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Studio della Torre di Guardia per la settimana dal 15 al 21 febbraio 2027

Studio della Torre di Guardia per la settimana dal 15 al 21 febbraio 2027

Proprio come Gesù, sosteniamo unicamente il Regno di Dio

1, 2. Perché Gesù non prese posizione nelle questioni politiche? (1 Pietro 2:21).

1 Pietro 2:21 — A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo stesso soffrì per voi, lasciandovi un modello, affinché seguiate attentamente le sue orme.

Risposta 1: Gesù sapeva che il Regno di Dio è l’unica soluzione ai problemi dell’umanità. Per questo non cercò soluzioni politiche, nemmeno quando subì ingiustizie. Questo versetto ci ricorda che dobbiamo seguire il suo esempio. Quando i cambiamenti politici ci preoccupano, possiamo chiederci se la nostra reazione dimostra la stessa fiducia che Gesù aveva nel Regno.

Risposta 2: Gesù non prese posizione perché nessun governo umano avrebbe potuto porre fine per sempre alle sofferenze. Questo non significava che fosse indifferente ai bisogni delle persone; infatti aiutò molti. Ma distingueva tra alleviare un problema e risolverlo definitivamente. Il suo esempio ci aiuta a non riporre la nostra speranza in un cambiamento politico, anche se ci preoccupa il modo in cui potrebbe influire sul nostro lavoro o sulla nostra famiglia.

Risposta 3: Per Gesù, sostenere il Regno di Dio era incompatibile con lo schierarsi dalla parte di un gruppo politico. La sua posizione non dipendeva dal fatto che le circostanze fossero favorevoli o difficili. Questa fermezza ci guida quando ci sentiamo incerti a causa delle decisioni dei governi. Invece di lasciare che sia la paura a determinare la nostra posizione, vogliamo rimanere fedeli a Geova e dimostrare con le nostre azioni che confidiamo nel suo Regno.

3. a) Cosa significa essere neutrali nelle questioni politiche?

Risposta 1: Essere neutrali significa non schierarci dalla parte di nessun gruppo nelle questioni politiche di questo mondo. La nostra posizione si basa sulla convinzione che solo il Regno di Dio può risolvere tutti i problemi dell’umanità. Quindi la neutralità non consiste semplicemente nell’evitare una discussione. È un modo per dimostrare che le nostre decisioni sono in armonia con il messaggio del Regno che predichiamo.

Risposta 2: Questo non significa che siamo indifferenti ai problemi delle persone. Significa che non sosteniamo un gruppo politico come soluzione a quei problemi. Proprio come Gesù, riponiamo la nostra fiducia nel Regno di Dio. Questa distinzione è importante: possiamo preoccuparci sinceramente di chi soffre senza assumere una posizione politica. Ciò che insegniamo sul Regno deve riflettersi anche nel nostro modo di pensare, parlare e agire.

Risposta 3: La neutralità implica essere coerenti con ciò che predichiamo. Se diciamo che il Regno di Dio è l’unica soluzione, non avrebbe senso promuovere allo stesso tempo un gruppo politico. Il paragrafo ci invita a seguire fedelmente le orme di Gesù. Perciò, quando valutiamo la nostra posizione, non pensiamo solo a ciò che fanno le persone intorno a noi, ma anche se la nostra condotta riflette la fiducia che lui aveva nel Regno.

3. b) Cosa analizzeremo in questo articolo?

Risposta 1: Esamineremo come agì Gesù in tre situazioni: quando ebbe l’opportunità di partecipare alla politica, quando avrebbe potuto combattere contro i suoi nemici e quando cercarono di coinvolgerlo in una discussione su temi politici. Non si tratta solo di conoscere questi avvenimenti. Vogliamo concentrarci sulle sue decisioni per seguire fedelmente le sue orme e mantenere la nostra neutralità quando anche noi affrontiamo delle pressioni.

Risposta 2: L’articolo ci aiuterà a vedere come la fiducia di Gesù nel Regno influì su ciò che accettò di fare, sul modo in cui trattò i suoi nemici e su ciò che disse. Rifiutò il potere politico, non ricorse alla violenza e non si lasciò trascinare in discussioni politiche. Questi tre aspetti ci permettono di esaminare se il nostro sostegno al Regno si riflette sia nelle nostre azioni che nelle nostre conversazioni.

Risposta 3: Vedremo tre modi concreti per imitare Gesù: non cercare soluzioni partecipando alla politica, non rispondere con la violenza e non prendere posizione nelle conversazioni politiche. L’obiettivo è rafforzare la nostra neutralità. Osservando come reagì in situazioni reali, potremo capire meglio cosa significa sostenere unicamente il Regno di Dio e agire in armonia con il messaggio che portiamo agli altri.

4. Qual era il clima politico in Israele quando Gesù era sulla terra?

Atti 5:37 — Dopo di lui, nei giorni del censimento, sorse Giuda il galileo, che si trascinò dietro della gente. Anche quell’uomo morì, e tutti i suoi seguaci furono dispersi.

