Impara a vederti come ti vede Geova
1. Perché è essenziale avere ben chiaro come ci vede Geova?
Salmi 149:4 — Geova apprezza molto il suo popolo; adorna di salvezza i mansueti.
Risposta 1: Salmo 149:4 ci aiuta a capire che Geova non si limita a tollerare i suoi servitori, ma prova piacere in loro. È essenziale averlo ben chiaro perché questo influisce sulla nostra relazione con lui. Se siamo convinti che ci ama, ci è più facile avvicinarci a lui con fiducia. Perciò dobbiamo accettare che il suo affetto non è rivolto solo al suo popolo nel suo insieme, ma anche a ciascuno dei suoi servitori.
Risposta 2: È essenziale perché ciò che pensiamo che Geova provi per noi influisce sul modo in cui lo serviamo. Se pensiamo che non ci voglia bene, potremmo vivere in una tristezza costante anche se continuiamo a fare ciò che è giusto. Invece, sapere che ci apprezza personalmente ci aiuta a servirlo con gioia. Non si tratta solo di conoscere un insegnamento sull’amore di Dio, ma di permettere a questa verità di darci sicurezza nella nostra relazione con lui.
Risposta 3: Potremmo essere sicuri che Geova ama i fratelli e, tuttavia, escludere noi stessi da quell’amore. Il paragrafo mostra che questo modo di pensare può farci molto male. Perciò è bene chiederci se accettiamo davvero che Geova consideri preziosi anche noi. Capire come ci vede ci aiuta a smettere di sentirci lontani da lui e rafforza il nostro desiderio di coltivare un’amicizia sempre più stretta con il nostro Padre celeste.
Risposta 4: Avere chiaro il punto di vista di Geova ci dà una base sicura per la nostra gioia. I nostri sentimenti potrebbero farci pensare di non meritare il suo affetto, ma l’articolo ci incoraggia a imparare come ci vede realmente. Quando diamo più peso a questa verità che alla nostra impressione negativa, possiamo avvicinarci a Geova con fiducia. Così il nostro servizio non sarà caratterizzato solo dalla preoccupazione di non essere all’altezza, ma anche dalla felicità di sentirci amati.
2. Come si consideravano alcuni servitori di Dio del passato, e perché?
Risposta 1: Mefibòset aveva un’opinione molto negativa di sé. Il paragrafo si chiede se la sua disabilità o la vergogna per il comportamento di suo nonno Sàul possano aver influito, ma non afferma quale fosse la causa. Ciò che è chiaro è che quell’opinione negativa non era fondata. Davide gli dimostrò amore leale, promise di prendersi cura di lui e gli diede un posto alla sua tavola. Il suo esempio ci ricorda che sentirci insignificanti non significa che lo siamo davvero.
Luca 5:8-11 — Vedendo ciò, Simon Pietro si gettò ai piedi di Gesù e gli disse: “Allontanati da me, Signore, perché sono un peccatore”. Infatti, a motivo di quella pesca, sia lui che quelli con lui erano sopraffatti dallo stupore, e così anche Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Ma Gesù disse a Simone: “Smetti di aver timore. D’ora in poi prenderai uomini vivi”. E riportarono le barche a riva e, lasciata ogni cosa, lo seguirono.
Risposta 2: Pietro si sentiva indegno a causa dei suoi peccati, ma Gesù vide il suo potenziale e gli offrì di partecipare all’opera di predicazione.
Risposta 3: Pietro era così consapevole dei suoi difetti che si sentiva indegno perfino di stare vicino a Gesù. Tuttavia, Gesù non lo valutò solo in base alle sue imperfezioni. Sapeva che avrebbe predicato la buona notizia con grande impegno. Questo ci insegna che riconoscere i nostri difetti è diverso dal concludere che non serviamo a nulla. Possiamo ammettere i nostri limiti e, allo stesso tempo, accettare che Geova vede in noi qualità e possibilità che forse facciamo fatica a riconoscere.
Risposta 4: Sia Mefibòset che Pietro avevano un’opinione molto negativa di sé, ma ricevettero un trattamento che dimostrava quanto fossero preziosi. Davide onorò Mefibòset e Gesù incoraggiò Pietro a seguirlo. Mi aiuta notare il contrasto tra ciò che provavano e il modo in cui furono trattati. Se anche noi lottiamo con sentimenti di scarsa autostima, questi racconti ci ricordano che non siamo gli unici e che i nostri sentimenti non riflettono sempre correttamente il nostro valore.
Risposta 5: Questi servitori del passato mostrano che la fedeltà non ci rende immuni dai sentimenti negativi. Uno si considerava di scarso valore, mentre l’altro si concentrava così tanto sui suoi peccati da non sentirsi degno di essere discepolo di Gesù. Perciò, se facciamo fatica a credere che Geova ci voglia bene, non dovremmo pensare di essere un caso strano. Piuttosto, possiamo imparare da come quegli uomini furono aiutati a guardare oltre i propri limiti.
3. Che effetto può avere la gente del mondo sulla nostra autostima? (Vedi anche l’immagine.)
2 Timoteo 3:1-5 — Ma sappi questo: negli ultimi giorni ci saranno tempi difficili. Infatti gli uomini saranno egoisti, attaccati al denaro, gradassi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, sleali, snaturati, non disposti a nessun accordo, calunniatori, senza autocontrollo, spietati, senza amore per la bontà, traditori, testardi, pieni d’orgoglio, amanti dei piaceri piuttosto che di Dio, persone con una parvenza di religiosità, della quale però rinnegano il potere; da loro allontànati.
Risposta 1: Gli atteggiamenti descritti in 2 Timoteo aiutano a capire perché alcune persone ci disprezzano. La loro slealtà o crudeltà può danneggiare la nostra autostima, ma non determina quanto valiamo per Geova.
