Capitolo 27: Non si lasciò amareggiare
In quali modi Mefibòset dimostrò coraggio?
Commento 1: Mefibòset dimostrò coraggio quando andò da Davide nonostante la paura. Sapeva che suo nonno Sàul aveva perseguitato il re, e il capitolo spiega che forse pensava che Davide volesse ucciderlo. Eppure ubbidì e andò da lui. Questo ci aiuta a capire che essere coraggiosi non significa non provare paura. A volte significa fare il passo giusto anche se siamo ancora spaventati, senza permettere alla paura di decidere per noi.
Commento 2: Gli servì coraggio anche per presentarsi davanti a Davide dopo che Ziba lo aveva calunniato. Il re era adirato con lui, ma Mefibòset non permise che quella situazione gli impedisse di spiegare la verità. Lo fece con umiltà, ricordando la sua menomazione fisica e spiegando l’inganno del suo servitore. Il suo esempio mostra che cercare la pace non significa rimanere sempre in silenzio. Possiamo chiarire con rispetto un’accusa ingiusta, senza attaccare l’altra persona né ricambiare con la stessa moneta.
Commento 3: Forse la sua più grande dimostrazione di coraggio fu non lasciarsi dominare dal risentimento. Davide decise che avrebbe diviso le sue terre con lo stesso uomo che lo aveva tradito. Mefibòset aveva motivo di sentirsi ferito, ma diede più importanza al ritorno del re in pace che al recupero della sua eredità. Non permise che un’ingiustizia rovinasse la sua relazione con Dio. Questo dominio dei suoi sentimenti dimostra che il coraggio non si manifesta solo affrontando un nemico, ma anche resistendo all’amarezza.
1. Prima di andare da Davide, Mefibòset viveva “a casa di Machìr”. Quale altro particolare indica che Machìr era leale e ospitale? (2 Sam. 9:3, 4; it “Machìr” n. 2).
2 Samuele 17:27-29 — Non appena Davide fu a Maanàim, arrivarono Sobi figlio di Naàs di Rabba degli ammoniti, Machìr figlio di Ammièl di Lo-Debàr e Barzillài il galaadita di Roghelìm, portando letti, catini, vasellame, frumento, orzo, farina, grano arrostito, fave, lenticchie, grano tostato, miele, burro, pecore e formaggio. Procurarono tutte queste cose a Davide e ai suoi perché si erano detti: “Questa gente ha sofferto stanchezza, fame e sete nel deserto”.
Commento 1: Più avanti, durante la ribellione di Absalom, Machìr fu tra quelli che portarono cibo e provviste a Davide e ai suoi accompagnatori. Quindi la sua ospitalità non si limitò ad accogliere Mefibòset in casa sua. Aiutò anche il re quando stava fuggendo e aveva bisogno di sostegno. È significativo che la sua lealtà si manifestasse proprio in un momento difficile. Non si limitò a esprimere simpatia per Davide, ma collaborò per soddisfare bisogni reali suoi e di quelli che lo accompagnavano.
Commento 2: L’aiuto di Machìr e degli altri uomini fu molto pratico. Portarono cibo, ma anche letti e vari recipienti. Si resero conto che quelle persone erano stanche, affamate e assetate. Questo mi insegna che l’ospitalità inizia dal prestare attenzione a ciò di cui qualcuno ha bisogno, non solo a ciò che per noi è comodo offrire. Possiamo imitare questo atteggiamento osservando attentamente e pensando a quale aiuto concreto potrebbe alleviare la situazione di un fratello.
Commento 3: È bello confrontare le due occasioni in cui compare Machìr. Prima accolse il figlio di Gionatan, che aveva una grave menomazione fisica. Poi aiutò Davide e un gruppo di persone che stavano affrontando una crisi. Le circostanze erano diverse, ma in entrambi i casi c’erano bisogni da soddisfare. Il suo esempio ci incoraggia a non riservare la nostra generosità a una sola persona o situazione, ma a essere pronti ad aiutare quando si presentano nuove opportunità.
Commento 4: Machìr non agì da solo nel portare provviste a Davide. Il racconto lo menziona insieme ad altri uomini che collaborarono. Questo ci ricorda che non dobbiamo risolvere da soli tutti i bisogni di qualcuno per essere ospitali. Possiamo unire i nostri sforzi a quelli di altri. L’importante è che la preoccupazione che proviamo si traduca in un aiuto utile.