Risposta 1: Il clima era estremamente instabile. Questo caso mostra che alcuni avevano raccolto seguaci e promosso ribellioni, ma avevano fallito. Nonostante ciò, i giudei continuavano ad aspettare qualcuno che li liberasse da Roma. Questo contesto ci aiuta a capire la pressione che esisteva perché Gesù assumesse un ruolo politico, anche se quella non era la soluzione che offriva.

Risposta 2: I giudei desideravano liberarsi dall’oppressione romana e speravano di trovare un leader che ci riuscisse. Erano già comparsi diversi presunti messia, e alcuni avevano fatto ricorso alla violenza. Tuttavia, nessuno aveva avuto successo. Perciò il ministero di Gesù si svolse in un ambiente carico di aspettative politiche. La sua neutralità fu una decisione ferma in mezzo a quelle pressioni, non il risultato del fatto che vivesse in un’epoca tranquilla.

Risposta 3: C’era una grande differenza tra ciò che molti giudei si aspettavano dal Messia e ciò che Gesù venne a fare. Pensavano che il vero Messia avrebbe liberato Israele dal dominio romano e avrebbe stabilito un regno indipendente. Questa aspettativa spiega perché potevano interpretare le sue opere da un punto di vista politico. Ci ricorda che dobbiamo permettere agli insegnamenti di Gesù di guidare le nostre speranze, invece di adattarle ai nostri desideri.

5. Cosa si aspettavano che facesse Gesù molti dei suoi discepoli?

Luca 24:21 — Noi invece speravamo che quest’uomo fosse colui che avrebbe liberato Israele. Oltretutto oggi è il terzo giorno da che queste cose sono avvenute.

Risposta 1: Molti si aspettavano che Gesù liberasse Israele dai romani. I due discepoli che andavano a Emmaus espressero questa speranza perfino dopo la sua morte. Le loro parole mostrano quanto fosse radicata quella aspettativa. Questo ci insegna che potremmo aver bisogno di adattare le nostre idee a ciò che Geova si propone, invece di aspettarci che agisca nel modo che immaginiamo noi.

Risposta 2: Anche tra i discepoli c’era l’aspettativa di essere liberati da Roma. Il paragrafo menziona la domanda che Giovanni Battista fece a Gesù e spiega che forse voleva sapere se avrebbe realizzato quella speranza dei giudei. È importante conservare questa sfumatura: viene presentata come una possibilità, non come una certezza. Ciò che è chiaro è che le aspettative politiche facevano parte dell’ambiente in cui vivevano i discepoli.

Risposta 3: Anche gli apostoli si aspettavano che Gesù ristabilisse il regno in Israele. La loro domanda dimostra che dovevano ancora comprendere meglio come avrebbe agito il Regno di Dio. Questo ci aiuta a riconoscere che seguire Gesù richiede di essere disposti a correggere le nostre aspettative. Non vogliamo valutare l’adempimento del proposito di Geova in base ai cambiamenti politici che vorremmo vedere, ma confidare nella soluzione che lui ha scelto.

Risposta 4: Il paragrafo mostra che quella speranza non era esclusiva dei nemici di Gesù né delle folle. L’avevano anche persone che lo seguivano e gli volevano bene. Questo ci invita a esaminarci con umiltà. Potremmo confidare in Geova e, allo stesso tempo, desiderare che un cambiamento politico risolva i nostri problemi. L’esempio ci incoraggia a continuare ad adattare il nostro modo di pensare e a concentrare la nostra speranza sul Regno di Dio.

6. Come reagì Gesù quando gli ebrei della Galilea vollero farlo re? (Vedi anche l’immagine).

Giovanni 6:14-15 — Dopo aver visto il miracolo che aveva compiuto, la gente cominciò a dire: “Di sicuro è lui il Profeta che doveva venire nel mondo”. Gesù allora, sapendo che stavano venendo a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte da solo.

Risposta 1: Gesù si allontanò dalla folla e salì da solo sul monte. Non approfittò dell’entusiasmo della gente per ottenere potere politico. La sua reazione dimostra che aveva ben chiara la sua posizione: nemmeno il sostegno popolare lo avrebbe portato a rinunciare alla decisione di sostenere unicamente il Regno di Dio.

Risposta 2: Non accettò che lo facessero re, anche se la gente aveva buoni motivi per ammirarlo. Aveva guarito dei malati e aveva appena sfamato miracolosamente migliaia di persone. Tuttavia Gesù non trasformò quell’ammirazione in un’opportunità politica. Ci insegna che l’approvazione di molte persone non determina ciò che è giusto. La cosa importante è rimanere fedeli a Geova, anche quando altri ci incoraggiano a prendere una strada diversa.

Risposta 3: L’immagine mostra Gesù che si allontana mentre le persone continuano a parlare di lui e alcuni uomini raccolgono il cibo avanzato. Questo contrasto mette in risalto la sua decisione. Aveva appena compiuto un miracolo che aveva suscitato grande entusiasmo, ma non rimase lì per ricevere il potere della folla. Il suo comportamento ci ricorda che aiutare le persone e guadagnarsi il loro rispetto non significa che dobbiamo partecipare agli affari politici del mondo.