Risposta 2: Il mondo può farci credere che il nostro valore dipenda dal ricevere elogi o dal comprare determinate cose. Se accettiamo questo criterio, troveremo sempre un motivo per sentirci inferiori. Lo illustra l’immagine del fratello che lavora facendo le pulizie: pensa al denaro, a un’automobile di lusso e agli uomini che lo deridono, mentre si guarda in uno specchio che deforma la sua immagine. Queste influenze possono distorcere il modo in cui ci vediamo, ma non mostrano il punto di vista di Geova.
Risposta 3: Anche i social network possono danneggiare la nostra autostima, perché alcuni post danno l’impressione che gli altri abbiano più amici e una vita più felice. Paragonandoci a quelle immagini, potremmo pensare che la nostra vita valga meno. Il paragrafo ci aiuta a riconoscere questa influenza invece di accettare automaticamente il confronto. Il fatto che qualcuno mostri una vita appariscente non significa che noi siamo un fallimento o che dobbiamo vivere nello stesso modo per avere valore.
4. Che effetto possono avere le nostre circostanze sul modo in cui ci vediamo? (Vedi anche l’immagine.)
Risposta 1: Le esperienze del passato possono rendere difficile sentirci amati. Se i nostri genitori non ci hanno trattato con affetto o siamo cresciuti sentendoci dire che non avremmo mai combinato nulla, forse abbiamo finito per accettare quelle opinioni come se fossero vere. Il pericolo è trasferire la stessa idea alla nostra relazione con Geova. Ma il modo in cui ci trattano gli altri non indica ciò che lui prova per noi. Riconoscere questa differenza ci aiuta a capire da dove provengono alcuni sentimenti negativi.
Salmi 71:9 — Non mettermi da parte nei giorni della mia vecchiaia; non abbandonarmi quando le mie forze vengono meno.
Risposta 2: La richiesta riportata in Salmo 71:9 riflette la preoccupazione che può sorgere quando le forze diminuiscono. Un fratello che serve Geova da molti anni potrebbe non essere più in grado di fare ciò che faceva prima e arrivare a pensare di valere meno. Ma una riduzione delle sue capacità non significa una riduzione del suo valore. Questo versetto ci aiuta a comprendere i suoi sentimenti e a ricordare che possiamo parlare a Geova di questi timori.
Risposta 3: L’immagine mostra un fratello anziano circondato dai ricordi delle attività che svolgeva in passato, ma con una visione distorta di sé. Questo può succedere se misuriamo il nostro valore confrontando ciò che facciamo ora con ciò che facevamo prima. Anche la salute fisica o emotiva può impedirci di fare quello che desideriamo. Il paragrafo ci aiuta a riconoscere che questo limite può influire sul modo in cui ci vediamo, senza però smettere di essere preziosi per Geova.
5. Che effetto può avere l’imperfezione su di noi? (Vedi anche l’immagine.)
Risposta 1: L’imperfezione può portarci a confondere due cose: non riuscire a osservare perfettamente le norme di Geova e non essere amati da lui. Desideriamo ubbidirgli, ma commettiamo errori. Allora il nostro cuore potrebbe insistere che Geova non ci vuole più bene. Il paragrafo ci aiuta a individuare questo ragionamento. Prendere sul serio le sue norme non significa esigere da noi una perfezione che ancora non abbiamo né interpretare ogni errore come una prova che ai suoi occhi non valiamo nulla.
2 Corinti 2:7 — Adesso dovreste piuttosto perdonarlo benevolmente e confortarlo, così che non sia sopraffatto da una tristezza troppo grande.
Risposta 2: Seconda Corinti 2:7 mostra che una persona può essere sopraffatta dalla tristezza e aver bisogno di perdono e conforto. Questo ci aiuta a capire il pericolo di continuare a punirci per peccati che Geova ci ha già perdonato. Il pentimento è importante, ma non dobbiamo trasformarlo in una condanna permanente contro noi stessi. Accettare il conforto che Geova offre fa parte dell’imparare a vederci in modo più equilibrato.
Risposta 3: L’esempio di Paolo dimostra che anche una persona convinta dell’amore di Geova può stare molto male a causa dei propri errori. Desiderava fare ciò che era giusto, ma soffriva per la lotta contro la sua imperfezione. Perciò, provare tristezza per le nostre debolezze non dimostra che Geova abbia smesso di volerci bene. Questo esempio può aiutarci a non trarre conclusioni affrettate sulla nostra relazione con lui quando siamo scoraggiati e a ricordare che altri servitori fedeli hanno affrontato lotte simili.
Risposta 4: L’immagine della sorella davanti a uno specchio che distorce la sua figura mette in risalto come possiamo arrivare a vederci quando siamo scoraggiati. L’imperfezione può fare in modo che ci concentriamo così tanto sui difetti da perdere di vista tutto il resto. Il paragrafo non ci invita a minimizzare il peccato, ma a evitare una visione squilibrata di noi stessi. Dobbiamo correggere ciò che non va senza concludere che Geova non possa amarci o che non siamo abbastanza bravi per lui.
6. Come possiamo sentirci anche se non abbiamo fatto nulla di male, e perché?
1 Giovanni 3:19-20 — Sarà dunque da questo che sapremo di avere origine dalla verità, e rassicureremo il nostro cuore davanti a lui riguardo a qualunque cosa per cui il cuore possa condannarci, perché Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Risposta 1: Possiamo sentirci in colpa anche quando non c’è una vera ragione. 1 Giovanni 3:19, 20 ci ricorda che il giudizio del nostro cuore non è superiore a quello di Geova. La nostra imperfezione può portarci a condannarci ingiustamente, mentre lui conosce tutta la nostra situazione. Perciò, un forte senso di colpa non dimostra di per sé che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato o che Geova sia scontento di noi.
