e tu vuoi tornare là?”

Risposta 1: Gesù fu disposto a tornare in una regione dove avevano cercato di ucciderlo. I discepoli gli ricordarono il pericolo, quindi non era un viaggio privo di rischi. Nonostante questo, decise di andare per aiutare i suoi amici. Il suo esempio mostra che l’amore di un pastore non deve rimanere una buona intenzione: lo spinge ad agire anche quando aiutare comporta un sacrificio personale.

Risposta 2: Il viaggio fino a Betania dovette richiedere circa due giorni. Gesù fu disposto a dedicare quel tempo e a fare lo sforzo necessario per stare con Marta e Maria. Questo ci insegna che occuparsi di qualcuno a volte richiede più di una conversazione veloce. Gli anziani imitano il suo esempio quando trovano spazio per i fratelli e danno importanza ai loro bisogni, anche se aiutarli richiede tempo.

Risposta 3: Ciò che risalta è che Gesù trasformò il suo amore in un aiuto concreto. Voleva molto bene a quella famiglia e decise di avvicinarsi in un momento particolarmente doloroso, nonostante le difficoltà del viaggio. Per i pastori spirituali la lezione è chiara: preoccuparsi per qualcuno dovrebbe spingerci a cercare il modo di sostenerlo. L’interesse sincero diventa visibile quando si è disposti ad agire.

Risposta 4: Gesù accettò sia la fatica del viaggio sia il pericolo di tornare in quella regione. Non permise che tali difficoltà gli facessero perdere di vista il dolore dei suoi amici. Il paragrafo mette così in risalto lo spirito di sacrificio del buon pastore. Ci aiuta anche ad apprezzare ciò che fanno gli anziani, perché dietro al loro sostegno possono esserci tempo e sforzi personali che noi non vediamo.

6. In che modo Gesù consolò Marta?

Giovanni 11:23 — Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”.

Risposta 1: Gesù consolò Marta dandole una speranza concreta: la morte di suo fratello non sarebbe stata definitiva. Con bontà, la aiutò a guardare al futuro invece di continuare a pensare solo a ciò che si sarebbe potuto evitare. Gli anziani possono imitarlo dirigendo l’attenzione verso le promesse di Geova. In questo modo offrono un conforto che non dipende soltanto da parole umane, ma da una speranza sicura.

Risposta 2: Marta espresse quello che provava e Gesù l’ascoltò con interesse. Anche se sapeva che avrebbe potuto risuscitare Lazzaro, non considerò il suo dolore qualcosa di irrilevante. Questa pazienza fa parte del vero conforto. Quando una persona è in lutto, ha bisogno di poter parlare della propria perdita. Gli anziani possono essere di grande aiuto se ascoltano con calma prima di cercare di rafforzarla con le promesse di Geova.

Risposta 3: Gesù rafforzò anche la fede di Marta ricordandole che Dio gli aveva dato potere sulla morte. Non si limitò a parlarle di un futuro migliore; la aiutò a confidare nella base di quella speranza. Allo stesso modo, gli anziani possono spiegare perché le promesse di Geova meritano la nostra fiducia. Questo aiuto può sostenerci anche quando il dolore è ancora molto intenso.

Risposta 4: Mi colpisce il fatto che Gesù abbia unito bontà, ascolto e insegnamento. Non si limitò a dare a Marta una spiegazione e nemmeno si limitò ad ascoltarla. Prestò attenzione ai suoi sentimenti e rafforzò la sua fede. Questa combinazione è molto utile nel pascere il gregge: comprendere la persona permette di parlarle con tatto, e usare le promesse di Geova le dà buone ragioni per andare avanti con speranza.

7. Come reagì Gesù vedendo piangere i familiari e gli amici di Lazzaro? (Vedi anche l’immagine.)

Giovanni 11:33,35 — Gesù, vedendola piangere, e vedendo piangere i giudei venuti con lei, si commosse profondamente e si turbò. Gesù cedette alle lacrime,

Risposta 1: Gesù fu profondamente colpito dal dolore di Maria e di quelli che erano con lei, e alla fine pianse. Non osservò da lontano la tristezza degli altri; la condivise. Questa reazione ci mostra che un buon pastore ha bisogno di empatia. Per consolare non basta comprendere i fatti: bisogna anche interessarsi sinceramente a ciò che la persona sta provando.