2. Perché Mefibòset paragonò se stesso a “un cane morto”? (2 Sam. 9:8; it “Cane” par. 5). A
2 Samuele 9:8 — Allora Mefibòset si inchinò a terra ed esclamò: “Che cosa sono io, il tuo servo, perché tu rivolga la tua attenzione a un cane morto come me?”
Commento 1: Con questo paragone Mefibòset espresse il pensiero di essere molto insignificante agli occhi di Davide. La spiegazione di Perspicacia mostra che quell’espressione rappresentava la condizione più bassa possibile. Non stava reclamando un trattamento speciale perché era nipote di Sàul. Al contrario, era sorpreso che il re si interessasse a lui e volesse trattarlo con tanta bontà. La sua risposta riflette l’umiltà e la gratitudine che provò ricevendo una generosità che, secondo il capitolo, riteneva di non meritare.
Commento 2: L’immagine usata nel capitolo aiuta a capire la forza del paragone. Per gli israeliti i cani erano animali impuri che si nutrivano di rifiuti. Perciò Mefibòset non usava l’immagine affettuosa che oggi molti hanno di un animale domestico. Si descriveva come una persona di scarsissima importanza. Comprendere questo contesto ci permette di apprezzare meglio quanto fosse meravigliato della bontà di Davide e ci impedisce di interpretare le sue parole secondo le nostre usanze attuali.
Commento 3: È anche utile distinguere tra il modo in cui Mefibòset vedeva se stesso e il modo in cui Davide lo trattò. Anche se si sentiva insignificante, il re gli restituì le terre di suo nonno e gli diede un posto permanente alla sua tavola. I suoi sentimenti non determinarono il valore del trattamento ricevuto. Per chi si sente di poco valore, questo contrasto può essere incoraggiante: sentirsi insignificanti non significa non poter essere amati, rispettati e trattati con dignità.
3. Perché l’idea di prendere il trono non si addiceva affatto a Mefibòset? (w02 15/2 14 par. 11, nota). B
2 Samuele 16:1-4 — Davide aveva appena passato la cima del monte, quando gli venne incontro Ziba, servitore di Mefibòset, con un paio di asini sellati che portavano 200 pagnotte, 100 schiacciate d’uva passa, 100 schiacciate di frutta estiva e una grossa giara di vino. Il re chiese a Ziba: “Perché hai portato queste cose?” Ziba rispose: “Gli asini serviranno da cavalcatura alla famiglia del re, il pane e la frutta sono per sfamare gli uomini, e il vino è per dissetare chi è fiaccato dal deserto”. Il re poi chiese: “E dov’è il figlio del tuo padrone?” Ziba rispose: “È rimasto a Gerusalemme, perché ha detto: ‘Oggi la casa d’Israele mi restituirà il regno di mio padre’”. Allora il re disse a Ziba: “Ecco, tutto quello che appartiene a Mefibòset è tuo”. Ziba esclamò: “Mi inchino davanti a te, mio signore il re. Che io possa avere sempre il tuo favore!”
Commento 1: L’accusa secondo cui Mefibòset voleva il regno veniva da Ziba, non da una dichiarazione verificata di Mefibòset. Il materiale spiega che era una calunnia. Inoltre, il suo comportamento durante l’assenza di Davide dimostrava il contrario: era in lutto per ciò che stava accadendo al re. Non era rimasto a Gerusalemme per approfittare della ribellione, ma perché il suo servitore lo aveva ingannato. Quindi non dobbiamo confondere ciò che affermò Ziba con ciò che Mefibòset desiderava realmente.
Commento 2: La reazione di Mefibòset al ritorno di Davide non è quella di qualcuno che ambisse al suo trono. Diede più importanza al fatto che il re fosse tornato in pace che al recupero di tutte le sue terre. Era disposto a rinunciare alla sua eredità, mentre Ziba aveva tratto vantaggio da una menzogna. Questo contrasto aiuta a capire le vere priorità di Mefibòset. Ciò che gli importava era il benessere del re che rappresentava il governo di Dio, non ottenere una posizione per se stesso.
Commento 3: Il capitolo menziona anche la possibilità che Gionatan avesse spiegato a suo figlio chi Geova aveva scelto come re. Non possiamo affermarlo come un fatto, ma sappiamo dal racconto che Mefibòset rispettava Davide. Inoltre, quando ricevette la sua bontà, reagì con umiltà e gratitudine, non esigendo diritti perché apparteneva alla famiglia di Sàul. Tutto questo comportamento è in armonia con un uomo leale e pacifico, non con l’immagine di un aspirante al trono presentata da Ziba.