Risposta 2: La sorella betelita menzionata nel paragrafo pensava che dare il meglio a Geova significasse aumentare continuamente i propri sforzi. Ogni volta che raggiungeva un certo livello, pensava di dover fare ancora di più. Così non era mai soddisfatta del suo servizio. La sua esperienza mostra che possiamo trasformare un buon desiderio in una richiesta interminabile. Se ci succede, dobbiamo distinguere tra servire Geova con tutto il cuore e pretendere sempre di più da noi stessi, come se nessuno sforzo potesse mai essere sufficiente.
Risposta 3: A volte il nostro cuore ci accusa anche se non abbiamo commesso nessuna colpa. Il problema può dipendere da un modo di pensare troppo esigente, alimentato dall’imperfezione. Perciò non basta chiederci se ci sentiamo in colpa; è anche utile considerare se c’è una vera ragione per sentirci così. Il paragrafo riconosce che questa lotta può essere costante. Saperlo ci aiuta a non interpretare il riemergere di questi sentimenti come una prova che stiamo venendo meno a Geova.
7. Cosa vede Geova in noi che lo porta a considerarci preziosi?
Genesi 1:27 — E Dio creò l’uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio; creò il maschio e la femmina.
Risposta 1: Genesi 1:27 mostra una ragione fondamentale per cui siamo preziosi per Geova: ci ha creati con la capacità di riflettere le sue qualità. Anche se siamo imperfetti, possiamo dimostrare amore e altre qualità che ci permettono di imitarlo. Perciò la nostra debolezza non cancella tutto il bene che lui vede in noi. Quando ci è difficile riconoscere il nostro valore, possiamo ricordare che Geova ci ha dato una dignità speciale all’interno della sua creazione terrena.
Risposta 2: Geova vede il nostro potenziale, non solo i nostri attuali limiti. Il paragrafo spiega che, prima ancora che lo conoscessimo, aveva già visto ciò che potevamo diventare e ci aveva attratti con amore. Questo è molto incoraggiante, perché a volte ci definiamo soltanto in base a ciò che ci manca o ai nostri errori. Lui ha una visione molto più completa. Riflettere su questo ci aiuta a confidare nel suo giudizio invece di insistere sulla nostra opinione negativa.
Risposta 3: Il riscatto dimostra che la nostra imperfezione non ha fatto smettere Geova di considerarci preziosi. Ha dato suo Figlio perché potessimo diventare suoi amici. Quindi non dobbiamo aspettare di essere perfetti per credere che ci ama. Quando dubitiamo del nostro valore, possiamo meditare su ciò che lui ha già fatto per avvicinarci a sé. Questa dimostrazione d’amore ha molto più peso dell’impressione negativa che possiamo avere di noi stessi.
Risposta 4: Per capire perché Geova ci considera preziosi, dobbiamo riconoscere che il suo modo di pensare è superiore al nostro. Noi possiamo concentrarci quasi esclusivamente su un difetto, ma lui vede una persona creata a sua immagine e capace di coltivare un’amicizia con lui. Quindi non si tratta di convincere Geova che valiamo qualcosa. Piuttosto, si tratta di imparare ad accettare il valore che lui ha già dimostrato di attribuirci tramite il suo amore e il riscatto.
8. Cosa vede Geova nei suoi servitori dedicati? (Isaia 43:1, 4, 10, 13).
Risposta 1: Geova vede la lealtà e l’integrità dei suoi servitori dedicati e battezzati. Queste qualità li rendono molto speciali ai suoi occhi. Il paragrafo applica le parole di Isaia per aiutarci a capire che Geova non ci considera persone anonime in mezzo a una folla. Ci ha accolti nella sua famiglia e ci apprezza personalmente. Ricordarlo ci aiuta a servirlo con fiducia, convinti che la nostra relazione con lui abbia un valore reale ai suoi occhi.
Proverbi 27:11 — Sii saggio, figlio mio, e rallegra il mio cuore, perché io possa rispondere a chi mi accusa.
Risposta 2: Proverbi 27:11 mostra che la nostra condotta può rallegrare Geova e contribuire a rispondere a chi lo sfida. Questo ci aiuta a capire quanto apprezzi la nostra lealtà. Forse pensiamo che ciò che facciamo abbia poca importanza, ma lui vede le cose in modo molto diverso. Ogni volta che agiamo con saggezza e difendiamo il suo nome, dimostriamo di confidare in lui. Sapere che possiamo dargli gioia è una ragione potente per non considerarci insignificanti.
Risposta 3: Geova si fida dei suoi servitori al punto da invitarli a essere suoi testimoni. Non solo permette loro di conoscerlo, ma dà loro l’onore di difendere il suo nome e contribuire a smentire le falsità dette su di lui. Questa fiducia dice molto di come ci vede. Se ci sentiamo poco preziosi, possiamo pensare al privilegio di rappresentarlo. Lui apprezza che abbiamo accettato il suo invito e che ci impegniamo a rimanere leali.
Risposta 4: La protezione che Geova offre riflette anche l’affetto che prova per i suoi servitori. Il paragrafo sottolinea che nessuno può strapparli dalle sue mani. Questo ci aiuta a capire che non siamo un tesoro dimenticato o trascurato. Geova vuole che ci sentiamo al sicuro nella sua famiglia. Quando sorgono dubbi su quanto contiamo per lui, possiamo ricordare sia il valore che attribuisce alla nostra integrità sia il suo desiderio di proteggerci e mantenere con noi una relazione stretta.
9. Cosa fa Geova con i nostri peccati?
Salmi 103:12-14 — Quanto il levante è lontano dal ponente, tanto lontano da noi egli ha posto le nostre trasgressioni. Come un padre mostra misericordia ai suoi figli, Geova ha mostrato misericordia a quelli che lo temono, perché sa bene come siamo formati, ricordando che siamo polvere.
