Capitolo 20: Trovò il coraggio quando era debole
In che modo Sansone dimostrò coraggio?
Commento 1: Sansone dimostrò coraggio affrontando i filistei che opprimevano Israele. A differenza di altri giudici, non comandava un esercito, ma Geova lo usò per combattere da solo contro molti nemici. Per esempio, quando il suo stesso popolo lo consegnò legato, spezzò le corde e uccise 1.000 filistei con una mascella d’asino. Il suo coraggio non si spiegava semplicemente con la sua forza fisica. Ciò che rendeva possibili quelle vittorie era la potenza che riceveva da Geova.
Commento 2: Fu coraggioso anche quando i suoi nemici gli tesero un agguato a Gaza. Volevano ucciderlo all’alba, ma lui si alzò a mezzanotte, divelse le porte della città con i loro montanti e la sbarra e le trasportò su un monte vicino a Ebron. Non si trattava solo di uscire da una situazione pericolosa. Quell’impresa dimostrò ancora una volta che i filistei non potevano fermarlo finché avesse avuto il sostegno di Geova. La sua sicurezza dipendeva da quel sostegno, non dal numero dei nemici.
Commento 3: Mi colpisce particolarmente il coraggio che mostrò alla fine. Aveva perso la vista e la libertà, e sapeva che il suo stesso errore aveva contribuito a quella situazione. Eppure non smise di cercare Geova. Pentito, gli chiese forza e sfruttò l’ultima opportunità per combattere contro i nemici di Dio. Il suo esempio ci ricorda che il coraggio si dimostra anche dopo una caduta: riconoscendo ciò che è successo e facendo i passi che possiamo ancora fare per agire bene.
1. Come mai Sansone poteva toccare cadaveri e rimanere nazireo? (w05 15/1 30, 31)
Giudici 13:5 — Ecco, concepirai e partorirai un figlio; sulla sua testa non dovrà mai passare il rasoio, perché il piccolo sarà un nazireo di Dio sin dalla nascita, e salverà Israele dalla mano dei filistei”.
Commento 1: Giudici 13:5 mostra la differenza fondamentale: Geova scelse Sansone perché fosse nazireo dalla nascita. Non fu Sansone a fare volontariamente un voto per un certo periodo. Il suo servizio come nazireo sarebbe durato tutta la vita ed era legato a una missione precisa: iniziare a liberare Israele dai filistei. Perciò non dovremmo supporre che tutte le restrizioni del nazireato volontario si applicassero allo stesso modo al suo caso. Il divieto di toccare cadaveri non si applicava a lui.
Commento 2: Una differenza importante riguarda ciò che accadeva se un nazireo volontario veniva contaminato da un cadavere. Secondo Numeri 6, doveva purificarsi e ricominciare il periodo del suo nazireato; i giorni precedenti non venivano contati. Ma Sansone era nazireo dalla nascita. Non poteva ricominciare un servizio che comprendeva tutta la sua vita fin dalla nascita. Come spiega il riferimento, questo ci aiuta a capire che i requisiti del suo nazireato erano diversi da quelli del nazireato volontario.
Commento 3: Il confronto con Samuele e Giovanni Battista chiarisce ulteriormente la questione. Nel caso di Sansone era stato specificato che non doveva tagliarsi i capelli. Anna promise che neppure a Samuele sarebbero stati tagliati, e riguardo a Giovanni fu detto che non avrebbe bevuto vino né altre bevande alcoliche. Tuttavia, a nessuno di questi tre nazirei a vita fu vietato avvicinarsi a un morto. Quindi è corretto concentrarci sulle istruzioni date per ciascuno, senza aggiungere requisiti che non vengono menzionati.
Commento 4: Anche la missione che Geova aveva affidato a Sansone ci aiuta a rispondere. Era uno dei giudici che Dio usò per liberare Israele dai suoi predoni. Combattendo contro i filistei, entrò in contatto con cadaveri, per esempio quando uccise 30 uomini e prese le loro vesti. Il racconto non presenta quel contatto come una violazione del suo nazireato. Al contrario, mostra che stava svolgendo il compito per cui Geova lo aveva scelto.
Commento 5: Un’altra prova è che Geova continuò a dargli il suo spirito per compiere quelle imprese. Giudici 14:19 collega esplicitamente l’azione di Sansone contro 30 filistei alla potenza che ricevette da Dio. Quindi non stiamo semplicemente supponendo che Geova approvasse il suo comportamento. Il racconto identifica l’origine della sua forza. Questo conferma che il contatto con i cadaveri durante quelle azioni non lo squalificava come nazireo né impediva a Geova di usarlo per portare a termine la missione che gli aveva affidato.