Risposta 2: Anche se Gesù stava per risuscitare Lazzaro, fu commosso vedendo soffrire i suoi familiari e amici. Sapere che c’era una soluzione non gli impedì di condividere il loro dolore. Questa è una lezione molto utile: avere fiducia nella risurrezione non significa che una perdita smetta di fare male. Gli anziani imitano Gesù quando rispettano quella tristezza e accompagnano con tenerezza chi è in lutto.

Risposta 3: Le lacrime di Gesù fecero capire ai presenti quanto amasse Lazzaro. La sua reazione comunicò un affetto che tutti poterono riconoscere. In modo simile, l’empatia di un anziano aiuta il fratello a sentire che non sta ricevendo un’attenzione fredda o di routine. Quando vede che il suo dolore conta, può sentirsi più accompagnato e trovare più facile accettare il conforto spirituale.

Risposta 4: L’immagine ci aiuta a notare Gesù mentre condivide la tristezza di Marta, Maria e delle altre persone. Non appare estraneo alla sofferenza che lo circonda. Questo riassume molto bene la lezione del paragrafo: il buon pastore cerca di mettersi nei panni dei fratelli. Prima di pensare a cosa dire, può chiedersi come si sentirebbe lui in quelle circostanze e che tipo di trattamento avrebbe bisogno di ricevere.

8. In che modo Gesù si assicurò che le sue pecore continuassero a ricevere le cure necessarie dopo il suo ritorno in cielo?

1 Pietro 5:1-2 — Perciò, essendo un anziano anch’io, testimone delle sofferenze del Cristo e partecipe della gloria che dev’essere rivelata, do agli anziani fra voi questa esortazione: pascete il gregge di Dio affidato alle vostre cure, prestando servizio come sorveglianti, non per forza, ma volentieri davanti a Dio, né per amore di guadagni disonesti, ma con entusiasmo,

Risposta 1: Gesù affidò ai suoi apostoli la responsabilità di prendersi cura del gregge. Pietro prese molto sul serio questo incarico e in seguito incoraggiò altri anziani a continuare quell’opera. In questo modo le pecore continuarono a ricevere attenzione. Il brano mostra anche che questa cura deve essere prestata volentieri, non semplicemente per adempiere un obbligo.

Risposta 2: Dopo essere stato risuscitato, Gesù incaricò Pietro e, per estensione, gli altri apostoli di nutrire e pascere le sue pecore. Così prese provvedimenti perché il gregge non rimanesse trascurato quando sarebbe tornato in cielo. Questo ci aiuta a capire che il pascere il gregge occupa un posto importante nella congregazione: Gesù stesso lo considerò necessario per il benessere dei suoi seguaci.

Risposta 3: Gesù non diede soltanto una responsabilità; aveva anche mostrato come assolverla. Gli apostoli lo avevano visto trattare le persone con amore, conoscere i loro bisogni e confortare chi soffriva. Perciò avevano un modello chiaro per prendersi cura del gregge. Oggi anche gli anziani devono guardare al suo esempio, perché pascere bene significa riflettere il suo modo amorevole di trattare ogni persona.

Risposta 4: Il modo amorevole in cui Gesù parlò delle sue pecore aiutò Pietro a capire quanto fossero preziose per lui. Anni dopo, Pietro aveva ancora ben presente l’importanza di prendersene cura e trasmise questa responsabilità ad altri anziani. La lezione è che il pascere il gregge non deve essere svolto in modo impersonale. Ogni fratello di cui ci si prende cura è una persona che Gesù ama e considera preziosa.

9. Perché si può dire che gli anziani hanno una grande responsabilità? (Atti 20:28)

Atti 20:28 — Prestate attenzione a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo spirito santo vi ha nominato sorveglianti, per pascere la congregazione di Dio, che egli acquistò con il sangue del proprio Figlio.

Risposta 1: La loro responsabilità è enorme perché si prendono cura di una congregazione che Geova considera molto preziosa. Il prezzo pagato per essa fu il sangue di suo Figlio. Perciò nessun fratello merita di ricevere un’attenzione trascurata. Ricordare a chi appartengono le pecore e quanto valgono aiuta gli anziani a considerare il pascere il gregge un sacro dovere.

Risposta 2: Gli anziani devono occuparsi di bisogni molto delicati: confortare chi è in lutto, rafforzare i deboli e incoraggiare i depressi. Non basta risolvere questioni organizzative. Stanno aiutando persone che forse stanno attraversando momenti molto dolorosi. Perciò devono sviluppare qualità e capacità che permettano loro di comprenderle e di offrire un aiuto spirituale adeguato alla loro situazione.