4. In che modo Geova benedisse Mefibòset dopo gli avvenimenti narrati in questo racconto? (it “Mefibòset” n. 2 par. 3).
2 Samuele 21:7-8 — Comunque il re ebbe pietà di Mefibòset, figlio di Gionatan, figlio di Sàul, in virtù del giuramento fatto davanti a Geova tra lui e Gionatan, figlio di Sàul. Prese quindi Armóni e Mefibòset — i due figli che Rizpa, figlia di Aìa, aveva partorito a Sàul — e i cinque figli che Mìcal, figlia di Sàul, aveva partorito ad Adrièl, figlio di Barzillài il meolatita.
Commento 1: Mefibòset rimase in vita quando i gabaoniti chiesero che fossero messi a morte alcuni discendenti di Sàul per ciò che egli aveva fatto contro di loro. Davide ebbe pietà del figlio di Gionatan e lo risparmiò a motivo del giuramento fatto con suo padre davanti a Geova. Questa fu una benedizione molto concreta. Il testo menziona anche un altro uomo chiamato Mefibòset, figlio di Sàul e Rizpa; non dobbiamo confonderlo con il figlio di Gionatan di cui parla il capitolo.
Commento 2: La spiegazione mette inoltre in risalto che la famiglia di Sàul continuò tramite Mica, il figlio di Mefibòset. Quindi, considerando la sua storia nel suo insieme, non vediamo solo perdite e ingiustizie. Vediamo anche che ebbe un figlio e che la sua famiglia continuò. Questo ci aiuta a non ridurre la sua vita al danno causatogli da Ziba. Quell’esperienza fu dolorosa, ma non fu l’unica cosa importante che gli accadde né l’unica cosa che le Scritture conservarono su di lui.
Commento 3: Mi colpisce che la promessa fatta tra Davide e Gionatan continuasse a beneficiare Mefibòset molto tempo dopo. Prima fu collegata alla bontà che Davide gli mostrò, e in seguito fu il motivo per cui gli risparmiò la vita. Anche se Davide sbagliò credendo a Ziba, quell’errore non fu l’ultimo trattamento che riservò a Mefibòset. Questo fa apprezzare l’importanza di mantenere gli impegni e di continuare a mostrare amore leale col passare del tempo.
Molti soffrono di depressione o affrontano situazioni che forse altri fratelli non comprendono pienamente. Quali pensieri incoraggianti possono trarre dalla storia di Mefibòset?
Commento 1: Può incoraggiarli ricordare che le limitazioni di Mefibòset non gli impedirono di dimostrare qualità molto preziose. Non poteva accompagnare Davide come avrebbe voluto, ma questo non significava che gli mancasse la lealtà. A volte ciò che una persona riesce a fare non riflette tutto ciò che desidera fare né tutto ciò che sta sopportando. Questo racconto ci aiuta a non valutare il valore di un fratello solo da ciò che vediamo e può confortare chi sente che gli altri non comprendono le sue limitazioni.
Commento 2: Mefibòset soffrì profondamente per ciò che stava accadendo a Davide. Il racconto non presenta una persona che non provasse mai dolore, ma qualcuno che mantenne la lealtà in mezzo alla sofferenza. Perciò non dovremmo usare il suo esempio per far sentire in colpa chi soffre di depressione, come se bastasse decidersi a essere felici. La lezione incoraggiante è che soffrire non equivale a essere sleali. Si può attraversare una situazione molto dolorosa e continuare ad amare sinceramente Geova.
Commento 3: È incoraggiante anche pensare che Mefibòset ricevette aiuto. Machìr lo accolse, e in seguito Davide provvide al suo sostentamento. Non dovette affrontare tutta la vita senza sostegno. La sua storia può aiutarci ad accettare con gratitudine la bontà che altri ci offrono, senza pensare che avere bisogno di aiuto ci renda meno preziosi. E se siamo accanto a qualcuno che soffre, possiamo imitare l’ospitalità di Machìr: forse non comprendiamo completamente ciò che prova, ma possiamo interessarci e offrire aiuto pratico.
Davide tolse a Mefibòset le sue terre dopo aver ascoltato una sola versione dei fatti. Cosa ci insegna questo sull’importanza di non affrettarci e di avere tutti i dati? C
Commento 1: Davide stava vivendo una situazione molto dolorosa: era stato tradito da suo figlio e da un consigliere fidato. Questo aiuta a capire perché l’accusa di Ziba potesse sembrargli credibile, ma non la rese vera. Per me la lezione è che le esperienze recenti possono influire sul modo in cui interpretiamo ciò che sentiamo. Se qualcuno ci ha deluso, dobbiamo stare attenti a non sospettare di un’altra persona senza prove. Prima di decidere, dobbiamo ascoltare e verificare, soprattutto se la nostra decisione potrebbe danneggiare qualcuno.
