Come coltivare “un cuore ubbidiente”
1. Perché alcune persone di solito ubbidiscono?
Matteo 23:5 — Tutto quello che fanno lo fanno per essere visti dagli uomini; infatti allargano gli astucci contenenti passi delle Scritture che portano come amuleti, e allungano le frange delle loro vesti.
Risposta 1: Alcune persone ubbidiscono per fare una buona impressione. Gesù fece notare che i capi religiosi cercavano di attirare l’attenzione con ciò che facevano. Questo ci spinge a esaminare i nostri motivi: non basta che gli altri ci considerino ubbidienti; è importante che il nostro desiderio di piacere a Geova sia sincero.
Risposta 2: A volte le persone ubbidiscono perché vengono osservate o perché vogliono evitare una punizione. In questi casi la loro condotta dipende dalle circostanze, non necessariamente dalla convinzione di fare ciò che è giusto. Perciò è bene chiederci se ubbidiamo a Geova con la stessa disposizione quando siamo soli e quando altri possono vedere ciò che facciamo.
Risposta 3: Si può anche ubbidire perché si riconosce che farlo ci reca beneficio. Sappiamo che Geova ci insegna per il nostro bene, e apprezzare la sua guida è un buon motivo per ubbidirgli. Ma il paragrafo ci aiuta a guardare oltre i benefici che riceviamo. La nostra ubbidienza dovrebbe basarsi soprattutto sull’amore che proviamo per lui.
2. Qual è il motivo principale per cui ubbidiamo a Geova?
Romani 6:17 — Ma sia ringraziato Dio del fatto che, sebbene foste schiavi del peccato, avete ubbidito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siete stati affidati.
Risposta 1: Il motivo principale è il nostro profondo amore per Geova. Romani 6:17 mette in risalto che l’ubbidienza deve nascere dal cuore. Perciò non vogliamo limitarci a osservare una norma per obbligo. Desideriamo mettere in pratica ciò che Geova ci insegna perché lo amiamo e vogliamo piacergli, anche quando nessuno ci osserva.
Risposta 2: L’amore per Geova ci spinge a ubbidire senza esigere che i benefici siano visibili subito. Se la nostra ubbidienza dipendesse solo dall’ottenere immediatamente buoni risultati, potrebbe indebolirsi quando sorgessero difficoltà. Invece, quando la cosa più importante è la nostra relazione con Geova, continuiamo a impegnarci per fare ciò che gli piace anche se non comprendiamo ancora tutti i vantaggi.
Risposta 3: Ubbidiamo principalmente perché amiamo Geova, ma questo non significa che ci risulti sempre facile. Il paragrafo ricorda che il nostro cuore è ingannevole. Riconoscerlo ci aiuta a non essere troppo sicuri di noi né a dare per scontato che i nostri motivi siano sempre buoni. Dobbiamo continuare a rafforzare il nostro amore per Geova e imparare dagli esempi biblici per mantenere un’ubbidienza sincera.
3. Perché il comando di spruzzare sangue sugli stipiti poteva mettere alla prova l’ubbidienza degli israeliti? (Vedi anche l’immagine.)
Risposta 1: Perché gli agnelli erano animali sacri per gli egiziani. Sacrificarli e mettere il loro sangue sugli stipiti delle porte poteva provocare una reazione ostile, quindi forse gli israeliti temevano ritorsioni. Dovevano decidere se quel possibile pericolo pesasse più dell’istruzione di Geova. La loro ubbidienza dimostrò che avevano capito quanto fosse importante seguire ciò che lui aveva comandato.
Esodo 12:28 — Poi gli israeliti andarono e fecero proprio come Geova aveva comandato a Mosè e ad Aronne. Fecero proprio così.
Risposta 2: Anche se potevano avere motivi per provare timore, Esodo 12:28 mostra che gli israeliti seguirono attentamente le istruzioni. Non permisero che possibili ritorsioni impedissero loro di agire. Geova benedisse quella ubbidienza proteggendo i loro primogeniti. Il racconto ci incoraggia a dare più peso alla sua guida che alle reazioni degli altri.