Commento 6: Inoltre Ebrei 11 include Sansone tra gli uomini di fede. Questa valutazione successiva concorda con ciò che mostrano i racconti delle sue vittorie: ebbe il favore di Geova mentre svolgeva la sua missione. Questo ci insegna a non giudicare il suo caso applicandogli automaticamente le condizioni di un altro tipo di nazireato.
2. Cosa indica che Sansone aveva bisogno dello spirito santo di Dio per trasportare la porta e i suoi montanti da Gaza a Ebron? (w04 15/10 15 parr. 7, 8)
Giudici 16:3 — Comunque Sansone riposò fino a mezzanotte; poi a mezzanotte si alzò, afferrò i battenti della porta della città e i due montanti e li divelse con tutta la sbarra. Se li mise sulle spalle e li portò in cima al monte che è davanti a Èbron.
Commento 1: Il racconto mostra che Sansone non portò soltanto alcune ante della porta. Divelse anche i due montanti e la sbarra e si caricò tutto sulle spalle. Gaza era una città fortificata, quindi quei pezzi dovevano essere grandi e pesanti. Non viene indicato il loro peso esatto, perciò non è necessario calcolarlo. È chiaro però che divellere e trasportare tutto quell’insieme richiedeva una forza straordinaria, che Sansone riceveva da Geova.
Commento 2: La distanza rende l’impresa ancora più impressionante. Il capitolo indica che Sansone percorse circa 60 chilometri portando la porta sulle spalle. Non si limitò ad alzarla, spostarla per qualche passo e lasciarla cadere. La portò fino alla cima di un monte vicino a Ebron. Anche se il riferimento chiarisce che non conosciamo l’esatta posizione di quel monte, il percorso descritto ci aiuta ad apprezzare la portata di ciò che fece. Una normale capacità fisica non spiega un’impresa simile.
Commento 3: Oltre alla distanza, bisogna tenere conto del dislivello. Gaza si trova vicino al livello del mare, mentre Ebron è a circa 900 metri di altitudine. Sansone quindi non percorse semplicemente una strada pianeggiante con un carico pesante: dovette salire. Immaginare quella salita ci aiuta a leggere il racconto con maggiore attenzione. I particolari geografici rafforzano la stessa conclusione: quella forza non era una qualità che Sansone possedesse indipendentemente da Dio, ma un aiuto straordinario di Geova.
Commento 4: Non arriviamo a questa conclusione solo perché la porta era pesante o il percorso lungo. In altre imprese di Sansone, la Bibbia dice esplicitamente che lo spirito di Geova lo riempì di potenza. Fu così quando squarciò il leone e quando spezzò i legami davanti ai filistei. Quei racconti spiegano l’origine della sua forza straordinaria. Leggendo ciò che accadde a Gaza in quel contesto, comprendiamo che dipendeva dallo spirito santo, non semplicemente dai suoi muscoli.
Commento 5: L’applicazione per noi non è che dovremmo aspettarci una forza muscolare come quella di Sansone. Il riferimento spiega che lo spirito santo può rafforzarci interiormente e aiutarci a comprendere le questioni spirituali. Efesini 3:16 mette proprio in risalto questa forza interiore. Quindi, quando una responsabilità o una prova ci sembra superiore alle nostre forze, possiamo chiedere l’aiuto di Geova. Il racconto ci dà fiducia nella potenza del suo spirito, anche se oggi tale aiuto non si manifesta attraverso imprese fisiche straordinarie.
3. Cosa fa pensare che Dalila forse fosse israelita? (w05 15/3 28 par. 3)
Commento 1: L’indizio sta nel modo in cui i governanti filistei cercarono di ottenere la sua collaborazione. Non fecero appello alla lealtà di Dalila verso il popolo filisteo, ma alla sua avidità, offrendole una grande quantità d’argento. Il riferimento spiega che questo sembra indicare che forse era israelita. Se fosse stata filistea, avrebbero potuto fare appello alla sua lealtà nazionale. Tuttavia, si tratta di un indizio, non di una prova definitiva delle sue origini.
Esodo 21:32 — Se il toro ha incornato uno schiavo, o una schiava, lui verserà 30 sicli al padrone dello schiavo, e il toro sarà lapidato.
