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Studio della Torre di Guardia per la settimana dal 21 al 27 dicembre 2026

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I buoni amici ci aiutano a rimanere fedeli a Geova

1. Come considerano l’amicizia molte persone?

Risposta 1: Molte persone danno più importanza al numero di amici che hanno che alla qualità di quelle amicizie. Non si preoccupano tanto che le loro relazioni siano profonde o superficiali. Ma avere molti amici non significa necessariamente poter contare su un vero sostegno. Perciò facciamo bene a chiederci non solo quanti amici abbiamo, ma anche quale influenza hanno su di noi e se ci aiutano a rimanere fedeli a Geova.

Risposta 2: Alcuni giovani pensano che, quando hanno un problema o hanno bisogno di consigli, la cosa migliore sia rivolgersi solo a persone della loro stessa età. È comprensibile che si sentano a loro agio con loro, ma non è saggio limitare in questo modo le nostre amicizie. L’articolo ci incoraggia a considerare il punto di vista di Geova, invece di dare per scontato che una persona della nostra età sia sempre quella più in grado di aiutarci.

Risposta 3: Altri pensano di non aver bisogno di amici e di poter affrontare tutto da soli. Tuttavia, noi servitori di Geova sappiamo che rimanere fedeli richiede uno sforzo costante, perché siamo circondati da cattive influenze. Pensare di non aver bisogno di nessuno potrebbe portarci a rifiutare un aiuto prezioso. Invece di assumere un atteggiamento indipendente, vogliamo imparare ad apprezzare l’amicizia come la apprezzano Geova e Gesù.

2. a) Che tipo di amici scelse Gesù?

Luca 22:28 — “Comunque, voi siete quelli che sono rimasti con me nelle mie prove;

Risposta 1: Gesù scelse amici leali, che rimasero al suo fianco durante le prove. Non considerava importante un’amicizia solo per i momenti piacevoli che potevano trascorrere insieme, ma anche per la fedeltà che dimostravano quando le cose si facevano difficili. Il suo esempio ci aiuta a scegliere amici che amano Geova e che ci sostengono quando la nostra lealtà viene messa alla prova.

Risposta 2: I suoi amici erano persone che lo aiutavano a rimanere leale al Padre. Questo è in armonia con ciò che Geova desidera per noi: amicizie che ci rafforzino spiritualmente. Quando scegliamo gli amici, non dovrebbe essere decisivo solo il fatto che ci piaccia stare con loro. Dovremmo anche chiederci se il loro modo di vivere rafforza il nostro desiderio di ubbidire a Geova, specialmente quando farlo non è facile.

Risposta 3: Gesù non cercava amicizie superficiali. Considerava amici i suoi apostoli fedeli e condivideva con loro ciò che aveva imparato dal Padre. Questo ci fa capire che una buona amicizia include anche conversazioni che ci avvicinano a Geova. Possiamo imitarlo facendo in modo che le nostre amicizie non si basino solo sul passare del tempo piacevolmente, ma anche sul condividere e apprezzare le cose spirituali.

Risposta 4: Gesù scelse amici che non scomparvero quando arrivarono le difficoltà. Poco prima di morire, riconobbe che i suoi apostoli fedeli erano rimasti al suo fianco. Questo ci spinge a riflettere anche sul tipo di amici che siamo noi. Se vogliamo avere amicizie come quelle di Gesù, dobbiamo essere disposti a stare accanto ai nostri fratelli e a rafforzarli quando attraversano momenti difficili, non solo quando tutto va bene.

2. b) Secondo Ecclesiaste 4:9-12, in che modo ci aiutano i buoni amici?

Ecclesiaste 4:9-12 — Due sono meglio di uno, perché hanno una buona ricompensa per il loro duro lavoro. Se uno di loro cade, l’altro può aiutarlo a rialzarsi. Ma che ne sarà di chi è solo quando cade se non c’è nessuno che lo aiuti a rialzarsi? Inoltre, se due dormono insieme possono riscaldarsi, ma come fa a stare caldo chi è solo? Se qualcuno può sopraffare chi è solo, due insieme gli possono tener testa. E una corda a tre capi non si può rompere facilmente.

Risposta 1: I buoni amici ci aiutano a rialzarci quando ne abbiamo bisogno e ci rafforzano di fronte ai pericoli spirituali. Accettare il loro sostegno ci protegge.

Risposta 2: Ci incoraggiano e ci consolano quando attraversiamo una difficoltà. A volte la situazione non cambia subito, ma avere qualcuno che rimane al nostro fianco ci dà la forza di andare avanti. Per questo non dovremmo aspettare di trovarci in una prova per apprezzare l’amicizia. Vogliamo coltivare fin da ora rapporti profondi con persone che ci aiutino a rimanere vicini a Geova.

Risposta 3: Un aiuto molto importante è la protezione spirituale. Quando affrontiamo una cattiva influenza, un amico che ama Geova può sostenerci affinché non cediamo. L’amicizia non elimina le prove, ma evita che dobbiamo affrontarle senza compagnia. Questo ci incoraggia a cercare persone che rafforzino la nostra determinazione a ubbidire a Dio e a offrire loro lo stesso sostegno.

Risposta 4: I buoni amici ci aiutano anche a fare cose di valore nel servizio a Geova. Se il nostro rapporto include il partecipare insieme alle attività cristiane, non solo godiamo della compagnia reciproca, ma ci rafforziamo spiritualmente. Inoltre, queste amicizie possono durare per sempre. Vale quindi la pena dedicare tempo a coltivare amicizie che abbiano come parte importante del rapporto il nostro amore per Geova.

