Caricamento…

8%

Efficaci nel ministero per la settimana dal 18 al 24 gennaio 2027

Efficaci nel ministero per la settimana dal 18 al 24 gennaio 2027

Iniziare conversazioni

Dati dell’incarico

Incarico: Iniziare conversazioni
Durata: 3 min
Lezione e punto: Lezione 2 · Naturalezza · punto 5
Obiettivo didattico: Siate adattabili. La conversazione potrebbe prendere una piega inaspettata. Invece di usare l’idea che avevate in mente, siate disposti ad adattare il messaggio a ciò che preoccupa la persona.
Ambientazione: Nel giardino condominiale, due vicini che non hanno mai parlato della Bibbia conversano mentre annaffiano le piante. Uno racconta di essere preoccupato per le cure della madre
Testo biblico associato: 1 Pietro 5:7 — mentre gettate su di lui tutte le vostre preoccupazioni, perché egli ha cura di voi.
Materiale ufficiale: PREDICAZIONE INFORMALE. Mostrate a un vicino una delle verità dell’appendice A dell’opuscolo Una vita piena di significato (lmd lezione 2 punto 5).

Proclamatore: Anche la tua menta si sta seccando? La mia era bellissima e in due giorni guarda com’è ridotta. Non so se le manca acqua o se prende troppo sole.

Persona: Anche la mia è così. Mia madre saprebbe cosa fare; ha sempre avuto delle piante meravigliose. Io ho già abbastanza da fare per ricordarmi di annaffiarle.

Proclamatore: Dovremo chiederle qualche consiglio. Con questo caldo, è bello immaginare un futuro tutto verde, senza tanta siccità.

Persona: Sì… Anche se in questo momento non penso molto al futuro. Mia madre è malata e ci stiamo organizzando per assisterla. Ieri mi sono perfino dimenticato di venire ad annaffiare.

Proclamatore: Mi dispiace, non lo sapevo. Le piante possono aspettare. Sei riuscito a dividere le cure con qualcuno della famiglia?

Persona: Mia sorella viene quando esce dal lavoro. Andiamo d’accordo, ma gli orari non coincidono. E quando sono a casa continuo a chiedermi se avrò dimenticato qualcosa.

Proclamatore: Certo, uscire da lì non significa smettere di preoccuparti. Non vorrei darti consigli come se conoscessi tutta la situazione. A me fa bene parlare con Dio di ciò che mi preoccupa.

Persona: Prima pregavo. Ultimamente non lo so. Penso che ci siano persone con problemi molto peggiori. E non voglio nemmeno chiedere che tutto si risolva come desidero io.

Proclamatore: Capisco la differenza. Una cosa è dire quello che proviamo e un’altra è pretendere una soluzione. La Bibbia insegna una cosa semplice: Dio vuole che preghiamo. Posso leggerti una frase che spiega perché possiamo parlargli delle nostre preoccupazioni?

Persona: Sì, se è breve. Devo ancora salire a preparare la cena.

Proclamatore: È brevissima. Nota il motivo indicato in 1 Pietro 5:7 per parlare con Dio di ciò che ci inquieta. Questo passo è proprio adatto. Vuole che leggiamo 1 Pietro 5:7?

Proclamatore: 1 Pietro 5:7 — mentre gettate su di lui tutte le vostre preoccupazioni, perché egli ha cura di voi. Mi incoraggia sapere che il motivo è il suo interesse per noi. Non dice che le nostre preoccupazioni debbano essere più grandi di quelle degli altri per potergliele raccontare.

Persona: Questo mi colpisce. Però domani avremo gli stessi orari e mia madre avrà ancora bisogno che siamo lì.

Proclamatore: Sì, e non sarebbe onesto prometterti che pregando tutto questo scomparirà. Il testo sottolinea che siamo importanti per Dio. Pensa a quando parli con tua sorella: forse non potete cambiare un orario, ma sapere che ti ascolta ha valore.