Deuteronomio 19:18-19 — I giudici faranno indagini accurate, e se risulta che il testimone è falso e che ha presentato un’accusa falsa contro suo fratello, dovete fargli proprio quello che lui aveva architettato di fare a suo fratello, e devi eliminare ciò che è male in mezzo a te.
Commento 2: La Legge richiedeva che i giudici esaminassero a fondo un’accusa. Questo mostra che per Geova non bastava che una versione sembrasse convincente. Bisognava stabilire i fatti e prendere molto sul serio il danno causato da una falsa testimonianza. Anche se non siamo giudici d’Israele, possiamo applicare il principio: non considerare vera un’accusa solo perché qualcuno la pronuncia con sicurezza. Ascoltare la persona coinvolta ed esaminare i dati è un modo di trattarla con giustizia.
Commento 3: L’illustrazione del giovane che arriva proprio all’inizio della riunione mostra quanto sia facile interpretare male una scena. Chi vede solo il suo arrivo non sa che ha aiutato una sorella anziana, è stato nel ministero ed è rimasto in panne con l’automobile. La spiegazione cambia completamente l’impressione iniziale. Questo mi insegna a distinguere tra ciò che ho visto e ciò che sto supponendo. Una domanda gentile e una conversazione tranquilla possono evitare un giudizio ingiusto sulle priorità di un fratello.
In quali modi puoi imitare l’esempio di coraggio di Mefibòset?
Commento 1: Posso imitarlo se devo chiarire un malinteso. Forse avrò paura di parlare perché l’altra persona sembra già arrabbiata con me, ma Mefibòset si presentò davanti a Davide e spiegò con rispetto ciò che era accaduto. Il suo esempio mi incoraggia a non rispondere con attacchi né a lasciare che la paura mi impedisca di conversare. Posso preparare bene ciò che dirò, concentrarmi sui fatti e cercare una spiegazione pacifica, senza trasformare la conversazione in una lotta per dimostrare chi ha ragione.
Commento 2: Un altro modo è esaminare che cosa occupa più spazio nei miei pensieri quando mi sento danneggiato. Mefibòset non fece delle sue terre la cosa più importante; apprezzò che Davide fosse tornato in pace. Questo non significa che l’ingiustizia fosse giusta o che non facesse male. Ma mi insegna a chiedermi se sto permettendo che una perdita o un’offesa sostituisca cose più importanti, come la mia pace e la mia relazione con Geova. Ci vuole coraggio per non alimentare continuamente il risentimento.
Commento 3: Posso imitarlo ricordando che l’errore di un’altra persona non deve necessariamente determinare la mia relazione con Geova. Davide trattò ingiustamente Mefibòset, ma lui non smise di essere leale a Dio. Se un fratello mi delude, voglio distinguere tra il suo comportamento e le qualità di Geova. Questo mi aiuterà ad affrontare il problema senza estendere la mia delusione all’intera congregazione. L’esempio di Mefibòset mi incoraggia a proteggere ciò che vale di più, anche quando non riesco a far risolvere tutto come speravo.
Cosa mi insegna questo racconto su Geova?
1 Samuele 20:14-17 — E tu, finché sarò vivo e anche dopo la mia morte, non mi tratterai con lo stesso amore leale che ha Geova? Non smettere mai di trattare la mia casa con amore leale, neppure quando Geova avrà spazzato via dalla faccia della terra tutti i tuoi nemici”. Così Gionatan fece un patto con la casa di Davide, dicendo: “Geova chiederà conto ai nemici di Davide”. E Gionatan fece di nuovo giurare Davide in nome del suo affetto per lui, perché lo amava come sé stesso.
Commento 1: Mi insegna quanto sia importante l’amore leale. Gionatan desiderava che Davide continuasse a mostrare questo amore alla sua famiglia, anche dopo la sua morte. Più avanti Davide cercò qualcuno della casa di Sàul a cui potesse mostrare questa bontà, e Mefibòset ricevette aiuto. È bello vedere che l’amore leale non è solo un sentimento momentaneo. Spinge a ricordare gli impegni e ad agire a favore degli altri anche se sono passati anni e le circostanze sono cambiate.