Risposta 1: Salmo 103:12-14 mostra che Geova allontana da noi i nostri peccati e ci tratta con misericordia, tenendo conto della nostra condizione imperfetta. Quando ci pentiamo, non continua a definirci in base ai nostri errori. Questo ci permette di avvicinarci a lui con fiducia. Se ha deciso di perdonarci, non dobbiamo continuare a trattare il peccato perdonato come se fosse l’unica cosa che Geova vede in noi.
Risposta 2: Geova vede il pentimento e perdona generosamente. Questo non significa che il peccato sia privo d’importanza, ma che il suo perdono è reale. A volte possiamo riconoscere in teoria che ci ha perdonato e tuttavia pensare che non riusciremo mai più a godere del suo affetto. Il paragrafo ci incoraggia a correggere questa idea. Geova non si concentra sugli errori di chi si è pentito, e noi possiamo accettare con gratitudine l’opportunità di continuare ad adorarlo con fiducia.
Risposta 3: I cristiani di Corinto sono una prova di quanto possa essere completo il perdono di Geova. Alcuni avevano commesso peccati gravi, ma si pentirono e ai suoi occhi furono purificati. Per questo potevano adorarlo sicuri del suo amore. Questo esempio ci aiuta a non pensare che il nostro passato ci lasci segnati per sempre agli occhi di Geova. Ciò che il paragrafo mette in risalto è la sua disponibilità a perdonare chi si pente, non a tenerlo indefinitamente sotto il peso della colpa.
Risposta 4: Il perdono di Geova ci permette di recuperare la certezza che ci ama. Se continuiamo a sentirci in colpa per qualcosa che lui ha già perdonato, è utile ricordare che la nostra tristezza non annulla la sua decisione. Possiamo riconoscere umilmente ciò che è successo e imparare da esso senza concludere di aver perso ogni valore. Il modo in cui Geova trattò i corinti pentiti ci incoraggia a confidare nella sua generosità e a continuare a servirlo con una coscienza tranquilla e un cuore riconoscente.
10. Come sappiamo che ciò che Geova pensa di noi non dipende dalle nostre responsabilità o dai nostri incarichi?
1 Re 19:18 — E in Israele ho ancora 7.000 persone, tutti coloro che non hanno piegato le ginocchia davanti a Bàal e che non lo hanno baciato con la loro bocca”.
Risposta 1: In 1 Re 19:18 Geova mise in risalto la fedeltà di migliaia di persone che non avevano adorato Baal. Il paragrafo usa questo esempio per mostrare che lui apprezza la fede, non semplicemente le responsabilità che una persona ha. Perciò non ricevere un incarico o smettere di averlo non significa che Geova ci ami di meno. Ciò che conta è continuare a essere fedeli, anche se la nostra situazione o i nostri compiti cambiano.
Risposta 2: Sappiamo che gli incarichi non determinano il nostro valore perché l’articolo dirige la nostra attenzione verso un’altra domanda: ci stiamo sforzando di imitare Gesù? Questo è un criterio che possiamo applicare sia che abbiamo molte responsabilità sia che non ne abbiamo nessuna. Invece di giudicarci in base a un incarico, è meglio esaminare la nostra condotta e il nostro desiderio di fare ciò che è giusto. Così impariamo ad apprezzare ciò che Geova apprezza ed evitiamo che un cambiamento nelle responsabilità indebolisca la nostra fiducia nel suo amore.
Risposta 3: Può darsi che altri mettano in relazione il valore di un fratello con le sue responsabilità, e potremmo pensarlo anche noi. Ma il paragrafo ricorda che l’opinione decisiva è quella di Geova. Il suo affetto non aumenta né diminuisce in base all’incarico che abbiamo. Questo ci aiuta sia a non sentirci superiori per una responsabilità sia a non sentirci inferiori se non ne abbiamo una. Ciò che dobbiamo salvaguardare soprattutto è la nostra fede e il nostro impegno a imitare Cristo.
Risposta 4: Il paragrafo spiega che chi si sforza di imitare Gesù appartiene a un popolo che lui considera particolarmente suo. Questo onore non è riservato a chi ha un incarico. Perciò, se perdiamo una responsabilità, possiamo provare dispiacere senza interpretarlo come una perdita del nostro valore personale. Abbiamo ancora ragioni per compiere opere buone e servire con gioia. La nostra relazione con Geova e con Cristo è molto più importante di qualsiasi compito ci venga affidato.
11. Cosa ti aiuterà ad abbattere l’idea che Geova non ti apprezzi? (2 Corinti 10:4, 5).
2 Corinti 10:4-5 — Infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma mediante Dio hanno la potenza per abbattere ciò che è solidamente fortificato. Noi abbattiamo i ragionamenti e tutto quello che si innalza contro la conoscenza di Dio, e prendiamo prigioniero ogni pensiero per renderlo ubbidiente al Cristo;
Risposta 1: Seconda ai Corinti 10:4, 5 mostra che Geova fornisce mezzi potenti per combattere i ragionamenti sbagliati. L’idea che non ci apprezzi può essere profondamente radicata, ma questo non la rende vera. Possiamo affrontarla con le prove bibliche del suo amore e imparare a sottomettere i nostri pensieri a ciò che lui insegna, invece di considerare vera qualsiasi accusa del nostro cuore.
Risposta 2: Ci aiuterà riconoscere che un’idea può sembrarci molto convincente e tuttavia essere falsa. Forse pensiamo da anni che Geova non ci ami, e per questo ci è difficile mettere in discussione tale pensiero. Ma il paragrafo ci invita a confrontare questa convinzione con l’abbondante evidenza della Bibbia. Se Geova assicura che i suoi servitori sono preziosi, dobbiamo accettare la sua testimonianza. Il fatto che pensiamo una cosa da molto tempo non la rende più affidabile della Parola di Dio.
