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Tesori della Parola di Dio per la settimana dal 28 dicembre 2026 al 3 gennaio 2027

Tesori della Parola di Dio per la settimana dal 28 dicembre 2026 al 3 gennaio 2027

Tema: Aiutiamo altri a sopravvivere ad Armaghedon

Quando sappiamo che qualcuno è in pericolo, l’affetto ci spinge ad aiutarlo. Non ci accontentiamo di essere al sicuro noi; vogliamo che lo sia anche quella persona. Questo sentimento ci aiuta a capire l’importanza della nostra predicazione. Il tema “Aiutiamo altri a sopravvivere ad Armaghedon” ci invita a guardare alle persone con sincero interesse e a sfruttare le opportunità per avvicinarle a Geova.

Ai giorni di Ezechiele, Gerusalemme stava per ricevere la punizione di Geova. La città e il suo tempio erano stati contaminati da pratiche detestabili. Ma c’erano ancora persone fedeli. Sarebbero state distrutte insieme ai malvagi? La visione ricevuta dal profeta diede una risposta rassicurante. Geova vedeva la differenza tra una persona e l’altra. Ascoltiamo l’istruzione riportata in Ezechiele 9:4.

Ezechiele 9:4 — Geova gli disse: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e apponi un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e soffrono per tutte le cose detestabili che si fanno nella città”.

Quel segno era simbolico e aveva uno scopo protettivo. Cosa distingueva coloro che lo ricevevano? Non erano semplicemente persone scontente delle difficoltà della vita. Erano profondamente angosciate per le cose che offendevano Geova. Soffrivano a motivo dell’idolatria praticata nel tempio, della violenza, dell’immoralità sessuale e della corruzione che regnavano a Gerusalemme. Non erano arrivati a considerare la malvagità qualcosa di normale.

La loro reazione rivelava ciò che avevano nel cuore. Inoltre, è probabile che non nascondessero quello che pensavano. Con le loro parole e azioni dimostravano di attenersi alla pura adorazione e di essere contrari a quelle pratiche. Geova non ignorò la loro fedeltà. Avrebbe mostrato loro misericordia e li avrebbe salvati. Che sollievo per Ezechiele sapere che i giusti non sarebbero stati eliminati insieme ai malvagi.

Questo ci aiuta a pensare alle persone a cui predichiamo. Forse qualcuno ci parla con tristezza della violenza o della corruzione. Invece di affrettarci a dare una risposta, possiamo ascoltarlo e cercare di capire ciò che lo preoccupa. Quel dolore può offrire l’opportunità di parlargli di Geova e spiegargli che anche lui non è indifferente alla sofferenza né approva la malvagità.

Naturalmente, aiutare qualcuno implica più che concordare sul fatto che il mondo va male. Vogliamo aiutarlo a conoscere Geova e a capire perché vale la pena schierarsi dalla sua parte. Quegli israeliti fedeli non si limitavano a rammaricarsi per ciò che accadeva: si attenevano alla pura adorazione. La parte successiva della visione mostra perché quella differenza era così importante e perché noi dobbiamo prenderla sul serio.

La visione non descriveva un semplice avvertimento senza conseguenze. La sentenza contro Gerusalemme sarebbe stata eseguita, e il segno avrebbe distinto coloro che sarebbero stati protetti. Per comprendere la gravità della situazione, leggiamo Ezechiele 9:5, 6. Notiamo in particolare l’ordine che gli esecutori ricevettero riguardo a coloro che avevano il segno.

Ezechiele 9:5-6 — Poi sentii che diceva agli altri: “Passate in mezzo alla città dopo di lui e colpite. Il vostro occhio non si impietosisca e non mostrate compassione. Uccidete vecchi, giovani, vergini, donne e bambini; sterminateli. Ma non avvicinatevi a nessuno che abbia il segno sulla fronte. Cominciate dal mio santuario”. Cominciarono dunque dagli anziani che erano davanti alla casa.

Sono parole forti. Quelli che non avevano il segno morirono durante la distruzione della città. Gli esecutori, invece, non dovevano avvicinarsi a chi lo aveva. Geova aveva stabilito una chiara differenza. L’ordine di cominciare dal santuario mostrava inoltre che essere vicini al tempio non garantiva protezione. Ciò che contava non era l’apparenza religiosa, ma la posizione che ogni persona assumeva nei confronti di Geova e della malvagità.