3. Cosa vedremo in questo articolo?

Risposta 1: Vedremo come i buoni amici possono aiutare i giovani a continuare a servire Geova fedelmente. L’esempio di Daniele ci permetterà di capire il valore di questo sostegno quando sorgono difficoltà che sembrano impossibili da superare. Quindi l’articolo non si limita a mettere in risalto quanto sia piacevole avere amici, ma mostra come le buone amicizie possono proteggere la nostra relazione con Geova.

Risposta 2: Vedremo anche come i genitori e altri fratelli maturi possono avere un’influenza positiva sui giovani. Questo ci aiuta a capire che l’argomento non interessa solo chi sta scegliendo gli amici. Anche gli adulti possono chiedersi che tipo di influenza esercitano e se stanno aiutando i giovani a rafforzare la loro amicizia personale con Geova.

Risposta 3: Un pensiero particolarmente confortante sarà vedere come Geova rimase al fianco di Daniele quando sembrava che fosse solo. I suoi amici umani furono un aiuto molto prezioso, ma il suo migliore amico era Geova. Questo esempio ci permetterà di apprezzare le buone amicizie senza dimenticare che la relazione più importante è quella con Dio, che può sostenerci anche quando i nostri amici non sono vicini.

4. Cosa accadde a Daniele quando era giovane?

Daniele 1:2 — E Geova gli diede in mano Ioiachìm, re di Giuda, e parte degli utensili della casa del vero Dio, che lui portò nel paese di Sìnar, nel tempio del suo dio, e depositò nel tesoro del suo dio.

Risposta 1: Daniele visse quando Geova permise che Giuda fosse sottomessa a Babilonia. Anche se molti si erano allontanati da Dio, Daniele avrebbe dovuto decidere personalmente se sarebbe rimasto fedele. Il cattivo esempio di chi ci circonda non deve necessariamente determinare le nostre decisioni.

Risposta 2: Quando probabilmente era adolescente, Daniele vide la sua nazione sottomessa al re di Babilonia. Pochi anni dopo fu portato in quel paese per ricevere un’istruzione speciale. Fu un cambiamento enorme: iniziò a vivere lontano da casa e dalla famiglia. La sua esperienza ci aiuta a capire perché era così importante che fosse già deciso a ubbidire a Geova.

Risposta 3: Daniele fu portato a Babilonia per ricevere una preparazione che gli avrebbe permesso di servire nel palazzo del re. Questo comportava molto più che cambiare residenza: avrebbe dovuto muoversi in un ambiente molto diverso dal suo. Non aveva più la vicinanza della famiglia. Perciò la sua fedeltà avrebbe dovuto basarsi sulle sue convinzioni e sulla sua relazione personale con Geova.

Risposta 4: In giovane età Daniele dovette affrontare sia un periodo difficile per il suo popolo sia la separazione dalla sua terra e dalla sua famiglia. Non aveva scelto quelle circostanze, ma poteva scegliere come reagire. Questa distinzione è molto utile per i giovani: anche se non sempre possono controllare l’ambiente in cui vivono, possono coltivare fin da ora il desiderio di essere fedeli a Geova.

5, 6. Chi potrebbe aver aiutato Daniele a decidere di servire Geova?

Deuteronomio 6:6-7 — Queste parole che oggi ti comando devono essere nel tuo cuore, e le devi inculcare ai tuoi figli e parlarne quando siedi in casa tua, quando cammini per strada, quando vai a dormire e quando ti alzi.

Risposta 1: È probabile che i suoi genitori gli avessero insegnato le norme di Geova, come indicava questo comando. Non conosciamo i particolari della sua educazione, ma il paragrafo mette in risalto la possibile influenza dei suoi genitori. Questo ricorda alle famiglie quanto sia importante parlare di Geova con i figli nella vita quotidiana.

Risposta 2: I suoi genitori potrebbero aver avuto un ruolo importante. Lo chiamarono Daniele, un nome che significa “Dio è il mio giudice”. Forse lo scelsero perché desideravano che diventasse un servitore fedele di Geova. L’articolo presenta questa possibilità con prudenza, senza affermarla come un fatto certo. Ciò che mette in risalto è il valore che l’influenza spirituale dei genitori può avere fin dall’infanzia.

Risposta 3: Daniele probabilmente ricevette aiuto dai suoi genitori, ma arrivò a prendere una decisione personale: voleva ubbidire a Geova. Questa distinzione è importante. I genitori possono insegnare le norme divine e dare una buona guida, ma il giovane deve fare proprie quelle convinzioni. Daniele non si limitò a sapere ciò che era giusto; quando si trovò a Babilonia, era deciso ad agire in armonia con ciò che aveva imparato.

Risposta 4: La fermezza di Daniele fa pensare alla buona influenza che potrebbe aver ricevuto prima di arrivare a Babilonia. Probabilmente i suoi genitori lo aiutarono a conoscere Geova e le sue norme. Quella preparazione si rivelò molto preziosa quando fu lontano da casa. Per i genitori questa è un’applicazione incoraggiante: l’istruzione spirituale può aiutare i figli a prendere buone decisioni anche quando non sono più al loro fianco.

7, 8. Cosa possono fare i genitori e altri fratelli maturi per aiutare i giovani a rimanere leali a Geova?

