Una celebrazione semplice riflette le qualità del nostro Re celeste
1, 2. a) Perché è logico che Gesù ci abbia insegnato a commemorare la sua morte in modo semplice?
Matteo 7:28-29 — Quando Gesù ebbe finito di dire queste cose, le folle erano stupite del suo modo d’insegnare, perché insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
Risposta 1: Matteo mette in risalto l’effetto che aveva l’insegnamento di Gesù. Come spiega il paragrafo, trasmetteva verità importanti in modo chiaro e facile da capire. È quindi logico che abbia istituito anche una cerimonia semplice per ricordare la sua morte. La sua semplicità non ne diminuisce l’importanza; ci aiuta a concentrarci sul suo profondo significato.
Risposta 2: Perché questo modo di commemorare la sua morte era in armonia con il suo modo di insegnare. Gesù non aveva bisogno di complicare una spiegazione per trasmettere una verità profonda. In modo simile, la Commemorazione non ha bisogno di una cerimonia elaborata per ricordarci qualcosa di tanto importante come il suo sacrificio. Questo ci aiuta a non confondere la semplicità con la mancanza di valore: una celebrazione semplice può insegnarci moltissimo sul nostro Re.
Risposta 3: È logico perché Gesù voleva che i suoi discepoli capissero ciò che stavano ricordando. Tutti possiamo descrivere facilmente ciò che avviene alla Commemorazione, ma capire la cerimonia non significa aver già colto tutto quello che ci insegna. Riflettendo su di essa, possiamo apprezzare meglio le qualità di Gesù. Quindi, invece di cercare complessità nella celebrazione, è bene approfondirne il significato.
1, 2. b) Quali qualità di Gesù analizzeremo?
Risposta 1: Analizzeremo l’umiltà, il coraggio e l’amore di Gesù. La Cena del Signore e le cose che lui fece e disse ci permettono di apprezzare queste qualità. Lo scopo non è solo ammirarlo di più, ma scoprire come assomigliargli maggiormente nel nostro modo di pensare e di trattare gli altri.
Risposta 2: Le tre qualità sono la sua umiltà, il suo coraggio e il suo amore. È molto significativo che una celebrazione così semplice ci aiuti a conoscere meglio il nostro Re celeste. Collegandola alla sua condotta e ai suoi insegnamenti, possiamo capire meglio che tipo di persona è e sentirci ancora più vicini a lui.
Risposta 3: Studieremo come Gesù mostrò umiltà, coraggio e amore, e cosa possiamo fare per imitarlo. Questo rende lo studio molto pratico. Non si tratta solo di ricordare com’era la prima Cena del Signore, ma di permettere all’esempio di Gesù di influire sulla nostra condotta.
3. Leggendo Matteo 26:26-28, perché diciamo che la Commemorazione istituita da Gesù non fu complicata, e cosa rappresentano il pane non lievitato e il vino?
Matteo 26:26-28 — Mentre continuavano a mangiare, Gesù prese un pane e, dopo aver pronunciato una preghiera, lo spezzò e, dandolo ai suoi discepoli, disse: “Prendete, mangiate. Questo rappresenta il mio corpo”. E, preso un calice, rese grazie a Dio e lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo rappresenta il mio ‘sangue del patto’, che dev’essere versato a favore di molti per il perdono dei peccati.
Risposta 1: Gesù usò due semplici prodotti: pane non lievitato e vino. Rappresentavano il suo corpo perfetto e il suo sangue, che avrebbe offerto per loro.
Risposta 2: Non fu complicata perché Gesù usò il pane non lievitato e il vino avanzati dalla Pasqua. Era con gli undici apostoli fedeli e spiegò cosa rappresentavano quei due simboli: il suo corpo perfetto e il suo sangue. Non serviva una cerimonia elaborata per trasmettere un insegnamento così profondo. Questo ci aiuta a concentrare l’attenzione sul sacrificio che stava per offrire.
Risposta 3: Il pane non lievitato rappresentava il corpo perfetto di Gesù, e il vino, il suo sangue. La cosa importante non era la complessità dei preparativi, ma ciò che quei simboli insegnavano agli apostoli. Gesù avrebbe presto dato la sua vita per loro. Quando vediamo il pane e il vino alla Commemorazione, anche noi possiamo pensare con gratitudine a ciò che fu disposto a dare a nostro favore.