Persona: Sì, anche solo per dirle che sono esausto. Ci sono cose che non racconto a mia madre per non preoccuparla ulteriormente.

Proclamatore: Proprio di questa stanchezza puoi parlare a Dio, senza cercare parole speciali. Non devi fingere di stare bene. È questo che volevo condividere con te: anche le tue preoccupazioni gli stanno a cuore.

Persona: Continuerò a pensarci. Non ti prometto nulla, ma puoi indicarmi dove si trova quella frase? Preferisco leggerla dopo con calma.

Proclamatore: Certo. Puoi leggerla senza fretta. Ti è nuova l’idea di parlare con Dio di qualcosa di così concreto come la stanchezza di assistere tua madre?

Persona: Sì. E mi chiedo se finirei per dire sempre la stessa cosa. Per esempio, ogni sera mi preoccupa come ci organizzeremo il giorno dopo. Non sarebbe ripetermi troppo?

Proclamatore: Se una preoccupazione ritorna, non significa che non puoi parlarne di nuovo. La Bibbia ci incoraggia a pregare spesso. Puoi dirgli cosa ti preoccupa proprio quella sera: magari un cambio di turno o qualcosa di cui fai fatica a parlare con tua sorella. Non devi trovare ogni volta un problema diverso.

Persona: Capisco. Se continua a preoccuparmi, posso parlargliene di nuovo. Ci penserò quando leggerò la frase.

Proclamatore: Certo, te la scrivo: Prima Pietro, capitolo cinque, versetto sette. E ora non ti trattengo oltre, visto che devi ancora preparare la cena.

Coltivare l’interesse

Dati dell’incarico

Incarico: Coltivare l’interesse
Durata: 4 min
Lezione e punto: Lezione 8 · Pazienza · punto 4
Obiettivo didattico: Non fate paragoni. Ogni persona è diversa. Se un familiare o qualcuno del territorio non è sicuro di iniziare un corso biblico o accettare un insegnamento biblico, chiedetevi perché. Dategli abbastanza tempo per riflettere su ciò che avete detto e arrivare ad apprezzare ciò che insegna la Bibbia.
Ambientazione: Sulla porta di casa, una vicina accoglie di nuovo la proclamatrice dopo la riparazione del campanello ed esprime riserve sullo studio biblico per la possibile reazione della famiglia
Testo biblico associato: 1 Corinti 3:6-7 — Io ho piantato, Apòllo ha innaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere; perciò chi pianta e chi innaffia non contano nulla, ma chi conta è Dio, che fa crescere.
Materiale ufficiale: DI CASA IN CASA. Offrire un corso biblico (lmd lezione 8 punto 4).

Proclamatore: Buongiorno, Clara. Questa volta il campanello ha suonato davvero. La settimana scorsa non sapevo se avessi suonato oppure no.

Persona: Sì, finalmente l’hanno riparato. Ora suona perfino troppo. Entri, anzi, meglio parlare qui: ho tutto il corridoio pieno di scatoloni.

Proclamatore: Qui va bene. Mi aveva detto che quest’ora era più comoda. Ha qualche minuto o la trovo occupata?

Persona: Qualche minuto sì. Mi ricordo di ciò che avevamo detto. Lei aveva detto che poteva aiutarmi a capire la Bibbia, ma poi ci ho ripensato.

Proclamatore: Volevo proprio offrirle un corso biblico. Possiamo parlare delle sue domande ed esaminare ciò che dice la Bibbia. Ma, prima di spiegarle altro, c’è qualcosa che l’ha preoccupata?

Persona: La parola “corso” mi mette un po’ in soggezione. Una cosa è parlare per un po’, un’altra è iniziare a studiare con voi. Io ho la mia religione, anche se non la pratico molto.