Risposta 3: Possiamo ricordare come abbiamo cambiato le nostre convinzioni quando abbiamo imparato la verità. Forse avevamo idee religiose profondamente radicate, ma le abbiamo respinte dopo aver verificato che non erano in armonia con la Bibbia. Ora dobbiamo applicare lo stesso criterio all’opinione che abbiamo di noi stessi. Se l’idea che Geova non ci apprezzi contraddice ciò che abbiamo imparato su di lui, non dobbiamo conservarla solo perché ci è familiare. La verità biblica può correggere anche il modo in cui vediamo noi stessi.
Risposta 4: È importante basare la nostra fiducia sulla veracità di Geova, non solo su come ci sentiamo in un determinato momento. Lui ha dato molte prove del fatto che ciascuno dei suoi servitori gli sta a cuore. Quindi, quando nasce un’idea che nega questo affetto, possiamo chiederci se stiamo dando più autorità alla nostra impressione che a ciò che lui dice. Confidare in Geova significa credergli quando ci spiega quanto ci apprezza, anche se per noi accettarlo è difficile.
Risposta 5: Abbattere questa idea richiede più che riconoscere che è dolorosa: dobbiamo respingerla perché contraddice le prove che Geova ci dà. L’articolo ci incoraggia a ripassare i testi che mostrano il suo amore e a usarli per rispondere ai nostri pensieri negativi. Questo non significa che il sentimento sparirà immediatamente. Significa che smettiamo di trattarlo come una verità indiscutibile e cominciamo a costruire un modo di vederci basato su ciò che Geova pensa realmente dei suoi servitori.
12. In che modo possiamo usare la Bibbia come uno specchio? (Giacomo 1:22-25).
Giacomo 1:22-25 — Comunque, mettete in pratica la parola e non limitatevi ad ascoltarla, ingannando voi stessi con falsi ragionamenti. Infatti, se qualcuno ascolta la parola e non la mette in pratica è come un uomo che guarda la sua faccia in uno specchio. Si guarda, se ne va e dimentica subito che tipo di persona è. Ma chi esamina attentamente la legge perfetta che appartiene alla libertà e persevera in essa non è uno che ascolta e dimentica, ma uno che mette in pratica; questa persona sarà felice in quello che fa.
Risposta 1: Giacomo ci incoraggia a esaminarci mediante la Parola di Dio e ad agire di conseguenza. Possiamo usarla come uno specchio per riconoscere quali qualità Geova apprezza e sforzarci di manifestarle, senza poi dimenticare ciò che abbiamo imparato sul modo in cui lui ci vede.
Risposta 2: Prima di leggere la Bibbia, possiamo chiedere a Geova di aiutarci ad avere un’opinione equilibrata di noi stessi. Poi, studiando la vita dei suoi servitori, possiamo notare le qualità che lui apprezzava in loro. In questo modo la lettura non diventa soltanto un elenco delle nostre mancanze. Ci aiuta anche a riconoscere gli sforzi che stiamo già facendo per amarlo e perseverare fedelmente, e a capire perché questo è prezioso per lui.
Risposta 3: La Bibbia presenta uomini e donne imperfetti che Geova amava. Leggendo di loro, possiamo chiederci se anche noi stiamo dimostrando amore per lui e ci stiamo sforzando di rimanere fedeli. Non si tratta di dire che siamo uguali a quei personaggi in ogni aspetto, ma di riconoscere le qualità che Geova apprezza. Se lui apprezzò il loro amore e la loro perseveranza nonostante i loro difetti, abbiamo ragione di credere che apprezzi queste qualità anche quando le vede in noi.
Risposta 4: Usare la Bibbia come uno specchio significa imparare a guardarci secondo i criteri di Geova. Il motivo principale per cui la leggiamo è conoscerlo meglio, e questo include scoprire cosa rende una persona preziosa ai suoi occhi. Se ci concentriamo solo sui nostri errori, non vediamo il quadro completo. Il paragrafo ci incoraggia a riconoscere anche l’amore e la perseveranza che cerchiamo di dimostrare. Così possiamo correggere ciò che è necessario senza negare tutto il bene che Geova vede in noi.
Risposta 5: Dobbiamo anche conservare ciò che scopriamo in quello specchio. Non sarebbe sufficiente sentirci incoraggiati durante la lettura e poi tornare a misurare il nostro valore secondo i criteri del mondo. L’articolo ci invita a ricordare che Geova presta attenzione a quelli che lo temono e apprezza che continuino ad amarlo durante le prove. Meditare su questo può aiutarci a mantenere un’opinione equilibrata di noi stessi durante la giornata, specialmente quando i nostri limiti o i commenti altrui ci scoraggiano.
13. Cosa è bene che tu faccia per ricordare che sei prezioso per Geova?
Risposta 1: È bene fare una raccolta scritta di testi e pensieri che ci convincano del fatto che Geova ci ama. Possiamo aggiungere ciò che troviamo durante la lettura della Bibbia o lo studio personale. Il vantaggio di scrivere è che non dipendiamo soltanto da ciò che ricordiamo quando siamo scoraggiati. Se compaiono pensieri negativi, avremo a disposizione prove concrete dell’amore di Geova e potremo ripassarle per recuperare un modo di pensare più equilibrato e basato sulla sua Parola.
1 Giovanni 4:10 — L’amore sta in questo: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è stato lui che ha amato noi e ha mandato suo Figlio come sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.
Risposta 2: Prima Giovanni 4:10 è un buon testo da includere in questa raccolta perché mette in risalto che Geova prese l’iniziativa di amarci e mandò suo Figlio per noi. Se pensiamo di non meritare il suo affetto, dobbiamo ricordare che il suo amore è generoso, non un premio che possiamo guadagnare essendo perfetti. Meditare sull’iniziativa di Geova ci aiuta ad accettare con gratitudine l’amore che desidera darci.