4. Quale consiglio di Gesù a Marta ci aiuta a capire perché la Commemorazione è così semplice?
Luca 10:40-42 — Marta invece, che era distratta dalle molte faccende di cui si stava occupando, si avvicinò e gli disse: “Signore, non t’importa che mia sorella mi abbia lasciata da sola a sbrigare le faccende? Dille di venire ad aiutarmi”. Il Signore le rispose: “Marta, Marta! Tu sei ansiosa e ti preoccupi di molte cose. Eppure solo poche cose sono necessarie, o una sola. Dal canto suo, Maria ha scelto la parte buona, e non le sarà tolta”.
Risposta 1: Gesù aiutò Marta a dare la priorità all’insegnamento spirituale. In seguito agì in armonia con quel consiglio istituendo una cerimonia semplice.
Risposta 2: Gesù le spiegò con amore che non era sempre necessario preparare un pasto elaborato. Marta voleva occuparsi bene di un ospite importante, ma tutte quelle faccende la distraevano dall’ascoltarlo. Mesi dopo, Gesù applicò lo stesso criterio quando istituì la Commemorazione. Anche se la sua morte avrebbe avuto un’importanza straordinaria, non preparò una celebrazione complicata. Il suo esempio ci aiuta a distinguere tra occuparsi dei preparativi necessari e perdere di vista le cose spirituali.
Risposta 3: Il consiglio dato a Marta mostra che Gesù non si aspettava di essere onorato con grandi preparativi. Apprezzava che si prestasse attenzione ai suoi insegnamenti. Perciò non sorprende che, quando stabilì il modo di ricordare la sua morte, scegliesse qualcosa di semplice. C’è una bella coerenza tra ciò che insegnò e ciò che fece. Possiamo imitarlo dando più importanza al significato spirituale della Commemorazione che ai dettagli esteriori.
5. Cosa ci insegna su Gesù il fatto che la Commemorazione sia semplice, e che relazione ha questo con Filippesi 2:5-8? (Vedi anche le immagini.)
Filippesi 2:5-8 — Abbiate lo stesso modo di pensare di Cristo Gesù, il quale, pur esistendo nella forma di Dio, non prese nemmeno in considerazione l’idea di cercare di essere uguale a Dio. Al contrario, svuotò sé stesso, assunse la forma di uno schiavo e divenne come gli uomini. Per di più, quando venne come uomo, umiliò sé stesso e divenne ubbidiente fino alla morte, la morte su un palo di tortura.
Risposta 1: La sua ubbidienza fino alla morte dimostra profonda umiltà. La semplice Commemorazione riflette lo stesso atteggiamento: Gesù non cercò onori mediante una celebrazione complicata.
Risposta 2: Ci insegna che Gesù non era orgoglioso. Sapeva che stava per offrire il più grande sacrificio della storia e che Geova lo avrebbe fatto Re in cielo. Eppure non chiese una celebrazione complessa che attirasse indebitamente l’attenzione su di lui. Scelse una cerimonia semplice e appropriata. Questa decisione ci permette di apprezzare che la sua umiltà era autentica e si rifletteva perfino nel modo in cui desiderava essere ricordato.
Risposta 3: Filippesi 2:5-8 mostra che l’umiltà caratterizzò tutta la vita di Gesù. Fu disposto a lasciare la sua posizione celeste, vivere come essere umano e ubbidire fino alla morte. Perciò la semplicità della Commemorazione non fu una decisione isolata. Si accordava perfettamente con il suo modo di pensare. Per imitarlo, anche noi vogliamo permettere all’umiltà di influire sulle nostre decisioni, non solo su ciò che diciamo di noi stessi.
6. Come possiamo imitare l’umiltà di Gesù quando attraversiamo delle difficoltà?
Filippesi 2:3-4 — Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma, con umiltà, considerate gli altri superiori a voi; non cercate solamente il vostro interesse, ma anche quello degli altri.