Proclamatore: Capisco la differenza. Il fatto che le piaccia parlare della Bibbia non significa che abbia deciso di iniziare un corso. La preoccupa di più ciò che comporterebbe per lei o come la vedrebbero gli altri?

Persona: Entrambe le cose. Mia madre ci ha insegnato a pregare da piccoli. E mia sorella direbbe che sto abbandonando ciò che abbiamo imparato in famiglia. Non voglio discutere con lei.

Proclamatore: Quei ricordi hanno molto valore per lei. Non vorrei trattarli come se non contassero. Sua sorella le ha detto qualcosa, o teme che potrebbe reagire così?

Persona: Non le ho ancora detto che parliamo. Però conosco la sua opinione. Inoltre mi chiedo se studiare con voi significherebbe mancare di rispetto a mia madre.

Proclamatore: Grazie per avermelo spiegato. Prima pensavo forse temesse di non trovare tempo, ma per lei c’è qualcosa di più importante. Non deve darmi ora una risposta sul corso.

Persona: E non cercherà di convincermi? Glielo chiedo perché a volte, quando si esprimono dubbi, l’altra persona comincia a dare motivi senza lasciarti finire.

Proclamatore: Non voglio farlo. C’è un passo che mi ricorda che il mio ruolo non è forzare i risultati. Se è d’accordo, glielo leggo e le spiego perché.

Persona: Sì, lo legga. Mi interessa capire cosa c’entra con quello di cui stiamo parlando.

Proclamatore: Paolo usò l’esempio della semina per parlare dell’opera di insegnare. Noti ciò che scrisse in 1 Corinti, capitolo 3, versetti 6 e 7.

Proclamatore: 1 Corinti 3:6-7 — Io ho piantato, Apòllo ha innaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere; perciò chi pianta e chi innaffia non contano nulla, ma chi conta è Dio, che fa crescere. Paolo riconosceva che né lui né Apollo facevano crescere le piante; era Dio. Questo mi ricorda che posso aiutarla a esaminare la Bibbia, ma non devo farle pressione né darle una scadenza.

Persona: Anche se lei è paziente, mia sorella potrebbe continuare a irritarsi. Leggere quel passo non cambia questo.

Proclamatore: Ha ragione. Il passo non dice come reagirà. Gliel’ho letto per spiegarle come voglio trattarla io. Non conosco tutte le sue circostanze e devo ascoltarla, non decidere per lei.

Persona: Questo per me è importante. Non voglio nemmeno dirle che seguirò il corso solo per farle piacere e poi cercare scuse quando verrà.

Proclamatore: Preferisco che mi dica sinceramente cosa pensa, come sta facendo. C’è qualche domanda a cui vorrebbe avere risposta prima di decidere se conoscere come si svolge il corso?

Persona: Vorrei sapere se posso fare domande quando qualcosa non mi convince. Non accetto una spiegazione solo perché qualcuno dice che è così.

Proclamatore: Certo, può fare domande e dire se qualcosa non la convince. Possiamo soffermarci su ciò che non comprende ed esaminarlo nella Bibbia, senza passare all’argomento successivo solo per finire.

Persona: Per ora preferisco pensarci. Se torna, possiamo parlare un po’, ma non lo interpreti come se avessi già accettato di studiare.

Proclamatore: D’accordo. Rimane una possibilità, senza dare nulla per scontato. Le va bene se passo la prossima settimana a quest’ora?

Persona: Sì, a quest’ora di solito va bene. E se mi viene una domanda, la scrivo per non dimenticarla.

Proclamatore: Allora ci vediamo la prossima settimana. La lascio alle sue faccende. Arrivederci, Clara.

