Tema: Quelli che adorano gli idoli causano molto dolore a Geova
Quando teniamo davvero a qualcuno, ci importa di come si sente. Non ci limitiamo a evitare un’offesa evidente; desideriamo proteggere il rapporto e dimostrargli lealtà. Pensiamo ora al nostro rapporto con Geova. Ci fermiamo a considerare come le nostre decisioni influiscono su di lui? Il racconto di Ezechiele ci aiuta a capire che l’idolatria non è semplicemente un modo sbagliato di adorare. È un’infedeltà che causa profondo dolore al nostro Dio.
Gli israeliti sapevano bene cosa Geova si aspettava da loro. Avevano accettato di entrare a far parte del patto della Legge e si erano impegnati a rendergli devozione esclusiva. Questo significava che Geova doveva essere l’unico destinatario della loro adorazione. Non potevano mescolare la vera adorazione con quella falsa e rimanere fedeli a quell’impegno. Eppure, col tempo, arrivarono a fare proprio questo. Ascoltiamo come Geova descrisse quella situazione. Leggiamo Ezechiele 5:11.
Ezechiele 5:11 — “‘Perciò, com’è vero che io vivo’, dichiara il Sovrano Signore Geova, ‘dato che hai contaminato il mio santuario con tutti i tuoi disgustosi idoli e con tutte le tue pratiche detestabili, anch’io ti rigetterò. Il mio occhio non si impietosirà e non mostrerò compassione.
Notiamo dove avevano introdotto i loro idoli: nel santuario di Geova. Il luogo destinato alla sua adorazione era stato contaminato da immagini e pratiche che lui detestava. Quindi non si trattava di una semplice preferenza personale o di una differenza di gusti. Stavano disonorando colui al quale avevano promesso fedeltà. Il fatto di appartenere al popolo di Geova non rendeva accettabile la loro condotta né li proteggeva dalle conseguenze della loro infedeltà.
La risposta di Geova fu ferma. Non avrebbe accettato un’adorazione contaminata solo perché veniva praticata nel suo santuario. Questo ci insegna qualcosa di fondamentale: non siamo noi a decidere quale tipo di adorazione debba piacere a Dio. È lui a stabilire ciò che è puro in senso spirituale. Se desideriamo adorarlo, dobbiamo rispettare le sue norme, anche se una pratica religiosa è popolare, ha una lunga tradizione o risulta molto attraente alle persone che ci circondano.
Possiamo chiederci: mi accontento di pensare di appartenere al popolo di Geova, o verifico che le mie decisioni riflettano devozione esclusiva? La lezione non consiste nel guardare con superiorità quegli israeliti. Il loro esempio ci invita a esaminarci con umiltà. Un rapporto con Geova non si conserva semplicemente per quello che abbiamo detto in passato; richiede fedeltà nel presente. Ma il racconto rivela qualcosa di più della gravità di una norma violata: ci permette anche di conoscere i sentimenti di Geova.
Sentendo la sentenza contro l’idolatria, potremmo concentrarci solo sulla punizione. Tuttavia, Geova spiegò anche cosa quella condotta aveva significato per lui. Non era un osservatore indifferente delle decisioni del suo popolo. L’infedeltà degli israeliti riguardava un rapporto che doveva basarsi sull’amore e sulla lealtà. Vediamo cosa sarebbero arrivati a riconoscere i sopravvissuti. Leggiamo Ezechiele 6:9.
Ezechiele 6:9 — E i sopravvissuti si ricorderanno di me fra le nazioni nelle quali saranno stati portati prigionieri. Capiranno che io mi sono addolorato per il fatto che il loro cuore infedele si è allontanato da me e i loro occhi bramano i loro disgustosi idoli. Proveranno vergogna e ripugnanza per tutte le cose malvagie e detestabili che hanno fatto.
Geova indicò che il problema era nel cuore. Il suo popolo si era allontanato da lui e aveva rivolto i propri desideri verso gli idoli. Gli atti di falsa adorazione esprimevano un’infedeltà interiore. Per questo gli causavano così tanto dolore. Quegli israeliti sarebbero infine arrivati a provare vergogna e ad avere ripugnanza per ciò che avevano fatto. Avrebbero capito che le loro decisioni non avevano portato conseguenze dolorose solo su di loro, ma avevano anche ferito i sentimenti del Dio che dovevano amare.