Risposta 1: Possiamo imitarlo evitando che i nostri problemi ci facciano pensare solo a noi stessi. Filippesi ci incoraggia a interessarci anche degli altri. Gesù lo fece la notte prima di morire: anche se sapeva quanto avrebbe sofferto, dedicò del tempo a rafforzare i suoi discepoli. La sua umiltà si espresse prestando attenzione agli altri e aiutandoli.
Risposta 2: Possiamo mettere il benessere dei nostri fratelli al di sopra della nostra comodità. Gesù sapeva che lo aspettava una morte terribile, ma pensò al dolore che avrebbero provato i suoi discepoli. Invece di concentrare tutta la conversazione sulla propria sofferenza, li istruì, li incoraggiò e li confortò. Il suo esempio ci spinge a chiederci se, anche quando attraversiamo delle difficoltà, possiamo offrire una parola di incoraggiamento a qualcuno che sta soffrendo.
Risposta 3: Un modo per imitarlo è continuare a prestare attenzione a ciò che provano gli altri. Quando abbiamo dei problemi, è facile che le nostre preoccupazioni occupino tutti i nostri pensieri. Tuttavia, Gesù non trascurò i bisogni emotivi dei suoi apostoli. Diede loro conforto proprio mentre lui stesso affrontava una prova enorme. L’umiltà può aiutarci a riconoscere che anche il dolore degli altri merita la nostra attenzione.
7. Come dimostrò Gesù un enorme coraggio subito dopo aver istituito la Cena del Signore?
Luca 22:41-42 — Dopodiché si allontanò circa di un tiro di sasso, si inginocchiò e cominciò a pregare, dicendo: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Tuttavia sia fatta non la mia volontà, ma la tua”.
Risposta 1: La sua preghiera mostra che era deciso a fare la volontà di Geova, anche se sapeva quanto avrebbe sofferto. Non cercò di imporre la propria volontà. Questa obbedienza consapevole dimostra un enorme coraggio. Ci insegna che il coraggio si manifesta quando rimaniamo fedeli a Dio anche quando farlo è molto difficile.
Risposta 2: Gesù fu disposto a sopportare sia le sofferenze dell’esecuzione sia la vergogna di essere accusato di bestemmia. Per qualcuno che amava profondamente suo Padre, quell’accusa era particolarmente ingiusta. Nonostante ciò, non si allontanò dalla volontà di Geova. Il suo esempio dimostra che il coraggio non consiste solo nel sopportare il dolore fisico, ma anche nel rimanere integri quando altri ci attribuiscono motivi falsi o ci disonorano.
Risposta 3: Dimostrò coraggio mettendo al di sopra della propria sicurezza il nome di Geova e il suo diritto di governare. La sua fedeltà rese inoltre possibile agli esseri umani pentiti di ricevere la vita eterna. Gesù aveva presenti questioni molto più importanti che evitare la sofferenza immediata. Questo ci insegna che riflettere su ciò che significa essere fedeli a Geova può aiutarci a rimanere saldi quando affrontiamo una prova.
8. a) Cosa disse Gesù agli apostoli fedeli?
Giovanni 15:12-15 — Questo è il mio comandamento: amatevi gli uni gli altri come vi ho amato io. Nessuno ha un amore più grande di chi cede la vita per i suoi amici. Voi siete miei amici se fate quello che vi comando. Non vi chiamo più ‘schiavi’, perché lo schiavo non sa quello che fa il suo padrone. Ma vi ho chiamato ‘amici’, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho sentito dal Padre mio.
Risposta 1: Gesù comandò loro di amarsi seguendo il suo esempio. In questo modo rese chiaro che la fedeltà a lui doveva riflettersi nell’amore altruistico tra i suoi discepoli.
Risposta 2: Spiegò loro cosa si aspettavano da loro lui e suo Padre affinché rimanessero fedeli e potessero stare con lui in cielo. Tra le altre cose, dovevano amarsi gli uni gli altri come lui li aveva amati. Non sarebbe bastato ricordare i suoi insegnamenti; avrebbero dovuto metterli in pratica. Questo ci ricorda che l’amore cristiano non è solo un sentimento, ma la disposizione a ubbidire e a sacrificarci per gli altri.
