Tema: Non siamo come Sedechìa
Promettere di fare ciò che è giusto può essere facile. La parte difficile è mantenere quella decisione quando ubbidire richiede di rinunciare a qualcosa o di affrontare una situazione scomoda. In quei momenti dimostriamo quanto teniamo alla nostra relazione con Geova. La storia di Sedechìa ci invita a esaminarci, non semplicemente a giudicare un re del passato. Il suo comportamento contiene un avvertimento che può proteggerci. Perciò teniamo bene a mente questo pensiero: non siamo come Sedechìa.
Sedechìa visse in un periodo molto difficile per Giuda. Per mezzo di Geremia, Geova aveva avvertito che la continua infedeltà del popolo avrebbe portato una calamità proveniente da Babilonia. Quindi non mancavano i motivi per ascoltare Geova e cambiare condotta. Ma quale strada scelse quel re? Notiamo come la Bibbia riassume il suo regno. Leggiamo Geremia 52:1, 2.
Geremia 52:1-2 — Sedechìa aveva 21 anni quando diventò re, e regnò 11 anni a Gerusalemme. Sua madre era Amutàl, figlia di Geremia, di Libna. Sedechìa continuò a fare ciò che era male agli occhi di Geova, secondo tutto quello che aveva fatto Ioiachìm.
Il racconto menziona la sua età e gli anni in cui regnò, ma il dato più importante è la valutazione che Geova fece della sua condotta. Sedechìa non fece ciò che era giusto ai suoi occhi. Seguì il cattivo esempio di Ioiachìm. Questo ci aiuta a ricordare che ciò che conta non è occupare una posizione di responsabilità né il modo in cui ci vedono gli altri. Quello che conta davvero è se le nostre decisioni sono in armonia con ciò che Geova considera buono.
Questo ci fa anche riflettere sugli esempi che scegliamo di seguire. Il fatto che altri agiscano in un certo modo non rende quel comportamento accettabile per Geova. Immaginiamo che sul lavoro sia considerato normale nascondere un errore per evitare un rimprovero. Un cristiano potrebbe sentire la pressione di fare lo stesso. Ma invece di chiedersi solo cosa fanno gli altri, si chiederà quale decisione farà piacere a Geova. Questa domanda ci aiuta a mantenere chiari i nostri criteri.
Non vogliamo limitarci a sapere cosa è giusto; vogliamo farlo. Perciò, quando leggiamo la Bibbia, è bene cercare qualcosa che possiamo applicare alla nostra condotta. Forse dovremo correggere un’abitudine o smettere di giustificare una decisione sbagliata. Prima rispondiamo alla guida di Geova, meglio è. Nel caso di Sedechìa, la sua cattiva condotta incluse qualcosa di particolarmente grave: non rispettò una promessa fatta nel nome di Dio.
Sedechìa aveva giurato nel nome di Geova che si sarebbe sottomesso al re di Babilonia. Non era quindi un impegno che poteva semplicemente mettere da parte. Aveva invocato il nome di Dio. Vediamo cosa fece in seguito, secondo Geremia 52:3.
Geremia 52:3 — Quello che accadde a Gerusalemme e in Giuda fu a causa dell’ira di Geova, fino al punto che egli li respinse dalla sua vista. E Sedechìa si ribellò contro il re di Babilonia.
La ribellione menzionata nel versetto significò che Sedechìa infranse quel giuramento. Il problema non era semplicemente un cambiamento nei suoi rapporti con un altro re. Era venuto meno a una promessa solenne fatta nel nome di Geova. Dio considerò così grave quell’infedeltà che annunciò che Sedechìa sarebbe morto a Babilonia. Questo racconto ci insegna che una promessa fatta a Geova non perde il suo valore quando mantenerla diventa difficile o quando le nostre circostanze cambiano.
Geova ascolta anche le promesse che facciamo noi. La più importante è la nostra dedicazione. Quando gli dedichiamo la nostra vita, gli promettiamo che lo serviremo indipendentemente da ciò che accade. Questa promessa non significa che non affronteremo mai pressioni. Significa che, quando arriveranno, continueremo a considerare Geova colui al quale desideriamo ubbidire. Non vogliamo che la nostra fedeltà dipenda dal fatto che tutto vada bene, dal ricevere il sostegno degli altri o dal fatto che ubbidire non ci costi nulla.