Risposta 3: L’immagine ci aiuta a visualizzare che ubbidire richiedeva agire: un israelita spruzza lo stipite della porta mentre suo figlio tiene una lampada, e altri vicini fanno lo stesso. Non bastava essere d’accordo con il comando. Bisognava eseguirlo nonostante le possibili conseguenze. Allo stesso modo, la nostra fiducia in Geova deve riflettersi in ciò che facciamo.
4. Quale sorprendente istruzione diede Geova agli israeliti?
Risposta 1: Dopo averli guidati verso l’estremità settentrionale del Mar Rosso, Geova disse loro di tornare indietro, dirigersi verso sud e accamparsi tra il mare e le montagne. Dal punto di vista umano sembrava una decisione pericolosa, perché avrebbero potuto rimanere intrappolati. La cosa sorprendente era che la strada indicata da Geova sembrava lasciarli senza via d’uscita davanti all’esercito egiziano.
Esodo 14:1-4 — E Geova disse a Mosè: “Di’ agli israeliti di tornare indietro e di accamparsi davanti a Piairòt, fra Mìgdol e il mare, in vista di Bàal-Zefòn. Vi accamperete lì di fronte, presso il mare. A quel punto il faraone dirà degli israeliti: ‘Vagano per il paese in preda alla confusione. Il deserto li ha intrappolati’. Lascerò che il cuore del faraone diventi ostinato, e lui li inseguirà e io mi glorificherò mediante il faraone e tutto il suo esercito; e gli egiziani certamente sapranno che io sono Geova”. Pertanto fecero così.
Risposta 2: Geova comandò loro di tornare indietro e accamparsi vicino al mare. L’istruzione aveva uno scopo che andava oltre ciò che potevano vedere.
Risposta 3: Gli israeliti ubbidirono all’ordine ricevuto tramite Mosè, ma quando videro avvicinarsi gli egiziani si spaventarono e lo accusarono di averli portati a morire. Questo cambiamento di atteggiamento ci insegna che ubbidire inizialmente a un’istruzione non è la stessa cosa che continuare ad avere fiducia. Quando sorgono difficoltà, dobbiamo ricordare perché confidiamo in Geova, invece di concludere subito che ubbidire sia stato un errore.
5. Cosa non fecero gli israeliti al Mar Rosso? (Salmo 106:7 e nota)
Salmi 106:7 — I nostri antenati in Egitto non compresero le tue opere meravigliose. Non si ricordarono del tuo immenso amore leale; anzi, si ribellarono presso il mare, presso il Mar Rosso.
Risposta 1: Non apprezzarono nel modo giusto le opere che Geova aveva compiuto né tennero presente il suo amore leale. Avevano visto la sua potenza, ma non permisero che questo rafforzasse la loro fiducia. Il problema non era che mancassero prove della cura di Geova, ma che non rifletterono su ciò che quelle prove rivelavano riguardo a lui.
Risposta 2: Gli israeliti non compresero quanto Geova li amasse. Egli aveva appena protetto i loro primogeniti durante la decima piaga, ma davanti al Mar Rosso non confidarono che potesse salvarli di nuovo. Possiamo imparare che ricordare un avvenimento non è sufficiente. Dobbiamo meditare su ciò che ci insegna riguardo all’amore di Geova, così che quel ricordo ci sostenga quando proviamo paura.
Risposta 3: Anche se seguirono Mosè e attraversarono il mare, non corressero il loro atteggiamento interiore. Geova poteva vedere ciò che c’era nel loro cuore e considerò la loro reazione una ribellione. Questo ci ricorda che l’ubbidienza non è solo una condotta esteriore. Oltre a seguire le istruzioni, vogliamo coltivare fiducia e gratitudine per non alimentare uno spirito di malcontento quando sorgono difficoltà.
6. Cosa faremo se abbiamo un cuore ubbidiente? (Geremia 23:4)
Geremia 23:4 — Costituirò su di loro pastori che davvero le pasceranno. Non avranno più paura né proveranno terrore, e non ne mancherà nessuna”, dichiara Geova.