Risposta 3: Parlò loro anche apertamente delle prove che avrebbero dovuto affrontare. Non promise loro una vita senza opposizione. Li avvertì in anticipo affinché, quando fossero arrivate quelle difficoltà, ricordassero le sue parole e non perdessero la fede. Quella preparazione fu una dimostrazione del suo interesse per loro. Anche noi siamo rafforzati dal sapere che le prove non significano che Geova o Gesù abbiano smesso di prendersi cura di noi.
8. b) Negli anni successivi alla morte di Gesù, come dimostrarono i suoi discepoli che continuavano a seguire il suo esempio di coraggio?
Ebrei 10:33-34 — A volte siete stati esposti pubblicamente a insulti e tribolazioni, altre volte siete stati al fianco di quelli che subivano queste cose. Avete partecipato alle sofferenze di chi si trovava in prigione e avete accettato con gioia di essere derubati dei vostri beni, sapendo di possedere qualcosa di migliore e duraturo.
Risposta 1: Sostennero coloro che erano perseguitati e mostrarono compassione per i carcerati, anche se anch’essi potevano soffrire. Il loro coraggio non consisteva solo nel sopportare personalmente le difficoltà, ma nel non abbandonare i fratelli quando avevano più bisogno di loro.
Risposta 2: Seguirono l’esempio di Gesù essendo disposti a soffrire per aiutarsi gli uni gli altri. Non permisero che la paura li isolasse dai fratelli perseguitati. Accompagnarli e sostenerli poteva avere conseguenze dolorose, ma l’amore li spinse a farlo. Dimostrarono così di aver compreso gli insegnamenti del loro Maestro: il coraggio cristiano include lo stare al fianco dei nostri fratelli, non solo il sopportare con fermezza le prove che ci riguardano personalmente.
Risposta 3: Accettarono perfino la perdita dei loro beni senza abbandonare la loro fedeltà. Ebrei spiega che avevano presente un possesso migliore e duraturo. La loro speranza li aiutava a non considerare le cose materiali come la cosa più importante. Questo particolare è molto utile per noi: rafforzare la nostra speranza può darci il coraggio di continuare a fare ciò che è giusto, anche se questo significa perdere qualcosa a cui teniamo.
9. Come possiamo imitare il coraggio di Gesù?
Atti 14:3 — Gli apostoli trascorsero dunque parecchio tempo lì, parlando con coraggio mediante l’autorità di Geova, il quale rendeva testimonianza alla parola riguardante la sua immeritata bontà permettendo che tramite loro avvenissero segni e prodigi.
Risposta 1: Possiamo imitarlo continuando a predicare nonostante l’opposizione. Il racconto di Atti mostra che i discepoli parlarono con coraggio confidando in Geova. Anche noi vogliamo che sia la fiducia in lui, e non la reazione di chi ci ascolta, a determinare la nostra disponibilità a proclamare il messaggio del Regno.
Risposta 2: Un modo è sostenere i fratelli perseguitati per la loro fede. Il paragrafo menziona il pregare per loro e il difenderli davanti alle autorità, anche nei tribunali. Non vogliamo essere indifferenti a ciò che soffrono. L’amore e il coraggio ci spingono a fare tutto il possibile per aiutarli. In questo modo dimostriamo di considerarli parte della nostra famiglia spirituale anche quando sostenerli richiede impegno.
Risposta 3: Possiamo pregare con sincero interesse per coloro che sono ingiustamente in prigione. Ebrei 13:19 mostra che le preghiere dei fratelli erano molto apprezzate. Anche se non sempre possiamo intervenire in un altro modo, non dobbiamo sminuire l’importanza di questo aiuto. Ricordare i perseguitati nelle nostre preghiere ci mantiene attenti ai loro bisogni e ci aiuta a non permettere che la paura o la distanza ci rendano indifferenti.
10. Cosa dovremmo fare nelle settimane che precedono la Commemorazione, e perché?
Ebrei 12:3 — Considerate attentamente colui che ha sopportato tante parole ostili che i peccatori gli rivolgevano contro i loro stessi interessi, così che non vi stanchiate e non vi arrendiate.
Risposta 1: Dobbiamo seguire la lettura per la Commemorazione e meditare su ciò che Gesù sopportò. Ebrei spiega perché questo ci fa bene: riflettere attentamente sul suo esempio ci aiuta a non arrenderci. Non vogliamo limitarci a completare la lettura, ma lasciare che rafforzi la nostra gratitudine, la nostra speranza e il nostro coraggio di rimanere fedeli.