Risposta 4: Gesù agì prima che la folla lo portasse via con la forza per farlo re. Quando si rese conto di ciò che intendevano fare, si ritirò. Non permise che la pressione di coloro che lo ammiravano decidesse per lui. Questa reazione ci insegna a riconoscere quando una situazione potrebbe compromettere la nostra neutralità e ad agire con fermezza. A volte allontanarci da una situazione è il modo migliore per rimanere decisi a imitarlo.

7. Perché Gesù non permise che lo facessero re?

Salmi 146:3 — Non riponete la vostra fiducia nei principi né in alcun altro uomo, da cui non può venire la salvezza.

Risposta 1: Gesù sapeva che un governante umano non può porre fine in modo permanente alla sofferenza. Per questo non accettò un incarico politico, anche se da quella posizione avrebbe potuto aiutare sotto certi aspetti. Il salmo ci aiuta a capire la sua decisione: non dobbiamo riporre la nostra fiducia negli esseri umani. Come Gesù, aspettiamo la soluzione completa che solo il Regno di Dio può portare.

Risposta 2: Oltre a conoscere i limiti dei governi umani, Gesù sapeva chi sta dietro al sistema politico del mondo. Il paragrafo spiega che, anche se Geova permette l’esistenza dei governi, Satana dà loro la sua autorità. Per questo Gesù era deciso a rimanere separato dal mondo. Non valutò l’opportunità solo in base al bene immediato che sembrava offrire; tenne conto anche di ciò che avrebbe comportato accettarla.

Risposta 3: Gesù voleva rimanere fedele alla sua decisione di non far parte del mondo e si aspettava che i suoi discepoli facessero lo stesso. Perciò non cercò né accettò un incarico politico. Questa distinzione è utile: non basta non ambire a una carica; dobbiamo anche rifiutare le opportunità che compromettono la nostra neutralità. Il suo esempio ci aiuta a decidere in anticipo che il nostro sostegno appartiene al Regno di Dio, non a un governo umano.

Risposta 4: La soluzione che Gesù promuoveva era il Regno di suo Padre, e per questo insegnò ai suoi discepoli a chiedere che quel Regno venisse. Le sue preghiere, i suoi insegnamenti e le sue decisioni erano in armonia. Possiamo imitare questa coerenza. Quando preghiamo per il Regno, vogliamo dimostrare anche con il nostro comportamento che lo consideriamo la vera soluzione, invece di riporre le nostre speranze nel fatto che un governante umano elimini tutti i problemi.

8. Cosa disse Gesù a Pilato riguardo al Regno di Dio?

Giovanni 18:33,36 — Pilato rientrò nel palazzo del governatore, fece chiamare Gesù e gli chiese: “Sei tu il re dei giudei?” Gesù rispose: “Il mio Regno non fa parte di questo mondo. Se il mio Regno facesse parte di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai giudei. Ma, di fatto, il mio Regno non è di qui”.

Risposta 1: Gesù spiegò che il suo Regno non apparteneva al mondo. Fece anche notare che i suoi seguaci non avevano combattuto per impedirne la consegna. In questo modo chiarì che la sua autorità regale non lo rendeva un leader politico né il capo di una ribellione.

Risposta 2: Gli spiegò che il Regno di Dio era diverso da qualsiasi governo umano. Avrebbe governato dal cielo e non avrebbe fatto parte del sistema politico di questo mondo. Perciò Gesù non si schierava né dalla parte di Roma né dalla parte di quelli che volevano combatterla. La sua risposta ci aiuta a capire che sostenere il Regno non significa scegliere lo schieramento politico che ci sembra migliore, ma rimanere neutrali.

Risposta 3: È significativo che Gesù chiarisse la sua posizione davanti a un’autorità romana poco prima di morire. Anche in una situazione così difficile, non presentò il suo Regno come una soluzione politica all’interno di quel sistema. Rimase fedele a ciò che aveva insegnato durante il suo ministero. Questo ci incoraggia a conservare la nostra neutralità sotto pressione e a spiegare chiaramente che la nostra speranza è nel Regno di Dio.

Risposta 4: La risposta a Pilato mostrò che c’era un legame diretto tra la natura del Regno e il comportamento dei suoi seguaci. Poiché quel Regno non apparteneva al mondo, i suoi servitori non combattevano per difenderlo usando la violenza. Per noi questo significa che non basta parlare del Regno. Il nostro modo di agire deve dimostrare che lo sosteniamo e che non usiamo i metodi dei governi umani per promuoverlo.