Per esempio, se qualcuno sul lavoro o a scuola flirta con noi, rifiutare quelle attenzioni potrebbe mettere alla prova la nostra determinazione a ubbidire a Geova. Oppure, se siamo gli unici Testimoni della nostra famiglia, mantenere una condotta cristiana potrebbe richiedere molto impegno. In entrambe le situazioni possiamo chiedere aiuto a Geova. In questo modo dimostriamo che la nostra dedicazione continua a guidare le nostre decisioni. Sedechìa scelse la strada opposta. Riuscì forse a evitare le conseguenze per aver deciso di agire a modo suo?
La conclusione della sua storia è dolorosa, ma Geova la fece conservare nella sua Parola perché potessimo imparare. Mentre la leggiamo, notiamo se Sedechìa riuscì a sfuggire alle conseguenze della sua condotta. Leggiamo Geremia 52:8-11.
Geremia 52:8-11 — L’esercito dei caldei, però, inseguì il re Sedechìa e lo raggiunse nelle pianure desertiche di Gèrico, e tutti i suoi soldati lo abbandonarono. Sedechìa fu quindi catturato e portato a Ribla, nel paese di Àmat, dal re di Babilonia, che emise la sentenza contro di lui. E il re di Babilonia scannò i figli di Sedechìa davanti ai suoi occhi, e lì a Ribla scannò anche tutti i principi di Giuda. Poi accecò Sedechìa, lo legò con catene di rame, lo portò a Babilonia e lo tenne in prigione fino al giorno della sua morte.
Sedechìa fu raggiunto, i suoi soldati si dispersero e lui finì prigioniero. Perse i figli, perse la vista e trascorse il resto della sua vita in prigione. Non poté evitare quella terribile conclusione. Il racconto non ci invita a indugiare sulla sua sofferenza, ma a prendere sul serio l’avvertimento. Disubbidire a Geova non ci offre una via d’uscita sicura, anche se per un momento ci sembra la soluzione più facile a una situazione che ci preoccupa.
Naturalmente, non tutte le nostre difficoltà sono conseguenza di un errore personale. Ma dobbiamo riconoscere che le nostre decisioni hanno delle conseguenze. Prima di agire, possiamo fermarci e chiederci: come influirà questo sulla mia amicizia con Geova? Che effetto potrebbe avere sulla mia famiglia? Sto cercando di evitare un disagio immediato a costo di qualcosa di molto più prezioso? Ragionare in questo modo ci aiuta a guardare oltre il momento e a non minimizzare una condotta sbagliata.
Tutto questo ci porta a una domanda molto personale: cosa posso fare per non essere come Sedechìa? Una buona risposta inizia dalla nostra vita quotidiana. Preghiamo Geova per ringraziarlo del suo amore e della sua guida? Dedichiamo del tempo alla lettura della Bibbia? Queste attività ci aiutano a tenere presente la nostra dedicazione. Non sono semplici compiti che svolgiamo per abitudine. Ci permettono di ascoltare la guida di Geova e di esprimergli il nostro desiderio di rimanere fedeli.
Inoltre, possiamo individuare una situazione concreta in cui dobbiamo ubbidire con maggiore determinazione. Forse dobbiamo rifiutare certe attenzioni, migliorare la nostra condotta in casa o dare più spazio alla lettura biblica. Invece di accontentarci di una buona intenzione, decidiamo cosa faremo. La nostra reazione alle prove, grandi o piccole, mostra quanto teniamo a ciò che abbiamo promesso a Geova. Servirlo non è una semplice formalità: è un modo di vivere che dimostra il nostro amore per lui e ci fa bene.
Non siamo come Sedechìa. Facciamo ciò che è giusto agli occhi di Geova, manteniamo le nostre promesse e pensiamo alle conseguenze prima di decidere. Non dobbiamo ripetere gli errori di quel re. Possiamo imparare da quegli errori e scegliere ogni giorno di ubbidire. Geova desidera il nostro bene e promette un futuro meraviglioso a chi rimane fedele. Dimostriamo con il nostro comportamento che confidiamo in lui.
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