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Tesori della Parola di Dio per la settimana dal 18 al 24 gennaio 2027

Tesori della Parola di Dio per la settimana dal 18 al 24 gennaio 2027

Tema: “Non mi sentirò più offeso”

Quando qualcuno ci fa del male, può essere molto difficile ritrovare la calma. E, se l’offesa si ripete, forse ci risulta ancora più difficile lasciarci alle spalle la rabbia. Per questo ci è utile conoscere la reazione di Geova quando il suo popolo lo offese profondamente. Il capitolo 16 di Ezechiele ci permette di vedere sia la gravità di quell’offesa sia il desiderio di Geova di aprire la strada al perdono.

Per apprezzare il perdono di Geova, prima dobbiamo capire cosa era successo. Non si trattava di una differenza di opinioni né di un errore di poca importanza. Israele si era ribellato contro di lui. Nel descrivere la condotta di Gerusalemme, Geova usò un paragone molto forte che metteva in risalto la slealtà del suo popolo. Ascoltiamo ciò che dice Ezechiele 16:26.

Ezechiele 16:26 — Ti prostituisti con i figli dell’Egitto, con i tuoi lussuriosi vicini, e mi offendesti con i tuoi innumerevoli atti di prostituzione.

Il paragone con la prostituzione mostra che il popolo aveva tradito la sua relazione con Geova. I suoi legami con l’Egitto non erano qualcosa di innocente: facevano parte della sua infedeltà. Inoltre, il testo chiarisce che non era stato un episodio isolato. La condotta si era ripetuta più e più volte. Perciò Geova aveva ogni ragione per sentirsi profondamente offeso da ciò che era successo.

Questo ci aiuta a evitare un’idea sbagliata sul perdono di Geova. La sua disponibilità a perdonare non significa che sia indifferente a quello che facciamo. La slealtà gli importa, e molto. Non dobbiamo confondere la sua misericordia con il permissivismo. Per capire quanto fosse prezioso il perdono che avrebbe offerto, dobbiamo prima riconoscere quanto fosse stata grave la ribellione del suo popolo.

Possiamo trarne un’applicazione personale. Quando prendiamo decisioni, non basta chiederci se qualcosa ci conviene o se altre persone lo accettano. È utile pensare anche: che effetto avrà questo sulla mia relazione con Geova? Dimostra che apprezzo la sua amicizia? Ricordare che la nostra condotta può piacergli oppure offenderlo ci aiuta a prendere sul serio la lealtà, anche in decisioni che altri potrebbero considerare di poco conto.

Impariamo anche qualcosa che ci sarà utile quando pensiamo alle nostre ferite. Geova non negò che ci fossero motivi per essere adirato. Riconobbe l’offesa e agì di conseguenza. Quindi imitare la sua disponibilità a perdonare non richiede di fingere che non sia successo nulla. Ma sorge una domanda importante: dopo tanta slealtà, Geova avrebbe voluto mantenere per sempre la distanza tra sé e il suo popolo?

Geova annunciò che Gerusalemme avrebbe subito le conseguenze della sua condotta. Gli stessi alleati idolatri nei quali aveva confidato avrebbero finito per distruggerla e portarle via le sue cose preziose. La punizione sarebbe stata severa. Tuttavia, per capire il modo di agire di Geova, non possiamo concentrarci solo sulla punizione; dobbiamo prestare attenzione al suo obiettivo. Leggiamo come lo espresse in Ezechiele 16:42.

Ezechiele 16:42 — Allora acquieterò il mio furore contro di te, e la mia indignazione si allontanerà da te; e me ne starò tranquillo e non mi sentirò più offeso’.

Queste parole mostrano che Geova non voleva prolungare indefinitamente la sua ira. Il suo scopo non era sterminare il suo popolo, ma porre fine alla sua infedeltà. A lungo termine voleva ripristinare la pura adorazione dopo l’esilio. Pertanto la disciplina non chiudeva ogni possibilità di recupero. Anche se c’erano ragioni per l’indignazione, Geova guardava oltre l’offesa e la punizione che meritava.

Perché avrebbe agito così? Perché avrebbe ricordato il patto che aveva stretto con il suo popolo. A differenza degli israeliti, Geova avrebbe dimostrato di essere totalmente leale. La sua reazione non era guidata dal desiderio di farli soffrire senza fine. Continuava ad avere presente il suo proposito e la relazione che aveva stabilito con loro. È rassicurante sapere che la sua ira non lo porta a dimenticare la sua lealtà.