Risposta 1: Possono aiutarli a coltivare un’amicizia stretta e personale con Geova. Questo è l’obiettivo messo in risalto dal paragrafo quando parla della buona influenza che probabilmente ricevettero Daniele e altri giovani. Non si tratta semplicemente di far dipendere un giovane dal sostegno degli adulti, ma di aiutarlo ad arrivare ad amare Geova e a voler essergli leale per convinzione personale.

Risposta 2: Anche i fratelli maturi possono essere una buona influenza, non solo i genitori. L’articolo menziona Geremia e altri servitori di Geova come persone che ragionevolmente potrebbero aver contribuito alla formazione spirituale di Daniele. Questo ci incoraggia a non pensare che aiutare i giovani sia una responsabilità esclusiva delle loro famiglie. La nostra stessa fedeltà può servire loro da guida e ispirazione.

Risposta 3: Un modo per aiutarli è indirizzare la nostra influenza verso la loro relazione con Geova. Possiamo chiederci se il nostro esempio rafforza il loro desiderio di servirlo e se li incoraggiamo a conoscerlo meglio. L’importante non è che ammirino noi, ma che si avvicinino a lui. La buona influenza degli adulti raggiunge il suo obiettivo quando i giovani sviluppano un’amicizia personale con Geova.

9. A cosa dovettero far fronte Daniele e altri giovani ebrei?

Risposta 1: Dovettero affrontare la pressione di adottare le usanze e il modo di pensare dei babilonesi. Quella pressione iniziò subito, quando arrivarono in una terra sconosciuta. Non cambiarono semplicemente luogo di residenza; furono anche esposti a influenze che potevano compromettere la loro lealtà a Geova. Il loro esempio ci ricorda che dobbiamo prestare attenzione a come l’ambiente influisce sul nostro modo di pensare.

Risposta 2: Furono sottoposti a tentazioni che probabilmente non avevano mai affrontato prima. Erano lontani dalla famiglia e ricevevano un’istruzione destinata a prepararli a servire alla corte reale. Questo li mise in situazioni che misero alla prova la loro fedeltà. Per i giovani la lezione è che è saggio rafforzare la relazione con Geova prima di entrare in un nuovo ambiente, invece di aspettare che si presenti una tentazione.

Risposta 3: La difficoltà non consisteva semplicemente nell’imparare cose nuove, ma nel resistere ai tentativi di imporre loro un modo di pensare estraneo alla loro adorazione. Dovevano continuare a essere leali a Geova mentre vivevano in quell’ambiente. Questo ci aiuta a capire che, quando cambiano le circostanze, la domanda più importante è come proteggeremo la nostra amicizia con Dio e manterremo salde le nostre convinzioni.

10. Quale fu la prima tentazione che si presentò ai giovani ebrei?

Daniele 1:5 — Inoltre il re assegnò loro una razione giornaliera dei suoi cibi prelibati e del vino che lui beveva. Dovevano essere educati per tre anni, al termine dei quali sarebbero entrati al servizio del re.

Risposta 1: Il re stabilì che mangiassero le sue prelibatezze, ma il menù includeva cibi impuri secondo la Legge mosaica. Perciò accettare quel cibo costituiva un problema di ubbidienza a Geova. Ciò che poteva sembrare un privilegio o una questione di poco conto diventò una prova della loro fedeltà.

Risposta 2: La prima tentazione fu mangiare cibi che la Legge di Dio proibiva. Avrebbero potuto pensare che non fosse una questione così importante, ma non la considerarono in quel modo. Questo particolare ci insegna a non valutare l’importanza di una decisione solo in base a quanto piccola possa sembrare. Se riguarda una norma di Geova, il nostro modo di agire può dimostrare quanto consideriamo preziosa la sua approvazione.

Risposta 3: Avrebbero potuto giustificarsi dicendo che erano prigionieri e che non avevano altra scelta se non ubbidire al re. Tuttavia il paragrafo presenta questo ragionamento come una possibile scusa, non come qualcosa che dissero. La lezione è che le circostanze difficili possono spingerci a cercare motivi per cedere. Invece di farlo, vogliamo pensare a come rimanere ubbidienti a Geova nella situazione che stiamo affrontando.

Risposta 4: Avrebbero potuto anche avere paura di deludere il re o di provocare la sua ira. Quindi la tentazione non consisteva solo nel cibo, ma anche nel cedere per paura delle conseguenze del rifiuto. Questo può aiutarci quando ci sentiamo sotto pressione per compiacere qualcuno. Prima di decidere, è bene chiederci se stiamo dando più importanza all’evitare la disapprovazione umana che al conservare l’approvazione di Geova.

11. In che modo Daniele e i suoi amici si aiutarono? (Vedi anche l’immagine.)

Daniele 1:6-12 — Tra loro c’erano alcuni della tribù di Giuda: Daniele, Hananìa, Misaèl e Azarìa. Il capo dei funzionari di corte diede loro altri nomi: chiamò Daniele Baltassàr, Hananìa Sàdrac, Misaèl Mèsac, e Azarìa Abèdnego. Ma Daniele decise in cuor suo che non si sarebbe contaminato con i cibi prelibati del re e con il vino che lui beveva. Così chiese al capo dei funzionari di corte che gli fosse permesso di non contaminarsi in quel modo. E il vero Dio fece sì che Daniele ottenesse il favore e la misericordia del capo dei funzionari di corte. Ma questi disse a Daniele: “Ho paura del mio signore il re, perché lui stesso ha stabilito quello che dovete mangiare e bere. Se vi vedesse sciupati rispetto agli altri ragazzi della vostra età, mi rendereste colpevole davanti al re”. Allora Daniele, rivolgendosi al custode a cui il capo dei funzionari di corte aveva affidato Daniele, Hananìa, Misaèl e Azarìa, disse: “Ti prego, metti i tuoi servitori alla prova per 10 giorni. Ci vengano dati da mangiare cibi vegetali e da bere acqua;

Risposta 1: Daniele e i suoi tre amici si sostennero a vicenda per ubbidire a Geova e rifiutare i cibi che li avrebbero contaminati. La loro amicizia rafforzò la decisione di rimanere fedeli. Questo è il tipo di sostegno che vogliamo cercare e offrire.

