Iniziare conversazioni
Dati dell’incarico
Incarico: Iniziare conversazioni
Durata: 3 min
Lezione e punto: Lezione 2 · Naturalezza · punto 4
Obiettivo didattico: Siate pazienti. Non pensate di dover cominciare subito a parlare della Bibbia. Aspettate il momento opportuno e introducete l’argomento in modo naturale. Forse dovrete aspettare fino alla prossima volta che parlerete con la persona.
Ambientazione: In un centro culturale, una proclamatrice e un’altra donna parlano per la prima volta mentre aspettano che apra l’aula di un corso di disegno per principianti
Materiale ufficiale: PREDICAZIONE INFORMALE. Inizia una conversazione amichevole che termina prima che tu possa predicare (lmd lezione 2 punto 4).
Proclamatore: Scusa, questa è la porta del corso di disegno? Ho fatto un giro per il corridoio e credo di essere finita di nuovo nello stesso punto.
Persona: Sì, è qui. Anch’io ho avuto qualche dubbio. Il cartello è così piccolo che quasi non si vede. L’insegnante non è ancora arrivata.
Proclamatore: Allora non sono in ritardo. Grazie. Sei già venuta altre volte o cominci oggi?
Persona: Oggi. E stavo già pensando di andarmene. Ho visto una signora con una cartella piena di disegni stupendi. Io ho portato un quaderno che avevo in casa.
Proclamatore: Anch’io comincio oggi. Nelle informazioni c’era scritto che non era necessario saperne nulla. È questo che mi ha incoraggiato a iscrivermi; altrimenti non sarei qui nemmeno io.
Persona: Beh, spero che sia vero. Perché una cosa è dire di essere principianti, un’altra è riuscire a disegnare una tazza che sembri un vaso storto.
Proclamatore: Beh, finché non ci chiedono di fare ritratti il primo giorno… Cosa ti ha spinto a provare a disegnare?
Persona: Mia nipote. Si siede a disegnare nella mia cucina e vuole sempre che faccia qualcosa insieme a lei. Io le tempero le matite, ma dice che non conta.
Proclamatore: Vuole che partecipi anche tu. Le hai detto che ti sei iscritta?
Persona: No, perché allora vorrà vedere tutto quello che faccio. Preferisco mostrarle qualcosa quando mi verrà abbastanza bene. Lei non si vergogna; io sì.
Proclamatore: Ti capisco. A me non importa sbagliare a casa, ma che qualcuno guardi da sopra la mia spalla mentre disegno è tutta un’altra cosa.
Persona: Esatto. Mia figlia mi dice di guardare dei video e imparare da sola. Ci ho provato, ma chi spiegava aveva già fatto metà del disegno quando io trovavo la matita.
Proclamatore: Ne ho messo uno in pausa così tante volte che alla fine ho perso il filo. Per questo preferisco venire qui. Potremo chiedere di spiegarci di nuovo qualcosa.
Persona: Se trovo il coraggio di alzare la mano. Penso sempre che farò perdere tempo agli altri.
Proclamatore: Può darsi che qualche volta io abbia lo stesso dubbio e mi faccia comodo che tu lo chieda. Ma prima vedremo come si svolge la lezione; non siamo ancora nemmeno entrate.
Persona: È vero. Mi sto già immaginando dei problemi. Hai portato tutti i materiali della lista?
Proclamatore: Solo la matita e il quaderno. Il messaggio diceva che oggi ci avrebbero spiegato il resto. Non volevo comprare cose che poi non avrei usato.
Persona: Meno male. Ho una scatola di colori conservata da anni, ma non sapevo se andasse bene. Mia nipote mi ha già detto di lasciargliela.
Proclamatore: Ha già dei piani per la scatola. A proposito, mi chiamo Clara.
Persona: Io Isabel. Vieni da molto lontano?
Proclamatore: No, abito a dieci minuti a piedi. L’orario del mercoledì mi è comodo. Anche a te?
Persona: Sì, il mercoledì posso. Guarda, stanno già aprendo. Entro per chiedere dove sedermi; ho bisogno di stare vicino per vedere bene.
Proclamatore: Certo, vai pure. Non voglio trattenerti. È stato un piacere conoscerti, Isabel.
Proclamatore: Sì, è meglio cercare un posto da cui si veda bene la spiegazione. Preferisci stare proprio davanti o di lato, vicino alla finestra?
Persona: Vicino alla finestra andrebbe bene per la luce, ma dipende da dove si metterà l’insegnante. Se mi siedo davanti e poi mi copre ciò che sta disegnando, non ci guadagno molto.
Proclamatore: Puoi dirglielo quando entri. Per esempio, puoi chiederle dove metterà il modello se dobbiamo disegnare un oggetto. Così scegli il posto in base a ciò che ti serve vedere, non solo per stare in prima fila.