9. In che modo i cristiani imitano Gesù?

Tito 3:1 — Continua a ricordare loro di essere sottomessi e ubbidienti ai governi e alle autorità, di essere pronti per ogni opera buona,

Risposta 1: Imitiamo Gesù rimanendo neutrali e, allo stesso tempo, rispettando le autorità. La neutralità non ci impedisce di essere buoni cittadini. Ubbidiamo alle leggi, paghiamo le tasse e siamo disposti a fare il bene. In questo modo dimostriamo che non partecipare alla politica non significa disprezzare i governi né trascurare le nostre responsabilità.

Risposta 2: Seguiamo l’esempio di Gesù predicando che il Regno di Dio è l’unico ad avere il diritto di governare l’umanità e che può risolvere tutti i suoi problemi. Il nostro messaggio non promuove un cambiamento dei governanti umani. Offre una speranza diversa. Perciò facciamo in modo che sia le nostre conversazioni che le nostre decisioni siano coerenti con ciò che insegniamo alle persone quando parliamo loro del Regno.

Risposta 3: Anche se subiamo ingiustizie, non cerchiamo di risolverle ricorrendo alla partecipazione politica. Il paragrafo menziona che non ci candidiamo a cariche politiche né votiamo per candidati allo scopo di ottenere cambiamenti nelle leggi. Questa decisione non significa che consideriamo accettabili le ingiustizie. Significa che seguiamo l’esempio di Gesù e confidiamo nel Regno di Dio come nell’unica soluzione completa ai problemi dell’umanità.

Risposta 4: Imitiamo Gesù anche perseverando mentre aspettiamo che il Regno governi sulla terra. La Bibbia riconosce che esistono abusi e che le persone soffrono; non minimizza questo dolore. Ma il paragrafo ci ricorda che dobbiamo perseverare. Quando un’ingiustizia ci colpisce personalmente, la nostra neutralità può essere messa alla prova. Mantenerla dimostra che continuiamo a confidare in Geova anche quando non vediamo ancora risolto il problema.

Risposta 5: Ci impegniamo a non lasciarci coinvolgere nelle controversie politiche perché vogliamo che le nostre azioni sostengano la nostra fede. Se predicassimo che il Regno è la vera soluzione, ma promuovessimo uno schieramento politico, manderemmo messaggi contraddittori. Questo paragrafo ci invita a esaminarci sinceramente. Possiamo chiederci se il nostro modo di parlare e di reagire alle notizie fa capire chiaramente che sosteniamo unicamente il Regno di Dio.

10. Perché i capi sacerdoti e i farisei complottarono per uccidere Gesù?

Giovanni 11:48-50,53 — Se lo lasciamo fare, riporranno tutti fede in lui, e i romani verranno e ci toglieranno sia il nostro luogo che la nostra nazione”. Ma uno di loro, Caiàfa, che quell’anno era sommo sacerdote, disse: “Voi non capite niente! Non vi rendete conto che per voi è più vantaggioso che un solo uomo muoia per il popolo, piuttosto che sia distrutta l’intera nazione”. Così da quel giorno cospirarono per uccidere Gesù.

Risposta 1: Lo consideravano una minaccia alla loro autorità. Temevano che il sostegno a Gesù provocasse un intervento romano. Le loro parole mostrano che questa preoccupazione li portò a giustificarne la morte, anche se Gesù non cercava il potere politico.

Risposta 2: I capi sacerdoti e i farisei vedevano Gesù come un rivale politico e religioso. Temevano che le persone riponessero fede in lui e che questo minacciasse la posizione che occupavano. È importante distinguere tra ciò che Gesù faceva veramente e il modo in cui lo interpretavano i suoi nemici. Lui rimaneva neutrale, ma loro gli attribuivano una minaccia politica. Quell’accusa non cambiò il modo pacifico in cui agì.

Risposta 3: Temevano di perdere il loro luogo santo e la loro nazione se i romani fossero intervenuti. Invece di riconoscere che Gesù non promuoveva una ribellione, decisero di eliminarlo. Questo episodio mostra fin dove può portare il desiderio di conservare l’autorità. Mette anche in risalto il contrasto con Gesù: mentre i suoi nemici progettavano di togliergli la vita, lui continuava a insegnare ai suoi discepoli che non dovevano ricorrere alla violenza.

Risposta 4: Il loro ragionamento fece diventare Gesù qualcuno che, secondo loro, era conveniente sacrificare per evitare conseguenze alla nazione. Ma il paragrafo chiarisce che alla base c’era il timore che minacciasse la loro autorità. Questo ci aiuta ad apprezzare ancora di più il comportamento di Gesù. Anche se sapeva che i suoi nemici stavano tramando di ucciderlo, non abbandonò i suoi princìpi né insegnò ai suoi seguaci a combatterli con la violenza.

11. Perché Gesù disse ai suoi apostoli di procurarsi delle spade la notte in cui fu arrestato?

Matteo 26:47 — Stava ancora parlando, quand’ecco che arrivò Giuda, uno dei Dodici, accompagnato da una grande folla con spade e bastoni mandata dai capi sacerdoti e dagli anziani del popolo.