Spiegare quello in cui si crede

Dati dell’incarico

Incarico: Spiegare quello in cui si crede
Durata: 5 min
Ambientazione: Davanti alla congregazione, l’oratore spiega come trattare chi ci mostra ostilità e considera la situazione di una donna che riceve urla dalla collega
Testo biblico associato: Matteo 5:44 — Ma io vi dico: continuate ad amare i vostri nemici e a pregare per quelli che vi perseguitano, / Matteo 5:45 — per dimostrarvi figli del Padre vostro che è nei cieli, perché egli fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. / Luca 6:27-28 — “Ma a voi che ascoltate, dico: continuate ad amare i vostri nemici, a fare il bene a quelli che vi odiano, a benedire quelli che vi maledicono, a pregare per quelli che vi insultano.
Materiale ufficiale: Discorso. ijwbq articolo 195. Titolo: Che cosa significa il comando di Gesù “amate i vostri nemici”? (th lezione 3).

Quando qualcuno ci parla con disprezzo o ci tratta ingiustamente, cosa ci viene spontaneo fare? Forse rispondere con la stessa durezza. Per questo il comando di Gesù di amare i nostri nemici può sembrarci difficile. Come possiamo amare chi ci fa del male? Questo passo è proprio adatto. Vuole che leggiamo Matteo 5:44?

Per capirlo, dobbiamo distinguere tra amare una persona e approvare la sua condotta. Non sono la stessa cosa. Gesù non approvò mai la malvagità. Tuttavia insegnò che il nostro modo di trattare gli altri non deve dipendere soltanto da come ci trattano loro. Ascoltiamo le sue parole in Matteo 5:44.

Matteo 5:44 — Ma io vi dico: continuate ad amare i vostri nemici e a pregare per quelli che vi perseguitano,

Chi include questo comando? Non solo quelli che la pensano diversamente da noi, ma anche chi ci odia, ci perseguita o ci tratta ingiustamente. Gesù ci chiede di dimostrare loro amore. Questo amore si vede in ciò che diciamo e facciamo, anche quando soffriamo. Vuole che leggiamo Matteo 5:45?

Perché dovremmo agire così? Il motivo principale è che desideriamo imitare Geova. Egli non riserva la sua bontà solo a chi lo ama. Gesù spiegò come il Padre tratta anche chi non gli è grato. Notiamo Matteo 5:45.

Matteo 5:45 — per dimostrarvi figli del Padre vostro che è nei cieli, perché egli fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Geova fa una distinzione tra buoni e malvagi quando concede questi benefici? No. Questo non significa che approvi l’ingiustizia. Significa che è buono. Allo stesso modo possiamo respingere un’azione cattiva e trattare con bontà chi l’ha compiuta.

Inoltre la nostra gentilezza può aiutare qualcuno a cambiare. Se rispondiamo all’ostilità con altra ostilità, il conflitto può continuare. Una risposta gentile può invece indurre l’altro a riflettere. Non garantisce un cambiamento, ma può tirare fuori il meglio da lui.

Come si dimostra questo amore in una situazione concreta? Gesù non lasciò l’insegnamento a livello teorico. Menzionò azioni che possiamo compiere quando qualcuno ci tratta male. Leggiamo le indicazioni di Luca 6:27, 28.

Luca 6:27-28 — “Ma a voi che ascoltate, dico: continuate ad amare i vostri nemici, a fare il bene a quelli che vi odiano, a benedire quelli che vi maledicono, a pregare per quelli che vi insultano.

Notiamo tre modi di agire: fare il bene, parlare con bontà e pregare per chi ci offende. Non basta dire che non proviamo odio. L’amore ci spinge a prendere l’iniziativa e fare qualcosa di buono, anche se l’altro non ha fatto il primo passo.

Le illustrazioni dell’articolo presentano una situazione utile a capirlo. Una donna riceve urla dalla collega e ascolta senza perdere la calma. Poi prega sul posto di lavoro. In seguito offre una tazza di tè alla stessa collega.

Questo gesto significa che era giusto urlarle contro? Certo che no. La donna non giustifica il maltrattamento. Sceglie di non ricambiarlo. Una semplice dimostrazione di riguardo le permette di mostrare che non vuole alimentare lo scontro. La collega rimane sorpresa da quel trattamento.