Risposta 2: L’immagine mostra i quattro che si incoraggiano mentre altri giovani mangiano le prelibatezze del re. Questo mette in risalto che una buona amicizia può aiutarci a resistere alla pressione dell’ambiente. Non dovettero affrontare quella situazione senza sostegno. Allo stesso modo, quando i nostri amici sono decisi a ubbidire a Geova, la loro compagnia può darci il coraggio di fare ciò che è giusto anche se altri agiscono diversamente.

Risposta 3: Si aiutarono a rispettare le norme di Dio, non a trovare scuse per disubbidire. Questa è una caratteristica del vero amico. Forse sarebbe più comodo avere qualcuno che approva ogni nostra decisione, ma ciò che ci fa davvero bene è che rafforzi il nostro desiderio di rimanere fedeli. Daniele, Sadrac, Mesac e Abednego mostrano il valore di condividere la stessa determinazione.

Risposta 4: Il sostegno che si diedero ebbe un ottimo risultato: resistettero alla tentazione e Geova li benedisse. Non erano semplicemente un gruppo di giovani a cui piaceva stare insieme; la loro amicizia li aiutava a ubbidire a Dio. Possiamo valutare le nostre amicizie con la stessa domanda: dopo aver trascorso del tempo con i nostri amici, ci sentiamo più decisi a fare ciò che piace a Geova?

12. Cosa può aiutare i giovani a resistere alle tentazioni?

Luca 16:10 — Chi è fedele nel minimo è fedele anche nel molto, e chi è ingiusto nel minimo è ingiusto anche nel molto.

Risposta 1: Li aiuta avere amici che li incoraggiano a essere fedeli anche nelle decisioni più piccole. Ubbidire in queste cose li prepara ad affrontare prove più grandi. Perciò un buon amico non minimizza qualcosa che dispiace a Geova, ma ci aiuta a mantenere una coscienza tranquilla e a rafforzare la nostra determinazione a fare ciò che è giusto.

Risposta 2: Un aiuto fondamentale è scegliere amici che siano decisi a rimanere leali a Geova e a resistere all’influenza del mondo. Non basta avere cose in comune; è importante capire dove ci porta quell’amicizia. Se i nostri amici desiderano ubbidire a Dio, potremo incoraggiarci a vicenda quando si presenta una tentazione. Daniele e i suoi compagni dimostrarono che questo sostegno può fare una grande differenza.

Risposta 3: Pensare a Daniele e ai suoi amici può dare loro coraggio. Anche loro furono sottoposti a pressioni, ma si aiutarono a prendere la decisione giusta. Perciò un giovane non deve pensare di dover resistere sempre senza aiuto. Cercare la compagnia di chi ama Geova è una decisione saggia, e anche essere noi stessi quel tipo di amico rafforza gli altri.

Risposta 4: Li aiuterà considerare le piccole decisioni come opportunità per dimostrare fedeltà, non come cose senza importanza. Il paragrafo spiega che essere ubbidienti in quelle occasioni ci prepara a prove più grandi. Perciò è bene scegliere amici che rispettano le norme di Geova anche quando altri le minimizzano. In questo modo le nostre amicizie contribuiranno a farci continuare a godere della benedizione e del sostegno di Geova.

13. Quale situazione complicata dovettero affrontare Daniele e i suoi amici?

Daniele 2:3 — Quindi il re disse loro: “Ho fatto un sogno, e sono turbato perché voglio sapere cosa ho sognato”.

Risposta 1: Nabucodonosor era preoccupato per un sogno ed esigette qualcosa che nessun essere umano poteva fare con le proprie forze: dirgli che cosa aveva sognato e poi interpretarlo. Se i saggi non ci fossero riusciti, sarebbero stati messi a morte. La minaccia riguardava anche Daniele e i suoi amici, quindi non si trattava di risolvere il semplice dubbio del re; le loro vite erano in pericolo.

Risposta 2: Il re non volle raccontare il sogno perché i saggi ne spiegassero il significato. Prima esigette che gli dicessero il sogno stesso. Questa era la difficoltà: non potevano scoprirlo grazie alla loro conoscenza o preparazione. Daniele e i suoi amici si trovarono davanti a un problema che superava completamente le capacità umane. Il racconto prepara il terreno per mostrare quanto avessero bisogno di confidare in Geova.

Risposta 3: L’ordine del re metteva in pericolo tutti i saggi di Babilonia, inclusi Daniele, Sàdrac, Mèsac e Abèdnego. Anche se non avevano causato loro il problema, ne avrebbero subito le conseguenze. Questo ci aiuta a capire che essere fedeli a Geova non significa essere liberi da situazioni ingiuste o molto difficili. In momenti del genere, il sostegno di buoni amici può essere particolarmente prezioso.

