Tema: Geova ricorda quello che facciamo per lui
A volte quello che facciamo per Geova richiede più impegno di quanto gli altri possano vedere. Forse dedichiamo tempo ed energie all’opera di predicazione, ma i risultati sembrano scarsi. Potremmo perfino chiederci se i nostri sforzi abbiano valore. I capitoli 29 e 30 di Ezechiele ci danno un motivo per stare tranquilli. Attraverso quello che Geova fece per un re che nemmeno lo adorava, impariamo qualcosa di molto confortante: Geova ricorda quello che facciamo per lui.
Il racconto ci porta a una campagna militare contro Tiro. Poco dopo la caduta di Gerusalemme, quella città si ribellò a Babilonia, e Nabucodonosor la assediò. Tiro si considerava inespugnabile e resistette per anni. Non fu un’operazione rapida né semplice. Geova si servì dei babilonesi per condurre quella guerra e sapeva esattamente quanto era costata loro. Notiamo come descrisse il loro sforzo in Ezechiele 29:18.
Ezechiele 29:18 — “Figlio dell’uomo, Nabucodònosor, re di Babilonia, fece compiere al suo esercito una grande fatica contro Tiro. Ogni testa diventò calva e ogni spalla si scorticò. Ma lui e il suo esercito non ricevettero alcun salario per la fatica compiuta contro di lei.
I particolari del versetto ci aiutano a immaginare quanto fossero stanchi i soldati. Lo sfregamento degli elmi aveva lasciato loro la testa calva. Inoltre, trasportare i materiali per costruire le opere d’assedio aveva scorticato loro le spalle. Non si trattava solo di aver dedicato molto tempo. Avevano sopportato un lavoro fisico estenuante, con conseguenze visibili sul loro corpo. E l’assedio si protrasse per tredici anni.
Tuttavia, tutto quello sforzo non produsse il bottino atteso. Nabucodonosor distrusse la parte di Tiro situata sulla terraferma, ma la maggior parte delle sue ricchezze era stata trasferita su una piccola isola, a circa 800 metri dalla costa. Non disponendo di una flotta per conquistarla, quelle ricchezze rimasero fuori dalla sua portata. Tiro alla fine si arrese, ma la campagna era stata lunga e costosa per il re babilonese.
Cosa impariamo da tutto questo? Geova non trascurò né il lavoro compiuto né la mancanza di compenso. La sua descrizione non si limita all’esito della campagna; include anche la fatica che aveva comportato. Questo ci aiuta a conoscerlo meglio. Lui può vedere molto più dei risultati visibili di un’attività. Ma la sua attenzione non si limitò a una semplice osservazione. Cosa avrebbe fatto riguardo a quella mancanza di salario?
La risposta arriva subito. Geova annunciò che Nabucodonosor avrebbe ricevuto il paese d’Egitto e che le sue ricchezze sarebbero servite come compenso per l’esercito. È interessante che fosse Geova a disporre quel salario. Anche se il bottino di Tiro era sfuggito loro, lui aveva la capacità di provvedere una ricompensa in un altro modo. Leggiamo come lo espresse in Ezechiele 29:19.
Ezechiele 29:19 — “Pertanto questo è ciò che il Sovrano Signore Geova dice: ‘Ecco, do il paese d’Egitto a Nabucodònosor, re di Babilonia, che ne porterà via le ricchezze, ne prederà le spoglie e lo saccheggerà; questo sarà il salario per il suo esercito’.
L’Egitto, con le sue ricchezze, sarebbe stato il salario per il servizio che Nabucodonosor aveva reso come esecutore incaricato da Geova contro Tiro. Il termine salario trasmette un’idea chiara: Geova riconobbe il lavoro e decise di ricompensarlo. Ma l’adempimento di quell’annuncio dipendeva esclusivamente dalla forza militare di Babilonia? Troviamo la risposta in un’altra dichiarazione di Geova. Ascoltiamo Ezechiele 30:25.
Ezechiele 30:25 — Rafforzerò le braccia del re di Babilonia, mentre le braccia del faraone cadranno; e dovranno riconoscere che io sono Geova quando metterò la mia spada in mano al re di Babilonia e lui la stenderà contro il paese d’Egitto.