Risposta 3: David spiega che considera il suo incarico un invito di Gesù ad aiutarlo a prendersi cura delle sue pecore. Questo modo di vedere il pascere il gregge mette in risalto che i fratelli non appartengono all’anziano. Lui ha ricevuto il privilegio di collaborare alla loro cura. Tenere presente questa idea favorisce un modo di trattare umile, rispettoso e amorevole, invece di considerare la responsabilità una posizione di prestigio personale.

Risposta 4: È comprensibile che a volte un anziano senta di non avere abbastanza capacità per affrontare certe difficoltà. Ma il paragrafo ricorda che Geova può dargli la forza. Allo stesso tempo, deve impegnarsi per migliorare le sue qualità e capacità. Queste due cose si completano: confidare nell’aiuto di Geova e continuare a imparare. Così può assolvere la sua responsabilità senza dipendere soltanto dalle proprie capacità.

10. Cosa deve fare un anziano per prendersi bene cura delle pecore? (Proverbi 27:23 e nota)

Proverbi 27:23 — Devi conoscere bene l’aspetto del tuo gregge. Abbi cura delle tue pecore,

Risposta 1: Deve conoscere bene i fratelli affidati alle sue cure. Il principio contenuto in questo proverbio mostra che prendersi cura di un gregge richiede attenzione alle sue condizioni. Applicato alla congregazione, significa interessarsi di come stanno i fratelli e delle difficoltà che affrontano. Questa conoscenza permette di offrire un aiuto personale, invece di presumere che tutti abbiano bisogno dello stesso consiglio o dello stesso incoraggiamento.

Risposta 2: Conoscere le pecore richiede anche equilibrio. Il paragrafo ricorda che gli anziani devono rispettare la vita privata dei fratelli. Interessarsi non significa intromettersi o cercare di sapere tutto. Piuttosto, significa creare un’atmosfera di fiducia e comprendere ciò che è necessario per aiutare. Questo rispetto fa sentire la cura spirituale un’espressione di affetto, non un’invasione dell’intimità.

Risposta 3: David mette in risalto un motivo pratico per conoscere bene i fratelli: così può scegliere i versetti biblici che li aiuteranno maggiormente. Se non sa cosa li preoccupa, forse le sue parole saranno vere, ma non risponderanno al loro bisogno principale. Perciò comprendere prima la difficoltà fa parte di una buona preparazione. L’obiettivo non è solo condividere un versetto, ma dare aiuto al momento giusto.

Risposta 4: Un anziano deve interessarsi della situazione reale di ogni fratello, non fermarsi a un’impressione generale. Il paragrafo collega questa conoscenza alla capacità di prendersi cura nel modo giusto. Potrebbero esserci difficoltà personali che non sono evidenti, e comprenderle aiuta a trattare la persona con maggiore comprensione. Questo ci incoraggia anche ad accettare l’interesse rispettoso degli anziani e a permettere loro di conoscerci meglio.

11. In che modo i fratelli traggono beneficio quando gli anziani li ascoltano con interesse?

Giacomo 1:19 — Sappiate questo, miei cari fratelli: ognuno dev’essere pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento ad adirarsi,

Risposta 1: Traggono beneficio perché l’anziano può capire meglio di cosa hanno bisogno prima di rispondere. Giacomo sottolinea l’importanza di dare la precedenza all’ascolto. In una conversazione di pascolo questo aiuta a non trarre conclusioni affrettate. Inoltre, il fratello si rende conto che le sue parole contano e che non gli viene data una risposta preparata senza tenere conto delle sue circostanze e dei suoi sentimenti.

Risposta 2: Catherine si è sentita apprezzata e amata perché gli anziani le hanno fatto domande con tatto e hanno prestato attenzione a quello che diceva. Non aveva bisogno solo di informazioni; soffriva dopo che suo marito l’aveva abbandonata. Il fatto che si siano sforzati di capirla faceva parte dell’aiuto. La sua esperienza dimostra che ascoltare con sincero interesse può comunicare amore anche prima di offrire un consiglio biblico.

Risposta 3: Quella conversazione aiutò Catherine a ricordare che Geova non aveva abbandonato né lei né le sue figlie. Questo è un beneficio molto profondo: l’attenzione degli anziani rafforzò la sua fiducia nella cura di Geova. Perciò ascoltare non è un aspetto secondario del pascere. Quando viene fatto con empatia, può aiutare una persona angosciata a sentirsi accompagnata e sostenuta spiritualmente.