Risposta 4: Affrontarono una situazione che sembrava senza via d’uscita: soddisfare una richiesta impossibile per un essere umano oppure morire. Non era un problema che potessero risolvere semplicemente impegnandosi di più. A volte anche noi possiamo sentirci sopraffatti da una difficoltà. L’esempio di questi quattro amici ci incoraggia a riconoscere i nostri limiti e ad apprezzare l’aiuto spirituale di chi confida in Geova.

14. In che modo Daniele e i suoi amici si aiutarono? (Vedi anche le immagini.)

Daniele 2:18 — Chiese loro di implorare la misericordia dell’Iddio del cielo riguardo a questo segreto, perché Daniele e i suoi compagni non fossero annientati con il resto dei saggi di Babilonia.

Risposta 1: Daniele spiegò la situazione ai suoi amici e chiese loro di implorare la misericordia di Geova pregando. Non cercò di affrontare il problema da solo. Riconobbe il valore delle suppliche dei suoi compagni. Possiamo imitarlo essendo umili e chiedendo ai nostri amici di pregare per noi quando affrontiamo una prova.

Risposta 2: Prima Daniele chiese rispettosamente al re di concedergli più tempo. Poi si rivolse ai suoi amici per cercare insieme l’aiuto di Geova. In questo modo unì un comportamento rispettoso alla fiducia in Dio e alla disponibilità ad accettare il sostegno. Il suo esempio ci insegna che chiedere aiuto non significa arrendersi. Significa riconoscere che non dobbiamo portare da soli il peso di una situazione difficile.

Risposta 3: Le immagini mettono in risalto che i suoi amici pregarono e che Geova rivelò a Daniele il sogno e la sua interpretazione. Loro non potevano scoprire quel segreto, ma potevano rivolgersi a colui che aveva il potere di farlo. In modo simile, forse non sappiamo come risolvere il problema di un amico, ma possiamo sempre sostenerlo spiritualmente e chiedere a Geova di aiutarlo.

Risposta 4: Il risultato fu utile per tutti e quattro: Geova rispose alle loro suppliche e furono salvati. Inoltre, quando Daniele ricevette autorità, chiese che anche i suoi amici ricevessero incarichi. Vediamo che il loro rapporto non consisteva solo nel cercare sostegno durante la crisi; Daniele continuò a tenerli in considerazione anche dopo. Questa premura ci incoraggia ad apprezzare i nostri amici sia nei momenti difficili sia quando le nostre circostanze migliorano.

15. Cosa impariamo dal racconto di Daniele e dei suoi amici? (Galati 6:2)

Galati 6:2 — Continuate a portare i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge del Cristo.

Risposta 1: Impariamo che non dovremmo affrontare da soli tutte le nostre difficoltà. Gli amici che servono Geova possono aiutarci a portare i nostri pesi, dandoci forza e incoraggiamento. Accettare il loro aiuto non è motivo di vergogna. Inoltre, questo consiglio ci invita a guardare oltre i nostri problemi e a essere pronti a sostenere chi sta passando a sua volta momenti difficili.

Risposta 2: Una lezione è che l’orgoglio o la vergogna non devono impedirci di chiedere aiuto. Daniele aveva una buona relazione con Geova, ma si rivolse comunque ai suoi amici. Questo dimostra che cercare sostegno non è in contrasto con la nostra fiducia in Dio. Se stiamo affrontando una prova, possiamo imitare la sua umiltà e permettere a fratelli fedeli di darci l’incoraggiamento di cui abbiamo bisogno.

Risposta 3: Impariamo anche a chiedere che altri preghino per noi. Può darsi che i nostri amici non siano in grado di cambiare una situazione, ma le loro preghiere sono un aiuto reale. Il racconto di Daniele mostra l’importanza di rivolgersi a Geova invece di concentrarci soltanto su ciò che possiamo fare noi. Perciò non dovremmo pensare che chiedere ai nostri fratelli di pregare per noi sia qualcosa di poco valore.

Risposta 4: Il racconto rafforza la nostra fiducia in Geova, che ascolta le preghiere e ha il potere di aiutarci davanti a ostacoli che sembrano insuperabili. Allo stesso tempo, sottolinea l’importanza di scegliere amici che confidano anch’essi in lui. Quando tutti cerchiamo il suo aiuto, possiamo darci forza per continuare a essere fedeli. In questo modo i buoni amici non sostituiscono la nostra fiducia in Geova, ma contribuiscono a rafforzarla.