Risposta 3: Oltre a cercare informazioni per conto nostro, possiamo chiedere ai fratelli cosa li ha aiutati a essere sicuri dell’amore di Geova. Le loro risposte possono indirizzare la nostra attenzione verso testi o pensieri che non avevamo considerato. Il paragrafo raccomanda di mettere per iscritto queste scoperte. Così la nostra raccolta si arricchirà e potremo consultarla quando ne avremo bisogno. Non si tratta di cercare elogi costanti, ma di raccogliere ragioni che rafforzino la nostra fiducia nell’affetto di Geova.
Risposta 4: È utile cercare informazioni collegate al dubbio concreto che ci preoccupa. Per esempio, se pensiamo di non meritare l’amore di Geova, possiamo studiare il suo amore leale e la sua immeritata bontà. Questo ci aiuterà a capire che nessuno di noi può pretendere il suo affetto come qualcosa che si è guadagnato. Lui lo dà generosamente. Annotare questo pensiero e ripassarlo può impedirci di confondere la nostra mancanza di meriti con una presunta mancanza d’amore da parte di Geova.
14. Come puoi proteggerti dalle cattive influenze? (Vedi anche l’immagine).
Risposta 1: Possiamo proteggerci trascorrendo, quando è possibile, meno tempo con persone che danneggiano la nostra autostima. Se le circostanze non ci permettono di evitare quel contatto, dobbiamo ricordare che le loro parole e il loro comportamento non rappresentano ciò che Geova prova per noi. Questa distinzione è importante: non sempre possiamo cambiare il modo in cui gli altri ci trattano, ma possiamo sforzarci di non accettare le loro opinioni come misura del nostro valore. L’opinione che dobbiamo tenere presente è quella di Geova.
Luca 12:15 — Dopodiché disse loro: “Tenete gli occhi aperti e guardatevi da ogni forma di avidità, perché anche quando si è nell’abbondanza, la vita non dipende dalle cose che si possiedono”.
Risposta 2: Il consiglio di Gesù riportato in Luca 12:15 ci protegge dal misurare la vita in base ai possedimenti. Il sistema commerciale cerca di convincerci che dobbiamo comprare di più per sentirci realizzati. Ma cedere a questa pressione può portarci a desiderare cose inutili o al di sopra delle nostre possibilità. Ricordare il consiglio di Geova ci aiuta a non interpretare uno stile di vita semplice come un fallimento personale o come un segno che valiamo meno.
Risposta 3: Se notiamo che i social network ci fanno sentire inferiori, il paragrafo propone una misura concreta: ridurre il tempo che vi trascorriamo o persino smettere di usarli. Non siamo obbligati a continuare a esporci a qualcosa che alimenta confronti dannosi. Ci aiuta anche coltivare la contentezza con ciò che è necessario. In questo modo smettiamo di misurare la nostra felicità in base allo stile di vita che altri mostrano e proteggiamo un modo di vederci più in armonia con i consigli di Geova.
Risposta 4: L’immagine mostra il giovane fratello che si gode una passeggiata nel bosco con i suoi amici. Fa contrasto con la scena in cui pensava ai lussi e alle prese in giro degli altri. Questa differenza ci incoraggia a prestare attenzione alle influenze che scegliamo. Invece di alimentare confronti che ci fanno male, possiamo cogliere le opportunità di stare in buona compagnia. Proteggere la nostra autostima significa riconoscere ciò che ci danneggia e prendere misure pratiche per ridurne l’influenza.
15. Cosa puoi fare se le tue circostanze limitano il tuo servizio a Geova? (Vedi anche l’immagine).
Romani 12:4-5 — Infatti come in un solo corpo abbiamo molte membra, ma le membra non hanno tutte la stessa funzione, così noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo uniti a Cristo, ma individualmente siamo membra legate le une alle altre.
Risposta 1: Romani 12:4, 5 ci aiuta a ricordare che non tutti svolgiamo la stessa funzione, ma ciascuno ha un posto prezioso. Se le nostre circostanze limitano il servizio, non dobbiamo concludere di non essere più utili. Possiamo concentrarci sulle opportunità che abbiamo ora e sfruttarle con tutto il cuore. Il nostro valore non dipende dal fare esattamente ciò che fanno altri fratelli o ciò che facevamo in un’altra fase della vita.
Risposta 2: Possiamo smettere di concentrarci su ciò che non è più alla nostra portata e dedicarci con tutto il cuore a ciò che possiamo fare. L’immagine del fratello anziano lo illustra: invece di pensare soltanto alle attività passate, sta predicando a un uomo. Le sue circostanze sono cambiate, ma continua ad avere opportunità di servire Geova. Questo atteggiamento ci aiuta a usare con gioia le forze che abbiamo oggi, senza pretendere da noi capacità che ora non possediamo.
Risposta 3: Un cambiamento nel servizio non rende inutile ciò che abbiamo imparato. Il paragrafo menziona chi ha terminato il suo servizio alla Betel e può usare la sua esperienza per incoraggiare la nuova congregazione. Questo ci insegna a cercare come sfruttare ciò che abbiamo, invece di rimanere a guardare l’opportunità che è finita. La salute, gli obblighi familiari o altre circostanze possono limitare alcune attività, ma possiamo ancora dare un contributo prezioso e dedicarci con tutto il cuore al servizio che svolgiamo ora.
16. Cosa puoi fare se ti torna in mente un pensiero negativo? (Romani 12:2; vedi anche l’immagine).
Romani 12:2 — E smettete di farvi modellare da questo sistema di cose, ma siate trasformati rinnovando la vostra mente, così da accertarvi della volontà di Dio, di ciò che è buono, perfetto e gradito a lui.