Risposta 2: È utile dedicare del tempo a riflettere sugli avvenimenti che portarono alla morte di Gesù. In questo modo, quando vedremo il pane e il vino, capiremo meglio il sacrificio che rappresentano. La preparazione non consiste solo nel sapere quando e dove si terrà la Commemorazione. Include anche il preparare il cuore per apprezzare più profondamente ciò che Geova e suo Figlio hanno fatto per noi.
Risposta 3: Possiamo meditare sui benefìci del riscatto, come il perdono dei nostri peccati e la speranza della vita eterna. Il paragrafo mette in relazione questi doni con Efesini 1:7 e Giovanni 3:16. Pensare a come vanno a beneficio nostro e dei nostri cari approfondisce la nostra gratitudine. Inoltre rende più reale la nostra speranza, e una speranza più forte ci dà ragioni per perseverare quando arrivano le difficoltà.
11, 12. Cosa abbiamo visto finora?
Ebrei 7:24-25 — lui invece continua a vivere per sempre e quindi come sacerdote non ha successori. Perciò può anche salvare completamente quelli che tramite lui si avvicinano a Dio, perché è sempre vivo per intercedere per loro.
Risposta 1: Abbiamo visto che Gesù non mostrò umiltà e coraggio solo sulla terra. Continua a manifestare queste qualità mentre intercede per noi come Sommo Sacerdote. Questo brano ci aiuta ad apprezzare la sua opera attuale e ci dà motivi per ringraziare di cuore sia per il suo sacrificio sia per l’interesse che continua a mostrarci.
Risposta 2: Abbiamo imparato che la Cena del Signore ci ricorda più del valore del riscatto. La sua semplicità riflette l’umiltà di Gesù, e quello che fece quella notte dimostra il suo coraggio. Perciò, quando assistiamo alla Commemorazione, non ricordiamo solo un avvenimento del passato. Conosciamo anche meglio il nostro Re e troviamo motivi per confidare in lui e imitare le sue qualità.
Risposta 3: Abbiamo anche visto come dimostrare la nostra gratitudine: ubbidendo fedelmente al comando di commemorare la sua morte. Lo facciamo ogni anno nella data corrispondente al 14 nisan, e per noi è la data più importante dell’anno. Non vogliamo che sia solo una data segnata sul calendario. Vogliamo partecipare con profondo rispetto e con un cuore grato per tutto ciò che rappresenta il sacrificio di Gesù.
13. Cosa dicono Giovanni 15:9 e 1 Giovanni 4:8-10 sull’amore di Geova e di Gesù, e chi trae beneficio dal loro amore?
Giovanni 15:9 — Proprio come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; rimanete nel mio amore.
Risposta 1: Gesù rifletté nel modo in cui trattava i discepoli l’amore che riceveva dal Padre. E la Prima lettera di Giovanni spiega che Geova mostrò il suo amore mandando suo Figlio affinché potessimo ricevere la vita. Perciò, quando pensiamo al sacrificio di Gesù, apprezziamo l’amore di entrambi. Quel sacrificio va a beneficio sia degli unti sia delle altre pecore.
Risposta 2: Questi testi mostrano che l’amore di Geova e di Gesù si espresse con i fatti. Geova mandò suo Figlio, e Gesù fu disposto a dare la vita per noi. Non aspettarono che fossimo noi a prendere l’iniziativa di amarli. Comprendere questo approfondisce la nostra gratitudine: il riscatto non è solo un insegnamento che conosciamo, ma una straordinaria dimostrazione di quanto contiamo per loro.
Risposta 3: Il loro amore va a beneficio sia dei cristiani unti sia di quelli che fanno parte delle altre pecore. Anche se hanno speranze diverse, tutti hanno bisogno del sacrificio di Gesù e ne ricevono i benefìci. Questo ci aiuta ad apprezzare ciò che abbiamo in comune. Alla Commemorazione tutti possiamo provare profonda gratitudine per lo stesso amore di Geova e di suo Figlio, che rende possibile il nostro perdono e la nostra speranza.