Risposta 1: Confideremo in Geova e in coloro che lui ha incaricato di guidare il suo popolo. Geremia 23:4 presenta quei pastori come un’espressione della sua cura. Tenerlo presente ci aiuta ad accettare la guida che riceviamo, anche quando non comprendiamo pienamente i motivi di un’istruzione o non ne vediamo ancora i benefici.
Risposta 2: Se abbiamo un cuore ubbidiente, non condizioneremo la nostra ubbidienza ai vantaggi immediati. Il paragrafo ci invita a verificare se siamo disposti a seguire le istruzioni anche quando farlo comporta difficoltà. Questa riflessione è importante perché ci permette di distinguere tra ubbidire per convenienza e ubbidire per fiducia in Geova. Vogliamo che il nostro amore per lui sia più forte del desiderio di evitare inconvenienti.
Risposta 3: Continueremo a ubbidire anche se cambia l’atteggiamento di chi ci circonda. Gli israeliti ebbero il favore degli egiziani quando partirono, ma persero la fiducia quando questi cominciarono a inseguirli. Noi non vogliamo dipendere dall’approvazione degli altri. Se confidiamo in Geova, seguiremo le sue istruzioni anche se alcuni reagiscono con ostilità, invece di permettere che la loro ira determini le nostre decisioni.
7. Perché ci sarà più facile ubbidire a Geova se rafforziamo il nostro amore per lui?
1 Giovanni 5:3 — Infatti amare Dio significa questo: osservare i suoi comandamenti. E i suoi comandamenti non sono gravosi,
Risposta 1: Perché amare Geova ci spinge a volerlo compiacere. Come mostra 1 Giovanni 5:3, amore e ubbidienza sono strettamente collegati. Quando rafforziamo questo amore, non vediamo i suoi comandamenti semplicemente come obblighi. Ci impegniamo a osservarli perché apprezziamo la nostra amicizia con lui, anche se ubbidire richiede pazienza o qualche cambiamento.
Risposta 2: L’amore ci aiuta a confidare quando non vediamo subito i vantaggi di un’istruzione. Invece di concentrarci solo sugli inconvenienti, ricordiamo chi vogliamo compiacere e perché confidiamo in lui. Questo non significa che scompaiano tutte le nostre domande, ma che non permettiamo loro di indebolire la nostra disposizione a ubbidire. La nostra relazione con Geova rimane la cosa più importante.
Risposta 3: Ci sarà anche più facile essere pazienti. A volte i buoni risultati dell’ubbidienza si vedono solo con il tempo. Se il nostro motivo principale è l’amore per Geova, non pretenderemo di vedere subito quei risultati per continuare a fare ciò che è giusto. Possiamo lasciare tempo alla situazione, mantenere un atteggiamento fiducioso e ricordare che una difficoltà iniziale non determina come andranno a finire le cose.
8. In che modo due Testimoni dimostrarono di essere decisi a ubbidire?
Risposta 1: L’anziano del Perù aveva dubbi sul fatto che le adunanze in videoconferenza avrebbero funzionato nella sua zona. Tuttavia, non trasformò la sua prima impressione in un motivo per rifiutare l’istruzione. Era deciso a ubbidire e a confidare in Geova. In seguito vide che la congregazione era più unita e rafforzata. La sua esperienza mostra che non dobbiamo vedere tutti i vantaggi prima di essere disposti a collaborare.
Risposta 2: La sorella del Giappone seppe che il gruppo di lingua straniera in cui serviva sarebbe stato sciolto. Nonostante ciò, decise di ubbidire e di non criticare il cambiamento. Inoltre, desiderava vedere i benefici che avrebbe prodotto. Il bello del suo atteggiamento è che non si limitò ad accettare esteriormente una decisione; cercò di mantenere una disposizione positiva, senza concentrarsi su ciò che il cambiamento poteva costarle.
Proverbi 3:5-6 — Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non fare affidamento sulla tua intelligenza. Tieni conto di lui in tutte le tue vie, e lui renderà diritti i tuoi sentieri.
