Tema: Aiutiamo altri a beneficiare della misericordia di Geova
Quando qualcuno ha commesso gravi errori, potrebbe pensare di non avere più l’opportunità di avvicinarsi a Dio. Altri, vedendo tanta malvagità, si chiedono perché Dio non la elimini. Geremia 50 ci aiuta a capire come agisce Geova in entrambe le situazioni. Non passa sopra alla malvagità, ma non respinge nemmeno chi si pente. Capire questo equilibrio ci spinge ad aiutare altri a beneficiare della sua misericordia.
Pensiamo innanzitutto a Babilonia. La sua condanna non fu una reazione capricciosa da parte di Geova. Quella potenza aveva commesso gravi peccati e si era comportata con arroganza nei suoi confronti. La profezia spiega chiaramente perché avrebbe dovuto rendere conto. Leggiamo Geremia 50:14, 29 e 31.
Geremia 50:14,29,31 — Venite contro Babilonia in formazione di battaglia da ogni parte, voi tutti che tendete l’arco. Tirate senza risparmiare alcuna freccia, perché è contro Geova che ha peccato. Convocate contro Babilonia gli arcieri, tutti quelli che tendono l’arco. Accampatevi tutt’intorno a lei; non scampi nessuno. Ripagatela in base alle sue azioni, trattatela come lei ha trattato gli altri, perché ha agito con arroganza contro Geova, contro il Santo d’Israele. “Ecco, io sono contro di te, o insolente”, dichiara il Sovrano Signore, Geova degli eserciti; “sta per arrivare il tuo giorno, il tempo in cui ti chiamerò a rendere conto.
Notiamo i motivi indicati da Geova? Babilonia aveva peccato contro di lui, aveva agito con arroganza ed era ribelle. Non si trattava di un errore isolato. La sua condotta dimostrava un atteggiamento di sfida. Inoltre, la punizione era in relazione a ciò che lei stessa aveva fatto. Geova conosceva le sue azioni e non avrebbe permesso che continuasse indefinitamente a causare danni. Perciò la sentenza contro Babilonia era un’espressione di giustizia, non una mancanza di misericordia.
Questo ci aiuta quando parliamo con qualcuno che fa fatica a capire i giudizi di Dio. Possiamo ascoltare la sua preoccupazione e mostrargli che Geova non agisce per pregiudizio né si lascia ingannare dalle apparenze. Nel caso di Babilonia spiegò i motivi della sua condanna. La sua misericordia non significa indifferenza davanti alle sofferenze provocate dalla malvagità. Possiamo confidare che le sue decisioni sono sempre giuste.
C’è anche una lezione per noi. Invece di sentirci superiori a chi ancora non conosce Geova, vogliamo coltivare l’umiltà. L’arroganza porta a respingere la guida divina; l’umiltà permette di accettarla e cambiare. E qui sorge una domanda importante: cosa sarebbe successo agli israeliti che avevano anch’essi peccato, ma erano disposti a pentirsi? La risposta mostra che Geova non tratta allo stesso modo la ribellione e il pentimento.
I peccati di Israele e Giuda erano reali. Tuttavia, Geova non considerava perduto tutto il suo popolo. Agli israeliti pentiti offriva qualcosa di cui avevano profondamente bisogno: il suo perdono. Ascoltiamo la promessa di Geremia 50:20.
Geremia 50:20 — “In quei giorni e in quel tempo”, dichiara Geova, “si cercherà la colpa d’Israele, ma non si troverà, e non si troveranno nemmeno i peccati di Giuda, perché perdonerò quelli che avrò lasciato in vita”.
L’immagine è molto rassicurante. Si sarebbe cercata la colpa, ma non si sarebbe trovata. Perché? Non perché quegli israeliti non avessero mai peccato, ma perché Geova li avrebbe perdonati. Il suo perdono sarebbe stato completo. Non avrebbe offerto loro una riconciliazione parziale. Che contrasto con la sentenza contro l’arrogante Babilonia! Lo stesso Dio che giudica con giustizia è disposto a mostrare misericordia a chi si pente e desidera tornare da lui.