16. Quale prova affrontò Daniele nella sua vecchiaia?

Daniele 6:4-16 — Allora gli alti funzionari e i satrapi cercarono qualche pretesto per accusare Daniele riguardo all’amministrazione del regno, ma non riuscivano a trovare alcun pretesto né comportamento corrotto, dato che era degno di fiducia e in lui non si trovava nessuna negligenza o comportamento corrotto. Questi uomini quindi dissero: “Non troveremo in questo Daniele nessun pretesto per accusarlo, a meno che non lo cerchiamo in qualcosa che riguardi la legge del suo Dio”. Pertanto questi alti funzionari e satrapi si accalcarono dal re e gli dissero: “O re Dario, possa tu vivere per sempre! Tutti i funzionari del regno, i prefetti, i satrapi, gli alti funzionari reali e i governatori si sono consultati perché sia emanato un decreto reale e imposto un divieto: chiunque, per un periodo di 30 giorni, rivolgerà una richiesta a qualsiasi dio o uomo all’infuori di te, o re, dovrà essere gettato nella fossa dei leoni. Ora, o re, emana il decreto e firmalo, perché non possa essere cambiato, secondo la legge dei medi e dei persiani, che è irrevocabile”. Così il re Dario firmò il decreto con il divieto. Ma Daniele, appena seppe che era stato firmato il decreto, andò a casa sua, che aveva le finestre della camera in terrazza aperte verso Gerusalemme. E continuò a inginocchiarsi, pregare e offrire lodi al suo Dio tre volte al giorno, come aveva fatto regolarmente fino a quel momento. Allora quegli uomini entrarono all’improvviso e trovarono Daniele a pregare e a implorare favore davanti al suo Dio. Quindi andarono dal re e gli ricordarono il divieto reale: “Non hai firmato un divieto in base al quale, per un periodo di 30 giorni, chiunque rivolgerà una richiesta a qualsiasi dio o uomo all’infuori di te, o re, dovrà essere gettato nella fossa dei leoni?” Il re rispose: “La cosa è ben stabilita secondo la legge dei medi e dei persiani, che è irrevocabile”. Immediatamente dissero al re: “Daniele, che è uno degli esiliati di Giuda, non ha mostrato alcun rispetto né per te, o re, né per il divieto che hai firmato, ma continua a pregare tre volte al giorno”. Appena sentì questo, il re provò un grande dispiacere e cercò un modo per liberare Daniele; fino al tramonto fece di tutto per salvarlo. Infine quegli uomini si accalcarono dal re e gli dissero: “Ricorda, o re, che secondo la legge dei medi e dei persiani nessun divieto o decreto emanato dal re può essere cambiato”. Quindi, per ordine del re, presero Daniele e lo gettarono nella fossa dei leoni. Ma, rivolto a Daniele, il re disse: “Il tuo Dio, che servi con costanza, ti libererà”.

Risposta 1: I suoi nemici fecero approvare un divieto che riguardava la sua adorazione. Daniele continuò a pregare Geova e fu gettato nella fossa dei leoni. Non permise che la paura lo allontanasse dal suo migliore amico.

Risposta 2: Quando aveva più di novant’anni, alcuni uomini che servivano il re Dario provarono invidia per la sua autorità e tramarono la sua morte. Non riuscendo a trovare corruzione in lui, attaccarono la sua relazione con Dio. Questo dimostra che una buona condotta non impedisce sempre agli altri di opporsi a noi. Daniele dovette dimostrare ancora una volta che la sua lealtà a Geova era superiore alle minacce.

Risposta 3: La prova incluse il trovarsi nella fossa dei leoni senza nessuno dei suoi amici umani al suo fianco. Dopo tanti anni di fedeltà, Daniele affrontò una situazione in cui non poteva contare sulla loro compagnia. Tuttavia, questo non significava che fosse abbandonato. Il paragrafo ci prepara a ricordare che, anche se i nostri amici non possono accompagnarci, Geova rimane l’Amico sempre disponibile.

17. In base a Daniele 6:19-23, in che modo l’amicizia di Daniele con Geova lo aiutò?

Daniele 6:22 — Il mio Dio ha mandato il suo angelo e ha chiuso la bocca dei leoni, che non mi hanno fatto del male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; e anche nei tuoi confronti, o re, non ho commesso nulla di male”.

Risposta 1: Geova mandò un angelo per impedire che i leoni gli facessero del male. Daniele poté spiegare al re che il suo Dio lo aveva protetto. Quella liberazione dimostrò che, anche se non aveva vicino i suoi amici umani, non era solo. La sua amicizia con Geova era stato il suo più grande sostegno.

Risposta 2: La sua amicizia con Geova gli diede il coraggio di rimanere leale anche quando la sua vita era in pericolo. Daniele non smise di pregare per evitare la fossa dei leoni. Confidava completamente nel suo migliore amico. La lezione per noi è che avere una stretta relazione con Geova può darci la forza di ubbidirgli anche quando una prova ci fa paura e non sappiamo come andrà a finire.

Risposta 3: Daniele aveva il sostegno dell’amico più potente che esista. Nessuno dei suoi compagni era nella fossa per difenderlo, ma Geova poteva agire anche lì. Questo ci consola perché i nostri amici umani hanno dei limiti, anche se ci vogliono molto bene. Non sempre potranno essere presenti o risolvere i nostri problemi. Perciò, oltre a coltivare buone amicizie, dobbiamo rafforzare la nostra fiducia personale in Geova.

Risposta 4: Quando uscì dalla fossa senza ferite, fu evidente che Daniele aveva confidato in Geova e che Geova lo aveva protetto. Daniele, da parte sua, riconobbe che la sua liberazione era dovuta a Dio. Non presentò quello che era successo come un successo personale. Il suo atteggiamento ci incoraggia a dare a Geova il merito per il sostegno che riceviamo e a considerare la nostra amicizia con lui più preziosa di qualsiasi altra.

18. Perché è importante essere buoni amici di Geova, e come possiamo riuscirci? (Vedi anche le immagini e il riquadro “Geova è tuo Padre, il tuo Dio e il tuo migliore amico”).

Salmi 139:7-10 — Dove posso andare per sfuggire al tuo spirito? E dove posso nascondermi per sottrarmi al tuo sguardo? Se salissi in cielo, tu saresti là, e se scendessi nella Tomba, là pure ti troverei. Se volassi via con le ali dell’aurora per risiedere presso il mare più remoto, anche là la tua mano mi guiderebbe, la tua destra mi afferrerebbe.