Commento 2: Esodo 21:32 menziona un risarcimento di 30 sicli per uno schiavo ucciso da un toro. Quella somma aiuta a mettere in prospettiva la tangente offerta a Dalila: se i 5.500 pezzi d’argento erano sicli, si trattava di una cifra enorme. Il confronto non dimostra che fosse israelita, ma mette in risalto il mezzo scelto dai governanti per persuaderla. Cercarono di comprare la sua collaborazione con il denaro, invece di chiederle di agire per lealtà verso il popolo filisteo.
Commento 3: È utile distinguere ciò che è possibile da ciò che è certo. È possibile che Dalila fosse israelita, visto il tipo di proposta che le fecero. È certo che accettò la tangente e tradì Sansone. Il capitolo concentra l’attenzione sulla sua slealtà, non sullo stabilire la sua nazionalità. Perciò, nel rispondere, è meglio mantenere la cautela del riferimento e dire che forse era israelita. Non è necessario trasformare una possibilità in un fatto per comprendere la gravità di ciò che fece.
4. Perché Sansone voleva vendicarsi per uno solo dei suoi occhi? (Giud. 16:28; it “Sansone” par. 10)
Giudici 16:28 — Sansone ora implorò Geova dicendo: “Sovrano Signore Geova, ti prego, ricordati di me. O Dio, dammi forza questa volta sola, ti prego, e permettimi di vendicarmi sui filistei per uno dei miei occhi”.
Commento 1: Una possibile spiegazione è che Sansone riconoscesse la sua parte di responsabilità in ciò che era accaduto. Aveva rivelato il segreto legato al suo nazireato, e quel grave errore aveva contribuito alla sua cattura e alla sua cecità. Il riferimento osserva che questo potrebbe spiegare perché chiese di vendicarsi per uno solo dei suoi occhi. La preghiera non spiega direttamente questo particolare, quindi non possiamo affermarlo con certezza. Ma questa possibilità concorda con ciò che il capitolo dice riguardo al suo pentimento.
Commento 2: L’altra possibilità presentata da Perspicacia è che Sansone comprendesse che, in quanto rappresentante di Geova, non poteva essere vendicato completamente. Questo particolare colloca la sua richiesta in un contesto più ampio del danno personale che aveva subìto. I filistei attribuivano la sua cattura a Dagon e celebravano la vittoria del loro dio. Perciò, nello spiegare la domanda, è bene menzionare entrambe le possibilità offerte dal riferimento, senza sceglierne una come se sapessimo con certezza cosa Sansone avesse in mente.
Commento 3: Anche se non sappiamo con certezza perché menzionò un solo occhio, la sua preghiera rende chiara la sua dipendenza da Geova. Sansone non diede per scontato che avrebbe potuto far crollare il tempio solo perché i suoi capelli erano ricresciuti. Supplicò Dio di restituirgli la forza. Per me questo è un particolare importante: riconosceva chi poteva aiutarlo. Quando studiamo un’espressione il cui motivo non viene spiegato completamente, possiamo essere cauti e allo stesso tempo imparare da ciò che il racconto mostra chiaramente.
Dalila insistette perché Sansone le rivelasse informazioni confidenziali, e lui cedette alla pressione. Cosa insegna questo agli anziani e alle loro mogli?
Commento 1: Agli anziani ricorda che l’insistenza di una persona vicina non cambia il carattere confidenziale di un’informazione. Sansone finì per rivelare il suo segreto perché Dalila continuò a metterlo sotto pressione finché lui non si stancò. Un anziano deve mantenere la discrezione anche in un ambiente rilassato, come una conversazione a casa. Può trattare sua moglie con affetto e fiducia senza raccontarle questioni che deve mantenere riservate. Proteggere tali informazioni è un modo per prendersi cura delle persone che si sono rivolte agli anziani in cerca di aiuto.
Commento 2: Una moglie può sostenere molto suo marito rispettando il fatto che ci sono questioni della congregazione che lui non deve raccontarle. Non ha bisogno di conoscerne i particolari per mostrare comprensione per il tempo e l’impegno che dedica alla cura dei fratelli. Invece di insistere, può aiutarlo a mantenere la riservatezza. In questo modo la discrezione non viene interpretata come mancanza di fiducia nel matrimonio. Entrambi possono considerarla parte del rispetto e dell’affetto che provano per i fratelli.