12. In che modo gli anziani possono usare abilmente la Bibbia nelle visite pastorali?

Tito 1:7,9 — In quanto economo di Dio, infatti, il sorvegliante dev’essere libero da accuse, non ostinato, non irascibile, non ubriacone, non violento, non avido di guadagni disonesti, uno che nella sua arte di insegnare si attenga fermamente alla fedele parola, affinché possa sia incoraggiare mediante il sano insegnamento sia riprendere quelli che contraddicono.

Risposta 1: Usano bene la Bibbia quando basano su di essa il loro insegnamento e scelgono passi che rispondono ai bisogni del fratello. Tito collega questa fedeltà alla Parola alla capacità di incoraggiare. Quindi lo scopo della visita non è esprimere opinioni personali, ma aiutare la persona attraverso l’insegnamento biblico.

Risposta 2: Prima devono capire quale difficoltà sta affrontando il fratello. Poi possono scegliere princìpi o racconti biblici adatti a quella situazione. Andrew spiega che cerca di fare proprio così. Questo dimostra che usare bene la Bibbia non significa leggere molti versetti, ma scegliere quelli più appropriati. Un passo scelto bene può aiutare la persona a vedere chiaramente come Geova la sta guidando e consolando.

Risposta 3: Possono anche preparare la visita usando il libro Versetti biblici per la vita cristiana. Gli anziani menzionati nel paragrafo vi trovano passi relativi a bisogni specifici. Questa preparazione permette loro di arrivare con idee che possano essere davvero utili. La pubblicazione li aiuta a trovare sostegno biblico; l’essenziale rimane mostrare al fratello in che modo la Parola di Dio risponde a ciò che sta vivendo.

Risposta 4: Eliù presta attenzione a sentimenti come angoscia, preoccupazione, delusione e scoraggiamento. Questo lo aiuta a cercare testi appropriati quando prepara una visita. È un particolare importante, perché due persone possono trovarsi in circostanze simili e sentirsi in modi diversi. Un pastore capace cerca di capire non solo che cosa è successo, ma anche come il fratello sta vivendo la situazione, così da confortarlo meglio.

Risposta 5: L’esperienza di Catherine dimostra che un testo scelto bene può continuare ad aiutare molto tempo dopo la visita. Lei e le sue figlie lessero più volte il passo che un anziano aveva mostrato loro e trovarono conforto in momenti molto difficili. Questo incoraggia i pastori a scegliere con cura. Il loro obiettivo è lasciare al fratello un aiuto biblico a cui possa tornare quando ne avrà bisogno.

13. Come dimostra un pastore di essere accessibile? (Vedi anche le immagini e il riquadro “Siete tutti fratelli”.)

Luca 18:15-16 — Ora alcuni portavano da lui i loro bambini perché li toccasse, ma vedendo ciò i discepoli li rimproveravano. Gesù, però, chiamò a sé i piccoli, dicendo: “Lasciate che i bambini vengano da me e non cercate di fermarli, perché il Regno di Dio appartiene a quelli come loro.

Risposta 1: Lo dimostra facendo sentire benvenute persone di tutte le età. Gesù era occupato, ma voleva che i bambini potessero avvicinarsi a lui. Un anziano lo imita quando presta attenzione sia ai giovani che agli adulti. In questo modo rende chiaro che essere occupato non significa considerare i fratelli un disturbo.

Risposta 2: Un pastore accessibile approfitta delle brevi conversazioni prima e dopo le adunanze per interessarsi dei fratelli. Lauren spiega che per lei è più facile avvicinarsi a un anziano che di solito le chiede come sta e le offre aiuto. Questi piccoli contatti hanno grande valore: quando sorge un problema serio, la persona sa già che troverà qualcuno disposto ad ascoltarla e sostenerla.

Risposta 3: Le immagini mostrano un anziano e la sua famiglia mentre fanno un gioco con alcuni amici e poi conversano nella Sala del Regno con una sorella e sua figlia. Sottolineano che la fiducia si coltiva anche trascorrendo del tempo insieme. Essere accessibili non significa solo dire che siamo disponibili; significa sviluppare un’amicizia che permetta ai fratelli di sentirsi a loro agio e di avvicinarsi quando hanno bisogno di sostegno.