Persona: Buona idea. Glielo chiedo adesso, prima che si siedano tutti. Sembra che possiamo già entrare.
Persona: Altrettanto, Clara. Ci vediamo qui.
Cosa diresti?
Dati dell’incarico
Incarico: Cosa diresti?
Durata: 5 min
Lezione e punto: Lezione 1 · Interesse sincero · punto 4
Obiettivo didattico: Siate osservatori. Chiedetevi: “Cosa sta facendo la persona in questo momento? A cosa starà pensando?”. “Cosa mi dicono il suo abbigliamento, il suo aspetto e la sua casa riguardo alle sue convinzioni o alla sua cultura?”. “È un buon momento per parlare?”.
Ambientazione: Durante una visita di casa in casa in una zona rurale, un proclamatore si avvicina per la prima volta a una donna che cucina fuori casa mentre due bambini giocano e tre persone anziane parlano nelle vicinanze
Testo biblico associato: Matteo 7:12 — “Pertanto, tutte le cose che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi dovete farle a loro. Questa è infatti l’essenza della Legge e dei Profeti.
Materiale ufficiale: Analisi con l’uditorio. DI CASA IN CASA. Ripassa brevemente Un’opera d’amore, lezione 1, punto 4. Menziona l’immagine e poi chiedi:
In base a ciò che vediamo nell’immagine, cosa potresti dire per iniziare una conversazione?
Quale versetto mostreresti?
Come possiamo mostrare sincero interesse prima di cominciare a parlare? In questa analisi di cinque minuti, il contesto è la predicazione di casa in casa. Ripasseremo la lezione 1, punto 4, di Un’opera d’amore: essere osservatori. Esamineremo la situazione dell’immagine e considereremo come potremmo usare Matteo 7:12.
La lezione ci invita a pensare a cosa sta facendo la persona e a cosa potrebbe pensare. Ci incoraggia anche a osservare cosa il suo abbigliamento, il suo aspetto e la sua casa potrebbero indicare riguardo alle sue convinzioni o alla sua cultura. E pone una domanda decisiva: è un buon momento per parlare?
Osserviamo l’immagine. Fuori da una casa modesta, in una zona rurale, una donna sta cucinando. Vicino a lei ci sono due bambini che giocano e tre persone anziane che parlano. La scena offre diversi particolari che potremmo tenere presenti, ma non ci dice cosa preoccupa ciascuna persona né che rapporto ci sia tra loro.
Perciò essere osservatori non significa trarre conclusioni affrettate. Non sappiamo se i bambini siano figli della donna, se stia preparando da mangiare per tutti o se abbia tempo. Sappiamo però che è impegnata. Il modo in cui ci avviciniamo dovrebbe dimostrare che rispettiamo ciò che sta facendo.
In base a ciò che vediamo nell’immagine, cosa potresti dire per iniziare una conversazione? Una possibilità sarebbe salutare e commentare con semplicità: “Buongiorno. Vedo che sta preparando da mangiare; non vorrei interromperla. Preferisce che passi un’altra volta?” Non è una formula obbligatoria, ma un modo per riconoscere la sua situazione.
Perché potrebbe essere un’introduzione naturale? Perché parte da qualcosa di visibile, non da un’ipotesi sui suoi sentimenti. Inoltre le permette di decidere se desidera parlare. Non le stiamo chiedendo di smettere di cucinare né dando per scontato che possa riceverci semplicemente perché si trova fuori casa.
Se dicesse di essere impegnata, lo rispetteremmo. Potremmo salutarla brevemente e, se fosse opportuno, chiederle quando le farebbe più comodo. Insistere per presentare tutto ciò che avevamo preparato non dimostrerebbe che abbiamo osservato bene. A volte il sincero interesse si nota proprio dalla nostra disponibilità a rimandare la conversazione a un’altra occasione.
D’altra parte, forse dirà che può parlare mentre finisce. In tal caso potremmo farle una domanda semplice collegata a ciò che sta facendo, per esempio se le piace cucinare. Poi ascolteremmo. Forse le piace; forse spiegherà che quel giorno ha fretta. La sua risposta, non il nostro piano iniziale, guiderebbe la conversazione.
Supponiamo che dica quanto apprezza che gli altri tengano conto dei suoi impegni. Qui ci sarebbe un punto in comune: tutti apprezziamo che gli altri rispettino il nostro tempo. Potremmo riconoscerlo dicendo che una piccola dimostrazione di riguardo può rendere la giornata più piacevole. Non sarebbe necessario esagerare né lodarla per qualità che ancora non conosciamo.