Risposta 1: Non voleva che combattessero. Due spade non sarebbero bastate per affrontare quella folla armata. Gesù le avrebbe usate per insegnare loro una lezione: i suoi discepoli non dovevano rispondere con la violenza alla persecuzione. Le dimensioni e l’armamento del gruppo venuto ad arrestarlo ci aiutano a capire che non stava organizzando una difesa militare.

Risposta 2: Gesù voleva insegnare loro una lezione pratica, non preparare una lotta. Quando gli apostoli dissero che avevano due spade, lui indicò che erano sufficienti. Il paragrafo ci invita a ragionare: due spade potevano servire per combattere contro una grande folla armata? Evidentemente no. Permisero però a Gesù di chiarire molto bene come i suoi seguaci dovevano agire quando avrebbero affrontato opposizione e persecuzione.

Risposta 3: L’istruzione riguardo alle spade va capita tenendo conto di ciò che Gesù fece in seguito. Quando vennero ad arrestarlo, non combatté né ordinò di usarle. Quindi non stava autorizzando i suoi discepoli a difenderlo ricorrendo alla violenza. Questo particolare ci insegna a considerare l’insieme delle sue parole e delle sue azioni per comprendere bene un’istruzione, invece di isolarla dagli avvenimenti che la spiegano.

Risposta 4: Gesù sapeva che i suoi nemici progettavano di ucciderlo, ma non approfittò di quella conoscenza per organizzare una resistenza armata. Il suo interesse era preparare gli apostoli ad agire correttamente. Le spade sarebbero servite a insegnare loro che, anche avendo la possibilità di rispondere con la violenza, non dovevano farlo. La lezione non dipendeva dal fatto che potessero vincere una lotta, ma dal seguire l’esempio e le istruzioni di Gesù.

12. Dopo che Pietro ebbe usato la spada, cosa gli disse Gesù? (Vedi anche l’immagine.)

Matteo 26:51-52 — Ma uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la sfoderò e colpì lo schiavo del sommo sacerdote, staccandogli l’orecchio. Allora Gesù gli disse: “Rimetti la spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada moriranno di spada.

Risposta 1: Gesù gli ordinò di smettere di usare la spada e lo avvertì delle conseguenze del ricorrere a essa. Non approvò che Pietro lo difendesse in quel modo. La lezione è chiara: nemmeno subire un’ingiustizia o voler proteggere Gesù giustificava il rispondere con la violenza.

Risposta 2: Nell’immagine vediamo Gesù che tiene fermo Pietro e gli fa cenno di rimettere a posto la spada, mentre l’uomo ferito si copre un lato della testa. La scena mette in risalto che Gesù fermò la violenza, non la incoraggiò. Anche se stavano per arrestarlo ingiustamente, non permise ai suoi discepoli di combattere per lui. La sua reazione ci insegna a non lasciarci trasportare da un impulso quando affrontiamo opposizione.

Risposta 3: Correggendo Pietro, Gesù chiarì che non voleva che i suoi seguaci combattessero contro Roma né contro alcun’altra nazione. L’insegnamento andava oltre quella notte. I suoi discepoli dovevano essere persone pacifiche anche sotto persecuzione. Questo ci aiuta a capire che la nostra condotta non può dipendere dal fatto che consideriamo giusta la nostra causa: vogliamo ubbidire a Gesù anche quando le emozioni sono molto intense.

13. Perché i Testimoni di Geova non partecipano ad alcun conflitto violento? (Giovanni 13:35; 17:11, 20-23)

Giovanni 13:35 — Grazie a questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore fra voi”.

Risposta 1: Non partecipiamo perché vogliamo ubbidire a Gesù e conservare l’amore che contraddistingue i suoi discepoli. Sostenere conflitti violenti sarebbe contrario a quell’amore. La nostra posizione non dipende dal paese in cui viviamo né dalla parte che altri considerano giusta. Rifiutandoci di partecipare, dimostriamo che essere discepoli di Cristo influisce davvero sul modo in cui trattiamo gli altri.

Risposta 2: Gesù chiese che i suoi seguaci fossero uniti, e partecipare a conflitti violenti distruggerebbe quell’unità. Perciò non li sosteniamo in alcun modo. La nostra fratellanza non deve essere divisa dalle rivalità delle nazioni. Il paragrafo ci aiuta a vedere che la neutralità protegge qualcosa di molto prezioso: l’amore e l’unità che Gesù disse sarebbero esistiti tra i suoi veri discepoli.

Risposta 3: Il motivo principale è che promuoviamo il Regno di Dio. Partecipare a una guerra o ad altro conflitto violento significherebbe prendere posizione nelle questioni politiche del mondo. Perciò la nostra posizione non si limita a desiderare che ci sia pace. È un’espressione della nostra lealtà al Regno. Vogliamo che le nostre decisioni dimostrino che confidiamo nel governo di Geova e seguiamo l’esempio pacifico di suo Figlio.