14. Cosa impariamo dall’esperienza di Giovanni?

Giovanni 13:35 — Grazie a questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore fra voi”.

Risposta 1: Impariamo che l’amore è essenziale per aiutare spiritualmente qualcuno. Gesù lo indicò come una caratteristica dei suoi discepoli, e Giovanni lo sperimentò nel modo in cui un anziano lo trattò. Quell’affetto fu fondamentale perché continuasse a studiare e ad assistere alle adunanze. Perciò, nell’opera pastorale, non basta trasmettere insegnamenti corretti; la persona ha anche bisogno di sentire che le vogliono davvero bene.

Risposta 2: L’esperienza di Giovanni mostra il valore della pazienza. Quando iniziò a studiare, ebbe alti e bassi emotivi e spirituali, ma poté contare su un anziano che lo trattò con affetto. Quel sostegno lo aiutò ad andare avanti. La lezione è che un pastore non deve concentrarsi solo sulle difficoltà del momento. Con amore e pazienza può aiutare la persona a continuare ad avvicinarsi a Geova.

Risposta 3: Il modo in cui l’anziano trattò Giovanni lo aiutò a capire come Geova lo vedeva. Questo è un risultato molto prezioso dell’opera pastorale: la persona non solo apprezza il fratello che si prende cura di lei, ma percepisce meglio l’amore di Dio. Nel caso di Giovanni, questo rafforzò la sua decisione di non arrendersi. L’affetto sincero di un pastore può aiutare molto chi sta lottando.

15. Quali sono alcune ricompense del pascere i fratelli? (Atti 20:31, 35).

Atti 20:31,35 — “Perciò state svegli, e ricordatevi che per tre anni, giorno e notte, non ho smesso di consigliare ognuno di voi con lacrime. In ogni cosa vi ho mostrato che, faticando così, dovete assistere quelli che sono deboli e dovete ricordarvi delle parole del Signore Gesù, che disse: ‘C’è più felicità nel dare che nel ricevere’”.

Risposta 1: Una ricompensa è la felicità che deriva dal prodigarsi per gli altri. Paolo aveva dedicato molti sforzi alla cura dei fratelli e tuttavia mise in risalto la gioia di dare. Quindi sacrificio e felicità non si escludono a vicenda. Anche se pascere può essere impegnativo, aiutare qualcuno può dare una soddisfazione molto profonda.

Risposta 2: Javier spiega che l’opera pastorale ha rafforzato la sua fede. Quando visita i fratelli, si convince ancora di più che Geova si interessa di chi lo ama e gli ubbidisce. È bello pensare che l’aiuto spirituale reca beneficio a entrambe le parti. Il fratello riceve incoraggiamento, ma anche l’anziano ne esce rafforzato osservando la cura di Geova e partecipando a quell’opera amorevole.

Risposta 3: Un’altra ricompensa menzionata da Javier è che il suo amore per Geova è aumentato. Prendersi cura delle pecore gli permette di apprezzare meglio l’interesse che Dio prova per ciascuna di loro. In questo modo l’opera pastorale non è soltanto un lavoro che si fa per gli altri; può anche avvicinare di più a Geova l’anziano stesso. Il suo servizio lo aiuta a comprendere e apprezzare più profondamente l’amore divino.

Risposta 4: Il paragrafo presenta un quadro realistico: la preoccupazione per i fratelli può essere così intensa da togliere perfino il sonno, come accadde a Paolo. Questo però non significa che l’opera pastorale sia priva di gioia. La ricompensa consiste nel dare un aiuto prezioso a persone care. Riconoscere sia lo sforzo che la soddisfazione ci aiuta ad apprezzare maggiormente ciò che gli anziani fanno per la congregazione.

16. Perché Paolo si paragonò a una madre?

1 Tessalonicesi 2:7-8 — E invece fra voi siamo stati premurosi come una madre che nutre i suoi piccoli e ne ha tenera cura. Così, nel nostro tenero affetto per voi, eravamo decisi non solo a trasmettervi la buona notizia di Dio, ma anche a darvi noi stessi, tanto ci eravate divenuti cari.

Risposta 1: Paolo si paragonò a una madre perché trattava i tessalonicesi con tenerezza ed era disposto a spendersi per loro. Il suo lavoro non consisteva solo nell’insegnare loro; era arrivato ad amarli profondamente. Questo paragone aiuta gli anziani a ricordare che il buon pastore unisce l’insegnamento spirituale a sincero affetto e interesse personale.