Risposta 1: Romani 12:2 ci ricorda che dobbiamo continuare a rinnovare la nostra mente. Quindi, se ricompare un pensiero negativo, non dovremmo concludere che tutti i nostri sforzi siano stati inutili. Possiamo esaminare di nuovo quell’idea alla luce della Bibbia e sforzarci di pensare come Geova. L’obiettivo non è pretendere da noi stessi un cambiamento istantaneo, ma continuare a trasformare il nostro modo di vedere le cose con l’aiuto della sua Parola.
Risposta 2: Possiamo ricordare che non siamo ancora capaci di vederci esattamente come Geova ci vede. La nostra conoscenza è limitata e siamo ancora imperfetti. Perciò la ricomparsa di un pensiero negativo non dovrebbe sorprenderci né indurci ad abbandonare la lotta. Il paragrafo ci incoraggia a essere pazienti e a continuare a imparare. Invece di pensare che ormai dovremmo aver superato completamente quel problema, possiamo apprezzare ogni opportunità di avvicinare un po’ di più il nostro modo di pensare a quello di Geova.
Risposta 3: L’immagine della sorella con la Bibbia aperta, sorridente davanti a un riflesso nitido, mette in risalto l’importanza di permettere alla Parola di Dio di correggere il modo in cui ci vediamo. Se torna un pensiero negativo, possiamo tornare alle verità che ci aiutano a capire l’affetto di Geova. Non dobbiamo accettare di nuovo un’immagine distorta solo perché ci è familiare. Continuare a imparare da lui ci aiuta a recuperare un’opinione più equilibrata di noi stessi.
Risposta 4: Il paragrafo spiega che trasformare la nostra mente è un processo che continuerà finché non raggiungeremo la perfezione. Questo ci permette di avere aspettative realistiche. Non dobbiamo misurare i nostri progressi in base alla totale assenza di pensieri negativi, ma continuare a sforzarci di rispondere a essi con ciò che impariamo da Geova. Se un’idea ritorna, possiamo riconoscerla e continuare a lavorare sul nostro modo di pensare. La cosa importante è non scoraggiarci e non smettere di cercare il punto di vista del nostro Padre celeste.
17. Come sai di essere molto prezioso per Geova?
Romani 3:4 — No di certo! Ma sia Dio riconosciuto verace anche se ogni uomo dovesse essere riconosciuto bugiardo; come è scritto: “Affinché tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole e vinca quando sei giudicato”.
Risposta 1: Romani 3:4 sottolinea che possiamo avere piena fiducia nella veracità di Dio. Quindi sappiamo di essere preziosi per Geova perché è lui stesso a darci nella sua Parola ragioni per crederlo. Non dipendiamo soltanto dal sentirci bene con noi stessi. Se i nostri sentimenti contraddicono ciò che lui insegna sul suo amore, possiamo dare la precedenza alla sua parola. Il modo in cui lui ci vede è più affidabile della nostra impressione del momento.
Risposta 2: Lo sappiamo perché la Bibbia ci offre prove solide dell’interesse personale di Geova. Nel corso dell’articolo abbiamo visto che ha provveduto il riscatto, apprezza la nostra lealtà e perdona generosamente quando ci pentiamo. Queste non sono semplici parole di incoraggiamento prive di fondamento. Sono ragioni per confidare nel suo affetto. Quando ci sarà difficile riconoscere il nostro valore, possiamo ripassarle e ricordare che Geova vuole che coltiviamo con lui un’amicizia che duri per sempre.
Risposta 3: La nostra sicurezza deve basarsi sull’opinione di Geova, perché è quella che conta di più ed è sempre corretta. Altri potrebbero giudicarci male, e anche noi potremmo essere troppo severi con noi stessi. Ma questo non cambia il valore che lui ci attribuisce. Il paragrafo ci incoraggia a lasciare che sia la sua Parola ad avere l’ultima parola su questo argomento. Confidare in Geova include accettare che lui ci ama, non solo credere alle altre cose che ci insegna.
Risposta 4: Anche se dobbiamo continuare a combattere contro l’idea di non valere nulla, questa lotta non cancella le prove dell’amore di Geova. Il paragrafo ci incoraggia a perseverare e a confidare nel suo desiderio di averci come amici per sempre. Perciò non dobbiamo aspettare che scompaiano tutti i dubbi prima di avvicinarci a lui. Possiamo continuare a servirlo e a rafforzare la nostra fiducia, convinti che il suo affetto è reale anche se a volte ci è difficile sentirlo.
Perché alcuni fanno fatica a credere di essere preziosi per Geova?
Risposta 1: Una ragione è l’influenza del mondo. Il disprezzo, le bugie e la mancanza di affetto da parte degli altri possono portarci a pensare di non valere nulla. Inoltre, la pubblicità e i social media incoraggiano confronti basati sui possedimenti, sulla popolarità o su una vita apparentemente perfetta. Se accettiamo questi criteri, la nostra autostima può risentirne molto. Perciò dobbiamo ricordare che le valutazioni del mondo non riflettono ciò che Geova prova per ciascuno dei suoi servitori.
Risposta 2: Possono influire anche le circostanze passate o presenti. Essere cresciuti senza affetto o ascoltando commenti sprezzanti può rendere difficile accettare che Geova ci ama. In altri casi, l’età o la salute limitano ciò che possiamo fare, e confondiamo questa riduzione dell’attività con una perdita di valore. Ma le nostre capacità attuali e il trattamento ricevuto in passato non determinano l’opinione di Geova. Lui non ci misura secondo criteri così limitati.