Risposta 4: Non basta ammirare il modo pacifico in cui agì Gesù; vogliamo ubbidire a ciò che comandò. Lui non permise che i suoi discepoli ricorressero alla violenza per difenderlo, e noi seguiamo la stessa norma. Il paragrafo collega la nostra decisione all’ubbidienza, all’amore e all’unità. Tenere presenti questi motivi rafforza la nostra convinzione e ci aiuta a spiegare che la nostra posizione nasce dal seguire Cristo.

14, 15. a) Perché il pagamento delle tasse era un tema così controverso ai giorni di Gesù?

Matteo 22:19-21 — Mostratemi la moneta del tributo”. Gli portarono un denaro. Lui disse loro: “Di chi sono questa immagine e questa iscrizione?” Risposero: “Di Cesare”. Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare, ma a Dio ciò che è di Dio”.

Risposta 1: La moneta portava l’immagine dell’imperatore e ricordava agli ebrei che erano soggetti a Roma. Inoltre, molti consideravano eccessive le tasse. Perciò la questione non era solo economica: suscitava anche sentimenti politici. Gesù non permise che quella controversia lo spingesse a prendere posizione.

Risposta 2: Molte persone pensavano che Roma imponesse loro tasse troppo alte. Quindi il problema riguardava direttamente la loro vita e provocava malcontento. Questo particolare ci aiuta a capire perché fosse così facile che una conversazione sulle tasse si trasformasse in un dibattito politico. Gesù conosceva le sofferenze della gente, ma non permise che una questione così delicata lo allontanasse dalla sua posizione neutrale.

Risposta 3: La tassa pro capite dava particolarmente fastidio perché si pagava con una moneta che portava il volto dell’imperatore. Per gli ebrei era un promemoria della loro sottomissione a Roma. Quindi si mescolavano il peso economico e il rifiuto del dominio romano. I suoi nemici sapevano che la questione suscitava forti sentimenti, e per questo la scelsero per cercare di indurre Gesù a esprimere un’opinione politica.

14, 15. b) Quale trappola gli tesero i suoi nemici? (Matteo 22:19-21)

Risposta 1: Cercarono di indurlo a prendere posizione nella controversia sulle tasse. Gesù non entrò in quel dibattito. La sua risposta fece una distinzione tra gli obblighi verso l’autorità e quelli verso Dio. Dimostrò così di poter rispondere con chiarezza senza assumere la posizione politica che i suoi nemici volevano provocarlo ad assumere.

Risposta 2: Un gruppo di discepoli dei farisei e membri del partito di Erode gli chiese la sua opinione su una questione molto controversa. L’intenzione era indurlo a prendere posizione, non semplicemente conoscere un insegnamento. Scelsero le tasse perché sapevano quanto infastidissero la gente. Questo ci ricorda che una domanda su un problema reale può trasformarsi in una pressione per spingerci a esprimere una posizione politica.

Risposta 3: La trappola consisteva nel presentare un tema che suscitava sentimenti intensi e ottenere che Gesù si coinvolgesse nella controversia. Ma lui non permise ai suoi nemici di stabilire i termini della sua risposta. Si concentrò sulle responsabilità da assolvere. Il suo esempio ci insegna che non dobbiamo scegliere una parte solo perché qualcuno ci chiede la nostra opinione su una questione politica.

16. Come imitiamo Gesù quando vediamo o subiamo ingiustizie? (Vedi anche l’immagine e il riquadro “Siamo neutrali di cuore”)

Luca 6:45 — L’uomo buono tira fuori dal buon tesoro del suo cuore ciò che è buono, ma l’uomo malvagio tira fuori dal suo malvagio tesoro ciò che è malvagio, perché è dall’abbondanza del cuore che la bocca parla.

Risposta 1: Imitiamo Gesù mantenendo la neutralità anche nel modo in cui parliamo. Questo versetto mostra che le nostre parole riflettono ciò che abbiamo nel cuore. Perciò non basta stare zitti riguardo a un’opinione politica; vogliamo rafforzare la nostra fiducia nel Regno. Così, quando vedremo o subiremo un’ingiustizia, ciò che diremo rifletterà quella fiducia e non il sostegno a una fazione.

Risposta 2: Possiamo provare dolore per le ingiustizie senza entrare in dibattiti politici. Gesù si commuoveva vedendo soffrire le persone, ma sapeva che solo il Regno avrebbe risolto tutti i loro problemi. Anche noi ricordiamo che Geova è al corrente di ciò che accade. Questa certezza ci aiuta a mantenere la calma e la neutralità, anche quando l’ingiustizia colpisce personalmente noi o qualcuno a cui vogliamo bene.

Risposta 3: L’immagine mostra una sorella che esce dalla caffetteria mentre i suoi colleghi commentano una manifestazione in strada. Lei non rimane a partecipare alla conversazione politica. La scena presenta un’applicazione pratica: se una conversazione comincia a compromettere la nostra neutralità, possiamo allontanarci. Non dobbiamo esprimere un’opinione su ogni controversia. Il desiderio di imitare Gesù può guidarci anche nelle situazioni quotidiane sul lavoro.