Passiamo alla seconda domanda: quale versetto mostreresti? Se la conversazione avesse preso quella direzione, Matteo 7:12 sarebbe una buona scelta. Potremmo spiegare che Gesù insegnò un semplice principio su come trattare gli altri. Per capire perché si collega a ciò di cui stiamo parlando, leggiamo Matteo 7:12.
Matteo 7:12 — “Pertanto, tutte le cose che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi dovete farle a loro. Questa è infatti l’essenza della Legge e dei Profeti.
Questo principio ci invita a pensare a come vorremmo essere trattati e a prendere l’iniziativa nel trattare così gli altri. In questa situazione, la sua applicazione comincia da noi: se stessimo preparando da mangiare, probabilmente apprezzeremmo che una visita rispettasse il nostro tempo e ci lasciasse decidere se possiamo parlare.
Dopo averlo letto, potremmo chiederle cosa pensa di questo modo di trattare le persone. Sarebbe una domanda breve, che le permetterebbe di esprimere la sua opinione. Non dovremmo aggiungere subito molte spiegazioni. Ascoltare la sua risposta ci aiuterebbe a capire se l’argomento le interessa o se è meglio terminare la visita.
Potrebbe anche dire che cerca di essere premurosa, ma che gli altri non fanno sempre lo stesso. Non dovremmo discutere né promettere che tutti risponderanno bene. Potremmo riconoscere che la situazione può essere difficile e spiegare che il consiglio di Gesù guida il nostro comportamento, anche se non possiamo decidere come agiranno gli altri.
E se il suo commento iniziale ci portasse a un altro argomento? Non dovremmo allora forzare la conversazione per usare il versetto scelto. Essere osservatori include rimanere attenti mentre la persona parla. Ciò che ci dirà potrebbe chiarire i suoi interessi molto meglio di quanto avessimo dedotto avvicinandoci alla casa.
Anche gli altri particolari dell’immagine richiedono tatto. Il fatto che ci siano persone anziane che parlano non significa che vogliano partecipare, e il fatto che i bambini giochino vicino non ci autorizza a fare loro domande personali. Possiamo essere gentili con tutti senza invadere il loro spazio né trasformare ogni particolare che vediamo in un argomento di conversazione.
La lezione ricorda che Gesù iniziò una conversazione con una donna che era andata ad attingere acqua. Il suo modo di cominciare era collegato a quella situazione. Anche noi possiamo partire da ciò che è quotidiano, senza affrettarci a introdurre un argomento che forse non ha relazione con ciò che la persona sta facendo.
Quindi non abbiamo bisogno di imparare a memoria un’introduzione per ogni casa. Dobbiamo osservare, verificare se è un buon momento e ascoltare davvero. La proposta sarà naturale se nasce dalla situazione, rispettosa se permette alla persona di decidere e adattabile se siamo disposti a cambiare direzione in base a ciò che ci dirà.
Discorso
Dati dell’incarico
Incarico: Discorso
Durata: 5 min
Ambientazione: Nella Sala del Regno, un fratello si rivolge alla congregazione e considera i dubbi che possono sorgere quando lui o una persona cara sta soffrendo
Testo biblico associato: Deuteronomio 32:4 — La Roccia, perfetto è ciò che fa, poiché tutte le sue vie sono giustizia. Un Dio di fedeltà che non è mai ingiusto; egli è giusto e retto. / Giacomo 1:13 — Nessuno, quando affronta una prova, dica: “Sono messo alla prova da Dio”, perché con i mali Dio non può essere messo alla prova né tanto meno mette alla prova qualcuno.
Materiale ufficiale: Appendice A di lmd, punto 24. Titolo: Dio non è il colpevole delle nostre sofferenze (th lezione 20).
Quando qualcuno soffre, una spiegazione può alleviare il suo dolore o renderlo ancora più grande. Pensiamo a una persona che sta affrontando una malattia e sente dire che Dio gliel’ha mandata per insegnarle qualcosa. Forse chi lo dice vuole confortarla. Ma lei potrebbe chiedersi: Perché Dio vorrebbe farmi passare questo?
Non è una domanda irrilevante. Se attribuiamo a Dio la causa delle nostre sofferenze, potremmo avere difficoltà a confidare in lui. E quando siamo angosciati, questi dubbi possono pesarci molto. Perciò abbiamo bisogno di una risposta che non dipenda da opinioni personali. La Bibbia ci permette di conoscere com’è Geova e se sarebbe capace di agire in quel modo.
Per cominciare, riflettiamo su questa domanda: cosa ci dice il modo di essere di Geova riguardo al suo modo di trattare le persone? Non basta sapere che ha potere; dobbiamo anche sapere come lo usa. Notiamo la descrizione che Deuteronomio 32:4 fa di lui.