Questa parte del racconto ci aiuta a mantenere un senso di urgenza. Predicare non significa semplicemente svolgere un’attività o trasmettere informazioni interessanti. Stiamo aiutando le persone a conoscere Geova e a schierarsi dalla sua parte. Perciò, quando qualcuno mostra interesse, vale la pena occuparsene. Possiamo ricordare cosa lo preoccupava, preparare una conversazione utile e tornare a parlargli quando gli è più comodo.

Ma l’urgenza non deve trasformarsi in durezza. Non spetta a noi decidere chi reagirà favorevolmente né considerare qualcuno irrecuperabile. La serietà del messaggio dovrebbe spingerci ad aiutare, non a fare pressione. E qui sorge una domanda importante: fino a quando potremo continuare a offrire questo aiuto? Per rispondere, non dobbiamo trasferire automaticamente tutti i dettagli di ciò che accadde a Gerusalemme al tempo della fine. Dobbiamo considerare ciò che spiegò Gesù.

Secondo il chiarimento ricevuto riguardo a Matteo 24:14, la fine che Gesù collegò alla predicazione della buona notizia è la fine definitiva del mondo di Satana ad Armaghedon. Pertanto, continueremo a predicare fino a poco prima di quella fine definitiva. Questo corregge l’idea che la predicazione della buona notizia sarebbe terminata quando Babilonia la Grande fosse stata distrutta e fosse iniziata la grande tribolazione.

Cosa significa questo per le persone? Potrebbero avere ancora l’opportunità di accettare la buona notizia dopo la distruzione di Babilonia la Grande. Non dovremmo affermare che potranno sopravvivere solo quelli che avranno già dimostrato la loro fedeltà prima dell’inizio della grande tribolazione. L’esperienza degli ebrei fedeli ci insegna che Geova protegge i suoi servitori, ma di per sé non stabilisce quel limite di tempo.

Coloro che si schiereranno dalla parte di Geova dopo la distruzione di Babilonia la Grande avranno l’onore di sostenere i fratelli di Cristo che saranno ancora sulla terra e quindi di essere considerati pecore. Questa opportunità rimarrà aperta solo fino a poco prima dell’inizio di Armaghedon, quando gli unti ancora sulla terra riceveranno la loro ricompensa celeste. Perciò, il nostro lavoro di aiutare altri continua ad avere senso.

Questo chiarimento non è un motivo per rimandare la predicazione né per suggerire a qualcuno di aspettare. Piuttosto, ci incoraggia a perseverare con speranza. Pensiamo a un familiare che finora non ha voluto parlare della Bibbia. Non sappiamo come reagirà in futuro. Possiamo continuare a trattarlo con affetto e rispetto, senza trasformare ogni incontro in una discussione, ed essere disponibili se arriverà a esprimere una preoccupazione spirituale.

Potrebbe anche esserci qualcuno che in passato ascoltava con interesse, ma poi ha smesso. Se le circostanze lo permettono, potremmo riprendere i contatti con gentilezza. Non per rimproverargli il suo disinteresse, ma per sapere come sta e offrirgli aiuto. Il nostro obiettivo non è vincere una discussione né ottenere una risposta immediata. È aiutarlo a conoscere Geova e dargli ragioni per confidare in lui e schierarsi dalla sua parte.

Possiamo chiederci: c’è qualcuno che potrei ascoltare con più attenzione o visitare di nuovo? Il mio modo di predicare riflette sia l’urgenza del messaggio sia il sincero desiderio di aiutare? Non sappiamo chi reagirà né quando lo farà. Ma sappiamo che continueremo ad annunciare la buona notizia fino a poco prima della fine definitiva. Finché ne avremo l’opportunità, vogliamo sfruttarla con un atteggiamento paziente, positivo e compassionevole.

La visione di Ezechiele ci ricorda che Geova distingue coloro che amano la pura adorazione e odiano la malvagità. Ci insegna anche che i suoi giudizi sono seri. Ma conoscere queste verità non dovrebbe portarci a guardare gli altri con durezza, bensì a tendere loro la mano. Continuiamo a predicare con pazienza, urgenza e affetto. Finché l’opportunità rimane aperta, aiutiamo altri a schierarsi dalla parte di Geova e a sopravvivere ad Armaghedon.

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