Risposta 4: Imitiamo Gesù quando uniamo la compassione alla fiducia in Geova. Non minimizziamo il dolore di chi soffre, ma non pensiamo nemmeno che schierarsi in politica sia la soluzione. Il paragrafo sottolinea che Gesù era neutrale anche nelle sue parole. Perciò, prima di commentare un’ingiustizia, possiamo chiederci se le nostre parole esprimeranno interesse per le persone o finiranno per promuovere una posizione politica.

17. Perché è importante sostenere esclusivamente il Regno di Dio?

Geremia 10:23 — So bene, o Geova, che l’uomo non è padrone della sua via. L’uomo che cammina non è padrone nemmeno di dirigere i suoi passi.

Risposta 1: È importante perché nessun essere umano ha la capacità di governare con successo l’umanità da solo. Nemmeno le buone intenzioni di un governante possono eliminare tutta la sofferenza. Questo versetto ci aiuta ad avere aspettative realistiche riguardo ai governi umani e a riporre la nostra speranza nel Regno, che porterà davvero pace, giustizia e felicità durature.

Risposta 2: Solo il Regno di Dio può provvedere in modo permanente a ciò di cui l’umanità ha bisogno. Il paragrafo mette a confronto l’agitazione del mondo con la pace, la giustizia e la felicità che ci saranno quando il Regno governerà la terra. Tenere presente questo contrasto ci aiuta a non lasciarci trascinare dalle promesse politiche. La nostra speranza non dipende dall’arrivo di un dirigente migliore, ma dal governo che Geova ha istituito.

Risposta 3: Sostenere esclusivamente il Regno rallegra Geova. Il paragrafo sottolinea che il nostro Padre celeste è felice quando vede che i suoi servitori sostengono con tutto il cuore il suo governo e il Re che ha scelto, Gesù Cristo. Perciò la neutralità non è solo un elenco di cose che evitiamo. È un modo positivo per dimostrare il nostro amore e la nostra lealtà a Geova mentre aspettiamo che si adempiano le sue promesse.

Risposta 4: È importante anche far conoscere il Regno. Non ci limitiamo a riconoscere che i governi umani hanno dei limiti; condividiamo con altri la vera speranza di un futuro migliore. Quest’opera è in armonia con la nostra neutralità. Invece di promuovere un governo di questo mondo, indirizziamo l’attenzione alla soluzione di Geova. Così, ciò che predichiamo e il modo in cui viviamo trasmettono lo stesso messaggio.

18. Quali situazioni potrebbero presentarsi, e cosa vedremo nel prossimo articolo?

Risposta 1: Potrebbero cercare di costringerci a unirci a un’organizzazione politica o a combattere in una guerra. Il paragrafo menziona perfino la possibilità che ci minaccino di imprigionarci. Sono situazioni in cui mantenere la neutralità può essere particolarmente difficile. Nel prossimo articolo vedremo come prepararci fin d’ora ad affrontarle, invece di aspettare che arrivi la pressione prima di pensare a come reagiremo.

Risposta 2: A volte la neutralità non viene messa alla prova solo tramite una conversazione, ma attraverso richieste da parte delle autorità. Potrebbero farci pressione perché partecipiamo alla politica o a una guerra e minacciarci con la prigione. L’articolo conclude richiamando l’attenzione sulla nostra preparazione. Il prossimo studio spiegherà come rafforzare fin d’ora la nostra decisione di rimanere neutrali quando ubbidire a Geova comporterà affrontare conseguenze difficili.

Risposta 3: Il paragrafo ci incoraggia a pensare in anticipo a gravi prove di neutralità. Menziona l’affiliazione forzata a organizzazioni politiche, la partecipazione a guerre e le minacce di imprigionamento. Non afferma che tutti vivremo queste situazioni, ma che possono presentarsi. Per questo il prossimo articolo si concentrerà su come prepararci ora a mantenere la nostra lealtà al Regno di Dio.

Perché i cristiani non prendono posizione nelle questioni politiche?

Giovanni 13:35 — Grazie a questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore fra voi”.

Risposta 1: Non prendiamo posizione perché seguiamo Gesù e promuoviamo il Regno di Dio. Inoltre, la nostra neutralità protegge l’amore che deve contraddistinguerci come suoi discepoli. Le divisioni politiche non devono dividere la congregazione. Rimanendo neutrali, dimostriamo che la nostra lealtà al Regno e l’amore per i nostri fratelli sono al di sopra delle rivalità del mondo.

Risposta 2: Il motivo principale è che siamo convinti che solo il Regno di Dio può risolvere definitivamente i problemi dell’umanità. Gesù aveva la stessa convinzione e per questo rifiutò il potere politico. Vogliamo che la nostra condotta sia coerente con il messaggio che predichiamo. Se promuoviamo il Regno come la vera soluzione, non possiamo allo stesso tempo riporre la nostra speranza in una fazione politica.