Risposta 1: È importante perché nessuna distanza ci pone al di fuori della portata delle cure di Geova. Anche se siamo lontani dalla nostra famiglia, possiamo contare su di lui. Coltiviamo questa amicizia avvicinandoci a Geova in preghiera e rimanendogli leali, come fece Daniele.

Risposta 2: Un trasferimento, una grave malattia o la prigionia possono farci sentire isolati. Per questo è così prezioso essere amici di Geova: lui continua a interessarsi di noi anche se le nostre circostanze limitano i contatti con altre persone. L’esempio di Daniele ci incoraggia a non trascurare la preghiera quando ci sentiamo soli. Parlare con Geova e confidare nelle sue cure rafforza questa amicizia di cui abbiamo tanto bisogno.

Risposta 3: Le immagini mettono a confronto la solitudine apparente con il sostegno di Geova. Daniele era nella fossa, ma un angelo lo proteggeva; il fratello è solo a casa, ma può pregare Geova. Non essere fisicamente in compagnia non significa essere privi di sostegno spirituale. Per coltivare la nostra amicizia con Dio, vogliamo continuare a rivolgerci a lui e a ubbidirgli, convinti che ci conosce e si interessa di noi.

19. Perché è così importante che ora ci facciamo buoni amici? (1 Tessalonicesi 5:2, 11).

1 Tessalonicesi 5:2,11 — Voi stessi sapete molto bene, infatti, che il giorno di Geova verrà proprio come un ladro di notte. Perciò continuate a incoraggiarvi e a edificarvi a vicenda, come state già facendo.

Risposta 1: Perché il giorno di Geova si avvicina e dobbiamo continuare a incoraggiarci ed edificarci a vicenda. I buoni amici ci aiutano a prendere decisioni che proteggono la nostra spiritualità. Perciò coltivare queste amicizie ora non è qualcosa di secondario: è un modo per rafforzare il sostegno reciproco di cui abbiamo bisogno per rimanere fedeli.

Risposta 2: Non è saggio rimandare il compito di farsi buoni amici. Ora abbiamo bisogno di persone che ci incoraggino a prendere decisioni sagge e che rafforzino il nostro desiderio di servire Geova. Se coltiviamo queste relazioni fin d’ora, potremo aiutarci a vicenda quando affronteremo delle difficoltà. L’articolo collega questo bisogno alla vicinanza del giorno di Geova, non semplicemente al nostro desiderio di avere compagnia.

Risposta 3: Pietro collegò la vicinanza della fine al bisogno di provare intenso amore per i fratelli. Quindi sapere in che tempi viviamo dovrebbe spingerci ad avvicinarci di più gli uni agli altri, non a isolarci. Farci buoni amici ci permette di esprimere quell’amore e di ricevere incoraggiamento. Ci dà anche l’opportunità di rafforzare altri, perché l’amicizia cristiana implica sia dare sostegno sia accettarlo.

Risposta 4: È importante perché le nostre amicizie influiscono sulle decisioni che prendiamo ora. Un amico che ama Geova può aiutarci a mantenere chiare le nostre priorità e ad andare avanti quando siamo scoraggiati. Quindi non vogliamo scegliere gli amici solo sulla base delle affinità personali. Cerchiamo relazioni che ci edifichino spiritualmente e ci impegniamo anche noi a essere una fonte di incoraggiamento per chi ci sta intorno.

20. Che tipo di amici vogliamo avere, e cosa succederà se li scegliamo bene?

Ebrei 13:5 — Il vostro modo di vivere sia libero dall’amore del denaro, e accontentatevi di quello che avete. Egli infatti ha detto: “Non ti lascerò né ti abbandonerò mai”.

Risposta 1: Vogliamo amici che rafforzino il nostro desiderio di rimanere fedeli a Geova. E, soprattutto, vogliamo conservare la nostra amicizia con lui, che promette di non abbandonarci. Con il suo sostegno e l’aiuto di buoni amici potremo affrontare le minacce alla nostra fede e coltivare amicizie che durino per sempre.

Risposta 2: Desideriamo avere amici che ci siano di guida e d’ispirazione, come i fratelli maturi che possiamo trovare nella congregazione. Non vogliamo limitarci a chi ci assomiglia per età o circostanze. Se scegliamo persone che amano Geova, il loro esempio può rafforzare la nostra fedeltà. Il risultato sarà un’amicizia che ci aiuti ad affrontare le difficoltà e che abbia la prospettiva di durare per sempre.

Risposta 3: Cerchiamo amici ai quali rivolgerci umilmente quando abbiamo bisogno di sostegno, anche per chiedere loro di pregare per noi. I veri amici sono un dono di Geova, ma dobbiamo essere disposti ad accettare il loro aiuto. Sceglierli bene e prenderci cura di queste relazioni contribuirà a proteggere la nostra fede. E non vogliamo mai dimenticare che, qualunque cosa accada, il nostro migliore amico continuerà a essere Geova.

IN CHE MODO I VERI AMICI CI AIUTANO NELLE SEGUENTI SITUAZIONI: Quando si presentano delle tentazioni?

Galati 6:2 — Continuate a portare i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge del Cristo.

Risposta 1: I veri amici sono pronti a sostenerci quando la pressione di una tentazione diventa difficile da sopportare. Invece di lasciarci lottare da soli, ci incoraggiano a ubbidire a Geova. Questo sostegno è in armonia con l’aiuto reciproco menzionato in questo versetto. Anche noi vogliamo essere disponibili per rafforzare un amico che sta affrontando una prova.