Noi non abbiamo l’autorità né la conoscenza perfetta di Geova per giudicare. Ma possiamo imitare il suo desiderio di non rimanere adirati. Per esempio, se un fratello ci ha parlato in modo duro e poi cerca di sistemare le cose, potremmo chiederci: voglio recuperare la pace o voglio che continui a stare male? Questa domanda può rivelare cosa stiamo davvero cercando con la nostra reazione.

Ritrovare la calma può richiedere tempo; il dolore non sempre scompare subito. Nonostante ciò, possiamo decidere di non alimentare continuamente il risentimento. Geova ci mostra che avere motivi per sentirci offesi non ci obbliga a conservare la rabbia per sempre. E il suo esempio va ancora oltre: non si limitò a dire che avrebbe smesso di essere indignato, ma rese possibile per il suo popolo avvicinarsi di nuovo a lui.

Qui vediamo la profondità della misericordia di Geova. Non si limitò ad annunciare che la punizione sarebbe finita. Offrì una prospettiva di riconciliazione. Il popolo aveva danneggiato gravemente la sua relazione con lui e aveva bisogno del suo aiuto per recuperarla. Cosa avrebbe fatto Geova, e in che modo questo avrebbe influito su quelli che avrebbero ricevuto il suo perdono? Ascoltiamo la promessa che troviamo in Ezechiele 16:62 e 63.

Ezechiele 16:62-63 — “‘Io stesso stabilirò il mio patto con te, e dovrai riconoscere che io sono Geova. Quando farò espiazione per te nonostante tutto quello che hai fatto, ti ricorderai del tuo comportamento e ti vergognerai al punto da non aprire bocca per l’umiliazione’, dichiara il Sovrano Signore Geova”.

Geova annunciò che avrebbe fatto espiazione per loro. L’espiazione è il sistema che lui stabilì affinché esseri umani peccatori potessero tornare ad avere una buona relazione con lui. Quindi questa promessa non era semplicemente un invito a dimenticare il passato. Geova avrebbe fornito una base per il perdono. Era lui stesso a rendere possibile che il popolo recuperasse qualcosa che aveva danneggiato con la propria condotta.

Ai tempi degli israeliti, quel sistema era temporaneo. Ogni anno, nel Giorno dell’Espiazione, il sommo sacerdote offriva sacrifici animali a favore del popolo. Quei sacrifici non potevano eliminare completamente i loro peccati, perché gli animali sono inferiori agli esseri umani. Tuttavia, Geova era disposto a perdonarli se si pentivano e offrivano i sacrifici che lui richiedeva.

I sacrifici ricordavano loro anche che erano peccatori e avevano bisogno di una soluzione permanente. E, secondo il brano che abbiamo letto, ricevere misericordia non li avrebbe portati a sentirsi orgogliosi né a giustificare il loro passato. Avrebbero ricordato la loro condotta con vergogna e umiltà. Questa è una differenza importante: il perdono di Geova non trasformava la ribellione in qualcosa di accettabile; dava loro motivo di riconoscerla e cambiare.

Pensando a tutto questo, poniamoci la domanda: cosa posso fare per perdonare quelli che mi hanno fatto del male? Un primo passo è esaminare se sono disposto a favorire la pace. Posso chiedere a Geova di aiutarmi a non alimentare il risentimento e a riconoscere gli sforzi sinceri dell’altra persona per correggere ciò che ha fatto, invece di scartarli automaticamente.

Per esempio, se qualcuno si scusa sinceramente per un commento offensivo, possiamo ascoltarlo senza approfittare dell’occasione per umiliarlo. E, una volta perdonata la questione, possiamo sforzarci di non usarla come arma nelle conversazioni future. Non si tratta di negare il dolore, ma di evitare che continui a guidare il nostro modo di trattare l’altra persona. Pensiamo a un’azione concreta che possiamo intraprendere per sviluppare questo atteggiamento disposto a perdonare.

Israele aveva offeso profondamente Geova. Tuttavia, lui non volle rimanere adirato per sempre e provvide i mezzi perché il suo popolo recuperasse la sua amicizia. Questo esempio ci insegna che perdonare non significa sminuire il male. Significa non fare della rabbia la nostra risposta permanente. Mostriamo gratitudine per la misericordia di Geova e sforziamoci di rifletterla nel modo in cui trattiamo gli altri.

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