Commento 3: Il racconto mostra anche il pericolo di abbassare la guardia a causa della stanchezza. Sansone non cedette subito, ma la pressione continua finì per vincere la sua resistenza. Questo insegna che non basta essere discreti una sola volta; bisogna continuare a esserlo quando la conversazione si ripete o siamo esausti. L’anziano può spiegare con gentilezza che non può parlare della questione, e sua moglie può accettare quel limite senza continuare a fare domande. Questa collaborazione protegge sia la riservatezza sia la serenità del matrimonio.
Sansone commise un grave errore, ma in seguito Geova lo usò in modo straordinario. Se commettiamo un errore, come può aiutarci l’esempio di Sansone a non arrenderci?
Commento 1: L’esempio di Sansone mi insegna che un errore grave non deve necessariamente segnare la fine del nostro servizio a Geova. Lui era molto pentito e tornò a cercare l’aiuto di Dio. Non poteva annullare ciò che era successo, ma poteva ancora approfittare di un’opportunità per fare ciò che era giusto. Se sbagliamo, non dovremmo concludere che non valga più la pena impegnarci. L’importante è riconoscere l’errore, pentirci sinceramente e agire bene nelle opportunità che avremo davanti.
Commento 2: Mi aiuta distinguere tra subire le conseguenze di un errore e pensare che Geova non possa più aiutarci. Sansone era ancora cieco e prigioniero quando pregò; il suo pentimento non aveva cancellato quelle conseguenze. Tuttavia Geova ascoltò la sua richiesta e gli diede di nuovo la forza. Questo non significa che tutti i nostri problemi spariranno se ci pentiamo. Significa che, anche mentre affrontiamo le conseguenze di ciò che abbiamo fatto, possiamo cercare l’aiuto di Geova e impegnarci per riacquistare una buona relazione con lui.
Commento 3: Mi incoraggia anche il fatto che, secoli dopo, Paolo includesse Sansone tra gli uomini di fede. La Bibbia non nasconde il suo grave errore, ma non presenta nemmeno quell’errore come l’unica cosa che definì la sua vita. Geova tenne conto della sua fede. Questo ci aiuta a non rimanere intrappolati pensando solo ai nostri fallimenti. Senza minimizzarli, possiamo ricordare che il pentimento e la fede hanno valore agli occhi di Geova. La risposta non è arrendersi, ma continuare a impegnarci per fare ciò che gli piace.
In quali modi puoi imitare l’esempio di coraggio di Sansone?
Commento 1: Posso imitarlo riconoscendo che ho bisogno della forza di Geova, invece di confidare solo nelle mie capacità. Sansone compì le sue imprese grazie allo spirito santo. Io non mi aspetto di ricevere una forza fisica straordinaria, ma posso chiedere aiuto per rimanere fedele quando ho paura o mi sento sopraffatto. Per esempio, prima di affrontare una situazione difficile, posso pregare e ricordare ciò che Geova si aspetta da me. Essere coraggiosi non significa pensare di poter fare tutto, ma appoggiarsi a colui che può rafforzarci.
Commento 2: Posso imitare il suo coraggio senza permettere che la paura degli altri decida come agirò. Il popolo stesso di Sansone lo consegnò ai filistei perché ne aveva paura, ma lui continuò a svolgere la sua missione con l’aiuto di Geova. Noi non imitiamo le sue azioni di guerra. Ciò che imitiamo è la sua fiducia in Dio. Quando ubbidire a Geova è difficile o non riceviamo il sostegno che speravamo, possiamo continuare a fare ciò che è giusto senza dipendere dal fatto che tutti intorno a noi siano coraggiosi.
Commento 3: Un altro modo è avere il coraggio di riconoscere un errore e correggere la rotta. A volte ammettere di aver sbagliato può costarci più che affrontare una difficoltà esterna. Sansone non poteva cambiare il suo passato, ma cercò Geova e approfittò dell’opportunità che aveva ancora. Posso fare lo stesso: smettere di giustificare un errore e concentrarmi su ciò che devo fare ora. Questo tipo di coraggio non attira l’attenzione come un’impresa fisica, ma è molto importante per continuare a servire Geova.
Cosa mi insegna questo racconto su Geova?
Commento 1: Mi insegna che Geova non ha bisogno di grandi risorse umane per realizzare ciò che si propone. Altri giudici comandarono eserciti, ma lui usò Sansone per sconfiggere da solo moltissimi filistei. La differenza non stava nel numero dei combattenti, ma nella potenza di Dio. Questo mi aiuta a non valutare le possibilità di ricevere aiuto basandomi solo su ciò che vedo. Le mie forze sono limitate, ma Geova può darmi la forza di cui ho bisogno per fare la sua volontà.