Commento 2: Imparo anche che Geova dà grande importanza alla giustizia. La legge citata nel capitolo richiedeva di esaminare le accuse e agire contro la falsa testimonianza. Quindi ciò che Mefibòset subì non rifletteva il modo giusto in cui Geova voleva che fossero trattate queste questioni. Questa distinzione mi sembra essenziale: l’errore di Davide non cambia le norme di Dio. Se vogliamo riflettere le sue qualità, dobbiamo ascoltare con attenzione e proteggere gli altri dal danno causato da accuse non verificate.
Commento 3: Mi colpisce che Davide volesse mostrare l’amore leale di Dio a qualcuno della casa di Sàul. La persona che ricevette quella bontà era un uomo con limitazioni fisiche che si considerava insignificante. Questo mi aiuta ad apprezzare che mostrare le qualità di Geova include trattare con dignità chi potrebbe sentirsi poco importante. Non basta ammirare in teoria l’amore leale. Possiamo rifletterlo avvicinandoci a chi ha bisogno di sostegno e facendogli sentire, con le nostre azioni, che ci importa davvero di lui.
In che modo questo racconto è collegato al proposito di Geova e al tema principale della Bibbia?
Commento 1: Il capitolo indica che Davide rappresentava il giusto governo di Dio. Perciò la lealtà di Mefibòset non era semplicemente affetto per qualcuno che lo aveva aiutato. Gli stava a cuore il re che occupava quella posizione. Questo collega il racconto al governo di Geova, un tema centrale della Bibbia. Mefibòset dimostrò di considerare quel governo più importante dei propri interessi materiali, perché gli importava più il ritorno pacifico di Davide che conservare tutte le sue terre.
Commento 2: Il racconto permette di distinguere tra il giusto governo di Dio e gli errori degli esseri umani che lo rappresentavano. Davide prese una decisione sbagliata, mentre la Legge di Geova richiedeva di esaminare a fondo le accuse. Mefibòset non permise che questa differenza distruggesse la sua relazione con Dio. Per noi la lezione è apprezzare il governo di Geova per i suoi giusti princìpi, senza attribuirgli i difetti di persone imperfette. Questa distinzione ci aiuta a mantenere la fiducia quando subiamo una delusione.
Commento 3: La domanda conclusiva del capitolo ci invita a pensare a una conversazione con Mefibòset quando sarà risuscitato. Questo collega la sua storia alla speranza della risurrezione. Leggendo delle perdite e delle ingiustizie che subì, è incoraggiante non pensare solo agli aspetti dolorosi della sua vita. Possiamo anche guardare al futuro indicato da questa speranza.
Cosa mi piacerebbe chiedere a Mefibòset quando sarà risuscitato?
Commento 1: Mi piacerebbe chiedergli che cosa lo aiutò a non serbare rancore dopo che Davide decise di dividere le terre con Ziba. Il racconto ci riferisce ciò che rispose, ma non tutti i pensieri che lo portarono a farlo. Sarebbe bello sentire da lui come riuscì a dare la priorità alla pace e alla lealtà. Nel frattempo, questa domanda mi spinge a esaminare che cosa sto facendo io perché un’offesa non diventi il centro della mia vita.
Commento 2: Gli chiederei quali ricordi conservava di suo padre Gionatan e se ricordava qualche insegnamento ricevuto da lui su Geova. Il capitolo dice che è possibile che Gionatan gli avesse spiegato chi Dio aveva scelto come re, ma non lo presenta come un fatto certo. Mi piacerebbe conoscere questi particolari dalla bocca di Mefibòset. Pensare a quella conversazione mi ricorda anche quanto possano essere preziosi i momenti che i genitori sfruttano per parlare di Geova con i loro figli piccoli.
Commento 3: Gli chiederei che cosa significò per lui l’ospitalità di Machìr in quella fase della sua vita. A volte ci concentriamo sull’ingiustizia che subì e trascuriamo l’aiuto che ricevette. Mi piacerebbe sentire che cosa ricorda di quella casa e di coloro che si presero cura di lui. Questa domanda mi fa pensare che un gesto di bontà può avere grande valore per chi sta affrontando difficoltà.
Usa tutte le funzioni Premium
Prepara le adunanze più comodamente e usa tutti gli strumenti del sito.
- Navigazione senza pubblicità
- Il mio registratore e trascrizione dal vivo
- Revisione degli incarichi
- Accademia completa
- Articoli audio e lente di lettura
- Commenti salvati e sincronizzati
- Sostieni il progetto e contribuisci a mantenerlo
Piano mensile
3 € al meseRinnovo mensile. Annulla quando vuoi.
Scegli mensilePiano annuale
30 € all’annoPagamento unico per 12 mesi. Nessun rinnovo automatico.
Scegli annuale