Risposta 2: Ci aiutano a prendere la decisione giusta, come fecero Daniele, Sadrac, Mesac e Abednego. Si sostennero a vicenda per rifiutare i cibi che violavano la Legge di Dio. Allo stesso modo, un vero amico non cercherà scuse per farci cedere a una tentazione. La sua influenza rafforzerà la nostra determinazione a ubbidire a Geova, anche se altre persone fanno qualcosa di diverso.

Risposta 3: I buoni amici ci incoraggiano a rimanere fedeli anche in questioni che sembrano piccole. Questo è importante perché potremmo pensare che una decisione abbia poca importanza e abbassare la guardia. Un amico che rispetta le norme di Geova ci aiuta a vedere il valore di ubbidire sempre a esse. In questo modo rafforziamo la fedeltà di cui avremo bisogno quando si presenteranno prove più grandi.

Risposta 4: Possono anche pregare per noi e incoraggiarci a cercare l’aiuto di Geova. Perciò, se stiamo lottando contro una tentazione, non dovremmo permettere che la vergogna ci impedisca di chiedere sostegno. Gli amici fedeli ci aiuteranno a mantenere l’attenzione sulla nostra relazione con Dio. Scegliere queste amicizie prima che si presenti la pressione è un modo per prepararci a resisterle.

IN CHE MODO I VERI AMICI CI AIUTANO NELLE SEGUENTI SITUAZIONI: Quando affrontiamo difficoltà che sembrano impossibili da superare?

Daniele 6:22 — Il mio Dio ha mandato il suo angelo e ha chiuso la bocca dei leoni, che non mi hanno fatto del male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; e anche nei tuoi confronti, o re, non ho commesso nulla di male”.

Risposta 1: I veri amici rafforzano la nostra fiducia in Geova, l’Amico che sostenne Daniele quando non aveva alcun aiuto umano. La liberazione di Daniele ci ricorda la potenza di Dio. Perciò, quando affrontiamo una difficoltà che ci sembra troppo grande, siamo grati di avere amici che ci incoraggiano a continuare a confidare in Geova e a rimanergli fedeli.

Risposta 2: Ci aiutano a non portare da soli tutto il peso. Quando la richiesta di Nabucodonosor mise in pericolo la loro vita, Daniele parlò con i suoi amici e chiese loro di pregare. Non potevano risolvere il problema con le proprie forze, ma potevano cercare insieme l’aiuto di Geova. Questo è un grande aiuto che i nostri amici possono darci quando non vediamo una via d’uscita.

Risposta 3: Ci danno forza e incoraggiamento per andare avanti, anche se non possono cambiare le circostanze. Il loro sostegno può aiutarci a superare la vergogna di parlare del problema e a ricordare che non dobbiamo affrontarlo senza compagnia. L’esempio di Daniele ci insegna a chiedere aiuto con umiltà. Un’amicizia spirituale è particolarmente preziosa quando le nostre forze sembrano non essere sufficienti.

Risposta 4: Gli amici fedeli ci aiutano a distinguere tra i nostri limiti e la potenza di Geova. Il fatto che non sappiamo come affrontare una difficoltà non significa che lui non possa sostenerci. Daniele lo constatò sia quando fu rivelato il sogno sia nella fossa dei leoni. Ricordare insieme questi esempi può rafforzare la nostra fiducia e aiutarci a rimanere leali durante una prova.

IN CHE MODO I VERI AMICI CI AIUTANO NELLE SEGUENTI SITUAZIONI: Quando ci sembra di essere soli?

Ebrei 13:5 — Il vostro modo di vivere sia libero dall’amore del denaro, e accontentatevi di quello che avete. Egli infatti ha detto: “Non ti lascerò né ti abbandonerò mai”.

Risposta 1: I buoni amici ci ricordano che Geova non ci abbandona. Anche se una malattia o la distanza ci impediscono di stare vicino ai nostri cari, continuiamo a contare sulle sue cure. Questa sicurezza ci aiuta a non confondere l’essere fisicamente soli con l’essere abbandonati. Geova continua a essere il nostro migliore amico.

Risposta 2: I nostri amici possono incoraggiarci e pregare per noi, così non sentiamo di dover sopportare tutto senza sostegno. Per questo è bene coltivare queste amicizie fin d’ora e accettare umilmente il loro aiuto quando ne abbiamo bisogno. Allo stesso tempo, i veri amici ci avvicinano a Geova, perché sanno che lui può sostenerci anche in circostanze nelle quali non possono stare al nostro fianco.

Risposta 3: Geova stesso è l’Amico che può sempre stare al nostro fianco. Daniele non aveva i suoi compagni nella fossa dei leoni, ma non era abbandonato. Ricordare il suo esempio può darci conforto se siamo lontani dalla famiglia o ci sentiamo isolati. Continuiamo ad avere la possibilità di pregare Geova e di confidare nel fatto che si interessa di noi.

Risposta 4: L’affetto dei nostri fratelli ci aiuta a sentirci sostenuti e ci dà la forza di rimanere fedeli. Inoltre, la prospettiva di godere di amicizie che dureranno per sempre ci permette di guardare oltre le circostanze attuali. Perciò, anche se ora attraversiamo un periodo di solitudine, vogliamo continuare ad avere cari i nostri amici e, soprattutto, prenderci cura della nostra relazione con Geova, che non smette mai di interessarsi a noi.

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