Deuteronomio 32:4 — La Roccia, perfetto è ciò che fa, poiché tutte le sue vie sono giustizia. Un Dio di fedeltà che non è mai ingiusto; egli è giusto e retto.
Questo versetto presenta la giustizia come una caratteristica costante di Geova. Non dice che agisca bene solo qualche volta o che il suo comportamento dipenda dalle circostanze. Tutto ciò che fa è in armonia con ciò che è giusto. Pertanto, quando pensiamo alle nostre sofferenze, non dovremmo attribuirgli un comportamento contrario alla sua personalità.
Inoltre viene paragonato a una roccia. Questa immagine ci fa pensare a fermezza e stabilità. Quando una situazione dolorosa cambia la nostra vita, i nostri sentimenti possono variare da un giorno all’altro. Ma la giustizia di Geova non cambia con essi. Possiamo sentirci disorientati senza che questo significhi che lui abbia smesso di essere degno di fiducia.
Pensiamo a un esempio semplice. Se qualcuno accusasse una persona che conosciamo bene di aver commesso una crudeltà, non accetteremmo l’accusa senza esaminarla. Ricorderemmo come ha sempre trattato gli altri. Allo stesso modo, prima di incolpare Geova, è bene fermarsi e tenere conto di ciò che la Bibbia rivela su di lui.
Naturalmente, sapere che Dio è giusto non fa sparire automaticamente le nostre domande. Qualcuno potrebbe pensare di non accusarlo di essere crudele, ma di credere che mandi difficoltà per mettere alla prova la sua fede. È corretta questa idea? La Bibbia affronta direttamente la questione. Ascoltiamo ciò che dice Giacomo 1:13.
Giacomo 1:13 — Nessuno, quando affronta una prova, dica: “Sono messo alla prova da Dio”, perché con i mali Dio non può essere messo alla prova né tanto meno mette alla prova qualcuno.
Giacomo si riferisce proprio a ciò che qualcuno potrebbe pensare mentre affronta una prova. In quei momenti, quando il dolore sembra non avere spiegazione, sarebbe facile concludere che Dio lo stia provocando. Ma il versetto esclude questa conclusione: Geova non usa cose cattive per mettere alla prova le persone.
Questo ci aiuta a distinguere due idee. Una persona può affrontare una difficoltà e dimostrare di avere fede. Ma questo non significa che Dio abbia causato quella difficoltà per verificare la sua fedeltà. Il modo in cui reagiamo a un’esperienza dolorosa non dimostra chi l’abbia causata. Non dobbiamo confondere una cosa con l’altra.
I due brani si completano. Deuteronomio ci aiuta a conoscere la personalità di Geova: è fedele e giusto. Giacomo chiarisce come non agisce: non ci mette alla prova mediante cose cattive. Così, l’affermazione che Dio non è il colpevole delle nostre sofferenze ha una chiara base biblica, non è semplicemente una frase rassicurante.
Forse continuiamo a chiederci perché sia accaduta una particolare disgrazia o perché non sia stata evitata. Non sempre potremo spiegare ogni dettaglio di una situazione. Ma riconoscere ciò che non sappiamo è molto diverso dall’attribuirlo a Dio. Possiamo continuare a cercare risposte senza abbandonare ciò che questi versetti chiariscono su di lui.
Come possiamo usare questo insegnamento? Se stiamo attraversando un momento difficile, potremmo rileggere con calma questi due versetti. Invece di trarre conclusioni su Geova basandoci solo sul nostro dolore, pensiamo a ciò che dicono sul suo modo di agire. Questo può aiutarci a non alimentare un’accusa ingiusta contro di lui.
E se a soffrire è un’altra persona, ascoltiamo prima di spiegare. Non dobbiamo risolvere tutti i suoi dubbi in una sola conversazione né correggerla duramente se esprime rabbia. Possiamo riconoscere che la sua situazione è dolorosa e, quando è il momento opportuno, condividere uno di questi brani per aiutarla a capire che Dio non le ha mandato quella sofferenza.
Evitiamo quindi spiegazioni che ritengano Geova responsabile del male che qualcuno sta subendo. Anche se dette con buone intenzioni, potrebbero rendere più difficile per quella persona confidare in lui. È molto meglio offrire il conforto che le Scritture realmente sostengono e lasciare spazio perché esprima ciò che prova.
Ricordiamo l’idea principale: Dio non è il colpevole delle nostre sofferenze. È giusto e non ci mette alla prova con cose cattive. Quando sorgono dubbi, torniamo a questi versetti e lasciamo che guidino il nostro modo di pensare. E quando confortiamo altri, aiutiamoli con amore a conservare la loro fiducia in Geova.
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