14. In che modo Gesù dimostrò amore per i suoi discepoli? (Vedi anche le immagini.)
Rivelazione 2:10 — Non aver paura delle cose che stai per subire. Ecco, il Diavolo continuerà a gettare alcuni di voi in prigione così che siate pienamente messi alla prova, e avrete tribolazione per 10 giorni. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita.
Risposta 1: Il brano mostra che alcuni discepoli avrebbero affrontato la prigione. La semplicità della Commemorazione avrebbe permesso loro di continuare a ubbidire anche in circostanze del genere. Gesù mostrò considerazione non imponendo un rituale complicato, come confermano gli esempi dell’articolo.
Risposta 2: Dimostrò amore istituendo una cena semplice, non una cerimonia difficile da organizzare. I suoi seguaci unti avrebbero dovuto commemorare la sua morte per molti anni e in circostanze molto diverse. Alcuni sarebbero stati perfino in prigione. Le istruzioni di Gesù non imposero loro un peso inutile. Questo ci permette di vedere che il suo amore si manifestò sia nel dare la vita sia nel modo premuroso in cui chiese loro di ricordarla.
Risposta 3: Le immagini mostrano servitori di Geova che celebrano la Commemorazione nel corso dei secoli. Anche se le loro circostanze erano diverse, la semplicità della cerimonia permise loro di ubbidire al comando di Gesù. Questo dettaglio mette in risalto la sua considerazione per i discepoli. Possiamo imitarlo tenendo conto delle possibilità e dei limiti dei nostri fratelli, invece di imporre loro aspettative che rendano inutilmente complicate le cose.
15, 16. Come sono riusciti alcuni fratelli a celebrare la Cena del Signore in circostanze molto difficili? (Vedi anche le immagini.)
Risposta 1: Harold King fece tutto il possibile per celebrare la Commemorazione mentre era tenuto in isolamento in una prigione cinese. Preparava in segreto gli emblemi con ciò che aveva a disposizione e calcolava la data nel modo migliore possibile. Quando arrivava il momento, cantava, pregava e pronunciava un discorso biblico nella sua cella. Anche se era solo, la sua determinazione a ubbidire a Gesù rimaneva intatta. Il suo esempio ci aiuta ad apprezzare moltissimo questa celebrazione.
Risposta 2: Un gruppo di sorelle in un campo di concentramento celebrò la Cena del Signore in segreto, rischiando la vita. Misero il pane e il vino su una panca coperta con un panno bianco e si riunirono intorno. Usarono una candela per evitare che la luce elettrica le tradisse. La semplicità della cerimonia rese possibile celebrarla perfino lì. Il loro comportamento dimostra l’importanza che attribuivano all’ubbidienza a Gesù.
Risposta 3: Questi fratelli seguirono le istruzioni di Cristo nel miglior modo possibile con i mezzi che avevano. Non godevano di circostanze favorevoli, ma non permisero nemmeno che questo spegnesse il loro desiderio di ricordare la sua morte. Sia Harold King sia quelle sorelle mostrarono iniziativa e una fede straordinaria. I loro esempi ci insegnano ad apprezzare le agevolazioni che abbiamo e a non dare per scontato il privilegio di assistere alla Commemorazione.
17. Cosa è bene chiederci?
1 Pietro 3:8 — Infine, siate tutti concordi, mostrate empatia, affetto fraterno, tenera compassione e umiltà.
Risposta 1: È bene chiederci come possiamo imitare meglio l’amore di Gesù. Pietro mette in relazione l’empatia con l’affetto fraterno, la tenera compassione e l’umiltà. Questo ci spinge a pensare non solo a ciò di cui abbiamo bisogno noi, ma anche a ciò che stanno vivendo i fratelli. Prepararci per la Commemorazione include verificare se il nostro modo di trattare gli altri riflette queste qualità.
Risposta 2: Possiamo chiederci se pensiamo più ai bisogni dei nostri fratelli che ai nostri. È facile riconoscere che Gesù era amorevole; la sfida è permettere al suo esempio di cambiare le nostre priorità. Avvicinandosi la Commemorazione, possiamo esaminare se prestiamo davvero attenzione agli altri. Forse dobbiamo ascoltare meglio o mostrare maggiore interesse. L’importante è che la nostra gratitudine per l’amore di Gesù si traduca in amore verso gli altri.