Risposta 2: Una madre fa molti sacrifici per il suo bambino perché lo ama, e Paolo provava un affetto simile per i fratelli di Tessalonica. Questo paragone mette in risalto la motivazione del buon pastore. Non aiuta semplicemente perché ha una responsabilità, ma perché le persone gli stanno a cuore. Quando gli anziani coltivano questo amore, possono prendersi cura del gregge con una tenerezza che va oltre il semplice adempimento di un compito.

Risposta 3: Il paragone include anche la gioia di vedere crescere qualcuno a cui si vuole bene. Come una madre è felice di vedere lo sviluppo del figlio, Paolo provava grande soddisfazione osservando i progressi spirituali dei tessalonicesi. Per un anziano, vedere un fratello rafforzare la sua fede o coltivare qualità cristiane può essere una grande ricompensa. Questa crescita dà molto valore agli sforzi che ha fatto per aiutarlo.

Risposta 4: L’esperienza di Miguel e Juan illustra questa gioia. Miguel fu felice di aiutare Juan a sviluppare qualità cristiane e in seguito si sentì molto orgoglioso quando lo vide diventare anziano. Non ricordava solo le difficoltà che Juan aveva affrontato; poteva anche vedere quanto era progredito. Questo dimostra la soddisfazione che si prova quando si accompagna amorevolmente la crescita spirituale di un’altra persona.

17. Quali aspetti dell’opera dei pastori apprezzi di più?

1 Tessalonicesi 5:12-13 — Ora, fratelli, vi preghiamo di mostrare rispetto a quelli che faticano in mezzo a voi, vi guidano nel Signore e vi ammoniscono; abbiate di loro la massima stima e amateli a motivo della loro opera. Siate pacifici gli uni con gli altri.

Risposta 1: Apprezzo lo sforzo che fanno per prendersi cura di noi dal punto di vista spirituale. Questo brano ci incoraggia a dare valore al loro lavoro e a trattarli con amore. A volte vediamo il consiglio o la visita, ma non tutto lo sforzo che c’è dietro. Ricordarlo mi aiuta a non dare per scontato il loro servizio e a esprimere loro gratitudine per quello che fanno.

Risposta 2: Apprezzo in modo particolare che cerchino di ascoltarci e confortarci, non solo di darci istruzioni. Quando qualcuno è scoraggiato o sta affrontando un lutto, ha bisogno di sentire che è importante. Gli anziani che imitano Gesù si impegnano a comprendere questi sentimenti e a rafforzare la fiducia in Geova. Questa combinazione di empatia e aiuto biblico è un motivo molto importante per essere grati della cura che prestano alla congregazione.

Risposta 3: Sono grato che continuino a impegnarsi per imitare Gesù e migliorare come pastori. Il loro lavoro richiede amore, pazienza, tempo e abilità nell’usare la Bibbia. Non è una responsabilità semplice, eppure cercano di consigliarci, rafforzarci e confortarci. Il paragrafo dice che sono molto preziosi per Geova, e lo sono anche per noi. Riflettere su questo mi spinge ad accettare con apprezzamento il loro aiuto.

Perché Gesù poteva dire: “Io sono il pastore eccellente”?

Luca 18:15-16 — Ora alcuni portavano da lui i loro bambini perché li toccasse, ma vedendo ciò i discepoli li rimproveravano. Gesù, però, chiamò a sé i piccoli, dicendo: “Lasciate che i bambini vengano da me e non cercate di fermarli, perché il Regno di Dio appartiene a quelli come loro.

Risposta 1: Un motivo è che Gesù era avvicinabile e si prendeva amorevolmente cura anche dei più piccoli. Il racconto mostra che voleva che potessero avvicinarsi a lui. Questa disponibilità faceva parte del suo eccellente modo di pascere: non teneva le persone a distanza. Il suo esempio insegna agli anziani a essere disponibili per tutti, indipendentemente dall’età.

Risposta 2: Poteva dirlo perché amava tanto le sue pecore da cedere la vita per loro. Quella fu la più grande dimostrazione che il loro benessere gli stava a cuore. Il suo esempio ci insegna che il vero pascere si basa sull’amore e sullo spirito di sacrificio. Non consiste nel cercare comodità o riconoscimento, ma nell’essere disposti a dare se stessi per il bene degli altri.