Risposta 3: Entrambi misero in pratica questo principio non permettendo che il proprio criterio fosse decisivo. L’anziano collaborò nonostante i dubbi iniziali, e la sorella accettò un cambiamento che la riguardava personalmente. Dimostrarono entrambi che confidare in Geova significa essere disposti a ubbidire prima di conoscere tutti i risultati.
9. Come possiamo prepararci a ubbidire quando in futuro affronteremo opposizione? (Vedi anche l’immagine.)
Matteo 24:14 — E questa buona notizia del Regno sarà predicata in tutta la terra abitata, perché sia resa testimonianza a tutte le nazioni, e allora verrà la fine.
Risposta 1: Ci prepariamo partecipando fin d’ora all’opera di predicazione, anche quando alcuni reagiscono male. Matteo 24:14 mette in risalto l’importanza di annunciare il Regno prima della fine. Se oggi ubbidiamo a quel comando nonostante l’opposizione, coltiveremo la fiducia e la determinazione necessarie per continuare a ubbidire in futuro.
Risposta 2: Non dovremmo aspettare che l’opposizione diventi intensa per rafforzare la nostra ubbidienza. Il paragrafo spiega che durante la grande tribolazione la predicazione potrebbe diventare più diretta e incisiva, e che quelli che odiano Geova potrebbero reagire con grande ira. Senza fare speculazioni sui dettagli, possiamo prepararci svolgendo fin d’ora il nostro incarico. Ogni volta che continuiamo a predicare nonostante il rifiuto dimostriamo la nostra fiducia in Geova.
Risposta 3: L’immagine mostra una coppia che si allontana tranquillamente da una casa dove due persone sono furiose. Ci ricorda che una reazione negativa non deve farci abbandonare la predicazione né farci perdere la calma. Possiamo continuare a ubbidire a Geova senza rispondere con ira. Coltivare ora questo atteggiamento sereno e perseverante ci prepara a rimanere fedeli se in futuro l’opposizione aumenterà.
10. Come si sentì il re Giòsafat quando tre nazioni lo minacciarono?
Risposta 1: Giòsafat ebbe paura, proprio come il popolo. Tre nazioni si erano unite per combatterlo, quindi la minaccia era molto seria. Ma il paragrafo mette in risalto che non permise alla paura di paralizzarlo. Il suo esempio ci conforta perché dimostra che avere paura davanti a una difficoltà non significa necessariamente avere poca fede o non poter ubbidire a Geova.
2 Cronache 20:1-3 — In seguito i moabiti e gli ammoniti, insieme ad alcuni degli ammonìm, mossero guerra a Giòsafat. Allora gli fu riferito: “È venuta contro di te una grande folla dalla regione del mare, da Èdom; si trova ad Azazòn-Tàmar, cioè En-Ghedi”. Giòsafat perciò ebbe paura e decise di rivolgersi a Geova. Proclamò quindi un digiuno per tutto Giuda.
Risposta 2: Ebbe paura, ma reagì rivolgendosi a Geova. Non aspettò di smettere di avere paura per rivolgersi a colui che poteva aiutarlo.
Risposta 3: Anche se era re, Giòsafat non era immune dalla paura. La cosa incoraggiante è che la sua reazione non sfociò nell’angoscia: cercò l’aiuto di Geova. Questo ci insegna a distinguere tra ciò che proviamo e ciò che decidiamo di fare. Una situazione può spaventarci molto, ma possiamo comunque scegliere di rivolgerci a Geova e lasciarci guidare da lui.
11. Cosa fece Giòsafat quando ebbe paura? (2 Cronache 20:5, 6, 10-12)
2 Cronache 20:3 — Giòsafat perciò ebbe paura e decise di rivolgersi a Geova. Proclamò quindi un digiuno per tutto Giuda.
Risposta 1: La sua prima reazione fu decidere di rivolgersi a Geova. Non permise che la paura lo allontanasse da lui, ma rafforzò la sua determinazione a ricevere la sua guida. Poi pregò e gli chiese aiuto. Possiamo imitarlo rivolgendoci a Geova mediante la preghiera e lo studio quando una difficoltà ci fa sentire insicuri.
