Tema: “Geova merita la nostra ubbidienza”
A volte riceviamo un’istruzione che a prima vista può sembrarci poco importante, oppure forse non capiamo pienamente perché ci viene data. In quei momenti potremmo pensare: “È davvero necessario fare così?” Ma l’ubbidienza non dipende dal comprendere sempre tutti i motivi. Dipende da quanto ci fidiamo di chi ci dà l’istruzione.
Geremia dimostrò un’ubbidienza straordinaria. Geova gli comandò di fare cose che potevano sembrare strane, scomode e perfino poco pratiche. Eppure Geremia non discusse né cercò scuse. Ubbidì. In seguito capì il motivo di quelle istruzioni e vide che Geova le aveva usate per trasmettere una lezione molto incisiva.
Il suo esempio ci insegna una verità importante: Geova merita la nostra ubbidienza, anche quando non capiamo subito perché ci chiede qualcosa.
Vediamo per prima cosa che, anche se Geremia forse rimase sorpreso da ciò che Geova gli aveva chiesto, fece un grande sacrificio per ubbidire.
Geremia 13:1-7
“Geova mi disse: ‘Va’ a comprarti una cintura di lino e mettitela intorno alla vita, ma non immergerla nell’acqua’. Così, secondo la parola di Geova, comprai la cintura e me la misi intorno alla vita. Poi la parola di Geova mi fu rivolta una seconda volta: ‘Prendi la cintura che hai comprato e che indossi, va’ all’Eufrate e nascondila lì in una fessura della roccia’. Andai dunque e la nascosi presso l’Eufrate, proprio come Geova mi aveva comandato. Ma molti giorni dopo Geova mi disse: ‘Alzati, va’ all’Eufrate e riprendi la cintura che ti avevo comandato di nascondere lì’. Così andai all’Eufrate, dissotterrai la cintura e la presi dal luogo dove l’avevo nascosta. E vidi che la cintura si era rovinata; non serviva più a nulla”.
Per prima cosa Geova gli comandò di comprare una cintura di lino e di indossarla. Già questa poteva sembrare un’istruzione insolita. Poi però gli chiese di viaggiare fino al fiume Eufrate per nasconderla in una fessura della roccia. Le informazioni disponibili indicano che quel viaggio poteva essere di circa 500 chilometri solo all’andata. Geremia dovette compiere due viaggi di andata e ritorno. In totale percorse quasi 2.000 chilometri.
Non si trattava di una piccola commissione. Immaginiamo cosa significava attraversare le montagne della Giudea, percorrere lunghe distanze e, a seconda del percorso, addentrarsi in zone desertiche. Inoltre, la sua lunga assenza avrà sicuramente suscitato la curiosità dei vicini. Quando tornò, non aveva nemmeno con sé la cintura che aveva comprato.
In seguito Geova gli comandò di fare di nuovo quel lungo viaggio per recuperare la cintura. Al suo ritorno Geremia scoprì che era marcita e non serviva più a nulla. Vista dall’esterno, qualcuno avrebbe potuto pensare che tutta quella fatica fosse stata una perdita di tempo e di energie. Geremia avrebbe potuto ragionare: “Perché devo percorrere tanta strada per nascondere una cintura e poi tornare a prenderla?” Ma non lo fece.
Geremia si lasciò modellare da Geova. Perciò ubbidì senza lamentarsi e senza protestare. Seguì le istruzioni anche se forse non ne capiva subito lo scopo.
Questo ci invita a riflettere sul nostro atteggiamento. È facile ubbidire quando capiamo perfettamente il motivo di un’istruzione. Ma l’ubbidienza più preziosa si dimostra quando confidiamo in Geova anche se non vediamo tutti i dettagli.
Per esempio, potremmo ricevere un consiglio biblico che all’inizio ci sembra difficile da applicare. Forse riguarda il tipo di svago che scegliamo, un’amicizia, l’uso dei social network o il modo di risolvere un problema familiare. Potremmo pensare che la nostra situazione sia diversa o che quel consiglio non sembri così necessario. Ma, come Geremia, facciamo bene a ubbidire con umiltà.
L’ubbidienza di Geremia non fu automatica né irriflessiva. Fu un’espressione di fiducia. Sapeva che Geova ha sempre un motivo per dare un’istruzione, anche quando i suoi servitori non lo vedono ancora.
In seguito Geremia capì perché Geova gli aveva dato quelle istruzioni.
Geremia 13:8-11
“Allora mi fu rivolta la parola di Geova: ‘Questo è ciò che Geova dice: “Allo stesso modo distruggerò l’orgoglio di Giuda e l’enorme orgoglio di Gerusalemme. Questo popolo malvagio, che si rifiuta di ubbidire alle mie parole, che ostinatamente segue il proprio cuore e va dietro ad altri dèi, servendoli e inchinandosi davanti a loro, finirà come questa cintura che non serve a nulla”. “Infatti, come una cintura aderisce alla vita di un uomo, così io feci aderire a me tutta la casa d’Israele e tutta la casa di Giuda”, dichiara Geova, “perché diventassero per me un popolo, un nome, una lode e qualcosa di bello. Ma non ubbidirono”’”.