Risposta 3: Era un pastore eccellente anche perché conosceva le sue pecore e dava loro l’aiuto di cui avevano bisogno. Nel caso di Marta, ascoltò il suo dolore e rafforzò la sua speranza; vedendo piangere Maria e gli altri, condivise la loro tristezza. In questo modo mostrò che per confortare bisogna prestare attenzione sia ai sentimenti che alla fede. Non trattava le persone in modo freddo o impersonale.

Risposta 4: La sua cura non si limitò al periodo trascorso con i discepoli sulla terra. Dopo essere stato risuscitato, incaricò i suoi apostoli di continuare a prendersi cura del gregge. Questo rivela quanto gli stesse a cuore il futuro benessere delle sue pecore. Oltre a dare loro un esempio d’amore, prese provvedimenti affinché continuassero a ricevere nutrimento spirituale e attenzione quando sarebbe tornato in cielo.

Quali qualità e capacità deve coltivare un anziano per essere un pastore migliore?

Giovanni 13:35 — Grazie a questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore fra voi”.

Risposta 1: Prima di tutto, deve coltivare sincero amore per i fratelli. Gesù spiegò che l’amore avrebbe identificato i suoi discepoli, e questa qualità è essenziale in un pastore. L’esperienza di Juan mostrò che il modo amorevole e paziente di trattare di un anziano può aiutare molto chi vive alti e bassi. L’amore dà il tono giusto ai consigli, alle conversazioni e a tutta la cura spirituale.

Risposta 2: Deve imparare a conoscere bene i fratelli e ad ascoltarli con interesse, rispettando sempre la loro vita privata. Queste capacità gli permettono di capire cosa li preoccupa e come si sentono. Deve anche essere avvicinabile, così che giovani e anziani possano rivolgersi a lui con fiducia. In questo modo l’aiuto non inizia solo quando emerge un problema grave; si basa su un’amicizia che è già stata coltivata.

Risposta 3: Un’altra capacità importante è scegliere e spiegare i versetti biblici più adatti. L’anziano deve collegare ciò che ha ascoltato a princìpi e racconti che rispondano davvero al bisogno del fratello. A questo scopo può prepararsi con pubblicazioni come Testi biblici per la vita cristiana. Così unisce l’interesse personale a un solido aiuto spirituale e dirige l’attenzione verso Geova e le sue promesse.

Quali ricompense ricevono gli anziani quando pascono i fratelli?

Atti 20:31,35 — “Perciò state svegli, e ricordatevi che per tre anni, giorno e notte, non ho smesso di consigliare ognuno di voi con lacrime. In ogni cosa vi ho mostrato che, faticando così, dovete assistere quelli che sono deboli e dovete ricordarvi delle parole del Signore Gesù, che disse: ‘C’è più felicità nel dare che nel ricevere’”.

Risposta 1: Ricevono la gioia che deriva dall’aiutare gli altri. Paolo conosceva l’impegno e le preoccupazioni legati al pascere, ma conosceva anche la felicità che dà. Gli anziani provano questa soddisfazione quando dedicano tempo ed energie a rafforzare un fratello. Anche se il lavoro è impegnativo, l’amore fa sì che questo sforzo abbia molto senso.

Risposta 2: Pascere può rafforzare la loro fede e aumentare il loro amore per Geova. Questo è ciò che spiega Javier, il quale, visitando i fratelli, comprende meglio quanto Dio si interessi di loro. Quindi l’anziano non è solo colui che dà incoraggiamento; può anche riceverlo. Partecipando alla cura del gregge, ha più ragioni per apprezzare l’amore di Geova e confidare in lui.

Risposta 3: Un’altra ricompensa è vedere i progressi spirituali delle persone che aiutano. Paolo si rallegrava osservando la crescita dei tessalonicesi, e Miguel fu felice di vedere Juan sviluppare qualità cristiane e diventare anziano. Questa soddisfazione è simile a quella di una madre che vede crescere suo figlio. L’affetto fa sì che i progressi degli altri diventino anche una fonte di gioia personale.

Risposta 4: I pastori fedeli hanno anche l’apprezzamento di Geova e della congregazione. L’articolo conclude mettendo in risalto quanto siano preziosi per i loro sforzi nel consigliare, rafforzare e confortare. Questo riconoscimento non è il motivo per cui servono, ma dimostra che il loro lavoro conta. Noi possiamo contribuire alla loro gioia trattando gli anziani con amore e ringraziandoli di cuore per la loro cura.

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