Risposta 2: Giòsafat pregò davanti al popolo e riconobbe che avevano bisogno dell’aiuto di Geova. Nella sua preghiera mise in risalto la potenza di Dio e gli spiegò la minaccia che stavano affrontando. In questo modo mostrò che non considerava la preghiera una risorsa dell’ultimo momento, ma una parte essenziale della sua risposta al problema. Quando siamo angosciati, anche noi possiamo rivolgerci a Geova con fiducia e dirgli ciò che ci preoccupa.
Risposta 3: In altre occasioni aveva già cercato la guida di Geova, ma davanti a quella minaccia rafforzò la sua decisione di ubbidire a qualsiasi istruzione avesse ricevuto. Questo aggiunge un particolare importante: non chiese solo che Geova risolvesse il problema; era disposto a lasciarsi guidare. Anche noi vogliamo accompagnare le nostre preghiere con la determinazione di mettere in pratica la guida che troviamo nella sua Parola.
12. Come rafforzeremo la nostra determinazione a ubbidire a Geova?
Risposta 1: La rafforzeremo aumentando la nostra conoscenza biblica. Giòsafat conosceva le promesse di Geova e sapeva che le aveva mantenute. Questa conoscenza gli diede motivi per confidare in lui quando sorse una minaccia. Allo stesso modo, studiare la Bibbia non ci aiuta solo a ricordare informazioni. Ci permette di conoscere meglio Geova e di essere più convinti che valga la pena ubbidirgli, anche in situazioni difficili.
Matteo 13:52 — Quindi lui disse loro: “Stando così le cose, ogni insegnante che è stato istruito riguardo al Regno dei cieli è simile a un uomo, a un padrone di casa, che tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie”.
Risposta 2: Possiamo continuare ad arricchire la nostra conoscenza, come chi aggiunge cose preziose a un tesoro. L’articolo applica questa illustrazione allo studio della Bibbia. Sia le verità che già conosciamo sia ciò che continuiamo a imparare rafforzano la nostra fiducia in Geova. Perciò non vogliamo accontentarci di ciò che abbiamo imparato finora, ma continuare ad approfondire.
Risposta 3: La preghiera di Giòsafat dimostra che ricordava la promessa fatta ad Abraamo e conosceva la preghiera di Salomone all’inaugurazione del tempio. Seppe mettere in relazione ciò che sapeva con la difficoltà che stava vivendo. Questo è un buon obiettivo per il nostro studio: non limitarci a leggere, ma pensare a come le promesse e i racconti biblici possono aiutarci a confidare in Geova e a ubbidirgli.
13. In che modo ci aiuta l’umiltà?
2 Cronache 20:12 — O Dio nostro, non eseguirai il giudizio su di loro? Noi infatti siamo impotenti davanti a questa grande folla che ci viene contro; non sappiamo cosa fare, ma i nostri occhi sono rivolti a te”.
Risposta 1: L’umiltà ci aiuta a riconoscere i nostri limiti e ad accettare la guida di Geova. Giòsafat ammise davanti al popolo che con le proprie forze non sapevano come affrontare quella minaccia. Anche se era re, non finse di avere tutte le risposte. Questo atteggiamento lo preparò ad ascoltare e a ubbidire a ciò che Geova gli avrebbe indicato.
Risposta 2: Essere umili ci impedisce di confidare troppo nella nostra posizione, esperienza o capacità. Giòsafat aveva autorità e un esercito, ma non pensò che questo bastasse a risolvere il problema. Riconobbe di aver bisogno di Geova. Allo stesso modo, più siamo consapevoli di aver bisogno del suo aiuto, più saremo disposti a cercarlo e ad accettare un’istruzione, anche se è diversa da ciò che avevamo pensato.
Risposta 3: L’umiltà facilita l’ubbidienza perché ci permette di ammettere che non sappiamo cosa fare senza sentirci sminuiti. Giòsafat lo riconobbe pubblicamente, e quella sincerità mostrò la sua dipendenza da Geova. Nemmeno noi dobbiamo fingere di poter affrontare tutto. Accettare i nostri limiti ci aiuta ad ascoltare con buona disposizione e a mantenere un cuore ubbidiente quando le circostanze ci sopraffanno.