Il contrasto è molto chiaro: Geova avrebbe rafforzato il re di Babilonia, mentre il faraone sarebbe rimasto senza forze. L’immagine di mettere la sua spada nelle mani del re babilonese indica che Geova si sarebbe servito di lui per eseguire la sua decisione contro l’Egitto. Quindi il compenso annunciato non era un desiderio che forse non sarebbe mai stato realizzato. Geova aveva sia l’intenzione di darlo sia il potere necessario per farlo.
Questo rafforza la nostra fiducia in lui. Non stiamo paragonando il nostro servizio cristiano a una campagna militare; stiamo osservando come agì Geova. Prese in considerazione un compito svolto e dispose un compenso. Perciò non dobbiamo misurare il valore del nostro servizio solo in base ai risultati che vediamo subito. Colui che lo apprezza può vedere più di noi. Ma c’è ancora un particolare che rende questo racconto particolarmente incoraggiante.
Perché Geova decise di ricompensare Nabucodonosor e il suo esercito? Non perché fossero suoi adoratori. I babilonesi non credevano in lui. Eppure avevano svolto un lavoro che Geova aveva usato per adempiere il suo proposito, e lui non lo dimenticò. Nel versetto successivo spiega direttamente il motivo della ricompensa. Questa spiegazione ci permette di collegare il racconto alla nostra relazione con Geova. Leggiamo Ezechiele 29:20.
Ezechiele 29:20 — “‘Come compenso per la fatica compiuta contro Tiro gli darò il paese d’Egitto, perché agirono per me’, dichiara il Sovrano Signore Geova.
Geova considerò quella campagna un lavoro svolto per lui e decise di ricompensarlo. Ecco la riflessione che possiamo custodire nel cuore: se non dimenticò quello che fecero uomini che non lo adoravano, a maggior ragione ricorderà quello che facciamo noi che lo amiamo. Il nostro servizio ha qualcosa che lui apprezza in modo speciale: l’amore che ci spinge a sostenere il suo Regno. Perciò nessun dono sincero è privo di valore solo perché è piccolo.
Pensiamo, per esempio, a qualcuno che ha poche energie e che comunque si impegna per partecipare all’opera di predicazione. Forse, al termine, sente di aver fatto molto poco. Oppure pensiamo a chi dispone di risorse economiche limitate, ma desidera contribuire per sostenere il Regno. Dall’esterno, questi contributi potrebbero sembrare piccoli. Tuttavia, Geova apprezza ogni dono che nasce dall’amore. La quantità di quello che diamo non racconta tutta la storia.
Se il nostro cuore ci fa dubitare che Geova sia contento dei nostri sforzi, chiediamoci: sto valutando il mio servizio solo in base alla quantità dei risultati che posso contare? Sto dimenticando l’amore che mi ha spinto a farlo? Il racconto dei babilonesi ci invita a correggere questo punto di vista. Geova non dimentica nemmeno il più piccolo servizio che rendiamo per sostenere il suo Regno. Ricordarlo ci aiuta a continuare a dare ciò che le nostre circostanze ci permettono.
Quindi meditiamo su questo pensiero: se Geova ricordò quel lavoro, perché mai dovrebbe dimenticare i miei sforzi sinceri per lui? Non ci aspettiamo un salario materiale come quello ricevuto da Nabucodonosor. Apprezziamo le benedizioni spirituali che Geova ci concede già e attendiamo con gioia i privilegi del nuovo mondo. Questo punto di vista ci incoraggia a continuare a predicare e a fare discepoli, non per ricevere riconoscimento umano, ma perché amiamo Geova e confidiamo nel suo apprezzamento.
Quando ci sembra che i nostri sforzi passino inosservati, ricordiamo questo racconto. Geova vide il lavoro compiuto contro Tiro, dispose una ricompensa e spiegò perché l’avrebbe data. A maggior ragione apprezza il servizio che svolgiamo spinti dall’amore. Continuiamo a usare il nostro tempo, le nostre energie e le nostre risorse per sostenere il Regno, fiduciosi che quello che facciamo per Geova, anche se sembra poco, non viene mai dimenticato.
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