Immaginiamo che una persona con cui studiamo la Bibbia provi molta vergogna per il suo passato. Forse pensa che i suoi errori siano troppo gravi per avvicinarsi a Geova. Non dobbiamo minimizzare quello che ha fatto né assicurarle che non deve cambiare. Possiamo aiutarla a comprendere questa promessa: Geova sa perdonare completamente. Invece di concentrarci solo sul suo passato, aiutiamola a vedere quali passi può fare ora per avvicinarsi a lui.
Il modo in cui la trattiamo deve essere in armonia con questo messaggio. Se parliamo di misericordia, ma mostriamo freddezza o impazienza, per lei sarà più difficile percepire l’affetto di Geova. Ascoltarla con rispetto e riconoscere i suoi sforzi può aiutarla a continuare a imparare. Non spetta a noi decidere che qualcuno non cambierà mai. La promessa del perdono ci incoraggia a guardare le persone con speranza. E questa speranza ci spinge ad agire per aiutarle.
La misericordia di Geova non si limitò a una promessa di perdono. Il suo popolo ricevette anche istruzioni per uscire da Babilonia. Doveva conoscere il messaggio di Dio e agire di conseguenza. Questo legame tra annunciare e aiutare a uscire emerge da Geremia 50:2 e 8. Leggiamolo.
Geremia 50:2,8 — “Annunciatelo fra le nazioni e proclamatelo. Alzate un segnale e proclamatelo. Non nascondete nulla. Dite: ‘Babilonia è stata catturata. Bel è stato svergognato. Meròdac è terrorizzato. Le sue immagini sono state svergognate. I suoi disgustosi idoli sono terrorizzati’. “Fuggite da Babilonia, uscite dal paese dei caldei e siate come gli animali che si mettono alla testa del gregge.
Il messaggio non doveva essere nascosto. La caduta di Babilonia avrebbe dimostrato che i suoi idoli non potevano proteggerla, e il popolo di Dio doveva uscire da lì. Gli ebrei prigionieri non dovevano lasciarsi contaminare dalla falsa religione di quel luogo. In questo modo sarebbero stati pronti a tornare e a ripristinare la pura adorazione. Dopo la conquista di Babilonia, Ciro permise loro di tornare e di ricostruire il tempio. Geova aprì loro la strada, ma loro dovevano rispondere.
Come imitiamo oggi questa misericordia? Predicando la buona notizia e aiutando altri a uscire dalle false religioni. Non vogliamo limitarci a indicare ciò che è sbagliato. Vogliamo che le persone conoscano Geova, comprendano la sua volontà e vedano che possono avvicinarsi a lui. L’avvertimento riguardo a Babilonia la Grande è serio, ma il modo in cui lo trasmettiamo deve riflettere sincero interesse per chi è stato ingannato. Non confondiamo la fermezza con la durezza.
Per esempio, qualcuno potrebbe essere molto legato alla religione in cui è cresciuto. Forse le sue convinzioni sono legate a ricordi familiari molto cari. Ridicolizzarle non lo aiuterà ad ascoltare. Sarà meglio fare domande rispettose, capire cosa pensa e ragionare con la Bibbia. Possiamo mostrargli con pazienza la differenza tra un insegnamento religioso e ciò che insegna Geova. Il nostro obiettivo non è vincere una discussione, ma aiutare una persona a beneficiare della misericordia divina.
Possiamo anche chiederci: c’è qualcuno che potrei tornare a visitare o a cui potrei dedicare più tempo per rispondere alle sue domande? Forse ha bisogno di incoraggiamento per continuare a studiare o di sostegno mentre fa dei cambiamenti. La misericordia ci spinge a offrire aiuto concreto, non solo informazioni. Ricordare come Geova tratta chi si pente ci permetterà di essere pazienti, senza perdere di vista l’importanza che ogni persona agisca in armonia con ciò che impara.
Geova fu giusto nel condannare Babilonia e misericordioso nel perdonare completamente gli israeliti pentiti. Noi riflettiamo questa misericordia quando portiamo la buona notizia ad altri e li aiutiamo ad abbandonare la falsa religione. Quando predichiamo, non vediamo semplicemente qualcuno con idee sbagliate. Vediamo una persona che ha bisogno di conoscere Geova. Possano le nostre parole, la nostra pazienza e il nostro aiuto permetterle di comprendere quanto lui sia misericordioso.
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