14. Cosa fece Giòsafat quando Geova gli diede istruzioni?
Risposta 1: Giòsafat accettò subito le istruzioni che Geova trasmise tramite Iahazièl e si inchinò per adorarlo. Il popolo seguì il suo esempio. La sua reazione mostrò rispetto e fiducia, anche se l’istruzione di andare incontro ai nemici senza dover combattere era straordinaria. Invece di concentrarsi sui propri dubbi, aiutò la nazione a concentrarsi su Geova e sulla sua promessa di salvarli.
2 Cronache 20:14-20 — Allora in mezzo alla congregazione lo spirito di Geova venne su Iahazièl, figlio di Zaccarìa, figlio di Benaìa, figlio di Ieièl, figlio di Mattanìa, il levita dei figli di Àsaf. Iahazièl disse: “Prestate attenzione, tutto Giuda e voi abitanti di Gerusalemme e tu, re Giòsafat! Geova vi dice questo: ‘Non abbiate paura e non provate terrore a causa di questa grande folla, perché la battaglia non è vostra, ma di Dio. Domani scendete contro di loro. Saliranno per il passo di Ziz e li troverete alla fine della valle davanti al deserto di Ieruèl. Non avrete bisogno di combattere questa battaglia. Mettetevi ai vostri posti, state fermi e vedete la salvezza di Geova a vostro favore. O Giuda e Gerusalemme, non abbiate paura e non provate terrore. Domani andate contro di loro, e Geova sarà con voi’”. Subito Giòsafat si inginocchiò con il viso a terra, e tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme si inginocchiarono con il viso a terra davanti a Geova per adorare Geova. Quindi i leviti che discendevano da Chèat e da Cora si alzarono per lodare a piena voce Geova, l’Iddio d’Israele. La mattina dopo si alzarono presto e si diressero verso il deserto di Tecòa. Mentre partivano, Giòsafat stette in piedi e disse: “Ascoltatemi, o Giuda e voi abitanti di Gerusalemme! Riponete fede in Geova vostro Dio perché possiate restare saldi. Riponete fede nei suoi profeti e vi andrà bene”.
Risposta 2: Giòsafat adorò Geova e poi incoraggiò il popolo ad avere fiducia in lui e nei suoi profeti. Sostenne le istruzioni con le parole e con i fatti.
Risposta 3: Il giorno dopo Giòsafat non si limitò a uscire con il popolo. Lo incoraggiò anche a mantenere la fede in Geova e a confidare nei profeti che lui usava. Capì che il suo atteggiamento poteva rafforzare altri. Questo ci fa pensare all’effetto delle nostre parole: quando esprimiamo fiducia in Geova e seguiamo la sua guida, possiamo aiutare chi ci circonda a fare lo stesso.
15. Come dimostrò Giòsafat di essere un uomo di grande fede?
2 Cronache 20:21 — Dopo essersi consultato con il popolo, incaricò degli uomini perché cantassero a Geova e offrissero lodi, indossando vesti sante, mentre uscivano alla testa degli uomini armati dicendo: “Rendete grazie a Geova, perché il suo amore leale dura per sempre”.
Risposta 1: Dopo essersi consultato con il popolo, mise i cantori davanti agli uomini armati. Fu una chiara dimostrazione di fiducia nella promessa di Geova. Non agirono come se tutto dipendesse dalla loro forza militare. Lodando Dio prima di vedere la vittoria, mostrarono che confidavano nel fatto che lui li avrebbe salvati.
Risposta 2: La sua fede si vide nel fatto che agì in armonia con la promessa di Geova prima che si adempisse. Inoltre, incoraggiò altri ad avere fiducia e a ubbidire. Non fu una fiducia che tenne solo per sé: influì positivamente su tutto il popolo. Il suo esempio ci invita a sostenere la nostra fede con le azioni e a usare le parole per rafforzare la fiducia degli altri in Geova.