Commento 2: Il racconto mi insegna che non possiamo dare per scontato il sostegno di Geova. Per anni Sansone aveva compiuto imprese impressionanti. Tuttavia, quando rivelò il suo segreto e gli furono tagliati i capelli, perse la forza perché Geova lo aveva abbandonato. Le sue vittorie precedenti non lo resero immune alle conseguenze di una decisione sbagliata. Per me la lezione è prendermi cura ogni giorno della mia relazione con Geova. Ciò che ho fatto in passato non sostituisce la necessità di continuare a ubbidirgli ora.
Commento 3: Vedo anche la misericordia di Geova. Non ignorò l’errore di Sansone, ma rispose alla sua supplica quando era pentito. Mi commuove pensare che l’uomo che era finito così debole e umiliato potesse tornare a essere utile nelle sue mani. Questo mi aiuta a vedere Geova come qualcuno a cui avvicinarmi quando ho sbagliato, non come qualcuno da cui allontanarmi. La sua misericordia non rende il peccato meno grave, ma ci dà motivi per pentirci e tornare a lui.
In che modo questo racconto si collega al proposito di Geova e al tema principale della Bibbia?
Commento 1: Il racconto mette in risalto la differenza tra Geova e gli dèi falsi. I filistei attribuirono la cattura di Sansone a Dagon e organizzarono una celebrazione in suo onore. Ma fu Geova a restituire la forza a Sansone, e quel tempio finì per crollare. Quindi non si trattava soltanto di uno scontro tra Sansone e i suoi nemici. Era anche in gioco a chi attribuire il potere. Questo si collega alla santificazione del nome di Geova e al riconoscimento che lui è il vero Dio.
Commento 2: Vediamo inoltre che Geova stava portando avanti il suo proposito di liberare il suo popolo dall’oppressione. Prima che Sansone nascesse, aveva già indicato che avrebbe iniziato a salvare Israele dai filistei. Perciò le sue vittorie non erano dimostrazioni di forza senza uno scopo. Facevano parte della missione che Dio gli aveva affidato. Il racconto ci aiuta a concentrarci non solo sulle imprese, ma su ciò che Geova stava realizzando per mezzo loro: agire a favore del suo popolo contro i suoi oppressori.
Commento 3: La preghiera finale di Sansone mette in risalto la sovranità di Geova. Anche se Sansone era stato molto potente, riconobbe di dover rivolgersi a Dio per ricevere forza. E, sebbene i filistei celebrassero la loro presunta vittoria, non potevano impedire a Geova di agire. Questo contrasto si collega al tema principale della Bibbia: il diritto di Geova di governare e la santificazione del suo nome. Il racconto non dirige la nostra fiducia verso un eroe umano, ma verso il Dio a cui quell’uomo doveva la sua forza.
Cosa vorrei chiedere a Sansone quando risusciterà?
Commento 1: Mi piacerebbe chiedergli come visse il momento in cui Geova gli diede forza dopo che il suo stesso popolo lo aveva consegnato legato. Il racconto narra ciò che accadde, ma non spiega tutti i suoi pensieri. Vorrei sapere cosa imparò in quell’occasione riguardo al confidare in Geova quando gli altri hanno paura. Non possiamo immaginare la sua risposta come se la conoscessimo già, ma conversare con lui ci permetterebbe di ascoltare direttamente come sperimentò l’aiuto di Dio in una situazione tanto difficile.
Commento 2: Gli chiederei cosa imparò durante i suoi 20 anni come giudice d’Israele. Il capitolo mette in risalto diverse imprese straordinarie, ma quel servizio durò molti anni. Mi piacerebbe conoscere meglio cosa significò svolgere la missione che Geova gli aveva affidato e quali esperienze lo aiutarono a rafforzare la sua fede. Sarebbe interessante ascoltare qualcosa di più dei particolari di una vittoria. Potremmo imparare dalla sua spiegazione personale cosa significò dipendere da Geova durante quella fase della sua vita.
Commento 3: Mi piacerebbe chiedergli cosa lo aiutò a rivolgersi di nuovo a Geova dopo il suo grave errore. Il capitolo dice che era molto pentito e che chiese ancora forza, ma non racconta tutto ciò che pensò durante la prigionia. Ascoltare la sua esperienza potrebbe aiutarci ad apprezzare ancora di più la misericordia di Geova. Soprattutto, mi interesserebbe sapere quale consiglio darebbe, dopo tutto ciò che visse, a chi si sente umiliato per un errore e ha bisogno di coraggio per andare avanti.
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