Risposta 3: L’imperfezione può farci pensare che Geova non ci consideri abbastanza buoni. Poiché desideriamo ubbidirgli, i nostri errori ci fanno soffrire, e a volte continuiamo a sentirci sopraffatti anche dopo aver ricevuto il suo perdono. L’esempio di Paolo mostra che questa lotta può riguardare servitori fedeli. La lezione è che sentirci male per le nostre debolezze non dimostra che Geova abbia smesso di amarci. Dobbiamo riconoscere i nostri errori senza permettere che definiscano tutto il nostro rapporto con lui.
1 Giovanni 3:19-20 — Sarà dunque da questo che sapremo di avere origine dalla verità, e rassicureremo il nostro cuore davanti a lui riguardo a qualunque cosa per cui il cuore possa condannarci, perché Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Risposta 4: Ad alcuni è difficile crederlo perché il loro cuore li condanna anche quando non hanno fatto nulla di male. Prima Giovanni 3:19, 20 ci ricorda che Geova ne sa più del nostro cuore. Possiamo pretendere sempre di più da noi stessi e pensare di non fare mai abbastanza, ma questo sentimento non dimostra che lui sia deluso. La sua piena conoscenza di noi merita più fiducia della nostra valutazione imperfetta.
Come ci vede Geova?
Romani 5:8 — Ma Dio ci raccomanda il suo amore: infatti mentre eravamo ancora peccatori Cristo è morto per noi.
Risposta 1: Romani 5:8 dimostra che Geova ci considera preziosi nonostante la nostra imperfezione. Non ha aspettato che fossimo perfetti per mostrarci il suo amore mediante il sacrificio di Cristo. Inoltre, ci ha creato con qualità che ci permettono di imitarlo e ha visto il nostro potenziale prima ancora che lo conoscessimo. Perciò, quando pensiamo che i nostri difetti ci rendano indegni del suo affetto, possiamo ricordare ciò che ha già fatto perché diventassimo suoi amici.
Risposta 2: Geova vede nei suoi servitori dedicati la loro lealtà e integrità, e li considera molto speciali. Li accoglie come parte della sua famiglia e si fida di loro affinché siano suoi testimoni. Inoltre si rallegra quando contribuiscono a difendere il suo nome. Questo dimostra che non siamo persone insignificanti per lui. La nostra fedeltà ha valore, e il privilegio di rappresentarlo ci dà una solida ragione per sentirci amati e apprezzati, anche se a volte ci è difficile riconoscerlo.
Risposta 3: Quando ci pentiamo, Geova non si concentra sui nostri peccati, ma ci perdona generosamente. Così trattò i cristiani di Corinto che avevano abbandonato gravi condotte. Ai suoi occhi erano puri e potevano adorarlo sicuri del suo amore. Questo ci insegna che Geova non ci definisce per sempre in base ai nostri errori peggiori. Possiamo accettare il suo perdono e continuare a coltivare la nostra amicizia con lui, senza pensare che il nostro passato ci renda permanentemente meno preziosi.
Risposta 4: Geova non determina il nostro valore in base alle responsabilità o agli incarichi che abbiamo. Apprezza la nostra fede e i nostri sforzi per imitare Gesù. Perciò ricevere un incarico non ci rende più preziosi come persone, e perderlo non significa che Geova ci ami di meno. Questo punto ci aiuta a mantenere una visione equilibrata di noi stessi e degli altri. L’importante è rimanere leali e sfruttare le opportunità di compiere opere buone.
Cosa ci aiuterà a vederci come ci vede Geova?
2 Corinti 10:4-5 — Infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma mediante Dio hanno la potenza per abbattere ciò che è solidamente fortificato. Noi abbattiamo i ragionamenti e tutto quello che si innalza contro la conoscenza di Dio, e prendiamo prigioniero ogni pensiero per renderlo ubbidiente al Cristo;
Risposta 1: Ci aiuterà a combattere i ragionamenti negativi con le prove che Geova ci dà. Seconda Corinti 10:4, 5 mostra che queste idee, anche se sono radicate, possono essere abbattute. Se la Bibbia insegna che Geova apprezza i suoi servitori, dobbiamo respingere ciò che contraddice questa verità. Non perché sia facile cambiare sentimento, ma perché ci fidiamo di Geova più che della nostra percezione imperfetta.
Risposta 2: Possiamo usare la Bibbia come uno specchio e chiedere a Geova di aiutarci a riconoscere le qualità che apprezza. Leggendo di servitori imperfetti che amava, possiamo esaminare se anche noi dimostriamo amore e perseveranza. Inoltre, è utile mettere per iscritto versetti e pensieri che rafforzino la nostra fiducia nel suo affetto. Ripassare questa raccolta quando siamo scoraggiati ci aiuterà a ricordare prove concrete del nostro valore, invece di lasciarci guidare solo da ciò che proviamo.
Risposta 3: Dobbiamo anche proteggerci dalle influenze che distorcono il modo in cui ci vediamo. Possiamo ridurre i contatti non necessari con persone che ci sminuiscono, resistere alla pressione di misurarci in base ai possedimenti e limitare i social media se ci fanno male. Allo stesso tempo, è bene concentrarci su ciò che possiamo fare per Geova adesso. In questo modo smettiamo di alimentare confronti dannosi e sfruttiamo di cuore le opportunità che abbiamo, senza pensare che i nostri limiti ci tolgano ogni valore.
Risposta 4: Ci aiuterà continuare a trasformare il nostro modo di pensare con pazienza. Se torna un pensiero negativo, non significa che abbiamo fallito; siamo ancora imperfetti e dobbiamo continuare a imparare. Possiamo tornare alle verità bibliche, ricordare l’amore di Geova e confidare che la sua opinione è quella corretta. L’obiettivo è pensare sempre più come lui. Perseverare in questo modo ci permetterà di servirlo con maggiore fiducia e gioia, convinti di essere preziosi per il nostro Padre celeste.
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