Risposta 3: Giòsafat era sicuro che Geova avrebbe combattuto per il suo popolo, e i fatti dimostrarono che la sua fiducia era ben fondata. Geova fece in modo che i nemici si attaccassero a vicenda e così ricompensò la fede e l’ubbidienza di Giuda. La cosa importante è che ubbidirono prima di sapere come sarebbe avvenuta la liberazione. Non avevano bisogno di conoscere tutti i dettagli per confidare in ciò che Geova aveva promesso.
16. Cosa possono imparare da Giòsafat quelli che hanno autorità? (1 Re 3:9; vedi anche l’immagine.)
1 Re 3:9 — Concedi perciò al tuo servitore un cuore ubbidiente per giudicare il tuo popolo, per distinguere il bene dal male; infatti, chi può giudicare questo tuo popolo così numeroso?”
Risposta 1: Possono imparare che, per prendersi cura degli altri nel modo giusto, devono prima ascoltare Geova. Salomone riconobbe questa necessità chiedendogli aiuto per giudicare il suo popolo. Anche Giòsafat fu umile e accettò la guida divina. Avere autorità non elimina il bisogno di ubbidire; rende particolarmente importante dare il buon esempio.
Risposta 2: Gli anziani possono imitare Giòsafat consultandosi prima di prendere decisioni importanti. Non si affidano soltanto al proprio criterio, ma esaminano la Parola di Dio, le nostre pubblicazioni e ciò che altri anziani possono suggerire. L’immagine mette in risalto questo sforzo congiunto di analizzare istruzioni e princìpi. In questo modo dimostrano umiltà e cercano di prendersi cura della congregazione, invece di imporre un’opinione personale.
Risposta 3: I genitori possono imparare che il loro esempio influisce molto sui figli. Giòsafat non si limitò a incoraggiare il popolo a ubbidire: egli stesso ascoltò e seguì la guida di Geova. Allo stesso modo, i genitori che si impegnano a essere ubbidienti danno forza a ciò che insegnano. I figli possono vedere che le istruzioni di Geova guidano anche le decisioni degli adulti e meritano rispetto.
17. Perché dobbiamo coltivare e mantenere un cuore ubbidiente?
Isaia 55:9 — “Infatti come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie e i miei pensieri dei vostri pensieri.
Risposta 1: Perché Geova sa molto più di noi. Isaia 55:9 ci ricorda che la nostra comprensione è limitata, mentre la sua sapienza è molto superiore. Perciò non comprendere tutte le ragioni di un’istruzione non significa che ubbidire sia un errore. Possiamo continuare a confidare nella sua guida mentre cerchiamo di comprenderla meglio.
Risposta 2: Perché un cuore ubbidiente ci aiuta a continuare ad accettare la cura e la guida di Geova in qualsiasi situazione. L’articolo ricorda che lui si serve di rappresentanti umani, come fece in passato. Invece di concentrarci solo sulle difficoltà che un’istruzione può presentare, vogliamo ricordare che abbiamo bisogno della sua direzione e mantenere una sincera disposizione a lasciarci aiutare da lui.
Risposta 3: Non basta aver ubbidito in qualche occasione; dobbiamo conservare questa disposizione. Gli israeliti iniziarono ubbidendo, ma poi persero la fiducia. Giòsafat invece si rivolse a Geova quando ebbe paura. Questi esempi ci incoraggiano a continuare a rafforzare il nostro amore, la nostra conoscenza e la nostra umiltà. Così la nostra ubbidienza non dipenderà solo dal fatto che le circostanze siano favorevoli o che vediamo subito i risultati.
Quali lezioni traiamo dal cattivo esempio degli israeliti?
Salmi 106:7 — I nostri antenati in Egitto non compresero le tue opere meravigliose. Non si ricordarono del tuo immenso amore leale; anzi, si ribellarono presso il mare, presso il Mar Rosso.
Risposta 1: Impariamo che dobbiamo meditare sulle manifestazioni dell’amore di Geova, non solo ricordare che sono avvenute. Gli israeliti avevano visto le sue opere, ma non permisero che rafforzassero la loro fiducia. Per non ripetere quell’errore, vogliamo riflettere su ciò che la sua cura rivela riguardo a lui e tenere presenti quei motivi per confidare quando sorgono difficoltà.