Risposta 3: È anche bene chiederci se ci aspettiamo troppo dagli altri o se teniamo conto dei loro limiti. Gesù mostrò considerazione quando istituì una cerimonia semplice. Noi lo imitiamo quando cerchiamo di capire cosa ogni fratello è in grado di fare, invece di valutarlo soltanto in base alle nostre aspettative. L’empatia ci aiuta a trattarlo con affetto e a evitare che le nostre richieste gli aggiungano un peso inutile.
18, 19. a) Di cosa possiamo essere certi?
1 Corinti 11:26 — Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete questo calice, voi proclamate la morte del Signore, finché lui non verrà.
Risposta 1: La Commemorazione non sarà celebrata per sempre. Ma possiamo essere certi che, anche quando non verrà più celebrata, ricorderemo con affetto ciò che ci ha insegnato su Gesù. La fine della cerimonia non cancellerà la nostra gratitudine per il suo sacrificio né la nostra ammirazione per la sua umiltà, il suo coraggio e il suo amore. Queste qualità continueranno a essere per noi un prezioso esempio.
Risposta 2: Possiamo essere certi che questa semplice celebrazione continuerà a occupare un posto molto caro nei nostri ricordi. Ci avrà aiutato ad apprezzare il più grande esempio di umiltà, coraggio e amore mai dato da un essere umano. Anche quando arriverà il momento in cui non sarà più necessario celebrarla, tutto ciò che abbiamo imparato grazie a essa continuerà ad avere valore. Per questo vale la pena approfittare ora di ogni opportunità per approfondirne il significato.
Risposta 3: L’articolo spiega che, quando Gesù verrà durante la grande tribolazione e radunerà in cielo gli eletti rimasti sulla terra, la Commemorazione non verrà più celebrata. Tuttavia, coloro che l’avranno celebrata potranno parlarne a chi vivrà allora. Possiamo essere certi che quei ricordi saranno loro utili, perché li aiuteranno ad apprezzare il sacrificio di Gesù e le meravigliose qualità che manifestò.
18, 19. b) Cosa ti impegnerai a fare?
Risposta 1: Mi impegnerò a imitare le tre qualità che abbiamo studiato, non solo ad ammirarle. Voglio che la Commemorazione mi spinga a essere più umile, a rimanere fermo quando ubbidire a Geova sarà difficile e a trattare i fratelli con più amore. In questo modo ne trarrò beneficio già da ora. Ricordare il sacrificio di Gesù avrà un effetto concreto sulle mie decisioni e sul mio modo di vivere.
Risposta 2: Voglio impegnarmi a pensare di più ai bisogni degli altri, anche quando io ho delle preoccupazioni. L’esempio di Gesù la notte prima di morire mi mostra quanto possano essere d’aiuto alcune parole di incoraggiamento e conforto. Vorrei che la mia gratitudine per lui fosse evidente da questo interesse. Per riuscirci, dovrò evitare che i miei problemi occupino tutta la mia attenzione e imparare ad ascoltare meglio.
Risposta 3: Mi impegnerò a rafforzare il mio coraggio meditando sulla speranza che ho grazie al riscatto. Non voglio aspettare che arrivi una prova per pensare a tutto ciò che Geova e Gesù hanno fatto per me. La lettura per la Commemorazione può aiutarmi ad approfondire questa gratitudine. Spero che questo mi spinga a continuare a predicare con decisione e a sostenere i fratelli che subiscono persecuzione.
Cosa ci insegna la Commemorazione sulla straordinaria umiltà di Gesù?
Ebrei 7:24-25 — lui invece continua a vivere per sempre e quindi come sacerdote non ha successori. Perciò può anche salvare completamente quelli che tramite lui si avvicinano a Dio, perché è sempre vivo per intercedere per loro.
Risposta 1: La Commemorazione ci ricorda un Re umile, interessato a fare del bene agli altri. Ebrei mostra che continua a intercedere per noi. Come mette in evidenza l’articolo, le qualità che manifestò sulla terra sono ancora presenti nel suo servizio celeste. La sua posizione elevata non ha fatto venir meno il suo interesse per coloro che hanno bisogno del suo aiuto.