Ora il significato era chiaro. La cintura era stata stretta intorno alla vita di Geremia. Allo stesso modo Geova aveva fatto in modo che Israele e Giuda aderissero a lui. Geova voleva che fossero per lui “un popolo, un nome, una lode e qualcosa di bello”. Che grande privilegio avevano!
Eppure, invece di rimanere vicini a Geova, si lasciarono dominare dall’orgoglio. Si rifiutarono di ubbidire alle sue parole, seguirono ostinatamente il proprio cuore e andarono dietro ad altri dèi. Per questo sarebbero finiti come quella cintura rovinata: non sarebbero serviti più a nulla.
La lezione era molto chiara. Geova non aveva dato quelle istruzioni a Geremia per capriccio. L’ubbidienza del profeta diventò una rappresentazione visiva di ciò che sarebbe accaduto a Giuda. La sua disponibilità a ubbidire, anche in qualcosa che sembrava insignificante, aiutò Geova a trasmettere un messaggio capace di toccare il cuore delle persone.
Questo ci insegna anche qualcosa di molto bello su Geova. Desidera che i suoi servitori rimangano stretti a lui. Non vuole che gli ubbidiamo per paura, ma perché sa che restare vicini a lui è la cosa migliore per noi. Proprio come una cintura è saldamente stretta alla vita, Geova desidera che rimaniamo uniti a lui.
Ma l’orgoglio può allontanarci da Geova. Quando una persona insiste nel fare le cose a modo suo, può iniziare a pensare di saperne più di Geova o che le sue norme non si applichino al proprio caso. Gli abitanti di Giuda fecero proprio questo: si lasciarono guidare dal loro cuore. E il risultato fu tragico.
Perciò, quando riceviamo una direttiva basata sulla Bibbia, vogliamo evitare un atteggiamento ostinato. Invece di pensare “so io cosa mi serve”, desideriamo chiederci: “Cosa mi sta insegnando Geova? Come posso dimostrargli che mi fido della sua guida?”
L’ubbidienza umile ci mantiene vicini a Geova. E non solo quando capiamo il motivo di un’istruzione, ma soprattutto quando ancora non lo comprendiamo completamente.
Infine, noi cristiani ci sforziamo di essere ubbidienti come Geremia anche quando non capiamo perché riceviamo certe istruzioni.
In alcuni paesi la nostra opera è vietata o fortemente limitata. In queste circostanze la filiale o gli anziani potrebbero dare istruzioni specifiche per proteggere i fratelli, continuare a ricevere cibo spirituale e proseguire la predicazione per quanto possibile.
Forse non capiamo sempre tutti i motivi che stanno dietro a queste istruzioni. Potremmo pensare che una misura sia troppo prudente o che esista un altro modo di fare le cose. Ma non dimentichiamo l’esempio di Geremia. Ubbidì prima di sapere esattamente perché Geova gli aveva comandato di fare quei viaggi.
La sapienza di Geova è molto superiore alla nostra. Perciò, quando riceviamo una direttiva basata su princìpi biblici, facciamo bene a mostrare un atteggiamento ragionevole e collaborativo.
Giacomo 3:17
“La sapienza che viene dall’alto è prima di tutto pura, poi pacifica, ragionevole, pronta a ubbidire, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale, non ipocrita”.
Notiamo questa espressione: “pronta a ubbidire”. Non significa essere creduloni o ubbidire senza pensare. Significa confidare in Geova e riconoscere che lui sa meglio di noi cosa è davvero nel nostro interesse.
Ci viene anche ricordato che non dobbiamo fornire informazioni sui nostri fratelli o sulle attività della congregazione a chi non ha il diritto di conoscerle. In determinati momenti, rimanere in silenzio può proteggere altri e contribuire al proseguimento dell’opera.
Ecclesiaste 3:7
“C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare”.
Essere prudenti non significa mancare di coraggio. Può essere un modo per dimostrare amore per i nostri fratelli e rispetto per le istruzioni che riceviamo.
L’ubbidienza è anche strettamente legata all’amore per Geova.
1 Giovanni 5:3
“Questo è ciò che significa amare Dio: osservare i suoi comandamenti”.
Ubbidire a Geova non è un peso né un freddo obbligo. È un modo per dirgli: “Geova, ti amo, mi fido di te e riconosco che le tue vie sono sempre migliori delle mie”.
Geremia non capì fin dall’inizio il significato della cintura di lino. Ma ubbidì. E quando Geova gli spiegò il motivo, fu chiaro che la sua ubbidienza era servita a trasmettere una lezione vitale al popolo.
Anche noi forse non capiamo subito perché Geova ci dà certi consigli o perché nella congregazione ci vengono chieste determinate cose. Ma possiamo essere sicuri che Geova non dà mai istruzioni senza una ragione saggia e amorevole.
Perciò imitiamo Geremia. Ubbidiamo senza lamentarci, senza cercare scuse e senza lasciarci guidare dal nostro cuore. Rimaniamo saldamente uniti a Geova e dimostriamo con la nostra ubbidienza di riconoscere questa verità: Geova merita la nostra ubbidienza.
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