Risposta 3: Non prendiamo posizione perché vogliamo imitare Gesù in ogni circostanza. Lui non accettò che lo facessero re, non combatté contro i suoi nemici e non partecipò a dibattiti politici. La sua neutralità non dipendeva da come veniva trattato. Il suo esempio ci aiuta a mantenere la nostra posizione quando subiamo ingiustizie o siamo preoccupati per il futuro. Il nostro sostegno al Regno non cambia in base alle circostanze politiche.

Risposta 4: Essere neutrali ci permette di rispettare le autorità senza diventare sostenitori di un governo umano. Adempiamo i nostri obblighi come cittadini, ma riserviamo il nostro sostegno al Regno di Dio. Questa distinzione è importante quando spieghiamo quello in cui crediamo: non agiamo per disprezzo verso i governanti. La nostra posizione nasce dalla fede in Geova e dal desiderio di seguire fedelmente le orme di suo Figlio.

Perché non partecipiamo a nessun conflitto violento?

Matteo 9:36 — Vedendo le folle ne ebbe compassione, perché erano mal ridotte e disperse come pecore senza pastore.

Risposta 1: Vogliamo imitare Gesù, che provava profonda compassione per le persone. Questa compassione non lo spinse a promuovere la violenza; quando stavano per arrestarlo, non permise nemmeno che i suoi discepoli combattessero per lui. Perciò, anche se ci addolora vedere sofferenza e ingiustizie, seguiamo il suo esempio pacifico e confidiamo nel Regno di Dio come soluzione.

Risposta 2: Non partecipiamo perché Gesù insegnò ai suoi discepoli a non rispondere con la violenza, nemmeno di fronte alla persecuzione. Quando Pietro usò la spada, Gesù lo corresse. Quell’episodio mostra che un’intenzione apparentemente buona non giustifica il disubbidire a Gesù. La nostra decisione di evitare i conflitti violenti si basa sui suoi insegnamenti, non sul calcolo delle possibilità di vittoria di una fazione o sul fatto che sembri difendere una causa migliore.

Risposta 3: Partecipare a conflitti violenti distruggerebbe l’amore e l’unità che devono esistere tra i seguaci di Cristo. Perciò non li sosteniamo in nessun modo. Vogliamo che la nostra fratellanza rimanga unita, indipendentemente dalle divisioni tra le nazioni. Mantenere questa posizione dimostra che l’amore cristiano non è solo qualcosa che insegniamo, ma una qualità che determina le nostre decisioni anche sotto pressione.

Risposta 4: Perché sosteniamo il Regno di Dio, non le fazioni contrapposte di questo mondo. Partecipare a un conflitto violento significherebbe anche prendere posizione su questioni politiche. La nostra neutralità e la nostra condotta pacifica sono collegate: entrambe nascono dal seguire Gesù e dal confidare nel governo di Geova. Perciò non cambiamo posizione a seconda del conflitto, ma manteniamo la stessa lealtà al Regno.

Come imitiamo Gesù se qualcuno cerca di coinvolgerci in una discussione su questioni politiche?

Geremia 10:23 — So bene, o Geova, che l’uomo non è padrone della sua via. L’uomo che cammina non è padrone nemmeno di dirigere i suoi passi.

Risposta 1: Ricordiamo che gli esseri umani non possono governare l’umanità con successo da soli. Questa convinzione ci aiuta a non entrare in discussioni su quale schieramento risolverà tutti i problemi. Come Gesù, manteniamo la neutralità quando parliamo e la nostra fiducia nel Regno. Non dobbiamo difendere una soluzione politica per dimostrare che ci preoccupiamo delle persone.

Risposta 2: Imitiamo Gesù non lasciandoci trascinare nelle controversie. Quando i suoi nemici gli chiesero delle tasse, lui rispose senza assumere una posizione politica. Anche noi non siamo obbligati a scegliere uno schieramento perché qualcuno insiste nel conoscere la nostra opinione. Possiamo mantenere un atteggiamento rispettoso e far capire che la nostra speranza è nel Regno di Dio, senza trasformare la conversazione in una discussione politica.

Risposta 3: Prestiamo attenzione sia alle nostre parole che a ciò che abbiamo nel cuore. Se alimentassimo preferenze politiche, queste potrebbero finire per riflettersi in ciò che diciamo. Perciò vogliamo rafforzare la nostra fiducia in Geova e nel suo Regno. Quando una conversazione diventa politica, possiamo astenerci dal partecipare o allontanarci, come mostra la sorella che lascia la caffetteria del lavoro. Mantenere la neutralità può richiedere una decisione semplice ma ferma.

Risposta 4: Possiamo riconoscere la sofferenza delle persone senza sostenere un’opinione politica. Gesù provava compassione, ma non discuteva su quale governo umano avrebbe risolto i problemi. Se qualcuno ci parla di un’ingiustizia, vogliamo ascoltare con interesse e mantenere la stessa distinzione. La nostra fiducia nel fatto che Geova sa ciò che accade ci aiuta a rispondere con calma e a non permettere che l’indignazione comprometta la nostra neutralità.

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