Questo brano ci aiuta a conoscere meglio Geova. Non è una forza impersonale, incapace di provare sentimenti. È una persona spirituale, il Dio vivente. Perciò le nostre azioni gli importano e la nostra condotta può causargli dolore. Saperlo cambia il nostro modo di vedere l’ubbidienza. Non si tratta semplicemente di rispettare dei requisiti per evitare conseguenze. Si tratta di prendersi cura di un rapporto reale con qualcuno che amiamo e i cui sentimenti desideriamo tenere sempre presenti.
Pensiamo alla differenza tra chiedersi: cosa potrebbe succedermi se faccio questo?, e chiedersi: come si sentirà Geova se lo faccio? La prima domanda si concentra su di noi; la seconda tiene conto del nostro rapporto con lui. Entrambe le conseguenze meritano attenzione, ma l’amore ci spinge a guardare oltre il nostro benessere. Più apprezzeremo Geova come persona, meno desidereremo dare spazio a qualcosa che sostituisca la nostra devozione. Come possiamo proteggerla nella vita di ogni giorno?
L’avvertimento di Ezechiele vale anche per noi cristiani. Sarebbe un errore pensare che l’idolatria fosse un pericolo solo per gli israeliti o che riguardi esclusivamente l’inchinarsi davanti a un’immagine. Dobbiamo avere un atteggiamento deciso nei confronti di ogni forma di idolatria. Il comando ispirato è breve e diretto. Leggiamo 1 Corinti 10:14.
1 Corinti 10:14 — Perciò, miei cari, fuggite l’idolatria.
Fuggire significa allontanarsi dal pericolo, non cercare un modo per rimanergli vicino. Forse abbiamo ben chiaro che non useremmo mai immagini o simboli per adorare Geova. Questo è importante, ma non esaurisce la portata del comando. L’idolatria può anche consistere nel permettere che qualcosa occupi il primo posto nella nostra vita e sostituisca la devozione esclusiva che dobbiamo a Dio. Perciò, oltre a osservare le nostre pratiche religiose, dobbiamo esaminare le nostre priorità.
I beni materiali, il denaro, il sesso o i divertimenti possono arrivare a occupare quel posto. Il pericolo sta nel permettere loro di governare i nostri desideri e le nostre decisioni più di Geova. Pensiamo, per esempio, al denaro. Lavorare per provvedere alle nostre necessità non equivale ad adorarlo. Ma se, per ottenere di più, siamo disposti a mettere da parte ciò che Geova richiede, dobbiamo fermarci e riesaminare le nostre priorità. La domanda non è solo quanto possediamo, ma quale posto occupa il denaro nel nostro cuore.
Qualcosa di simile può accadere con i divertimenti. Rilassarsi e godersi un’attività non significa di per sé averla trasformata in un idolo. Ma immaginiamo che quell’attività assorba sempre più la nostra attenzione e che cominciamo a trascurare l’adorazione di Geova per non rinunciarvi. Sarebbe un segnale che non dovremmo ignorare. Invece di giustificarci perché altri fanno la stessa cosa, è bene chiederci sinceramente se continuiamo a dare a Geova il primo posto che gli spetta.
Possiamo verificare cosa domina i nostri pensieri, come distribuiamo il tempo e a cosa siamo disposti a rinunciare. Se ci accorgiamo che qualcosa sta prendendo il posto di Geova, fuggire dall’idolatria richiederà cambiamenti concreti: porre dei limiti, riorganizzare le nostre attività o rinunciare a ciò che compete con la nostra adorazione. Non lo faremo solo per paura di sbagliare. Lo faremo perché ricordiamo ciò che insegna Ezechiele: la nostra lealtà è importante per Geova e non vogliamo causargli dolore con un cuore diviso.
L’idolatria del popolo di Geova contaminò la sua adorazione e gli causò molto dolore. Questo avvertimento ci spinge a proteggere il nostro rapporto con lui. Non vogliamo limitarci a evitare le immagini religiose; vogliamo dargli un cuore leale, senza rivali. Quando decidiamo come impiegare il nostro tempo, le nostre energie e le nostre risorse, ricordiamoci di chi amiamo. Geova merita la nostra devozione esclusiva. Dimostriamogli ogni giorno che occupa il primo posto nella nostra vita.
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