Risposta 2: Ci insegna che Gesù non cercava di attirare indebitamente l’attenzione su di sé. Anche se stava per offrire il più grande sacrificio della storia, non istituì una celebrazione complicata per onorare la sua memoria. Scelse qualcosa di semplice e pieno di significato. Questo dimostra che la sua umiltà era profonda. Possiamo imitarlo senza cercare di essere al centro dell’attenzione né pensare che servano grandi espressioni di riconoscimento perché il nostro servizio abbia valore.
Risposta 3: La semplicità della cerimonia è in armonia con tutta la vita di Gesù. Aveva lasciato la sua posizione celeste, aveva servito gli altri ed era disposto a ubbidire fino alla morte. Non aveva bisogno di una celebrazione sfarzosa che mettesse in risalto la sua importanza. Il suo esempio ci aiuta a capire che l’umiltà non dipende dall’avere una posizione modesta, ma dal mantenere un atteggiamento ubbidiente e pronto a servire, qualunque sia la nostra responsabilità.
Come dimostrò Gesù un coraggio straordinario subito dopo aver istituito la Cena del Signore?
1 Giovanni 2:2 — Lui è un sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Risposta 1: Gesù accettò la sofferenza necessaria per offrire quel sacrificio a nostro favore. Il testo ne mette in risalto i benefìci, e l’articolo spiega il coraggio che dimostrò rendendolo possibile: ubbidì a Geova nonostante la vergogna e la morte che lo attendevano. Pensare a quanto dipendesse dalla sua fedeltà ci aiuta ad apprezzare ancora di più il suo coraggio.
Risposta 2: Dimostrò coraggio accettando la volontà del Padre anche se sapeva che sarebbe stato accusato di bestemmia e messo a morte. Non permise che la sofferenza o la vergogna lo allontanassero dall’ubbidienza. La sua principale preoccupazione era santificare il nome di Geova e difendere il suo diritto di governare. Il suo esempio ci insegna a considerare la fedeltà a Dio più importante dell’evitare a tutti i costi le difficoltà.
Risposta 3: Il suo coraggio si vide anche nel fatto che mise da parte le proprie preoccupazioni per preparare gli apostoli. Parlò loro delle prove che avrebbero affrontato e li incoraggiò a essere coraggiosi. Non si limitò a resistere personalmente; rafforzò anche altri. Questa è una lezione importante per noi: quando arriva l’opposizione, possiamo imitarlo rimanendo fedeli e cercando di far sentire sostenuti anche i nostri fratelli.
Perché diciamo che Gesù mostrò un amore eccezionale quando istituì questa semplice cerimonia?
1 Corinti 11:26 — Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete questo calice, voi proclamate la morte del Signore, finché lui non verrà.
Risposta 1: Questo comando avrebbe dovuto continuare a essere rispettato fino all’arrivo di Gesù. Istituendo una cerimonia semplice, mostrò considerazione per i discepoli che l’avrebbero celebrata durante tutto quel periodo. Come dimostrano le esperienze narrate nell’articolo, riuscirono a farlo anche sotto persecuzione. Il suo amore si vede dal fatto che non trasformò un obbligo così importante in una cerimonia inutilmente complicata.
Risposta 2: Perché tenne conto delle circostanze di coloro che avrebbero commemorato la sua morte. Non chiese loro un rituale elaborato, ma una semplice cena che avrebbero potuto celebrare in luoghi e situazioni molto diversi. I casi di Harold King e delle sorelle nel campo di concentramento mostrano quanto quella semplicità li abbia aiutati. Ci commuove vedere che Gesù non solo diede la vita per i suoi discepoli, ma fu anche premuroso nei loro confronti.
Risposta 3: Il pane e il vino dirigono la nostra attenzione verso il sacrificio che fu la più grande espressione dell’amore di Gesù per noi. Allo stesso tempo, la semplicità della celebrazione riflette quell’amore in modo pratico: non impose ai suoi discepoli un peso inutile. Questo ci insegna a unire i sentimenti alle azioni. Se vogliamo imitarlo, dobbiamo mostrare considerazione per i bisogni e i limiti dei nostri fratelli.
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