Risposta 2: Il loro esempio ci insegna a esaminare perché ubbidiamo. Non vogliamo farlo solo quando vediamo benefici immediati o quando chi ci circonda ci tratta bene. Gli israeliti ubbidirono prima di uscire dall’Egitto, ma si ribellarono quando si sentirono minacciati dall’esercito. Abbiamo bisogno di un’ubbidienza che nasca dall’amore per Geova e rimanga salda anche se cambiano le circostanze o aumenta la pressione.
Risposta 3: Impariamo anche che una difficoltà non dimostra che sia stato un errore seguire la guida di Geova. Gli israeliti arrivarono al Mar Rosso ubbidendo alle sue istruzioni, ma quando videro gli egiziani accusarono Mosè. Noi vogliamo evitare quella reazione. Se qualcosa si complica dopo che abbiamo ubbidito, possiamo ricordare ciò che sappiamo di Geova e continuare a confidare in lui invece di trarre conclusioni affrettate.
In che modo Giòsafat dimostrò di avere “un cuore ubbidiente”?
Risposta 1: Lo dimostrò rivolgendosi a Geova quando ebbe paura e decidendo di seguire la sua guida. Invece di confidare solo nella sua posizione di re o nel suo esercito, pregò e riconobbe che avevano bisogno di aiuto. La sua ubbidienza iniziò con un atteggiamento umile: era disposto ad ascoltare Geova prima di decidere come agire. Questa disposizione rese possibile che accettasse le istruzioni ricevute in seguito.
Proverbi 3:5-6 — Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non fare affidamento sulla tua intelligenza. Tieni conto di lui in tutte le tue vie, e lui renderà diritti i tuoi sentieri.
Risposta 2: Giòsafat mostrò la fiducia descritta da questo proverbio. Non fece del proprio intendimento l’unica base per agire, ma accettò la guida di Geova tramite il suo profeta. Poi uscì con il popolo seguendo quelle istruzioni. Dimostrò così che la sua fiducia non era solo un sentimento: si rifletteva in decisioni e azioni concrete.
Risposta 3: Il suo cuore ubbidiente si vide anche nel modo in cui influì sugli altri. Adorò Geova, incoraggiò il popolo ad avere fede e si consultò con il popolo prima di scegliere i cantori. Non cercò di mettere in risalto la propria autorità, ma di rafforzare la fiducia di tutti in Geova. Oltre a ubbidire personalmente, aiutò quelli sotto la sua cura a ubbidire con fede.
Cosa impariamo dall’esempio di Giòsafat?
2 Cronache 20:12 — O Dio nostro, non eseguirai il giudizio su di loro? Noi infatti siamo impotenti davanti a questa grande folla che ci viene contro; non sappiamo cosa fare, ma i nostri occhi sono rivolti a te”.
Risposta 1: Impariamo a riconoscere umilmente che abbiamo bisogno di Geova. Giòsafat non nascose i suoi limiti, ma si rivolse a lui per ricevere aiuto. Quando non sappiamo come affrontare una situazione, possiamo fare lo stesso: pregare, cercare la sua guida e rimanere disposti a ubbidire. Avere paura non deve impedirci di dimostrare fiducia.
Risposta 2: Il suo esempio ci incoraggia ad accrescere la nostra conoscenza biblica e a usarla quando sorgono difficoltà. Giòsafat conosceva le promesse di Geova e ricordava come aveva agito in passato. Questo rafforzò la sua fiducia. Anche noi possiamo usare lo studio per conoscere meglio Geova, meditare sulla sua fedeltà e rafforzare la nostra determinazione a ubbidirgli prima che arrivi una situazione particolarmente difficile.
Risposta 3: Impariamo a pensare a come la nostra condotta influisce sugli altri. Giòsafat ascoltò, si consultò e incoraggiò il popolo con il suo esempio. Gli anziani e i genitori possono imitarlo essendo umili e ubbidienti, ma tutti possiamo trasmettere fiducia in Geova con le nostre parole e azioni. La nostra buona disposizione può aiutare altri ad accettare la sua guida e a mantenere anch’essi un cuore ubbidiente.
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