Possiamo chiederci: se quella persona avesse bisogno di aiuto, sarei disposto a offrirglielo? Se avesse fame o sete, la aiuterei? L’articolo spiega che soddisfare bisogni di questo tipo è un modo di amare i nostri nemici. La bontà si dimostra con le azioni, non solo con i sentimenti.

Conta anche il modo in cui parliamo. Di fronte a un insulto possiamo evitare un altro insulto e rispondere con riguardo. Ci vogliono pazienza e autocontrollo. Ma pensiamo: se usiamo le stesse parole offensive che ci hanno ferito, contribuiamo a spezzare il ciclo dell’odio o lo prolunghiamo?

Perché pregare per chi ci offende? Perché invece di alimentare desideri di vendetta possiamo chiedere a Dio di perdonarlo. Gesù diede l’esempio: mentre lo stavano mettendo a morte, chiese perdono per chi lo maltrattava. Le sue azioni mostrarono che metteva in pratica ciò che aveva insegnato.

Rinunciare alla vendetta non significa pensare che l’ingiustizia non conti. Significa lasciare la questione nelle mani di Geova, che agisce sempre con perfetta giustizia. Non dobbiamo restituire il male. Possiamo concentrarci sul mantenere una condotta paziente, buona e rispettosa.

Questo comando spiega anche perché i seguaci di Gesù non vanno in guerra per combattere i nemici. Quando Pietro ricorse alla spada, Gesù gli ordinò di rimetterla al suo posto. Amare i nemici non è compatibile con prendere le armi contro di loro.

Capisco che non dobbiamo fare loro del male. Però c’è qualcosa che faccio fatica ad ammettere: se a una persona che mi ha trattato male succede qualcosa di brutto, a volte ne sono contento. Penso: adesso sa cosa si prova. Come posso cambiare questa reazione?

È bene riconoscere ciò che provi. C’è una sfumatura importante: oltre a non vendicarci, la Bibbia ci insegna a non rallegrarci delle disgrazie di un nemico. Immagina un collega che spesso ti prende in giro: commette un errore e gli altri iniziano a deriderlo. Cosa potresti fare per non alimentare quella soddisfazione?

Potrei evitare di unirmi alle prese in giro o raccontare ad altri ciò che è successo per metterlo in ridicolo. Se capitasse a me, non vorrei che tutti sfruttassero il mio errore per umiliarmi. Anche se mi facesse ancora male ciò che mi ha fatto, potrei decidere di non trattarlo così.

Esatto. Non si tratta solo di frenare una risposta quando veniamo attaccati. Conta anche come agiamo quando l’altra persona sta attraversando un brutto momento. Ricordare come vorremmo essere trattati ci aiuta a scegliere una reazione gentile invece di godere della sua sofferenza.

Quindi, cosa significa amare i nostri nemici? Non significa approvare ciò che fanno di male. Significa imitare la bontà di Geova: aiutare quando è possibile, parlare con riguardo e pregare per loro. La prossima volta che qualcuno ci tratta male, chiediamoci: come posso dimostrare questo amore ora?

★ Premium

Usa tutte le funzioni Premium

Prepara le adunanze più comodamente e usa tutti gli strumenti del sito.

  • Navigazione senza pubblicità
  • Il mio registratore e trascrizione dal vivo
  • Revisione degli incarichi
  • Accademia completa
  • Articoli audio e lente di lettura
  • Commenti salvati e sincronizzati
  • Sostieni il progetto e contribuisci a mantenerlo

Piano mensile

3 € al mese

Rinnovo mensile. Annulla quando vuoi.

Scegli mensile
2 mesi gratis

Piano annuale

30 € all’anno

Pagamento unico per 12 mesi. Nessun rinnovo automatico.

Scegli annuale

Lascia un commento

Scorrere fino a Top
Il mio registratore